La cultura hacker è una sottocultura formata da individui che amano la sfida intellettuale cercando di superare creativamente i limiti imposti dai sistemi software così da ottenere risultati nuovi e intelligenti.
Il fenomeno deriva dalla vivacità culturale di alcuni studiosi operanti al MIT fatti dagli studenti per dimostrare la loro attitudine tecnica e la loro spiccata intelligenza. Pertanto, la cultura hacker è emersa originariamente nel mondo accademico negli anni '60 attorno al Tech Model Railroad Club (TMRC) del Massachusetts Institute of Technology (MIT) e al MIT Artificial Intelligence Laboratory.Words to Avoid (or Use with Care) Because They Are Loaded or Confusing (gnu.org)
Storia Una delle prime testimonianze di come inizialmente fossero considerati gli hacker ci viene fornita dal giornalista americano Steven Levy:
Stewart Brand descrive gli hackers come quella fetta di intellettuali che è stata la più interessante ed efficiente dalla stesura della Costituzione degli Stati Uniti d'America (1787). Sempre secondo Brand, non vi è stata altra comunità intellettuale capace di rendere libera e alla portata di tutti una tecnologia come hanno fatto loro. Non solamente sono riusciti nel loro intento, ma hanno anche agito con un totale disinteresse rispetto al capitalismo americano, anzi riuscendo perfino a condizionarlo. Riorganizzando l’Era dell’informazione attorno all’individuo, attraverso strumenti come il personal computer, gli hackers potrebbero addirittura aver salvato l’economia americana.Levy, S: "Hackers: Heroes of the Computer Revolution", Anchor Press/Doubleday, 1984. Li definisce non meramente come tecnici, bensì come:
Questi sono tipi di sottoculture che si trovavano comunemente sia in ambienti accademici che in campus universitari. I noti focolai della prima cultura hacker sono MIT Artificial Intelligence Laboratory, l’Università della California - Berkeley e l'Università Carnegie Mellon. Questi si svilupparono in parallelo e inconsapevolmente fino a che Internet fornì un primo punto di incontro. Questo ed altri sviluppi come il sorgere del movimento e comunità del free software riunì una popolazione molto vasta e incoraggiò il diffondersi di un comune “ethos” consapevole e sistematico.
Secondo Eric S. RaymondEric S.Raymond: A Brief History of Hackerdom (2000) la sottocultura “Open Source” e “Free Software” si sviluppò tra gli hackers accademici che lavoravano sui primi piccoli minicomputers in ambienti di scienza informatica negli Stati Uniti intorno al 1960. Gli hackers sono stati influenzati ed hanno assorbito molte idee dagli sviluppi tecnologici fondamentali e dalle persone associate ad essi. Notevole è la cultura tecnica dei pionieri dell’Arpanet iniziato nel 1969. La macchina PDP-10 AI al MIT, che usava il sistema operativo ITS ed era connessa all’Arpanet, fornì un primo punto d’incontro hacker. Col tempo, la sottocultura hacker ha cercato di diventare più consapevole, più conscia e meglio organizzata. Quelli che sono i momenti salienti di questa presa di coscienza sono la composizione del primo “Jargon File” nel 1973, la promulgazione del “GNU Manifest” nel 1985 e la pubblicazione di “The Cathedral and the Baazar” nel 1997. Collegato a questi è stato il graduale riconoscimento di un gruppo di "eroi" di questa subcultura: Bill Joy, Donald Knuth, Dennis Ritchie, Alan Kay, Ken Thompson, Richard M. Stallman, Linus Torvalds, Larry Wall, and Guido Van Rossum. Dopo il 1980 la sottocultura si fuse con la cultura di Unix. Dalla metà degli anni ’90 ha coinciso con quello che ora si chiama Free Software e movimento Open Source.
