, conosciuto anche come The Man Who Stole the Sun, è un film del 1979 diretto da Kazuhiko Hasegawa.

L'opera è considerata uno dei più importanti esempi del cinema del disastro giapponese, che rielabora il trauma del disastro nucleare con un tono satirico, grottesco ed emblematico. Sceneggiato da Leonard Schrader, ha ricevuto il premio come "Miglior film" alla prima edizione dello Yokohama Film Festival, nel 1980 e allo Hochi Film Awards del 1979 e numerosi altri riconoscimenti in vari festival cinematografici nipponici.

Trama Makoto Kido, un insegnante di scienze e chimica del liceo, disadattato, solitario e misantropo, soprannominato “Bubble Gum” a causa della sua mania di consumare sempre una gomma da masticare, ha come unica passione quella dell'energia nucleare. Questa predilezione lo porta ad organizzare meticolosamente una rapina alla centrale nucleare di Tōkai, dove prevede di rubare degli isotopi al fine di costruire in casa sua una bomba atomica. Pochi giorni prima della rapina, Makoto è vittima di un sequestro del bus con il quale si stava recando in gita scolastica con la classe. Un uomo, in preda ad una crisi folle, dice di voler parlare con l’imperatore riguardo a suo figlio, e perciò minaccia l’autista per condurvici. Tuttavia, il tentativo di dirottamento fallisce proprio grazie all'intervento di Makoto e della polizia locale, in particolar modo dell’Ispettore Yamashita.

Il coraggio dimostrato dall'insegnante viene riconosciuto pubblicamente e Makoto viene acclamato come un eroe. In seguito, Makoto mette in atto la sua rapina e si infiltra scaltramente nel laboratorio, dove riesce a rubare un grande campione di plutonio. Tornato a casa, Makoto inizia il pericoloso assemblaggio dell'ordigno. Il processo è tutt'altro che semplice: distratto dalla televisione, finisce per bruciare il forno domestico usato per l'estrazione del materiale, ed è costretto a sostituirlo con uno più adatto alle alte temperature. Dopo giorni di lavoro estenuante, completa finalmente il nucleo atomico e crolla esausto sulla branda. Tuttavia, la sua negligenza ha conseguenze tragiche: il suo gatto muore dopo aver ingerito degli scarti di plutonio lasciati incustoditi. Oltre al dolore per la perdita, Makoto realizza di essere stato lui stesso contaminato dalle radiazioni, che iniziano a manifestarsi con la perdita dei capelli. Una volta recuperate le forze, porta a termine il lavoro assemblando due bombe: una reale e un'esca contenente un semplice cetriolo.

Makoto si traveste da donna incinta e piazza una delle due bombe in uno stabilimento pubblico. Anonimamente chiama la polizia, e chiede di parlare con l’Ispettore Yamashita, che sarà in seguito il negoziatore prescelto dal professore: gli comunica di essere in possesso del materiale radioattivo sottratto al laboratorio, ne indica l'ubicazione e si dilegua rapidamente. L’Ispettore e la polizia si recano sul luogo per recuperare la bomba, portandola nel loro ufficio. Makoto formula la sua prima richiesta: chiede di trasmettere le partite di baseball alla televisione senza che vengano interrotte dalla pubblicità, altrimenti minaccia di far esplodere la bomba.

Alla ricerca di nuove richiesta da far esaudire, mentre vaga per la città, si imbatte nel programma radiofonico della conduttrice Zero; il professore interviene in diretta, telefonando, e chiede agli ascoltatori di suggerirgli nuove pretese per il ricatto della bomba. La speaker, credendo sia uno scherzo, sta al gioco e comunica il suo personale desiderio: che i Rolling Stones si esibiscano in Giappone. Makoto avanza questa seconda richiesta, che viene nuovamente esaudita.

Qualche giorno più tardi, durante la cerimonia di premiazione per l'eroismo dimostrato sul bus, Makoto e Yamashita si ritrovano a conversare. L'ispettore, del tutto ignaro di trovarsi di fronte al famigerato 'A-bomb Man', liquida con sufficienza il caso dell'attentatore definendolo 'stupido'. Il mancato credito dato alle sue azioni scuote l'orgoglio di Makoto, che rimane profondamente turbato dal cinismo dell'uomo.

