L'Ufficio Affari Riservati (UAR) era un ufficio centrale della Direzione generale della Pubblica sicurezza del Ministero dell'interno italiano, che si occupava di intelligence interna e con funzioni di polizia politica. Era guidato da un questore o da un dirigente generale di P.S. Storia I precedenti nell'Italia fascista

Un "Ufficio Riservato" esisteva fin dal 1906 nel Regno d'Italia, con il compito di repressione dei reati politici. Durante la prima guerra mondiale nacque l'Ufficio centrale di investigazione (UCI), per ricerca di disertori e attività di controspionaggio interno.http://www.sicurezzanazionale.gov.it/web.nsf/pagine/cenni_storici . Questo primo ufficio venne riformato nel 1919 da Francesco Saverio Nitti, che lo sostituì con la Divisione Affari Generali e Riservati (DAGR), suddivisa in due sezioni: la Sezione Ordine Pubblico, che vigilava sulla sicurezza dello stato e sulla repressione delle attività eversive; la Divisione Stranieri (dal 1925), con competenza sul controllo delle attività degli stranieri sul territorio nazionale, con la possibilità di espellere chiunque si rendesse protagonista di attività ritenute non gradite. Il fascismo inizialmente non cambiò questa struttura, fino a che nel maggio 1925, una volta consolidato il potere, Mussolini creò un nuovo organismo interno alla DAGR, l'Ufficio speciale movimento sovversivo, con il compito di monitorare e reprimere i movimenti comunisti, al cui comando viene posto Guido Leto, che avrebbe assunto la guida della Divisione polizia politica nel 1936.

Importante per la struttura e i metodi operativi successivi dell'UAR, anche in termini di personale impiegato, è l'OVRA, la polizia fascista la cui struttura era divisa in ispettorati speciali di Polizia, i cui componenti agivano in totale autonomia dalle questure e rispondevano direttamente al capo della Polizia. Specializzata nella repressione delle attività dei più pericolosi oppositori del regime (il Partito comunista e Giustizia e libertà), l'OVRA controllò durante la guerra anche reati annonari, valutari e amministrativi, inchieste sugli umori dell'opinione pubblica ed illeciti sul guadagno degli stessi gerarchi fascisti. Dopo la caduta del fascismo a seguito della seduta del Gran Consiglio del Fascismo del 25 luglio 1943, l'OVRA formalmente cessò di esistere, ma nei territori del nord Italia sottoposti alla RSI continuò invece le sue funzioni, con sede della Direzione generale della pubblica sicurezza della Repubblica di Salò a Valdagno. Alla fine l'OVRA fu posta sotto il controllo del CLN il 26 aprile 1945, anche se fin dal 1943 Guido Leto aveva concordato con gli alleati che si sarebbe trasferito nella Repubblica sociale con l'intento di salvare gli archivi della Polizia dalla probabile distruzione, ciò che riuscì ad ottenere, per quanto possibile.

Dalla nascita della repubblica a fine anni 1960

Contemporaneamente alla nascita della Repubblica Italiana nel 1946, ad opera del ministro socialista dell'interno Giuseppe Romita, all'interno della Direzione generale di Pubblica Sicurezza, venne creato il "Servizio Informazioni Speciali". Il suo primo direttore proveniva dall'OVRA, Gesualdo Barletta, poi confermato dal successivo ministro dell'interno Mario Scelba, che sostituì il SIS con l'"Ufficio Affari Riservati" a fine ottobre 1948, alle dirette dipendenze del Capo della Polizia.

Poteva contare su sedi periferiche in ogni questura, i cosiddetti uffici politici. L'Ufficio affari riservati era articolato su diverse sezioni (tra le quali "Sinistra e stranieri", "Situazione interna e destra") ed un casellario politico centrale. Alle dipendenze dell'UAR, presso ciascuna questura erano dislocati gli Uffici vigilanza stranieri (UVS), con il compito ufficiale di controllo delle attività dei cittadini stranieri sul territorio italiano, che al di là del loro dichiarato compito ufficiale, svolgevano riservatamente anche compiti di controspionaggioGiuseppe De Lutiis, I servizi segreti in Italia. Dal fascismo all'intelligence del XXI secolo, Sperling & Kupfer, 2010..

