Le cosiddette riforme De' Stefani, dal nome del ministro delle finanze del governo Mussolini Alberto de' Stefani, che le elaborò e le attuò nel 1923, furono delle riforme liberisteRiccardo Rossotto, Il fascismo liberale di De Stefani nell'ultimo saggio di Gianni Marongiu, 16 marzo 2021 iscritte nella prima fase del fascismo (novembre 1922 e 1923).
Le riforme Le riforme ebbero come obiettivo:
l'accorpamento o fusione di alcuni ministeri affini: ad esempio i ministeri economici furono organizzati in un unico dicastero dell'Economia nazionale; due ministeri finanziari ridotti al solo Ministero delle finanze; le Poste e telegrafi, il Commissariato per la Marina mercantile e quello straordinario per le Ferrovie furono unificate nel nuovo Ministero delle comunicazioni e posto a capo di tre aziende autonome: Poste e telegrafi, Telefonia interurbana e Ferrovie.
eliminazione delle cosiddette "bardature di guerra" sorte appunto durante il primo conflitto mondiale, con soppressione dei ministeri minori. smobilitazione amministrativa cioè epurazione (non necessariamente un termine politico dispregiativo) del personale esorbitante seguita dal 1926 in poi dal blocco ripetuto annualmente delle assunzioni dei ministeri.Gli impiegati nel 1923 erano circa mezzo milione. Con De Stefani si mira a ridurre il personale, ma in realtà furono ridimensionate davvero solo poche amministrazioni centrali, soprattutto la più senti sindacalizzate come le Poste e telegrafi e specialmente le Ferrovie, colpite almeno per un terzo dei loro operai. In totale il personale delle amministrazioni centrali e periferiche dello Stato al primo gennaio 1926 era calato a 308/309.000 unita. spostamento delle ragionerie centrali dei ministeri sotto il controllo gerarchico di carriera della Ragioneria generale dello Stato. riforma dell'ordinamento gerarchico delle amministrazioni sul modello militare e nuova legge sullo stato giuridico dei dipendenti per spingere i "contagi" con il rapporto di lavoro privato; irrigidimento delle carriere in tre gruppi (A,B,C) e in tredici gradi gerarchici. conferimento dell'intera materia del pubblico impiego alla giurisdizione esclusiva del Consiglio di Stato.
Questa riforma, benché frutto del governo fascista, condivideva una visione tradizionale quasi ottocentesca della burocrazia con una sorta di autoritarismo fatto proprio dal fascismo ma condivisa nel sistema di valori diffusi nella società ben prima del fascismo stesso.
Paradossalmente la burocrazia più tradizionale, nonostante questa riforma dichiaratamente anti-burocratica, non uscì affatto sconfitta ma rafforzata.
Note
Bibliografia
Franco Marcoaldi, Vent'anni di economia e politica. Le carte De' Stefani (1922-1941), FrancoAngeli, Milano, 1986, ISBN 978-88-2043-938-5. Piero Bini, Austerità e crescita negli anni 1922-1925 del fascismo. Alberto De' Stefani e l'ultima controffensiva del liberismo prima della resa all'economia corporativa, in Economia e Diritto in Italia durante il Fascismo. Approfondimenti, biografie, nuovi percorsi di ricerca, a cura di P. Barucci, P. Bini, L. Conigliello, Firenze University Press, Firenze, 2017, pp. 27-51, ISBN 978-88-6453-604-0. Giacomo Gabbuti, Il fascismo "liberista" e la "quasi abolizione" dell'imposta di successione del 1923, in Le sirene del corporativismo e l'isolamento dei dissidenti durante il fascismo, a cura di P. Barucci, P. Bini, L. Conigliello, Firenze University Press, Firenze, 2021, pp. 1791-196. La controversa riforma "De' Stefani" del 1923. Una diatriba secolare tra profili restaurativi e innovativi di una riforma, a cura di Giuseppe Mongelli e Salvatore Romanazzi, Aracne, Roma, 2023, ISBN 979-12-218-0718-9. Giovanni Corcioni, De' Stefani. Ruoli, scelte, conflitti di un liberista in camicia nera (1879-1969), Cierre, Sommacampagna, 2026, ISBN 978-88-5520-352-4.
Voci correlate Alberto de' Stefani Battaglie economiche italiane Fascismo Governo Mussolini Liberismo Ministeri del governo italiano soppressi o accorpati Ministri delle finanze del Regno d'Italia
Categoria:Economia dell'Italia fascista