Entrato in politica subito dopo la rivoluzione romena del 1989 nelle file del Fronte di Salvezza Nazionale (FSN), nel 1990 ottenne il primo dei suoi quattro mandati alla camera dei deputati, in cui sedette fino al 2004. Rimasto fedele alla fazione di Petre Roman dopo la scissione del FSN, nel 1993 si legò al Partito Democratico (PD), del quale fu membro fondatore, segretario nazionale, vicepresidente e primo vicepresidente.

Fu vicepresidente della camera dal 1992 al 1998, quando fu nominato ministro dell'industria del governo Vasile. Dopo le dimissioni del primo ministro Radu Vasile, fu riconfermato anche nel successivo governo Isărescu.

Divenuto senatore nel 2004, nel 2006 fu incaricato della conduzione del ministero dei trasporti del governo del liberale Călin Popescu Tăriceanu (PNL), salvo abbandonare la posizione nel 2007 dopo la rottura dell'alleanza tra PNL e PD, causata dalla scelta del PD di uscire dalla maggioranza.

Nel 2008 fu nuovamente indicato come ministro dei trasporti di Emil Boc (PD-L), che lo volle in entrambi i suoi governi. Nel 2010, tuttavia, il partito operò un rimpasto che lo costrinse alle dimissioni. Nel 2012 annunciò che si sarebbe ritirato dalla politica e che negli anni a seguire si sarebbe occupato solamente della gestione delle sue aziende.

Formazione e attività professionale Nato a Râmnicu Vâlcea, completò gli studi superiori nel 1972 presso il liceo teoretico Vasile Roaită. Si trasferì, quindi, a Bucarest per gli studi universitari, conseguendo la laurea nel 1978 presso la facoltà di costruzioni aerospaziali dell'Università Politecnica di Bucarest. Tra il 1978 e il 1980 lavorò in qualità di ingegnere ricercatore presso il Centro di ricerca sul volo dell'Industria Aeronautică Română di Craiova. Dal 1980 assunse l'incarico di docente presso il liceo aeronautico di Craiova e dal 1984 vi affiancò la professione di ingegnere presso la fabbrica di aerei della stessa città.

Grande appassionato di modellismo, nel corso degli anni ottanta vinse numerosi premi per le sue riproduzioni in scala di navi ed aerei e fu membro di diverse associazioni del settore, nonché vicepresidente della Federazione romena di modellismo (1987-1992) e poi presidente onorario della stessa (dal 1992). Tali abilità gli diedero la possibilità di partecipare a diversi seminari sul modellismo nei paesi del blocco orientale. Secondo il critico letterario Angelo Mitchievici, che frequentò il circolo di modellismo per studenti fondato da Berceanu, queste circostanze gli permisero di avere accesso ad un mercato grigio nel quale operò alcune transazioni economiche vietate dal regime.

Con l'avvento della rivoluzione romena del 1989 che mise fine alla dittatura comunista di Nicolae Ceaușescu, Berceanu entrò in politica, lasciando i precedenti lavori. In virtù della sua nuova occupazione, tra il 1990 e il 1991 seguì dei corsi di specializzazione in problemi parlamentari ed istituzioni democratiche tra Canada e Stati Uniti.

Carriera politica Sotto il regime e attività nel Fronte di Salvezza Nazionale Forzatamente iscritto al Partito Comunista Romeno (PCR), secondo le sue stesse dichiarazioni, durante la dittatura non nascose le sue idee contrarie al regime, né fornì informazioni riguardanti i suoi colleghi di lavoro alla Securitate, la polizia politica di Ceaușescu. Per tale motivo nel 1981 durante una seduta del partito fu discussa la sua espulsione, ma questa si concluse con un semplice avvertimento. Nell'ottobre 1989 subì una perquisizione nel suo domicilio da parte della Securitate, intervenuta dopo essere venuta a conoscenza della sua presunta idea di oltrepassare il confine della Romania con un deltaplano da lui stesso ideato. Gli agenti provarono ad intimidire e minacciare Berceanu e la moglie con lo scopo di ottenere una confessione che provasse che Berceanu avesse sottratto documenti segreti dalla fabbrica di aerei nella quale lavorava per venderli ad un paese straniero. Tali informazioni furono rese pubbliche nel 2006, quando il Consiglio nazionale per lo studio degli archivi della Securitate (CNSAS) ordinò la desecretazione del suo dossier.