L’Ispettore torna alla sua indagine e si consulta con Zero, che finalmente comprende la gravità e l’autenticità della minaccia della bomba atomica. Sconcertata torna al lavoro e il giorno dopo sorprende “A-bomb” chiamare di nuovo durante la sua diretta radiofonica. Individuato tra la folla, Makoto viene raggiunto da Zero. Trascorrono il pomeriggio insieme e il professore sembra finalmente trovare un contatto umano, superando il suo isolamento misantropo. Tuttavia, durante un bacio sul pontile, la realtà irrompe drasticamente: Zero si ritrova tra le dita i capelli caduti di Makoto, segno evidente delle radiazioni. Reagendo con violenza, lui la getta in acqua e se ne va, scatenando nella giovane un profondo senso di tradimento e collera.

Spinto dalla necessità di estinguere un debito ricordatogli da un esattore, Makoto formula la sua terza richiesta: che gli venga consegnato mezzo miliardo di yen. La polizia intercetta però il segnale della telefonata e scatena una caccia all'uomo. Braccato, Makoto si rifugia in un bagno pubblico colto da un malore; i sintomi della contaminazione radioattiva si fanno violenti e l'uomo inizia a sputare sangue, stremato dalla malattia. Durante un’ultima telefonata, Makoto rivela di aver lasciato la bomba sotto la scrivania dell’ufficio di polizia, pronta ad esplodere a meno di non tagliare uno dei due fili che collega il timer, senza rivelare però quale dei due sia. L’Ispettore, in panico, chiede di rivelargli il filo corretto, ad ogni costo. Makoto insiste con la sua richiesta del versamento e aggiunge di lasciarlo uscire dal centro commerciale dal quale aveva chiamato, e nel quale si ritrova bloccato. Una volta fuori rivela che in realtà entrambi i fili potevano essere tagliati. Durante la notte, Makoto si impossessa nuovamente della bomba rubandola, e scappando con Zero; la polizia si lancia all’inseguimento. La fuga si prolunga notte e giorno, fino all’esplosione della macchina di Yamashita. Makoto e Zero pensano di averla fatta franca, ma Yamashita arriva a bordo di un elicottero e spara alla macchina dove si trovano i due, uccidendo Zero.

Makoto torna alla sua routine quotidiana, ma si scopre ancora più distaccato e alienato rispetto a prima. In una sorta di trance, finisce per svuotare una boccetta contenente scarti di plutonio mentre si trova accanto a una piscina piena di bambini. Quando realizza l’enormità del gesto, tenta disperatamente di farli uscire dall’acqua, ma è troppo tardi: nessuno di loro sopravvive.

Nella scena finale, Makoto raggiunge l’Ispettore al concerto dei Rolling Stones e lo obbliga, pistola alla mano, a seguirlo sul tetto di un palazzo. Qui gli rivela che la bomba esploderà di lì a trenta minuti. Nel dialogo che segue, Makoto ammette di aver sempre desiderato 'lottare' contro di lui; l'Ispettore riesce però a liberarsi dalle manette e tra i due inizia uno scontro reale. La lotta termina con una caduta fatale dal tetto: Yamashita muore sul colpo, mentre Makoto si salva. Infine, il professore si ritrova a camminare per le vie cittadine con la sua amata bomba, il cui innesco è collegato all’esplosione della gomma da masticare che ha in bocca.

Cast

Kenji Sawada: Makoto Kido Bunta Sugawara: Ispettore Masuo Yamashita Kimiko Ikegami: Reiko Sawai (detta Zero) Kazuo Kitamura: Commissario Generale di polizia Tanaka Shigeru Kôyama: Segretario Nakayama Kei Satō: Dottor Ichikawa Yūnosuke Itō: dirottatore dell'autobus Akira Shioji: Detective Mizushima Yoshiro Ichikawa: Detective Satomi Yudai Ishiyama: Detective Ishikawa Taiga Mori: Detective Sasaki

