Jannah () è il nome che indica il paradiso nell'Islam.
Esso deriva dall'espressione biblica ebraica גַּן עֵדֶ, Gan ʿEḏen, ossia - come traduce Giovanni Paolo TasiniIn principio. Interpretazioni ebraiche del racconto della creazione. I. Il midrash, Roma, Città Nuova, 1988, p. 34, chiarendo in nota 5 che «l'espressione ebraica miqédem può aver valore sia locale (a oriente) sia temporale (fin da prima).» - Giardino in Eden o, più correntemente, Giardino nell'Eden (o dell'Eden). L'arabo Janna ne è un'abbreviazione, con il medesimo significato di "Giardino".
Un altro termine araboAcquisito assai probabilmente dall'aramaico, come scrive Arthur Jeffery nel suo Foreign Vocabulary of the Qurʾān (Baroda, Oriental Institute), p. 224: "... [from] speaking Christians of Mesopotamia or N. Arabia". è Firdaws (), derivato dall'avestico pairi-daëza.Si veda Arthur Jeffery, ibidem: "The original word is Iranian... which in the plu. means "a circular enclosure. Esso ha dato origine anche alla parola greca parádeisos (παράδεισος), il cui significato è appunto quello di "giardino, luogo recintato".Arthur Jeffery, ibidem: "Xenophon introduced the word into Greek, and uses it of the parks and gardens of the Persian Kings, e.g. Anab. I, ii, 7, etc.".
Attraverso la lingua greca, il termine è stato acquisito dalla lingua italianaSi veda Manlio Cortellazzo e Paolo Zolli, Dizionario etimologico della lingua italiana, 4 voll., Bologna, Zanichelli, 1985, III, p. 876b..
Escatologia islamica
Secondo l'escatologia islamica, ogni essere umano, dopo la morte, entrerà nella tomba fino alla sua resurrezione fissata da Dio nel Giorno del Giudizio. I musulmani credono che nella tomba egli riceverà due angeli, Munkar e Nakīr, che lo sottoporranno a un interrogatorio mirante a certificarle la retta fede e, in caso sfavorevole, a sottoporlo al cosiddetto Supplizio della tomba.
Il Corano contiene numerosi riferimenti a una vita precedente dell'uomo nell'Eden, da cui poi Adamo ed Eva sarebbero stati precipitati sulla Terra, l'uno nei pressi di Ceylon, la donna a Gedda (Judda). Nel luogo del loro incontro, La Mecca, Dio avrebbe fatto calare dai Cieli la Kaʿba primeva, di cui sopravvive oggi la sola Pietra Nera.
Per i credenti musulmani vale quanto specificato nella Sura coranica detta del Tuono (al-Raʿd):
Secondo l'Islam, al contrario di quanto a lungo si è sostenuto nel Cattolicesimo, dal momento che tutti gli esseri umani nascono senza peccato (essendo del tutto sconosciuto il principio del "Peccato Originale"), i bambini morti prima della pubertà, età che li renderebbe appieno responsabili legalmente (mukallaf), entreranno comunque nel Paradiso, a prescindere dalla fede dei genitori e dell'ambiente nel quale sono nati, secondo la formula che recita "Veniamo da Dio e a Lui ritorneremo", frase che ha particolarmente attirato l'attenzione e la speculazione degli ambienti mistici (sufi) islamici.
Secondo la dottrina teologica islamica, il Paradiso è collocato sotto il Trono di Allah, sopra il Cielo più alto, e viene distinto dall'Eden in cui vissero Adamo ed Eva.
A sua volta, il più alto livello del Paradiso è quello in cui sono posti i profeti dell'islam, i martiri e i più religiosi fra i musulmani.
I musulmani credono che sia solo Dio, nella Sua insondabile e insindacabile Volontà, a determinare l'ingresso nel Paradiso degli uomini, fossero anche appartenenti ad altre religioni. Per la sua Onnipotenza, è solo per Sua grazia che il pio musulmano spererà quindi di esserne ricompensato alla fine dei suoi giorni terreni, il cui termine è fissato da Dio.