Conosciuto per le sue posizioni anticomuniste, sostenne la rivoluzione romena del 1989, divenendo vicepresidente della sezione locale nel distretto di Dolj dell'organo governativo provvisorio, il Consiglio del Fronte di Salvezza Nazionale (CFSN). Questo nel febbraio 1990 venne ridenominato Consiglio Provvisorio di Unità Nazionale (CPUN), in seguito alla decisione dei vertici del CFSN di fondare un partito politico, il Fronte di Salvezza Nazionale (FSN) di Ion Iliescu. Berceanu partecipò al CPUN di Dolj con il ruolo di presidente e fece parte dell'assemblea del CPUN a livello nazionale, oltre a prendere la decisione di entrare nel FSN, grande collettore politico che, pur erede delle strutture e dell'ideologia del precedente sistema di potere, si proponeva di condurre gradualmente il paese alla democrazia e al capitalismo.

Leader della sezione locale del partito nel distretto di Dolj e poi segretario nazionale del FSN tra il marzo e il novembre 1991, si candidò alla camera in occasione delle elezioni parlamentari in Romania del 1990. Mentre il FSN ottenne una maggioranza schiacciante sugli altri partiti, Berceanu conseguì il primo mandato alla camera della sua carriera, nel corso del quale fu membro della commissione economia e, a partire dal settembre 1992, vicepresidente della camera. Nell'aprile 1991 fu proposto come ministro della gioventù del governo Roman II, ma il voto del parlamento respinse la sua candidatura.

Nel novembre 1991 divenne vicepresidente del FSN a livello nazionale, ricevendo la delega sulle questioni organizzative del partito.

Personalità di rilievo del Partito Democratico Nella primavera del 1992 il FSN andò incontro ad una scissione, come risultato dello scontro tra le due correnti del partito, quella guidata dal presidente della repubblica Ion Iliescu e quella dell'ex primo ministro Petre Roman. Iliescu fondò il Fronte Democratico di Salvezza Nazionale (FDSN), mentre la controparte mantenne la sigla originale, con la quale si presentò alle elezioni parlamentari e presidenziali del 1992.

Berceanu, rimasto fedele alla linea Roman, ottenne la rielezione a deputato, ma il suo partito passò all'opposizione del governo FDSN di Nicolae Văcăroiu. Vicepresidente della camera per gli interi quattro anni di legislatura, nel maggio 1993 fu tra i membri fondatori del Partito Democratico (PD), nato su iniziativa di Roman come successore diretto del FSN. Personalità di alto rango del gruppo politico, fu negli anni successivi vicino ai colleghi di partito Adriean Videanu e Vasile Blaga. Nella nuova formazione mantenne il ruolo di presidente dell'organizzazione distrettuale del PD di Dolj e fu nominato primo vicepresidente del partito a livello nazionale. Fu capo, inoltre, della campagna elettorale per le elezioni parlamentari del 1996.

Nel 1996 fu rieletto deputato per il terzo mandato consecutivo, conservando la posizione di vicepresidente della camera fino al 1998. Fu, inoltre, membro della delegazione del Parlamento della Romania presso l'assemblea parlamentare del Consiglio dell'Unione europea (APCE), incarico rivestito in tre diverse occasioni della sua carriera (1996–1998, 2000–2006, 2007–2008).

In occasione delle elezioni parlamentari e presidenziali del 1996, la coalizione del centro-destra cristiano-liberale della Convenzione Democratica Romena (CDR) riuscì a battere il partito erede del FDSN di Iliescu, il Partito della Democrazia Sociale di Romania (PDSR). Per garantirsi la maggioranza parlamentare, tuttavia, fu costretta a siglare delle alleanze con i regionalisti dell'Unione Democratica Magiara di Romania (UDMR) e con i socialdemocratici di Petre Roman, terza forza del paese. Il PD, in tal modo, entrò a far parte del governo Ciorbea. Personalismi di partito, divergenze ideologiche con la CDR e continui problemi di tenuta interna della coalizione, tuttavia, collocarono il PD in una posizione di costante minaccia di abbandono dell'esecutivo, politica sostenuta dall'allora ministro dei trasporti Traian Băsescu e appoggiata da buona parte della base del partito, Berceanu compreso. Facendo così temere il ritiro dalla maggioranza, nel 1998 il PD riuscì ad ottenere le dimissioni di Victor Ciorbea.

