Lo , meno noto con la designazione di Type C è stato un cacciatorpediniere della Marina imperiale giapponese, unica unità della sua classe. Fu varato nel luglio 1942 presso l'arsenale di Maizuru.

Nave dall'eccezionale armamento silurante e dalle macchine particolarmente performanti, contribuì nel luglio 1943 all'evacuazione di Kiska, che riuscì senza alcuna opposizione. Fu poi assegnato alla protezione di grandi unità da guerra negli spostamenti tra le basi di Truk, Rabaul e i porti metropolitani, in seguito alla difesa dei preziosi convogli di petroliere. All'inizio della primavera 1944 seguì la flotta da battaglia nel trasferimento alle isole Lingga e fu presente alla battaglia del Mare delle Filippine (19-20 giugno) che però, essendo stato uno scontro eminentemente aeronavale, lo relegò al ruolo di comparsa. Nuovamente schierato per la battaglia del Golfo di Leyte (23-25 ottobre), accolse a bordo l'equipaggio dell'incrociatore pesante , affondato da un sommergibile, e così non poté combattere nell'ultimo grande scontro di superficie ingaggiato dalla Marina nipponica. Fu inviato a Manila all'inizio di novembre e assegnato alla difesa di un convoglio carico di rinforzi per l'isola di Leyte, missione che segnò la sua fine. Fu infatti reso inservibile nel corso di intensi attacchi aerei l'11 novembre, per poi esplodere dopo essere stato evacuato dai superstiti.

Progetto Dopo la denuncia unilaterale dei trattati navali internazionali nel 1936, l'Impero giapponese intraprese intensivi programmi di riarmo navale che, naturalmente, interessarono anche i cacciatorpediniere. Lo stato maggiore generale della Marina imperiale ordinò navi di importante dislocamento, equipaggiate con sei pezzi da 127 mm Type 3 e otto tubi lanciasiluri da 610 mm in due impianti e pensate per il combattimento di superficie. Si trattava di un rifinimento e miglioramento dell'archetipica classe Fubuki o "Tipo speciale" e, pertanto, ricevette la nuova denominazione di "Type A" : il progetto si concretizzò nelle classi Kagero e Yugumo, molto simili tra loro. Nacque inoltre la classe Akizuki di grandi cacciatorpediniere contraerei..

Nel 1938-1939 lo stato maggiore navale mise allo studio un terzo progetto di cacciatorpediniere di nuova generazione, derivato direttamente dai Type A e che fu identificato come "Type C" . Si trattava di un prototipo di cacciatorpediniere di squadra completamente rivolto al combattimento di superficie e, pertanto, equipaggiato con ben quindici tubi lanciasiluri da 610 mm suddivisi in tre installazioni quintuple.. In realtà la prima versione del progetto aveva previsto due bancate da sette tubi l'una, ma questa configurazione era stata abbandonata perché gli impianti erano troppo pesanti e ingombranti. In ogni caso la massiccia presenza di lanciatori suggerì di non aggiungere alloggiamenti per i siluri di ricarica, per cui la nave sperimentale poté contare sui soli ordigni pronti nei tubi; inoltre lo scafo fu allungato di 7,62 metri per accomodare meglio l'installazione lanciasiluri di poppavia. Il Type C fu poi banco di prova per nuovi tipi di turbine e caldaie, espressamente create per garantirgli alte prestazioni in battaglia e amplificarne la superiorità tattica. L'artiglieria principale rimase invariata, ma la contraerea fu articolata su sei cannoni automatici Type 96 e una coppia di mitragliatrici pesanti Type 93 da 13,2 mm. Infine, nel corso del lungo processo costruttivo, il prototipo battezzato Shimakaze aggiunse in cantiere un radar Type 22 per la scoperta di superficie..

