Con il termine Calciopoli si indica lo scandalo che ha investito il calcio italiano nel 2006, coinvolgendo diverse società professionistiche e numerosi dirigenti, sia delle stesse società sia dei principali organi calcistici italiani (AIA, FIGC e LNP), oltre ad alcuni arbitri e assistenti. Le squadre condannate dalla giustizia sportiva nel 2006 furono , , e nel primo filone d'inchiesta, e e nel secondo filone. Tra il 2010 e il 2011 furono oggetto d'indagine anche altri club inizialmente non coinvolti nel filone del 2006, ma in questo caso non fu possibile accertarne le responsabilità poiché sopravvenne la prescrizione per i fatti in esame.
, ma alla fine è storicamente prevalso il termine Calciopoli per analogia con Tangentopoli (composto di tangente e -poli usato per riferirsi a Milano come «città delle tangenti»)..
Calciopoli Antefatti Le prime avvisaglie di Calciopoli emersero nel 2005 mediante alcune indiscrezioni di stampa relative a indagini sul calcio condotte dalla procura di Torino; l'inchiesta, condotta dal procuratore Raffaele Guariniello, si era chiusa con l'archiviazione per l'inesistenza di situazioni penalmente rilevanti, ma anche col contestuale invio di materiale, ritenuto rilevante sul piano disciplinare, alla FIGC. L'indagine seguiva di pochi mesi un'altra denominata Offside (termine inglese che nel mondo del calcio sta a indicare il fuorigioco), iniziata nell'estate 2004 dalla procura di Napoli e incentrata sul calcioscommesse.
Le indiscrezioni di stampa si moltiplicarono nella primavera 2006 e infine lo scandalo venne alla luce, prima con la notizia che la FIGC aveva iniziato ad indagare su episodi di presunta corruzione nel mondo calcistico e arbitrale il 2 maggio 2006, e poi con la pubblicazione delle prime intercettazioni telefoniche a partire dal 4 maggio successivo, ossia a pochi giorni dalla conclusione della stagione calcistica 2005-2006 (anche se quelle intercettazioni erano tutte relative alla stagione 2004-2005). I primi nomi che emersero dalle intercettazioni furono quelli dell'ex designatore arbitrale Pierluigi Pairetto, del direttore generale e dell'amministratore delegato della Juventus, rispettivamente Luciano Moggi e Antonio Giraudo, e del vicepresidente della FIGC, Innocenzo Mazzini. Nelle settimane successive comparvero i nomi di altri dirigenti di importanti società calcistiche e dei vertici arbitrali e federali, compreso il presidente della FIGC Franco Carraro.
Nelle intercettazioni figurarono anche alcuni giornalisti e opinionisti della televisione e della carta stampata in contatto con Moggi, come Aldo Biscardi e l'ex arbitro ed ex designatore Fabio Baldas (rispettivamente conduttore e moviolista de Il processo di Biscardi su LA7) Tony Damascelli (Il Giornale), Guido D'Ubaldo (Corriere dello Sport - Stadio), Franco Melli (Il Tempo e ospite a Il processo di Biscardi), Lamberto Sposini (TG5 e ospite a Il processo di Biscardi), Giorgio Tosatti (Rai Sport), Ignazio Scardina (Rai Sport) e Ciro Venerato (Rai Sport). La posizione di quasi tutti i cronisti sotto il profilo penale sarà archiviata nel 2007, anche se alcuni di loro saranno sospesi per qualche tempo dall'Ordine dei giornalisti (erano accusati di farsi consigliare da Moggi cosa dire in televisione o cosa scrivere sui loro giornali). L'unico a essere indagato e processato per associazione a delinquere sarà Ignazio Scardina, peraltro poi assolto in primo grado dal tribunale di Napoli. Tra gli intercettati ci fu anche l'allora ministro dell'Interno Giuseppe Pisanu, che chiedeva tramite Moggi favori arbitrali per la Sassari Torres (militante all'epoca in Serie C1).
Prime conseguenze dello scandalo Dopo la pubblicazione delle prime intercettazioni, l'8 maggio Franco Carraro rassegnò le dimissioni da presidente della FIGC, seguito due giorni dopo da uno dei suoi vice, Innocenzo Mazzini. L'11 maggio fu il consiglio d'amministrazione della a rassegnare le dimissioni.