Le huri (ḥawrā) e i ghulām
Ḥūr (ḥūr al-ʿayn): sono esseri paradisiaci descritti come compagni coniugali, caratterizzati da bellezza, purezza e armonia. Il Corano non le presenta semplicemente come oggetti destinati al piacere sessuale: usa invece il linguaggio dell'unione e della compagnia coniugale (zawwajnāhum, «li uniremo in coppia»). Ciò comprende quindi l'idea più ampia del rapporto coniugale — compagnia, intimità, affetto, vicinanza e piacere — ma nella condizione perfetta del Paradiso, dove sono eliminate le componenti negative della vita terrena: gelosia dolorosa, rivalità, risentimento, tradimento, impurità, sofferenza e deterioramento. La sessualità può far parte della beatitudine coniugale, ma non è ciò a cui il concetto di ḥūr viene ridotto dal Corano.
Ghilmān / wildān mukhalladūn: sono invece giovani servitori paradisiaci eternamente giovani, descritti attraverso immagini di bellezza e purezza, «come perle». Il loro compito esplicitamente descritto è servire gli abitanti del Paradiso, portando bevande e altri beni. Non vengono presentati come partner coniugali né sessuali, e il Corano non attribuisce loro alcuna funzione erotica.
Quindi la distinzione essenziale è: le ḥūr appartengono alla sfera della compagnia coniugale nella sua forma paradisiaca e purificata; i ghilmān appartengono alla sfera del servizio e dell'ospitalità paradisiaca. La rappresentazione di entrambi come una sorta di «premio sessuale» non corrisponde a ciò che effettivamente dice il testo coranico.
Appartiene alla sfera delle pie leggende islamiche la convinzione popolare (ampiamente ripresa in termini polemici negli ambienti ostili all'Islam) circa la presenza nel Paradiso di 72 vergini, pronte a soddisfare i desideri dei beati: le urì.
Il Corano parla solo di un generico numero di "spose purissime" (Cor. II:25; III:15; IV:57;) di "fanciulle, modeste di sguardo, bellissime d'occhi" (Cor., XXXVII:48), di "fanciulle dai grandi occhi neri" (Cor., XXXVIII:52; LII:20; LV:72; LVI:22), di "fanciulle dallo sguardo modesto, mai prima toccate da uomini e jinn" (Cor., LV:56 e 74), di "fanciulle buone e belle" (Cor., LV:70) o di "fanciulle coetanee dal seno ricolmo" (Cor., LXXVIII:33).
Oltre alle urì, vi è nel paradiso islamico anche la presenza dei ghulām, al servizio degli abitanti del paradiso: "E s'aggireranno tra loro giovani a servirli, giovani come perle nascoste nel guscio" (Cor., LII:24).
Altre caratteristiche
Per gli studiosi classici dell’aldilà, al-Suyūṭī e al-Majlisī, una delle caratteristiche di Jannah (così come del fuoco dell’Inferno) è che gli eventi non sono “congelati in un momento eterno”, ma si sviluppano in cicli di “ripetizione infinita” e in un “orologio auto-rinnovativo senza difficoltà” [5: 129-130].
Ad esempio, quando un frutto viene raccolto da un albero, un nuovo frutto appare immediatamente al suo posto; quando un abitante affamato vede un uccello di cui desidera mangiare la carne, questo cade già arrostito nelle sue mani e, dopo essere stato consumato, riacquista la sua forma e vola via [5: 130].
Note
Bibliografia al-Qurtubī, Mémento d'eschatologie musulmane, Il Cairo, Dār al-kutub al-ʿilmiyya, 2002. Annemarie Schimmel, Islam and The Wonders of Creation: The Animal Kingdom, Londra, Al-Furqan Islamic Heritage Foundation, 2003.
Voci correlate Escatologia islamica Jahannam (l'inferno per l'Islam) Isrāʾ e Miʿrāj
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