Montelupone è un comune italiano di abitanti della provincia di Macerata nelle Marche. Il comune conserva il suo aspetto medievale, caratterizzato dalle mura, le quattro porte d'ingresso e l'originale pavimentazione in pietra.
Geografia fisica Il comune di Montelupone sorge sulla cima di un colle, a un'altitudine di 272 metri s.l.m., e si estende per . Il territorio è prevalentemente collinare, ad eccezione della frazione di San Firmano che si trova nella zona pianeggiante, dove scorre il fiume Potenza. Montelupone confina, oltre che con Macerata e Recanati, anche con Potenza Picena, Montecosaro e Morrovalle.
Origini del nome Esso risale all'epoca romana: Mons Luponis o Mons Lupia, nel tempo si è modificato in "Monte Lupone" fino ad arrivare ad oggi Montelupone.
Storia
Storia e leggenda caratterizzano le origini di Montelupone. Secondo alcuni studiosi essa sarebbe stata fondata da un compagno di Ercole Libico che, disperdendosi a causa di una tempesta, approdò nella zona del mare Adriatico dove sfocia il fiume Potenza. Così nacquero i centri di Porto Recanati, Recanati, Potenza Picena e Montelupone.
Mentre altri sostengono che questa cittadina abbia origini dalla famiglia romana Lippia: i discendenti, Lippo e Lupo, scelsero questo territorio per costruire le loro ville. Nel corso del tempo sono stati rinvenuti reperti archeologici risalenti al VI secolo a.C., epoca della Civiltà Picena. Ciò conferma il fatto che la zona di Montelupone era abitata ben prima della nascita del Comune. Tra i resti romani possiamo trovare:
una Stele romana, che si trova in località Cervare, è un manufatto di forma parallelepipeda, altro 7 metri circa, essa costituisce una parte di un monumento funerario; grosse rocce di colonne, migliaia di tegole e piccoli dadi in pietra, un cippo di Apollo con monete romane in oro e argento, denari repubblicani; scheletri e vasi di terra di colore scuro, collane d'osso, frecce, laterizi, statuine; resti di dimore e ville romane, tombe paleocristiane; Necropoli in Contrada Castelletta con frammenti di laterizi ed ossa umane; fornace romana che misura .
Inoltre questo paese subì l'invasione barbarica dei Visigoti nel 408 e poi quella dei Vandali e Ostrogoti. In seguito, nel 729 iniziò il controllo della Chiesa. Nel 980 circa, grazie alla nobildonna della famiglia Grimaldi, venne realizzato il monastero adiacente all'Abbazia di San Firmano. Per un periodo di tempo ci fu grande sviluppo culturale, infatti il monastero di San Firmano diffuse il suo controllo ad un vasto territorio, che si estendeva oltre gli attuali confini comunali. Tuttavia esso subì le lotte atroci fra le fazioni guelfe e ghibelline, restando attivo fino al XV secolo. Montelupone divenne Comune nel 1150 circa, come testimonia un antico documento; in effetti nel 1202 partecipò alle trattative per la firma della Pace di Polverigi, al fianco di Fermo, contro Ancona e Recanati. Molti personaggi celebri affermarono il loro potere su Montelupone:
nel 1258 il paese venne conquistato da Percivalle Doria, vicario di Re Manfredi; dal 1294 si susseguirono Tebaldo Mainetti e il Chiavelli; nel XIII secolo si costituirono alleanze tra Comuni sia per questioni territoriali e richieste di autonomia sia per rafforzare le proteste contro le tassazioni. Nel 1353 si stabilì nel paese Fra Moriale che depredò e saccheggiò i centri marchigiani limitrofi; nel 1363 ci fu Pierfrancesco di Brancaleone, signore di Casteldurante (Urbania); dal 1407 dominarono i Malatesta di Rimini e restarono al potere finché Francesco Sforza conquistò Montelupone (1433-1447).