Lo sviluppo e la crescita di sottoculture hacker accademiche ha fiancheggiato ed è stata in parte guidata dalla cosiddetta “commoditation” della tecnologia dell’elaborare e della rete di diffusione che ha accelerato quel processo. Nel 1975 “hakerdom” è stato sparso attraverso diverse famiglie di sistemi operativi e disparate reti; oggi è un fenomeno Unix e TCP/IP, ed è concentrato intorno a vari sistemi operativi basati sullo sviluppo di free software e software open source.
Definizione L'atto di impegnarsi in attività (come la programmazioneThe Hacker Community and Ethics: An Interview with Richard M. Stallman, 2002 (gnu.org)) in uno spirito di giocosità ed esplorazione è definito "hacking". Tuttavia, le caratteristiche che definiscono un hacker non sono tanto le attività che svolge, quanto il modo in cui vengono eseguite e soprattutto se sono azioni provocatorie e significative. La cultura hacker è un insieme di subculture, con diverse provenienze, ma con radici, valori e tratti comuni simili. Come ogni cultura, ha proprie tradizioni, miti, eroi e tabù; questa raccolta di usanze è ricca e numerosa sebbene sia una cultura nata da meno di 50 anni. Oltre a proprie tradizioni, ha sviluppato un suo gergo, un vero e proprio vocabolario che aiuta gli utenti a definire i propri ruoli all'interno della comunità e a condividere valori ed esperienze comuni.Slang hacker e la cultura hacker nel Jargon File
Molto comune all'interno della comunità hacker è l'utilizzo di soprannomi, detti anche nickname, in modo da celare la vera identità dell'utente. Questa usanza enfatizza l'alone di mistero attorno a questi individui creando dei veri e propri miti ed eroi contemporanei. Un esempio è Loyd Blankenship, noto anche come The mentor, hacker statunitense autore del Manifesto hacker. Altri esempi sono "Hacker Homeless", meglio conosciuto come Adrian Lamo, "MafiaBoy", Kevin Mitnick detto "Condor". I soprannomi derivano dai contesti più disparati, molto spesso sono giochi di parole o termini dai significati provocatori.
Alcuni soprannomi comuni di questa cultura includono “phreak” (tipo di cracker specializzato) e “wares d00dz” (una sorta di cracker che acquisisce riproduzioni di software protetto). Fra tutti gli hackers ci sono categorie come i “samurai”, ossia hackers che si prestano ad un lavoro da "fabbro elettronico", ossia forzare sistemi come fossero delle serrature virtuali. Ci sono invece altri hackers che sono ingaggiati per verificare la sicurezza di un determinato sistema, questi sono chiamati “sneakers” o “tiger teams”.
Il Jargon File è un compendio influente ma non universalmente accettato del gergo hacker. Definisce l'hacker come "Una persona che ama esplorare i dettagli dei sistemi programmabili e ampliare le proprie capacità, al contrario della maggior parte degli utenti, che preferiscono apprendere solo il minimo necessario". Il Request for Comments (RFC) 1392, il Glossario degli utenti Internet, amplia questo significato come "Una persona che si diletta nell'avere una comprensione intima del funzionamento interno di un sistema, in particolare di computer e reti informatiche".Internet Users' Glossary (Request for Comments 1392), January 1993
Come documentato nel Jargon File, questi hacker sono delusi dai mass media e dall'uso del termine "hacker" da parte del pubblico che in generale lo utilizza per riferirsi ai cosiddetti security breakers, il cui vero nome è "cracker". Ciò include sia i "buoni" cracker ("white hat hacker") che usano le loro competenze e conoscenze relative alla sicurezza dei computer e delle reti e per aiutare a scoprire e correggere i bachi di sicurezza, sia quelli più "cattivi" ("black hat hacker") che usano le stesse competenze per creare software dannoso (come virus, trojan, ecc.) e infiltrarsi illegalmente in sistemi sicuri con l'intenzione di danneggiare. La subcultura dei programmatori hacker, in contrasto con la comunità dei cracker, generalmente considera le attività legate alla sicurezza dei computer come contrarie ai suoi ideali primari; infatti il significato originale e autentico del termine hacker si riferisce all'intelligenza giocosa di compiere azioni.Definizione di "Cracker" nel Jargon File
Categorie di hacker
Etica e principi Molti dei valori e principi del movimento free e open source software derivano dall’etica hacker che ha avuto origine al MIT e al circolo Homebrew Computer Club. L’etica hacker è stata raccontata da Steven Levy in Hackers: Eroi della rivoluzione informatica e in altri testi in cui Levy formula e riassume gli atteggiamenti hacker: Accesso ai computer e a qualsiasi cosa che potrebbe insegnarti qualcosa sul modo in cui il mondo lavora - dovrebbe essere totale e illimitato Tutte le informazioni dovrebbero essere gratuite Gli hackers dovrebbero essere giudicati per il loro hacking, non con criteri falsi come titoli, età, razza o situazione Si può creare arte e bellezza con un elaboratore I computers possono migliorare la tua vita
L’etica hacker concerne soprattutto la condivisione, aperta collaborazione e impegno nell’imperativo dell’efficienza.
