Una nave da battaglia veloce o corazzata veloce è un tipo particolare di nave di linea modello "dreadnought" il cui progetto enfatizza la velocità senza per questo andare a discapito di altre caratteristiche proprie del genere, in primo luogo armamento e corazzatura. Una nave da battaglia veloce generalmente è concepita per ricoprire ruoli ulteriori rispetto alla mera occupazione di un posto nella linea di fila di sue simili, ad esempio agendo da avanguardia della flotta o fornendo scorta ai gruppi di portaerei. Il primo esempio di nave da battaglia veloce furono le unità classe Queen Elizabeth della Royal Navy, impostate a partire dal 1912.
Per quanto entrambe le tipologie di unità enfatizzino molto la velocità, una nave da battaglia veloce si distingue da un incrociatore da battaglia nel fatto che da essa ci si attende che possa ingaggiare in combattimento un'altra nave da battaglia in condizioni almeno di parità, cosa tipicamente impossibile per un incrociatore da battaglia. L'esigenza di offrire una maggiore velocità senza compromettere la capacità di combattimento o la protezione era la principale sfida nella progettazione delle navi da battaglia veloci: se aumentare il rapporto tra lunghezza e larghezza dello scafo era il metodo più diretto per raggiungere una maggiore velocità, questo comportava la realizzazione di un'unità molto grande che di conseguenza era molto costosa da costruire e/o eccedeva i limiti al tonnellaggio navale imposti dalle convenzioni in materia di armamenti (in particolare il trattato navale di Washington del 1922); gli avanzamenti tecnologici in materia di motori e di piastre corazzate più leggere furono necessari per poter realizzare fattibili navi da battaglia veloci.
Il termine "nave da battaglia veloce" è usato in senso informale da storici e commentatori: nei documenti ufficiali delle marine militari le corazzate veloci non sono distinte dalle navi da battaglia "convenzionali", né i trattati in materia di armamenti navali hanno previsto per loro una categoria distintiva apposita; sistemi di classificazione ufficiali come lo hull classification symbol della United States Navy indicano con la medesima sigla (BB, da Battleship) tanto le corazzate veloci quanto quelle convenzionali.
Storia Le origini Tra l'origine del genere delle "navi da battaglia" con le navi corazzate La Gloire (francese) e (britannica) all'inizio degli anni 1860 e la progettazione delle unità classe Queen Elizabeth nel 1911, un gran numero di classi di navi da battaglia furono progettate con diversi standard in materia di velocità. La Warrior stessa, con una velocità di 14 nodi () era la nave da combattimento di grossa stazza più veloce della sua epoca, oltre che la più potente; se i progetti successivi videro potenziamenti in materia di armamento e corazzatura, non fu fino alla del 1868 che la velocità massima crebbe fino a 15 nodi (). La nave corazzata Italia della Regia Marina, varata nel 1880, fece registrare una velocità massima di quasi 18 nodi (), ma grazie a un progetto radicale che eliminava del tutto la cintura corazzata posta sui fianchi dello scafo; questa velocità non fu eguagliata fino agli anni 1890, quando una velocità di 18 nodi fu fatta registrare dalla pre-dreadnought britannica del 1895 cui seguirono, nel 1903, i 20 nodi () raggiunti dalle unità classe Swiftsure.
A partire dal 1900, l'interesse per la possibilità di un maggior incremento della velocità delle navi da battaglia fu portato avanti da sir John Fisher, I barone Fisher, all'epoca comandante in capo della Mediterranean Fleet della Royal Navy e poi primo lord del mare.. Forse su pressioni dello stesso Fisher, nel gennaio 1902 il consiglio di guerra degli alti ufficiali della marina britannica fece richiesta per uno studio su una nave dotata di corazzatura leggera ed equipaggiata con cannoni di calibro medio (da 152 a 254 mm) ad alta velocità di tiro, dotata di almeno quattro nodi () in più di velocità massima rispetto a una nave da battaglia al fine di guadagnare un vantaggio tattico in uno scontro con una di esse.. Lo studio tuttavia giunse alla conclusione che «la potenza di fuoco era più importante della velocità, a condizione che entrambe le parti fossero decise a combattere»; sebbene la flotta più veloce potesse essere in grado di decidere a proprio piacimento la distanza a cui combattere il nemico, la flotta più debole quanto a potenza di fuoco sarebbe stata sconfitta a qualsiasi distanza la battaglia sarebbe stata combattuta. Si rilevò che, se la battaglia fosse stata combattuta a lunga distanza, un tentativo della flotta più veloce di sfruttare il suo vantaggio per ottenere una concentrazione di fuoco "tagliando il T" della flotta più lenta sarebbe stato frustrato semplicemente da una virata in senso opposto della flotta più lenta, portando quest'ultima a «girare all'interno del cerchio tracciato dalla rotta della flotta più veloce a un raggio proporzionale alla differenza di velocità delle due» (vedi la Figura 1). Le esercitazioni condotte dalla United States Navy tra il 1903 e il 1904 giunsero a conclusioni del tutto analoghe a quelle dei britannici..
