I serbi di Trieste () sono una comunità minoritaria di Trieste, presente in città dal XVIII secolo. Forza primaria nella crescita economica della città durante il periodo asburgico, sono oggi tra i gruppi più consistenti dei serbi in Italia: la storia della comunità è intimamente legata alla confraternita del tempio della Santissima Trinità e di San Spiridione.
Storia All'inizio del XVIII secolo mercanti e armatori serbi stabilirono una comunità a Trieste, la maggior parte originaria di Sarajevo, Trebinje e la baia di Cattaro. I più influente tra i ricchi mercanti serbi dell'epoca erano le famiglie Kurtović, Gopčević, Vojnović e Miletić, che possedevano la maggior parte delle strutture e l'area portuale del Porto Vecchio.
Nel 1751 l'imperatrice Maria Teresa d'Austria proclamò la libertà religiosa nella città e la comunità ortodossa triestina, al tempo composta dai greci e dai serbi, iniziò la costruzione dela chiesa dedicata a San Spiridione lo stesso anno, concludendola nel 1743. Nel 1766 i serbi di Trieste erano 50, nel 1780 raggiunsero i 200.
Nel 1782 le comunità serbe ortodosse e greco-ortodosse di Trieste si separarono, a causa delle divergenze sull'uso delle lingue ecclesiastiche e dei rituali: l'anno precedente il governo aveva provato a imporre l'alternanza tra tradizione greca e serba, ottenendo il rifiuto dei greci, che costruirono la propria chiesa dedicata a San Nicolò, lasciando la chiesa originale alla comunità serba. Nello stesso anno la comunità esprime il desiderio di istituire una scuola serale serba per mantenere la propria cultura e a tal fine Jovan Miletić, un ricco mercante originario di Sarajevo, dona 24000 fiorini per la sua costruzione, approvata nel 1792 dal governo locale e attiva dallo stesso anno: tale scuola, nel 1911, funse anche da asilo per i rifugiati serbi in fuga dalle guerre balcaniche.
Nel 1861 la comunità assume Carlo Maciachini per ricostruire la chiesa in stile serbo-bizantino, con l'obiettivo di "imprimere la propria identità architettonica nel mezzo di una città barocca austro-italiana". La ricostruzione venne terminata nel 1868 e durante il diciannovesimo secolo era al servizio di circa duecento persone.
Durante la prima guerra mondiale i serbi erano oggetto sia di sospetti da parte delle autorità austriache che di azioni antislave da parte dei nazionalisti italiani, che li guidicavano barbari incapaci di integrarsi nella società civile: al termine del conflitto e con l'annessione della città all'Italia, a cui seguì immediatamente una disputa di confine con il neonato Regno dei Serbi, Croati e Sloveni, il razzismo contro le popolazioni slave crebbe e i serbi vennero colti nella repressione fascista, per quanto furono in grado di mantenere l'autonomia della propria confraternita religiosa grazie a un accordo tra Roma e Belgrado entrato in vigore nel 1928 che li pose sotto la vigilanza del governo jugoslavo.
A seguito dell'invasione della Jugoslavia il governo italiano, adducendo come pretesto la mancata ratifica dell'accordo, nominò un proprio governatore della comunità, che rimase in carica sino alla liberazione di Trieste, e vi furono arresti e deportazioni di serbi: i partigiani jugoslavi lo sostituirono con Velimir Đerasimović, preside della scuola serba nonché padre degli attori Ivan e Rada Rassimov.
Al ritiro degli uomini di Tito si impose nella comunità religiosa la guida di Dragoljub Vurdelja, simpatizzante cetnico ritenuto criminale di guerra dalla Jugoslavia per le sue azioni nell'amministrazione dei distretti di Smederevo e Vračar, che la guidò dal 1951 alla sua morte nel 1971: tale periodo fu caratterizzato da forti tensioni sia con il governo della Jugoslavia, che fece ampie pressioni diplomatiche su Roma per ottenere la rimozione di Vurdelja - ottenendone le dimissioni da presidente e il passaggio a segretario nel 1965 in occasione della visita di Aldo Moro nel Paese - e secondo alcune fonti avrebbe addirittura provato a rapirlo, che con la Chiesa ortodossa serba, giungendo infine ad uno scisma nel 1967, aderendo alla Chiesa serbo-ortodossa nel mondo libero, sanato poi nel 1989.
Nel 1973 la scuola serba divenne una scuola domenicale, a seguito del pensionamento di Đerasimović e alla mancanza di iscritti: rimane ad oggi tale, e dal 2012 gode del riconoscimento del governo della Serbia come scuola complementare.
La comunità serba triestina oggi I cittadini della Repubblica di Serbia sono oggi la comunità straniera maggiormente presente nella città, con 3832 presenze al 2022. Aggiungendo anche i cittadini italiani d'origine serba si raggiunge una presenza tra i 10000 e i 15000. Durante le guerre jugoslave un'importante migrazione dall'area di Požarevac ha caratterizzato il triestino, e oggi la maggioranza dei serbi di recente migrazione hanno le proprie origini lì.