Linus Torvalds, uno dei leader del movimento open source (noto per aver sviluppato il kernel Linux), ha notato nel libro The Hacker EthicHimanen, Pekka; Linus Torvalds, and Manuel Castells (2001). The Hacker Ethic. Secker & Warburg. . che questi principi sono derivati dalla morale protestante e lui vi incorpora lo spirito del capitalismo, introdotto agli inizi del XX secolo da Max Weber.
Il valore hack è la nozione usata dagli hacker per dire che qualcosa merita di essere fatta o è interessante. Ciò è qualcosa che gli hacker spesso associano ad un problema o soluzioni. Un aspetto del valore hack è compiere imprese per il gusto di mostrare che possono essere fatte, anche se gli altri pensano che sia difficile. Usare le cose in modo unico, al di fuori del loro scopo, è spesso percepito come avere valore hack. Esempi sono l’uso della stampante a matrice a puntini per produrre note musicali, uno scanner flatbed per fare fotografie a risoluzione molto alta oppure un mouse ottico come lettore di codice a barre. Una soluzione a una impresa ha "valore hack" se fatta in modo che abbia una sua intelligenza o vivacità, che renda la creatività parte essenziale del significato. Ad esempio aprire un lucchetto robusto ha valore hack, frantumarlo no. Come altro esempio, dimostrare l’ultimo teorema di Fermat utilizzando la matematica moderna ha valore hack; risolvere un problema combinatorio cercando tutte le diverse possibilità no. Hacking non è procedere a eliminazione per trovare una soluzione, è trovare una soluzione intelligente a un problema.
Applicazioni pratiche Mentre usare hacker per riferirsi a qualcuno che si diverte con allegra abilità è molto spesso usato per programmatori di computer, talvolta è usato per persone che usano lo stesso atteggiamento verso altri campi. Ad esempio, Richard Stallman descrive sia la silenziosa composizione 4'33" di John Cage che l’opera palindromica del quattordicesimo secolo Ma Fin Est Mon Commencement" di Guillaume de Machaut come hacks. Secondo il Jargon File, la parola hackers è stata usata in senso simile fra i radio amatori degli anni ’50, predatando la comunità del cosiddetto “software hacking”.
Arte Gli hackers creano opere d'arte informatica utilizzandola tecnologia come mezzo artistico; ciò ha esteso la definizione e il significato del termine hacker. Tali artisti possono lavorare con la grafica, hardware informatico, scultura, musica e altri audio, animazione, video, software, simulazioni, matematica, sistemi sensoriali reattivi, testo, poesia, letteratura o qualsiasi combinazione.
Il musicista Larry Polansky del Dartmouth College afferma:
Un'altra descrizione è offerta da Jenny Marketon: Un artista hacker sia software che hardware di successo è Mark Lottor (mkl); ha creato i progetti di luce artistica 3D chiamati Cubatron e il grande Cubatron rotondo. Questa arte è fatta usando la tecnologia informatica usuale, con speciali circuiti stampati e programmi per microprocessori per controllare le luci LED.