Il 12 maggio venne reso noto che la procura di Napoli aveva iscritto nel registro degli indagati 41 persone tra dirigenti di club, dirigenti federali, vertici arbitrali, designatori, arbitri, assistenti, un giornalista e agenti della DIGOS di Roma. Tra gli altri nomi, figuravano quelli di Luciano Moggi e Antonio Giraudo, rispettivamente direttore generale e amministratore delegato della Juventus, i fratelli Andrea e Diego Della Valle e Sandro Mencucci, rispettivamente presidente, presidente onorario e amministratore esecutivo della , Claudio Lotito, presidente della , Leonardo Meani, dirigente del , Alessandro Moggi, amministratore della Gea, Franco Carraro e Innocenzo Mazzini, rispettivamente presidente e vicepresidente della FIGC, Paolo Bergamo e Pierluigi Pairetto, ex designatori arbitrali, Tullio Lanese, presidente dell'AIA, Massimo De Santis, Pasquale Rodomonti, Paolo Bertini, Paolo Dondarini, Marco Gabriele, Domenico Messina, Gianluca Rocchi, Salvatore Racalbuto e Paolo Tagliavento, tutti arbitri. Negli inviti a comparire, per 13 indagati si ipotizzava l'associazione per delinquere finalizzata alla frode sportiva, per 24 la frode sportiva, per 2 la violazione del segreto d'ufficio e altri 2 il peculato. Le società indagate erano quattro, Juventus, Fiorentina, Lazio e Milan, mentre le partite sotto inchiesta erano 20, 19 relative alla stagione 2004-2005 di Serie A e una relativa alla stagione 2004-2005 di Serie B (successivamente al centro dell'inchiesta della procura di Napoli finiranno anche altre gare della stagione 2004-2005 di Serie A).
Il 14 maggio Luciano Moggi annunciò le sue dimissioni da direttore generale della Juventus, seguendo le dimissioni rassegnate da tutto il consiglio d'amministrazione del club bianconero qualche giorno prima. Lo stesso giorno si autosospese il presidente dell'AIA Tullio Lanese, mentre il 18 maggio l'AIA sospese cautelativamente i 9 arbitri raggiunti da avviso di garanzia. Il 16 maggio il CONI nominò l'avvocato Guido Rossi commissario straordinario della FIGC. Nelle settimane seguenti Rossi nominò Francesco Saverio Borrelli capo dell'Ufficio Indagini della FIGC, Luigi Agnolin commissario straordinario dell'AIA e Cesare Ruperto presidente della Commissione d'appello federale.
Le 19 partite di Serie A sotto inchiesta Le 19 partite della stagione 2004-2005 di Serie A sotto inchiesta da parte della procura di Napoli erano: - 2-1 (6 novembre 2004)Arbitro: Paparesta - 0-1 (14 novembre 2004)Arbitro: De Santis - 2-1 (5 dicembre 2004)Arbitro: Dondarini - 1-0 (5 dicembre 2004)Arbitro: De Santis - 0-1 (12 dicembre 2004)Arbitro: Pieri - 2-1 (13 febbraio 2005)Arbitro: Rodomonti - 0-1 (20 febbraio 2005)Arbitro: Rocchi - 2-0 (27 febbraio 2005)Arbitro: Messina - 1-2 (5 marzo 2005)Arbitro: Racalbuto - 3-2 (20 marzo 2005)Arbitro: Bertini - 3-3 (9 aprile 2005)Arbitro: Collina - 1-1 (10 aprile 2005)Arbitro: Rodomonti - 1-2 (17 aprile 2005)Arbitro: Tagliavento - 2-1 (17 aprile 2005)Arbitro: Collina - 1-0 (20 aprile 2005)Arbitro: Paparesta - 1-2 (8 maggio 2005)Arbitro: Dondarini - 3-6 (8 maggio 2005)Arbitro: De Santis - 1-1 (22 maggio 2005)Arbitro: Rosetti - 3-3 (29 maggio 2005)Arbitro: De Santis
Indagini e procedimenti disciplinari della giustizia sportiva Il 19 giugno il capo dell'Ufficio Indagini della FIGC Francesco Saverio Borrelli chiuse la prima parte delle sue indagini, consegnando l'esito dell'inchiesta al procuratore federale, Stefano Palazzi. I deferimenti da parte del procuratore relativamente al primo e più importante filone (coinvolgente le società che nella classifica del campionato italiano di Serie A 2005-2006 erano in posizione utile per la qualificazione alle coppe europee 2006-2007) arrivarono il 22 giugno. Dal momento che i