Venne costituita una rete di informatori all'interno di partiti di sinistra e di destra, sindacati e giornali; per capire il grado di infiltrazione raggiunto dall'Ufficio Affari Riservati, può essere portato come esempio il caso di Margherita Ingargiola, militante comunista e successivamente del PSI dal 1970, reclutata con il nome in codice "Rita". Fonte dell'Ufficio dal 1951 al 1984, venne avvicinata da Federico Umberto D'Amato dopo la sua incarcerazione per aver partecipato ad una manifestazione contro l'adesione dell'Italia alla NATO, che le promise forti somme di denaro ed agevolazioni sul lavoro in cambio della sua attività di informatrice. Tale attività si rivelò molto proficua, soprattutto nel caso di un episodio interno al PCI nel 1954, quando Giulio Seniga, al tempo segretario personale di Pietro Secchia, dirigente del partito, fuggì in Svizzera con il fondo che il PCI gli aveva affidato (quasi 450 milioni di lire di provenienza sovietica) e che serviva a finanziare la fuga dei massimi dirigenti comunisti in caso di svolta autoritaria a destra in Italia. Il partito aveva cercato di non far trapelare la notizia dello scandalo, ma ben presto l'evento giunse sulle pagine dei giornali, con la probabile complicità di D'Amato, che avrebbe sfruttato le informazioni di "Rita".

La direzione di Barletta finì nel settembre 1958, ed al suo posto il ministro dell'interno Fernando Tambroni pose il questore di Trieste Domenico De Nozza (anch'egli ex OVRA), d'accordo con il vicecapo della CIA in Italia, Robert Driscoll. La scelta era stata determinata dalla grande competenza della questura triestina nell'utilizzo di apparecchiature tecnologicamente avanzate, come microfoni direzionali e microspie, e dalla cura con cui i funzionari della città giuliana compilavano gli schedari dei potenziali sovversivi, eredità degli inglesi durante il periodo del Territorio Libero di Trieste. La gestione De Nozza, seppur di breve durata, lasciò un'impronta indelebile nella struttura del servizio informativo del ministero, tanto che vennero aboliti gli Uffici Vigilanza Stranieri, rimpiazzati da nuclei investigativi che operavano in totale autonomia dalle questure, con sedi di copertura in tutte le principali città italiane. Le informazioni raccolte dai nuclei periferici venivano poi trasmesse al nucleo centrale di Roma, denominato Gruppo Operativo (GO), composto solamente da funzionari provenienti da Trieste, che le raccoglieva e rielaborava. Nella capitale vi erano poi anche laboratori tecnici dove l'Ufficio preparava le apparecchiature per le intercettazioni, sostenuti anche da cospicui finanziamenti di provenienza americana.

La volontà accentratrice dei dirigenti triestini finì per far scontrare l'Ufficio Affari Riservati con i servizi segreti, il SIFAR, che accusò il primo di aver ormai assunto compiti riservati all'intelligence. Nel febbraio 1959, il comandante del SIFAR Giovanni De Lorenzo inviò una lettera al capo della Polizia in cui affermava che l'UAR appoggiava un'azione di denigrazione di Driscoll ai suoi danni, con l'obiettivo di farlo sostituire con un personaggio più influenzabile.

Seguì quindi una politica di "basso profilo" condotta da Ulderico Caputo, alla testa dell'ufficio AR del Viminale dal novembre 1959 fino a marzo 1961, e da Efisio Ortona, che gli successe dal 1961 al 1963. In questi anni l'UAR non si pose in contrasto con il SIFAR, ma si concentrò fra l'altro sul monitoraggio delle attività dei membri dell'Organisation armée secrète (OAS), movimento ultranazionalista francese, che avevano trovato riparo in Italia. Paolo Emilio Taviani, ministro dell'interno dal 1962, pose l'anno successivo Savino Figurati al posto di Ortona, il quale iniziò un'opera di ristrutturazione interna dell'Ufficio che portò alla creazione di sei sezioni:

Prima sezione: Contatti con gli uffici politici delle questure; Seconda sezione: Elaborazione informazioni sui partiti di sinistra; Terza sezione: Investigazione sui partiti dell'estrema destra; Quarta sezione: Raccolta informazioni sulle formazioni separatiste altoatesine; Quinta sezione: Gestione fonti all'interno dei quotidiani e periodici; Sesta sezione: Coordinamento squadre periferiche e gestione libro paga degli informatori.

