Kristek ha trascorso nell’ex Germania occidentale il periodo della propria maturazione artistica, dal 1968 fino agli anni ‘90 del XX secolo.

Il contesto della vita e dell’opera di Kristek

Sin dagli esordi, l’opera di Kristek si caratterizza per la sperimentazione, l’incrocio e il superamento delle frontiere tra le singole branche dell’arte. Negli anni ‘60 del XX secolo Kristek abitava in una casa fatiscente, un saponificio dismesso, a Hustopeče (non lontano da Brno), dove organizzava eventi che fondevano la musica, le arti figurative, la poesia, il teatro e l’improvvisazione.

Nel 1968 è emigrato nella Germania occidentale, stabilendosi nella città di Landsberg am Lech, dove ha vissuto e lavorato per i successivi quasi trent’anni. Qui ha dato anche vita alla tradizione dei “Vernissage notturni di Kristek” da cui hanno poi preso forma i suoi happening, arrivati oggi a contare già varie decine di performance.. Il vernissage, che al tempo stesso era anche un’esposizione, durava sempre soltanto una notte. L’atelier di Kristek a Landsberg era la sua fucina artistica.

Da Landsberg, Kristek ha viaggiato per l’Europa incontrando. con piacere le persone del luogo e vagabondando per la campagna dove spesso lasciava anche la propria impronta, quando per esempio creava delle composizioni con oggetti trovati casualmente.

Nel 1977, nel suo Ciclo americano 77, Kristek ha viaggiato per tutta la costa occidentale degli Stati Uniti e del Canada..

Il lavoro di Kristek attirava su di sé l’attenzione. Nel 1982 la rivista di Monaco Applaus citò alcune delle sue azioni espressive più importanti:

Dopo la Rivoluzione di velluto del 1989, Kristek ha iniziato a tornare nel suo paese natio (per qualche tempo faceva il pendolare tra la Germania, la Repubblica Ceca e gli altri paesi senza mai, però, perdere veramente i contatti con la Germania). Si è stabilito a Podhradí nad Dyjí e sulla cima del tetto del suo atelier ha collocato un pianoforte scolpito in equilibrio su una sola gamba. Nel 1994 lo scrittore ceco Jaromír Tomeček ha inaugurato quest’opera battezzando i meandri locali del fiume Thaya con il nome La valle di Kristek della fugacità divina del tono..

A tal proposito, il ministero della Cultura della Repubblica Ceca, Václav Jehlička, ebbe a scrivere:.

Kristek ha portato avanti la sua attività di happening anche dopo il ritorno in patria. Ad oggi ha organizzato happening in Germania, Stati Uniti, Canada, Italia, Spagna, Repubblica Ceca, Austria, Turchia, Belgio, Polonia e Slovacchia.

Tra il 2005 e il 2006 ha creato un percorso composto da luoghi di pellegrinaggio lungo il fiume Thaya intitolato la Glittoteca di Kristek lungo la Thaya.

Sculture e assemblage

Una delle prime opere di Lubo Kristek intitolata Visione – Il rogo di Cristo (1964) vide la luce nella casa di Hustopeče. Innanzitutto creò una statuetta realistica di Cristo in ghisa, che poi mise su una croce realizzata con una costruzione in legno, sagomandola con la fiamma. Il materiale colante rappresentava la relatività della forma al pari della relatività della fede, “colante” nella patria di Kristek durante gli anni ‘60 del XX secolo.

Kristek trasforma le sue composizioni in moderni altari e tabernacoli.. Un esempio del genere è rappresentato dal suo assemblage Portando (1969)., nato da un lungo dibattito con il suo amico Eberhard Trumler (allievo e collega di Konrad Lorenz, il fondatore dell’etologia) sui meccanismi di sopravvivenza delle specie.

Anche la scultura Anima (1977) è una delle opere che Kristek ha sagomato servendosi della fiamma. In quell’epoca sperimentò molto l'uso della fiamma quale strumento espressivo. Questo era il suo dialogo con l’imprevedibilità. In modo deliberato nascondeva, o addirittura annullava, la propria impronta artistica per lasciar parlare il materiale stesso.. Le sfere che dominano la cima della scultura sono il simbolo del lascito artistico che Kristek ha raccolto dal suo maestro e compagno spirituale Arno Lehmann (artista tedesco che viveva a Salisburgo, dove Kristek lo andava a trovare)..