La squadra di calcio "Serbia Sport", aperta nel 1992, ha vinto una moltitudine di campionati nel campionato di calcio locale di Trieste, rendendola oggi una delle migliori squadre di calcio della Provincia di Trieste e insieme all'Associazione serba "Vuk Karadžić", organizza un torneo annuale di calcio serbo-diaspora a Trieste durante la celebrazione dell'Ascensione di Gesù, chiamata in serbo Spasovdan, che avviene 40 giorni dopo Pasqua.La festa dei serbi di Trieste, Il Piccolo, 22 giugno 2015.
Dal 2009 l'associazione Karadžić organizza un festival annuale di tromba in stile balcanico alla periferia di Trieste chiamato "Guča na Krasu" (Guča in Carso), sul modello del famoso Guča Trumpet Festival in Serbia, fin dai suoi inizi, il festival è riuscito ad ottenere riconoscimento e popolarità, riuscendo a ottenere musicisti famosi come Goran Bregović e Boban Marković, così come molti artisti italiani famosi.
Nel 2010 la Società serba ortodossa di Trieste guidata da Bogoljub Stojičević ha chiesto al governo di riconoscere la Comunità serba di Trieste come minoranza linguistica nazionale, così da ripristinare la scuola serba Jovan Miletić come scuola a tempo pieno. Tale proposta non è stata accolta, la comunità conta comunque su finanziamenti e supporti sia della Regione Friuli-Venezia Giulia che del comune di Trieste.
Nel 2016 la comunità serba di Trieste ha festeggiato i 260 anni di presenza in città, contando su circa 7000 membri.I settemila serbi di Trieste festeggiano 260 anni di storia, Il Piccolo, 1 dicembre 2016]. Lo stesso anno il Comune ha aperto uno spazio informativo dedicato alla comunità serba in via Genova.Trieste, apre i battenti la “casa” dei 13mila serbi triestin, Il Piccolo, 21 aprile 2016
Cultura
Sono vari, oltre alla chiesa di San Spiridione e alla scuola serba "Jovan Miletić", gli importanti punti di riferimento della città legati alla comunità serba. La famiglia Gopčević costruì Palazzo Gopcevich sul Canal Grande, vicino alla chiesa serba, nel 1850 in commemorazione degli eroi che combatterono per l'indipendenza della Serbia dall'impero ottomano (1814). Cristoforo Popovich possedeva molte famose navi mercantili a Trieste, alcune delle più grandi dell'Adriatico: la "Tartana", "Il Feroce Dalmata", "La Forza" e il "Ripatriato", che fu cruciale per i russi durante la guerra di Crimea (1853-1856). Cristoforo Scuglievich (Risto Škuljević) costruì il Palazzo Scuglievich a metà del 1800 lungo le rive della città e donò il palazzo nella sua volontà alla comunità serba di Trieste; oggi è di proprietà della comunità serba.
La comunità serba di Trieste ha avuto una relazione profonda e duratura con gli scrittori serbi dal XVIII secolo ad oggi. Importanti scrittori e linguisti serbi come Vuk Karadžić, Dositej Obradović, Petar II Petrović-Njegoš, Zaharije Orfelin e Pavle Solarić sono stati ispirati da Trieste e dalla sua sviluppata comunità serba e hanno scritto molte opere sull'influenza triestina sul "preromanticismo" serbo e sullo sviluppo culturale in un periodo in cui i serbi mancavano di statualità e di espressione culturale. Vuk Karadžić, linguista serbo e creatore della lingua serba standardizzata, è rimasto in costante contatto con la comunità serba di Trieste dalla sua casa di Vienna e nel 1913 invitò i serbi triestani a sottoscrivere il giornale in lingua serba "Novine Serbske" promuovendo la lingua serba standardizzata di recente, e nel 1814 furono acquistate più di sessanta copie del dizionario standard serbo, il tutto con la mediazione di Demetrio Frussich, ideatore delle Novine, che poi si trasferirà a Trieste contribuendo alla costruzione del nuovo ospedale cittadino.
Il "padre della letteratura serba contemporanea" Lukijan Mušicki scrisse un'ode ai mercanti serbi di Trieste nel 1835, e lo scrittore rivoluzionario Dositej Obradović insegnò ai figli dei ricchi mercanti serbi. Molti poeti e folcloristi serbi hanno lavorato per qualche tempo nella chiesa di San Spiridione. Un sentimento quasi universale di ispirazione e ammirazione per la ricca comunità serba di Trieste era condiviso dai loro contemporanei balcanici-serbi.
Note
Bibliografia Giorgio Milosevic – Marisa Bianco Fiorin, I Serbi a Trieste. Storia, religione, arte, Istituto Enciclopedico Friuli-Venezia Giulia, Udine 1978. Marco Dogo, "I Serbi di Trieste e del beogradski pasaluk al tempo di Rigas", in MARCHESELLI LOUKAS L., Rigas Fereos. La rivoluzione, la Grecia, i Balcani, Trieste, Lint, 1999 Marco Dogo, "Una nazione di pii mercanti. La comunità serbo-illirica di Trieste, 1748-1908", in: Storia economica e sociale di Trieste, a cura di Roberto Finzi e Giovanni Panjek, vol. I, La città dei gruppi 1719-1918, LINT, Trieste, 2001.
Voci correlate Serbi Serbi in Italia
Collegamenti esterni Comunità religiosa serbo ortodossa Il patriarcato di Serbia, CESNUR I serbi di Trieste È un genocidio, Repubblica, marzo 1999
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