A capo dell'ultima sezione vi era dal 1964 Federico Umberto D'Amato, e ciò lo pose in una situazione di grande influenza all'interno del servizio, tanto che quando Figurati venne colpito da una malattia nel 1966, D'Amato divenne capo in pectore dell'UAR, anche se, alla morte di Figurati nel 1967, Taviani pose alla guida degli Affari Riservati Giuseppe Lutri. D'Amato nel 1969 divenne vice direttore. L'importanza della figura di D'Amato si estese anche in ambito internazionale, in quanto divenne il rappresentante italiano all'Ufficio per la Sicurezza interna del Patto Atlantico (USPA), il primo non appartenente al SIFAR, e a fine anni Sessanta fu il principale responsabile della creazione del cosiddetto "Club di Berna", organizzazione che riuniva i rappresentanti delle maggiori polizie europee con scopi di studio e coordinamento contro movimenti studenteschi ed extraparlamentari.

Gli anni della strategia della tensione

Uno degli aspetti più controversi sulle attività dell'Ufficio Affari Riservati riguarda l'opera di occultamento e di depistaggio nella ricerca della verità nelle indagini su alcuni dei più grandi "buchi neri" della storia dell'Italia repubblicana, e sui presunti legami con formazioni di estrema destra ad essa collegata. Un primo caso che testimonierebbe una sorta di alleanza tra istituzioni e movimenti extraparlamentari di destra riguarda l'operazione manifesti cinesi (1965), che fu una campagna di disinformazione contro il Partito Comunista Italiano, promossa dalla sesta sezione dell'Ufficio Affari riservati del Ministero dell'interno, diretta da Federico Umberto D'Amato, con la collaborazione del direttore del periodico Il Borghese, Mario Tedeschi, che stampò i manifesti e diede l'incarico di farli affiggere a Stefano Delle Chiaie del movimento neofascista di Avanguardia Nazionale.. Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi. Manifesti cinesi pag. 134.Recenti contributi istruttori su Avanguardia nazionale, Ordine nuovo e apparati dello Stato. Archivio 900. 30 novembre 2005. Manifesti cinesi, paragrafo 10. Secondo la testimonianza di Vincenzo Vinciguerra, che aveva raccolto la confidenza del fondatore di AN, Stefano Delle Chiaie, quest'azione di terrorismo psicologico era stata ideata da James Angleton, su ordine di Lyndon B. Johnson: era nota come Operazione Chaos, inventata a Lisbona da Yves Guérin-Sérac dell'Aginter Press e attuata in Italia da Federico Umberto D'Amato.

Stefano Delle Chiaie sostenne di essere stato strumentalizzato da Mario Tedeschi, passando da Federico Umberto D'Amato, da Mariano Rumor e Giulio Andreotti.Giannuli Aldo. La strategia della tensione. Ponte alle Grazie. 2018. pag. 225. Verbale dell'audizione del 9 aprile 1987 di Stefano Delle Chiaie davanti alla Commissione parlamentare monocamerale sulle strati in Italia pag. XIV/9. Lo UAR in effetti era informato in tempo reale di tutto quello che accadeva al Centro Studi Ordine Nuovo, grazie a una propria fonte, Armando Mortilla, informatore con nome di battaglia "Aristo", che era segretario di Pino Rauti e trait d'union con Guérin-Sérac.La fonte “Mortilla” (Armando Aristo) e l’Aginter Presse. La strage dell'Italicus. WordPress. 4 agosto 1974.