Questo paese rimase sotto la sovranità del vescovo di Pausola e quindi di Fermo fino all'elezione, nel 1585, di Papa Sisto V. L'anno dopo, egli fondò la nuova Diocesi di Loreto, nel quale volle includere anche Montelupone in segno di devozione verso la Vergine e riconoscenza nei confronti della comunità francescana locale, della nobiltà e del popolo. Nel corso dell’età moderna, il progressivo restringimento dell’accesso alle istituzioni comunali favorì l’affermazione di un’oligarchia cittadina, configuratasi come nobiltà civica. In generale il Seicento e Settecento furono secoli difficili, caratterizzati da disuguaglianze sociali profonde e numerose calamità naturali (terremoti, carestie, temporali, grandinate). Nel 1798, con la prima soppressione degli ordini religiosi e la confisca delle opere d'arte da parte dell'esercito di Napoleone, la cittadina ebbe il privilegio di ospitare la famiglia Leopardi di Recanati, in fuga dalla propria città; proprio in questo anno nacque il famoso poeta Giacomo Leopardi. Nell'Ottocento la storia di Montelupone si intreccia con quella dello Stato Pontificio, di cui faceva parte, subendo e partecipando ai processi che condussero all'Unità d'Italia. Per di più le popolazioni maceratesi, in seguito al Congresso di Vienna, presero parte alle varie cospirazioni. In particolare Montelupone fu sede di uno dei primi focolai della Carboneria: si svolsero delle riunioni nel palazzo Basvecchi (poi Emiliani) tra cospiratori marchigiani e romagnoli. Alla fine prepararono un'imminente rivolta che avrebbe dovuto effettuarsi a Macerata nella notte del 24-25 giugno del 1817, ma la polizia soffocò questo tentativo rivoluzionario e furono arrestate numerose persone. Nel 1860 le truppe francesi dei generali Lamoricière e De Pimodan da Roma, in marcia per fermare l'avanzata piemontese, sostarono a Montelupone prima di muovere all'ultima disfatta di Castelfidardo. Quest'ultima si concluse con la vittoria piemontese e perciò segnò l'annessione delle Marche al Regno di Sardegna, ossia l'unificazione dell'Italia. Nel 1861 l'economia monteluponese poggiava essenzialmente su un'agricoltura dominata da aziende a conduzione diretta e mezzadrile, conobbe poi uno sviluppo demografico fino ai primi anni del Novecento. Durante la Prima Guerra Mondiale era attivo un Comitato di Mobilitazione Civile, vi era una piccola fabbrica di proiettili e alcuni lavoranti confezionavano divise per i soldati. Il periodo tra le due guerre fu contrassegnato da una profonda crisi economica e sociale. Nel corso della Seconda Guerra Mondiale, Montelupone fu colpita da una bomba e in aggiunta nel 1944, un battaglione di militari tedeschi effettuò un rastrellamento su tutto il territorio comunale. Come se non bastasse, il paese fu occupato dalle truppe tedesche che, in ritirata dinanzi l'avanzare degli alleati, colpirono la Chiesa di Santa Chiara. Per finire il Comune di Montelupone venne liberato il 30 giugno 1944 dagli alleati polacchi.
Simboli
Nello stemma è rappresentato un lupo rampante che sovrasta sei colli, ha una zampa che poggia sull'ultimo colle e l'altra a terra. Nel gonfalone municipale, lo stemma si trova al centro di un drappo partito di rosso e di giallo. Lo stemma appartiene forse all'antica nobile famiglia dei Luponi di Fermo, che dovevano essere proprietari di terre situate tra il Chienti e Potenza. Inoltre tale stemma risale al 787, quindi al primo Lupo conte o duca di Fermo.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Abbazia di San Firmano: chiesa millenaria in stile romanico-bizantino; nella cripta è custodita la statua in terracotta del Santo del XV secolo. Risale al XIII secolo ed apparteneva ad un'abbazia Benedettina, a tre navate con psbiterio sopraelevato e tre absidi.Guida alle bandiere arancioni Touring editore 2005. Chiesa di San Francesco (Montelupone): costruita nel XIII, presenta l'esterno in stile romanico e l'interno tardo barocco, inoltre essa custodisce molte opere d'arte. Chiesa di Santa Chiara (XV-XVIII): chiusa al pubblico dopo il terremoto del 2016, preserva al suo interno una pala dell'altare maggiore, raffigurante una Madonna con Bambino e santi firmata dal pittore messinese Onofrio Gabrieli e una copia dell’Annunciazione di Federico Barocci, già presente nella cappella dei duchi di Urbino presso il Santuario di Loreto Chiesa Collegiata dei Santi Pietro e Paolo: all'interno è una pala di Antonio Liberi da Faenza raffigurante la Madonna col Bambino e i Santi Pietro e Paolo, già alltar maggiore ed oggi alla parete destra, datato 1516.Bonita Cleri, Madonna con Bambino e i Santi Pietro e Paolo, in Bonita Cleri, Antonio Liberi da Faenza, Macerata Feltria, 2014, pagg. 65 - 66.