La grande scultura intitolata Albero del sapere (1981) attraversa tre piani e costituisce un esempio di armonia tra una scultura e l’ambiente circostante, concetto che più avanti Kristek avrebbe applicato anche nel suo lavoro paesaggistico.. L’opera Albero del sapere è particolarmente apprezzata. A tal proposito la rivista di Monaco Steinmetz + Bildhauer scrisse:

Kristek ha lasciato la propria impronta artistica anche nel paesaggio sulla costa iberica della Cantabria. Il suo assemblage intitolato Il filo spinato di Cristo (1983) vuole essere un deplorevole relitto del mondo contemporaneo meccanizzato, disumanizzato e razionalizzato..

Nel 1986, utilizzando il materiale portato dal mare, ha creato sulla costa italiana l’assemblage Cavalluccio marino. È come se il cavalluccio fosse rimasto congelato nel tempo, un teschio sostituisce la testa, ma al contempo simboleggia il perenne movimento e le onde galoppanti della vita, paragonabili a quelle impetuose del mare..

Spesso le sue opere artistiche superano i confini precostituiti. Per lui l'assemblage costituisce una piattaforma di fuga o di superamento delle frontiere che chiudono gli spazi limitandone anche il significato. Ciò è evidente nelle sue composizioni Famiglia con uomo invisibile (1994), Arlecchina e la tentazione (1994) e Nella discarica del tempo (1994). In quest’ultima, come pure nell’assemblage Metastazione dei toni abbandonati (1975−76), Kristek ha inserito funi, parti di strumenti e stringhe musicali. La sua “rete” crea uno strato semantico ben specifico. Queste due opere dialogano tematicamente con lo sviluppo della società (la prima) e con la vita personale di Kristek (la seconda), di cui diventano specchi unici.

La scultura Monumento ai cinque sensi (1991) è diventata uno dei simboli di Landsberg. Nel 2008 il Dr. Thomas Goppel, ministro bavarese per la Scienza, la Ricerca e l’Arte, scrisse:.

La maestria artigianale di Kristek trova massima espressione soprattutto nelle sculture di metallo, dove eccelle alla perfezione l’uso virtuoso della tecnica.

Nel 2002, l’artista ha focalizzato la propria attenzione sulle ascese e sulle cadute delle varie forme che le fedi assumono, tracciando i confini e cercando il punto di svolta oltre il quale la fede si trasforma in demagogia. Ciò è evidente soprattutto nell’assemblage Orgasmi di demagogie diversive..

L'assemblage di Kristek intitolato Nell’era prematuramente clonata di un pianeta (2003) rappresenta l’interpretazione che l'artista dà alla situazione dell’umanità nell’epoca “liquida” della globalizzazione. Questo assemblage è diventato il punto di partenza per il suo happening chiamato Visio sequentes ovvero Sull’era prematuramente clonata di un pianeta, nell’ambito del quale ha sviluppato la propria idea in forme più dinamiche e stratificate.

Nel 2007, Kristek ha dato vita all’assemblage interattivo intitolato Requiem per i telefoni cellulari, nato durante il suo happening grazie alla partecipazione degli spettatori con i loro cellulari. Successivamente, ha viaggiato in vari paesi con una serie di happening nei quali l’assemblage ha continuato a trasformarsi. Questo progetto di happening era indirizzato contro le dipendenze che si celano nelle trappole nascoste della società moderna (già dal 1976 Kristek si è dedicato al tema della trappola con l’assemblage L’estetica insonorizzata della lussurreggianza.).

Tra le composizioni, un posto speciale spetta alla Casa di Kristek, creata tra il 2015 e il 2017. Kristek ha trasformato la sua casa di Brno in un assemblage monumentale tematicamente dedicato al mito di Sisifo. In questo modo ha incorporato nell’opera d’arte il simbolo della casa e della vita privata. L’albero vivente, protetto da mani enormi che sporgono dall’angolo dell'edificio, sposta l’attenzione dello spettatore sul rapporto tra l’uomo e la natura. Grazie all’elemento vivente la forma dell’assemblage non sarà mai definitiva.