Contestualizzazione sociale e culturale Hasegawa Kazuhiko è un hibakusha (sopravvissuto alla bomba atomica) di seconda generazione: sua madre era incinta di lui durante i bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki, rendendolo testimone diretto delle conseguenze fisiche e sociali delle radiazioni. A differenza della produzione cinematografica degli anni '50, focalizzata sulla vittimizzazione del Giappone e su una narrazione prettamente umanista, Hasegawa scelse di approcciarsi al trauma nucleare attraverso i codici della satira e del grottesco. L'intento del regista non era la ricerca di una catarsi morale, bensì la rappresentazione esplicita della degradazione fisica causata dalle radiazioni, rendendo il film uno dei primi esempi cinematografici di slow violence ("violenza lenta"). In merito alla scelta di rendere il protagonista Makoto sia carnefice che vittima, Hasegawa dichiarò in un'intervista: “Credo che il punto delle armi nucleari sia che tutta l’umanità sia autore e vittima del reato. Questa è la ragione per cui mi sono assicurato che il responsabile fosse anch’esso esposto alle radiazione e divenisse una vittima.”Eugenio De Angelis, "The Walking Nuclear Disaster: Nuclear Terrorism and the Meaning of the Atom in The Man Who Stole the Sun", Rachel DiNitto (a cura di), in Eco-Disaster In Japanese Cinema, Routledge, 2024..

La pellicola si inserisce nel contesto culturale giapponese della cosiddetta "era dell'Armageddon" (1975-1996), un periodo caratterizzato da una diffusa ansia collettiva verso la fine del mondo e il disastro nucleare, temi ampiamente esplorati dai media dell'epocaLuca Poddighe, "L'Arte della rovina nell'Era Atomica", ResearchGate, 2024, .. Nel film, la minaccia di una "reinizializzazione" del mondo attraverso l'ordigno di Makoto è presentata come un pericolo concreto, sebbene la detonazione non venga mostrata visivamente.

Sotto questo aspetto, l'opera si pone in parziale contrasto con i canoni estetici del genere: mentre i prodotti coevi dell'era dell'Armageddon mostrano spesso scenari apocalittici espliciti, Hasegawa sceglie di mantenere la tensione sospesa. Il finale non offre una conferma visiva del disastro, ma si affida all'ambiguità del sonoro, lasciando allo spettatore il compito di interpretare il destino dei personaggi e del mondo.

Tematiche ed analisi Il professore Eugenio De Angelis, nel saggio intitolato “The Walking Nuclear Disaster: Nuclear Terrorism and the Meaning of the Atom in The Man Who Stole the Sun" ( = “Il disastro nucleare ambulante: terrorismo nucleare e significato dell’atomo in The Man Who Stole the Sun”), analizza in dettaglio il film di Hasegawa Kazuhiko, focalizzandosi in particolar modo sul ruolo del protagonista Kido Makoto, personaggio ambiguo e anomalo.

Il “disastro nucleare ambulante” Makoto incarna la “violenza lenta” del nucleare (“Slow Violence”, p. 151), ovvero una violenza non improvvisa o spettacolare, ma invisibile e flemmatica, che ferisce e uccide gradualmente nel tempo. Difatti, in contrasto con i classici film d’azione hollywoodiani, in cui i protagonisti sono spesso immuni alle conseguenze fisiche delle loro azioni, Hasegawa rappresenta la degradazione del corpo di Makoto il quale, pur essendo il carnefice, diventa la prima vittima delle radiazioni.

Makoto è frustrato dalla società nella quale vive, siccome non la capisce. Sembra non sia davvero cosciente delle sue azione durante il film. Questo atteggiamento distaccato e nichilista ricorda il protagonista del celebre romanzo “Lo Straniero” di Albert Camus, il Signor Meursault, evidenziando una comune alienazione esistenziale di fronte all'assurdo. L'instabilità psicologica del protagonista si aggrava nel corso della narrazione: Makoto diviene la personificazione di un «disastro nucleare ambulante», una minaccia costante pronta a esplodere che proietta un'ombra di morte su di sé e sulla società. Attraverso questa figura, il regista intende lanciare un monito al Giappone, evidenziando come la nazione conviva con i rischi perenni e intrinseci legati all'energia nucleare.

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