Fisher non si diede per vinto da queste dimostrazioni e continuò a fare pressioni per un radicale incremento della velocità delle navi da battaglia, e le sue idee ottennero una soddisfazione almeno parziale con il varo nel 1906 della . La Dreadnought fu la prima grande unità da guerra ad essere propulsa da turbine a vapore, un sistema di nuova ideazione. La nave disponeva poi di una serie di nuove caratteristiche che indicavano un incremento dell'enfasi posta sulla velocità: uno scafo dalle forme migliorate con un incremento del rapporto tra lunghezza e larghezza; uno spessore della corazzatura leggermente ridotto, passato a 11 pollici (280 mm) dai 12 pollici (305 mm) delle classi di navi da battaglia precedenti; una riduzione dell'estensione della cintura corazzata, che terminava ora all'altezza del ponte superiore; un cassero di prua più alto, cosa che permetteva di affrontare a maggiore velocità la navigazione con il mare grosso. Come la Warrior prima di lei, la Dreadnought si rivelò la più potente tra le navi da battaglia in servizio nella sua epoca ma anche la più veloce, potendo toccare i 21 nodi di velocità massima..
Nelle decadi seguenti la costruzione della Dreadnought, il vantaggio di velocità delle navi da battaglia della Royal Navy fu rapidamente ridotto dalla costruzione, da parte delle marine militari rivali, delle loro proprie classi di unità tipo "dreadnought" propulse da turbine a vapore. Nel frattempo, Fisher continuò a fare pressione per ulteriori incrementi della velocità delle unità da battaglia, anche se l'allarme per l'aumento dei costi per la realizzazione di nuove corazzate e incrociatori da battaglia portò a opposizioni a simili progetti tanto da parte dell'Ammiragliato quanto del nuovo governo liberale del Regno Unito, in carica dal 1906; come risultato, un numero significativo di potenziali progetti per la costruzione di "corazzate veloci" non portò ad alcuna realizzazione concreta.
Un notevole esempio di questi progetti abortiti fu il progetto "X4" del dicembre 1905, il quale prevedeva una vera e propria "corazzata veloce" per gli standard dell'epoca: la nuova unità, da 22.500 tonnellate di dislocamento, avrebbe portato lo stesso armamento e la stessa corazzatura della Dreadnought ma con una velocità massima di 25 nodi (). Il progetto X4 è stato spesso descritto come una fusione tra il concetto della Dreadnought e quello degli incrociatori da battaglia, al punto che se realizzato avrebbe reso i recenti incrociatori classe Invincible immediatamente obsoleti; tuttavia, la posizione di capofila dei britannici nella costruzione di dreadnought e incrociatori da battaglia in vigore all'epoca fu considerata già talmente solida che un ulteriore ingigantimento delle dimensioni e del costo delle navi non poté essere giustificato..
Fisher fu nuovamente battuto nel 1909, quando si discusse della realizzazione delle prime "super-dreadnought" della classe Orion: tra i due progetti proposti, uno con velocità massima prevista di 21 nodi e uno con velocità di 23 nodi (), l'Ammiragliato scelse il primo fondamentalmente perché più economico..
La classe Queen Elizabeth Alla fine, le aspirazioni di Fisher per la realizzazione di una "nave da battaglia veloce" si concretizzarono solo dopo il suo ritiro dal servizio nel 1910. Dopo il successo del nuovo cannone da 343 mm adottato sulle Orion, l'Ammiragliato decise di sviluppare un nuovo pezzo da 381 mm per equipaggiare le nuove navi da battaglia previste dal programma di costruzioni per il 1912. L'intenzione iniziale era che queste nuove unità avessero la stessa configurazione delle precedenti classe Iron Duke, con cinque torri binate e una velocità massima standard di 21 nodi; tuttavia, ci si rese conto che il calibro maggiore consentiva di ridurre l'ammontare dei cannoni mantenendo inalterato il "peso" della bordata scaricata dall'unità: questo apriva alla possibilità di eliminare una delle torri binate e utilizzare lo spazio e il peso risparmiato per installare sistemi propulsivi più grandi e potenti.
Questa innovazione portò a nuove considerazioni tattiche: se gli studi precedenti avevano rigettato il concetto di una flotta interamente basata su navi da battaglia veloci ma leggermente armate, si fece strada l'idea di creare un'autonoma "divisione veloce" di navi da battaglia capaci di toccare i 25 nodi, che operando in congiunzione con una convenzionale flotta di corazzate "standard" avrebbe potuto impiegare il suo vantaggio in termini di velocità per avviluppare la testa della linea di fila nemica e ottenere il decisivo "taglio del T" (vedi la Figura 2). Rispetto all'originale progetto di Fisher circa un'intera flotta di corazzate veloci, il vantaggio di questa nuova dottrina tattica fu che non vi era la necessità di intaccare la potenza di fuoco dell'intera flotta per ottenere navi più veloci, e che sarebbe stato possibile mantenere in uso le navi da battaglia esistenti (e ancora nuove di zecca) da 21 nodi. Inizialmente, si ritenne che questo ruolo da "divisione veloce" sarebbe stato ricoperto dagli incrociatori da battaglia, di cui all'epoca ve ne erano già dieci tra completati e in costruzione, ma ci si rese conto che vi erano due problemi in questo assunto: il primo era che il ruolo primario per gli incrociatori da battaglia britannici era ormai quello di contrastare la crescente e molto capace forza di incrociatori da battaglia tedeschi; il secondo era che gli incrociatori da battaglia non avevano la corazzatura necessaria per poter affrontare con sicurezza una nave da battaglia. Come rilevò Winston Churchill, all'epoca primo lord dell'Ammiragliato, «i nostri bellissimi "gatti" [gli incrociatori da battaglia] avevano pelli più sottili rispetto alle più potenti corazzate nemiche. È un gioco rischioso mettere [...] sette o nove pollici di armatura contro dodici o tredici»..