Ministro dell'industria

Nell'aprile 1998 il successore di Ciorbea, Radu Vasile, chiamò Berceanu alla guida del ministero dell'industria e del commercio del suo governo. Il deputato del PD, quindi, lasciò la vicepresidenza della camera per assumere la nuova funzione. Nel settore industriale il governo indicò come priorità quella della privatizzazione delle grosse aziende di stato ancora sotto amministrazione pubblica. La posizione incerta del PD in materia, ove non apertamente contraria, tuttavia, contribuì a rallentare il processo.

Nell'estate del 1998, per fare fronte alle richieste del Fondo monetario internazionale, Vasile varò un piano che imponeva la chiusura delle aziende statali nei settori improduttivi, che investì direttamente gli operatori del comparto minerario sotto la gestione del ministero dell'industria. Il 16 dicembre 1998 Berceanu dichiarò pubblicamente che le miniere di Dâlja e Bărbăteni sarebbero state chiuse nel quadro di un più ampio programma di revisione dell'area mineraria della valle del Jiu. Fu uno degli atti che scatenarono la mineriada del gennaio 1999, che mise a dura prova il mantenimento dell'ordine pubblico in alcune località dell'Oltenia.

La Legge sulle miniere del 1998, inoltre, assegnava direttamente alla Minvest-Deva, società a maggioranza di capitale statale, i diritti di sfruttamento dei ricchi giacimenti minerari nel perimetro della località transilvana di Roșia Montană. L'ordinanza di governo 458/1999 emanata nel giugno di quell'anno a firma di Berceanu, del ministro delle finanze Decebal Traian Remeș e del presidente dell'Agenzia nazionale per le risorse minerarie (ANRM) Mihail Ianăș, approvò la concessione della licenza di sfruttamento alla società. Sempre nel 1999, tuttavia, nel quadro della Strategia di ristrutturazione delle compagnie del settore minerario, Berceanu ordinò la dismissione della filiale della Minvest a Roșia Montană. Diminuita la capacità operativa nella zona da parte della Minvest, perciò, il 9 ottobre 2000 la licenza fu trasferita, tramite ordine di Berceanu, alla Roșia Montană Gold Corporation (RMGC), gestita all'80% dalla corporation canadese Gabriel Resources, in cambio di un controvalore di 3 milioni di dollari e di un investimento garantito di 250 milioni di dollari. Secondo alcuni studi, tuttavia, il giacimento conteneva 800 tonnellate di oro e 2000 d'argento del valore stimato di 10 miliardi di dollari. Il potenziale danno economico per il paese fu negli anni a seguire oggetto di aspre critiche da parte di diverse forze politiche e discusso da un'apposita commissione d'inchiesta parlamentare.

Nel corso del 1999 il peggioramento degli indicatori economici, alla fine, portò alla nascita di un nuovo governo presieduto dall'economista Mugur Isărescu, nel quale Berceanu fu riconfermato ministro.

Nel 2000 fu protagonista dello scandalo Eurofinances, società che avrebbe beneficiato di fondi europei per milioni di euro per la realizzazione di un piano di sviluppo energetico nei distretti di Gorj e Vâlcea, tramite l'utilizzo manodopera messa in disponibilità dopo la chiusura di numerosi siti minerari. Il giro d'affari e la dimensione dell'azienda, tuttavia, non garantivano in nessun modo l'effettiva realizzazione dei progetti. L'esplosione dello scandalo politico, alla fine, spinse Berceanu a ritirare l'ordine che autorizzava la Compagnia nazionale di energia elettrica (CONEL) ad assegnare l'appalto direttamente alla Eurofinances.