Caratteristiche tecniche Scafo e dotazioni

Lo Shimakaze presentava una lunghezza tra le perpendicolari di 120,50 metri, alla linea di galleggiamento di 125 metri e una lunghezza fuori tutto di 126,49 metri. La larghezza massima dello scafo ammontava a 11,20 metri e il pescaggio era pari a 4,11 metri.. Il dislocamento standard, rispetto agli Yugumo, era un poco aumentato a tonnellate e le prove in mare furono condotte con un dislocamento di tonnellate; a pieno carico la nave arrivava a tonnellate. All'entrata in servizio l'equipaggio annoverava 267 uomini tra ufficiali, sottufficiali e marinai.

Lo scafo ospitava quattro lance di salvataggio in fasciame sulla destra e a babordo della torre di comando e del fumaiolo anteriore: ciascuna era appesa a un proprio argano. Le alberature consistevano in un albero prodiero tripode, sito dietro la torre di comando, e in un albero di maestra tripode di altezza inferiore, che si elevava dalla bassa sovrastruttura del castello di poppa. Davanti all'impianto lanciasiluri di poppavia era stata inchiavardata una piattaforma circolare ospitante un proiettore da ricerca da 90 cm e un radiogoniometro..

Propulsione L'apparato motore era una delle novità del progetto Type C e dello Shimakaze. Si componeva di tre caldaie Kampon e di due turbine a ingranaggi a vapore Kampon, le quali erano capaci di generare il 50% di potenza in più rispetto ai modelli precedenti. Alle turbine erano vincolati due alberi motore dotati di elica. Due caldaie erano accoppiate ed erano state sistemate in testa, seguivano la terza caldaia e infine le turbine, affiancate in senso trasversale allo scafo. I condotti di scarico erano convogliati in due fumaioli, uno anteriore di grandi dimensioni che serviva due caldaie, uno posteriore meno largo e dedicato alla terza.. Le macchine erano tutte di nuova generazione, basate sulle lezioni apprese con gli esemplari Type A, e adoperavano vapore surriscaldato a una temperatura di 400 °C (752° F), iniettato alla pressione 40 kg/cm² (568 psi). Ciò permise di esprimere una potenza totale di  shp e in generale un miglior funzionamento delle componenti; era raggiungibile una velocità massima di 39 nodi o 74,1 km/h.. L'impianto era alimentato a olio combustibile, la cui riserva di bordo ammontava a 559 tonnellate, e permetteva di percorrere miglia nautiche alla velocità di crociera di ben 18 nodi (poco più di chilometri a 34,2 km/h). A 30 nodi, tuttavia, il raggio d'azione pratico calava drasticamente a miglia – vale a dire circa chilometri a 57 km/h.

Armamento Lo Shimakaze replicò l'artiglieria di bordo degli Yugumo. Sei cannoni Type 3 da 127 mm L/50 erano distribuiti in tre torrette binate Type D – più precisamente si trattava di tre affusti completamente chiusi, la cui corazzatura era limitata a 3 mm su tutti lati, utile quindi a proteggere solo da intemperie e schegge. Una torre era installata a prua dinanzi alla torre di comando, le altre due erano sovrapposte e si trovavano verso poppa, dietro il terzo apparato lanciasiluri e il modesto castello. Il cannone Type 3 sparava un proietto pesante 23 chili alla velocità iniziale di 913 m/s, con una gittata massima di oltre metri; la cadenza di tiro era di un colpo ogni 6-12 secondi.. La torretta Type D che ospitava i pezzi era manovrata da un equipaggio di sedici uomini e aveva un alzo compreso tra -7° e +75º, come sulla classe Shiratsuyu: consci della minaccia aerea, ma volendo risparmiare peso e mantenere intatta la capacità di lotta di superficie, i giapponesi vollero rendere polivalente questa installazione: alla prova dei fatti le Type D si rivelarono troppo lente per mirare e seguire bersagli sfuggenti come gli aeroplani.. In ogni caso il Type 3 si confermò un'eccellente arma contro bersagli di superficie, sebbene saltuariamente fossero denunciati alcuni problemi di dispersione delle salve.. Ciascuna delle tre torrette era servita da un proprio magazzino munizioni sottostante, dove le granate erano preparate e dunque inviate ai serventi mediante un paranco meccanico, permettendo più rapidi tempi di ricarica e un fuoco più sostenuto. Inoltre il modello erano impenetrabile ai gas venefici. Le torri erano equipaggiate con propri dispositivi di visione e, per l'ingaggio di unità nemiche, facevano riferimento ai dati forniti da un telemetro e da un direttore del tiro, installati sul tetto della torre di comando.