La Glittoteca di Kristek lungo la Thaya

Le prime sculture e composizioni nel paesaggio hanno influenzato una delle opere più significative di Kristek, la Glittoteca di Kristek lungo la Thaya, completata tra il 2005 e il 2006. Questo percorso scultoreo costellato di luoghi di pellegrinaggio segue il fiume Thaya in Repubblica Ceca, Austria e Slovacchia. Le sculture, la cui realizzazione si contraddistingue per monumentalità, qualità artigianale e orizzonti spirituali, sono idealmente collegate in un pellegrinaggio dedicato al fiume Thaya. Questo percorso, disseminato di undici soste simboliche, è diventato così la galleria en plein air con la quale Kristek invita il pubblico che vuole vedere le sue sculture a percorrere il territorio. Questo cammino offre al viandante l’opportunità di un’introspezione, aprendogli la strada verso un’altra dimensione in netto contrasto con il prevalente stile consumistico della vita nella nostra società agli albori del terzo millennio.

Quadri

Nei suoi quadri Kristek ha creato un vero e proprio vocabolario personale. Ai suoi simboli, infatti, è possibile assegnare degli “attributi” specifici. Osservando il flusso semantico dei suoi simboli nel tempo si può arrivare a una comprensione più approfondita della sua arte. Tale simbolismo, infatti, permea tutti i lavori della sua vita in modo trasversale tra le varie tecniche.

Già a partire dagli anni ‘70 del XX secolo, nei suoi quadri è possibile trovare il tema del ponte e della strada. Questa, di solito costeggiata da ponti ad arco e ascendente verso l’alto fino a sparire nell’ignoto, è chiamata dall’autore "la superstrada celestiale". In essa si riflette il desiderio di un pellegrinaggio alla ricerca della spiritualità per fondersi con ciò che ci trascende. Più l’uomo si avvicina alla rivelazione ultima, e più è prossimo ad abbandonare il mondo materiale. Il dipinto a olio La superstrada celestiale di zia Fränzi (1974), oggi nella collezione del Neues Stadtmuseum, costituisce un esempio del periodo in cui questo simbolo prese forma nella mente di Kristek.

Kristek è molto attento alla comunicazione (sovente alla comunicazione interrotta) nell’era moderna e postmoderna. Il telefono morente del quadro Telefonata muschiata (1978-82) rappresenta il simbolo della comunicazione in via di dissolvenza. Su uno dei pali delle linee elettriche, su un Golgota di rifiuti, si erge il Crocifisso.

Un tema centrale dell’opera di Kristek è la ballerina o danzatrice. Essa costituisce un aspetto dinamico, vettore di cambiamento. La ballerina di Kristek cambia con il tempo. Nei quadri Biliardo della vita e ballerina del 1987 essa raffigura la vitalità delle incessanti mutazioni del mondo. Durante il primo decennio del XX secolo, però, il significato di questo simbolo si è trasformato e la ballerina è diventata spesso il testimone ultimo della distruzione. Nell’happening Via Crucis (2014) una ballerina trina in forma di fiamme inghiotte le macerie lasciate dalla catastrofe (dopo questa scena segue un altro dei temi ricorrenti di Kristek, la rinascita). Nel quadro Lo strano salto con l’asta (2016) la ballerina assume invece le sembianze della Morte per purificare il mondo.

Un altro importante simbolo della vita artistica di Kristek è l’albero con due mele. L’albero è nudo come nuda è la speranza che nasce dalla polvere degli sforzi vani della società. Lo si può trovare, ad esempio, nel quadro Impressioni di bosco, dove cresce intorno a un vecchio carro a rastrelliera. Un altro dei temi di Kristek è l’escrescenza o la penetrazione delle forme, come per esempio nel quadro Suite per un pianoforte biofilo attaccato da un bombardone masochista (1995).

Happening, performance