deferimenti avevano riguardato oltre a esponenti della Lega Calcio anche dirigenti federali ed esponenti dell'AIA, il processo sportivo di primo grado non poteva tenersi presso le rispettive Commissioni disciplinari – all'epoca non esisteva ancora la Commissione disciplinare nazionale (CDN) – e fu pertanto svolto presso la CAF (storico organo chiamato solitamente a decidere in secondo grado). Il procedimento di appello conseguentemente fu tenuto presso la Corte federale (organo che era solitamente chiamato in causa solo per vizi formali o per fornire pareri e interpretazioni). I due procedimenti si chiusero rispettivamente il 14 e il 25 luglio 2006, permettendo di stilare una classifica definitiva della Serie A 2005-2006 al netto delle penalizzazioni inflitte a , , e , utilizzata per determinare i club italiani qualificati alla UEFA Champions League 2006-2007 e alla Coppa UEFA 2006-2007. Sulla base della medesima classifica dopo avere sentito il parere di una commissione di tre saggi appositamente incaricata il 26 luglio 2006 la FIGC emetteva un comunicato stampa in cui riconosceva all', prima classificata dopo le sanzioni inflitte a Juventus e Milan, il titolo di campione d'Italia 2005-2006. Un secondo filone di indagini coinvolse due società minori, e (quest'ultimo militante in Serie B all'epoca). I processi sportivi relativi a questo ulteriore filone si chiusero nel mese di agosto 2006.
Ricorsi Successivamente e in tempi diversi (tra agosto 2006 e giugno 2007), furono discussi gli ulteriori ricorsi alla Camera di conciliazione ed arbitrato per lo sport, organo istituito all'epoca presso il CONI. Una volta falliti tutti i tentativi di conciliazione tra le parti i vari lodi arbitrali consentirono a diversi tesserati "sconti" anche notevoli sui periodi di inibizione comminati dalla Corte federale, mentre ad alcune società furono ridotte le penalizzazioni in classifica. Solo l'Arezzo tentò successivamente anche il ricorso al tribunale amministrativo regionale (TAR) del Lazio. Il ricorso fu respinto, ma in questo modo l'Arezzo violò la clausola compromissoria che vietava il ricorso alla giustizia ordinaria. Il ricorso al TAR del Lazio era stato in un primo momento avanzato anche dalla Juventus prima ancora dell'arbitrato, ma era stato poi ritirato.
Sanzioni finali La società maggiormente colpita dalla giustizia sportiva fu la Juventus: riconosciuta colpevole di «una fattispecie di illecito associativo» – un termine allora non previsto dall'ordinamento giuridico sportivo italiano, ma che fu giudicato dalla Corte di giustizia federale come una violazione dell'articolo 6 dell'allora Codice di giustizia sportiva riguardante i casi di «illecito sportivo» –, poi tradotto in un «illecito strutturato», le fu revocato il titolo de iure di campione d'Italia 2004-2005 e non le fu assegnato quello 2005-2006 in quanto retrocessa d'ufficio all'ultimo posto in classifica (nonostante l'esito di quest'ultima stagione non sia stato oggetto di discussione a livello sportivo e ordinario). La Juventus scese così per la prima volta in Serie B e dovette scontare anche un'ulteriore penalizzazione di punti – in origine 30, poi ridotti a 17 e infine a 9 – nella classifica del campionato italiano di Serie B 2006-2007. Penalizzazioni di varie entità furono inflitte anche a Fiorentina, Milan, Lazio, Reggina e Arezzo, da scontare in parte nel campionato di Serie A 2005-2006 e in parte in quello successivo. Tra i tesserati le sanzioni più pesanti colpirono gli ex dirigenti della Juventus Luciano Moggi e Antonio Giraudo, oltre all'ex vicepresidente federale Innocenzo Mazzini: per tutti e tre la massima pena, ossia cinque anni di inibizione con proposta di radiazione.
Il processo penale e i risvolti sportivi