La vera potenza dello Shimakaze risiedeva nei quindici tubi lanciasiluri. La prima installazione quintupla Type 92 era stata sistemata su un rialzo tra i due fumaioli, la seconda era inserita tra il fumaiolo posteriore e la piattaforma rialzata ospitante il proiettore; la terza, infine, si trovava tra questa piattaforma e il castello di poppa. Poiché questi tre impianti potevano essere brandeggiati su entrambi i lati dello scafo, lo Shimakaze possedeva la più potente bordata silurante di qualsiasi cacciatorpediniere della seconda guerra mondiale.. Gli impianti adoperavano il noto Type 93, introdotto con la classe Hatsuharu. Sviluppato nella prima metà degli anni trenta, si trattava di un siluro propulso a ossigeno puro, il che garantiva grande autonomia, notevole spinta e anche una scarsa scia di bolle, molto più evidente se si adoperava l'aria compressa come propellente. Il Type 93 era lungo circa 9 metri e pesava chili, compresa la testata di guerra da 490 chili di alto esplosivo, di gran lunga maggiore rispetto a quella in uso sul Mark 15 statunitense; poteva essere lanciato alla velocità di 48, 40 o 36 nodi e raggiungere rispettivamente una portata di , e metri. Anche in questi casi il Type 93 rivelò di avere un raggio d'azione superiore alle armi americane e, in generale, rimase insuperato sino alla conclusione della guerra.. L'affusto Type 92 era scudato e brandeggiabile grazie a motori elettrici incorporati ma, sullo Shimakaze, non era presente alcun deposito di ordigni di riserva: i magazzini erano stati eliminati per contenere i pesi in alto. I serventi ai lanciasiluri prendevano ordini direttamente dagli ufficiali in plancia, alla quale erano collegati mediante telefono..

La contraerea era costituita da due installazioni triple di cannoni automatici Type 96 da 25 mm L/60, disposti su altrettante piattaforme sopraelevate ai lati e dietro al secondo fumaiolo, comunicanti fra loro. Queste armi erano afflitte da alcuni problemi, quali ad esempio le vibrazioni e le esagerate vampate durante le operazioni di sparo, oppure la necessità di cambiare i poco capienti caricatori; considerata la rapida evoluzione dell'aeronautica militare durante la seconda guerra mondiale, divennero progressivamente sempre più inefficaci. Tra la torre di comando e la Type D prodiera fu costruito un ballatoio rialzato, dove fu sistemata una coppia di mitragliatrici pesanti da 13,2 mm sempre in funzione contraerea.. Fu mantenuta anche una ridotta capacità di lotta antisommergibile; infatti, nel giardinetto, erano presenti rastrelliere con diciotto bombe di profondità impiegabili mediante due lanciatori Type 94 e fu ereditato il sonar Type 93, introdotto con gli Asashio. In ultimo, lo Shimakaze fu tra i primi cacciatorpediniere nipponici a ricevere un apparecchio radar in fase di completamento: il Type 22, disposto su una piccola piattaforma a sua volta saldata all'albero tripode dietro la torre di comando. Gli operatori lavoravano in un ambiente chiuso più in basso lungo l'albero. Il radar in sé presentava due antenne, aveva un raggio massimo di poco meno di 70 chilometri ed era capace di individuare bersagli grandi come una nave da battaglia fino a 35 chilometri; tuttavia, non era abbastanza accurato per fornire dati sicuri all'artiglieria durante un combattimento.

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