Architetture civili Tra i monumenti più importanti troviamo: Palazzo Comunale: si affaccia sulla piazza, sorge una struttura medievale e venne riedificato durante l'epoca napoleonica; durante il XIX secolo è stato oggetto di vari interventi per mano dell'architetto Ireneo Aleandri. In origine era senza loggiato, di stile neoclassicheggiante, con il vestibolo in comune con il teatro comunale; sul lato destro del loggiato vi erano le carceri napoleoniche. Al centro del palazzo si può notare il balcone con la ringhiera in ferro battuto, recante lo stemma del Comune risalente alla seconda metà del XIX secolo. Inoltre sulle colonne del loggiato si trovano tre lapidi che celebrano Vittorio Emanuele II, Giuseppe Garibaldi e L'Unità con riferimento al moto rivoluzionario del 1817. Nell'atrio si possono notare delle lapidi: la prima è dedicata al condottiero Isidoro de Vecchiotti, la seconda ricorda il cardinale Flavio Chigi, la terza a il Conte Flavio; poi ve ne sono altre due, una celebra Padre Clemente Benedettucci e l'altra Pietro Giovagnetti (patriota garibaldino). Nel piano nobile sono presenti nel soffitto di alcune sale, oltre che motivi decorativi con lo stemma di Montelupone, anche medaglioni incorniciati da grifoni e foglie d'acanto raffiguranti un paesaggio cittadino all'alba, uno lacustre a mezzogiorno, un altro di campagna di pomeriggio e infine uno di cittadino di sera. La sala del Consiglio Comunale è caratterizzata da decorazioni floreali in stucco sulle pareti e soffitto, esse sono inserite tra festoni e lesene scanalate, con capitello corinzio avente al centro lo stemma del Comune. Palazzo dei Priori e Torre Civica (XIV secolo). Teatro Nicola degli Angeli.
Nel Comune di Montelupone sono presenti vari palazzi gentilizi che testimoniano l'antica gloria del patriziato locale e che custodiscono all'interno preziose decorazioni pittoriche. Palazzo Emiliani (Basvecchi): edificio settecentesco a pianta rettangolare, sulla facciata si può notare la cornice marcapiano; al suo interno conserva il ciclo di pitture "le quattro stagioni" di Biagio Biagetti: l'insieme della decorazione è chiamata anche "la storia del pane" e rappresenta la vita campestre marchigiana immersa nella pace e armonia. I quattro quadri non sono esattamente l'uno la continuazione dell'altro, questo è dovuto sia per la disposizione sulle pareti della sala, che per la differenza d'ambiente e colore; quindi il collante di queste opere è l'elemento umano, cioè l'uomo di campagna che costituisce il cardine dell'economia regionale e nazionale. Inoltre questo palazzo è di notevole interesse storico perché ospitò una delle prime "vendite" carbonare, come infatti testimonia la lapide posta sulla facciata dell'edificio. Infine le truppe francesi stabilirono qui il quartier generale, prima della Battaglia di Castelfidardo. Palazzo Calcaterra (secoli XIV-XVIII): di origine medievale, era adibito a convento con un chiostro interno, che anticamente comunicava con la Chiesa adiacente. In seguito venne modificata la parte nord nel Settecento. Palazzo Tomassini (XIV-XVIII secolo): in un primo momento il palazzo apparteneva alla famiglia Cesari; è stato quindi dimora di Luca Cesari fino al 1664 e poi egli lo donò alla famiglia Tomassini. Subì una trasformazione tra il 1813 e il 1816, su disegno dell'architetto Giuseppe Valadier con l'aiuto di Antonio Mollari. L'edificio venne sopraelevato di un piano e restaurato completamente in stile neoclassico. Si possono ammirare l'atrio con lo stemma della famiglia dipinto sul soffitto e lo spazioso scalone caratterizzato da colonne doriche.