I Fasti gonzagheschi sono un ciclo di dipinti eseguito da Jacopo Robusti, detto il Tintoretto, con il contributo della sua bottega. L'opera è volta alla celebrazione dinastica della gesta dei Gonzaga ed in particolare delle imprese militari realizzate tra il XV e il XVI secolo da vari membri della casata.
Storia
La serie di dipinti fu commissionata al Tintoretto dal duca di Mantova Guglielmo Gonzaga per la decorazione di alcuni nuovi ambienti che lo stesso duca aveva fatto aggiungere al Palazzo ducale. La commissione al pittore veneziano si articolò in due tranche: vennero dapprima commissionati, nel 1578, quattro teleri destinati ad una prima sala della nuova parte della residenza ducale (Sala dei Marchesi), cui seguì una seconda ravvicinata ordinazione, nel 1579, relativa alle ulteriori quattro grandi tele del ciclo, che vennero collocate in un'altra stanza della reggia mantovana (Sala dei Duchi)Cornelia Syre, “Tutto Spirito, Tutto Prontezza”. Tintoretto’s Gonzaga Cycle, in Cornelia Syre (curatore), Tintoretto. The Gonzaga Cycle, Monaco di Baviera, 2000, pp. 13-27. .
Si ritiene che la scelta cadde sul Tintoretto in quanto questi si era dimostrato un abile pittore di battaglie: in particolare nel 1571 il maestro veneziano aveva licenziato per il Palazzo ducale di Venezia una tela raffigurante la Battaglia di Lepanto che aveva riscosso grandissima ammirazione ed è probabile che tale notizia fosse giunta anche alla corte mantovana, sempre attenta alle vicende venezianeTom Nichols, Tintoretto: tradition and identity, Londra, 1999, p. 133..
Il prezzo pattuito per il compenso del Tintoretto fu relativamente a buon mercato per un'impresa di tale portata (le otto tele dei Fasti sono infatti di dimensioni ragguardevoliLe misure degli otto teleri: Giovanni Francesco Gonzaga nominato marchese di Mantova: cm. 272.5 × 432; Ludovico II Gonzaga sconfigge i veneziani nella battaglia dell'Adige: cm. 273 × 385.5; Federico I Gonzaga libera Legnano: cm. 262 × 421.5; Francesco II Gonzaga alla battaglia del Taro: cm. 269.5 × 422; Federico II Gonzaga conquista Parma: cm. 212 × 283.5; Federico II Gonzaga entra vittorioso a Milano: cm. 212 × 283.5; Federico II Gonzaga difende Pavia: cm. 210 × 276.5; Ingresso di Filippo II di Spagna a Mantova: cm. 211.7 × 330. e sono affollatissime di figure) e la consegna avvenne in tempi piuttosto rapidi - l'intero ciclo risulta messo in opera nel 1580 -; circostanze che spiegano l'ampia partecipazione della bottega del maestro, compreso suo figlio Domenico. Il Tintoretto in sostanza si limitò all'ideazione delle composizioni, lasciando ai suoi aiuti la gran parte dell'esecuzione dei dipintiMiguel Falomir, Tintoretto profano, in Giovanni Morello e Vittorio Sgarbi (a cura di), Tintoretto (Catalogo mostra Roma, Scuderie del Quirinale, 24 febbraio - 10 giugno 2012), Milano, 2012, pp. 132-133..
È molto probabile inoltre che la commissione dei Fasti mantovani sia stata influenzata dalle imprese decorative del Vasari a Firenze, che in Palazzo Vecchio aveva messo in scena le gesta della stirpe dei Medici, e di Taddeo Zuccari a Caprarola che, nel celebre Palazzo della casata, aveva raffigurato le imprese dei Farnese. I Gonzaga non vollero essere da meno e anch'essi decisero di dotare la propria residenza di un vasto ciclo pittorico celebrativo della gloria famigliare.
I Fasti gonzagheschi rimasero a Mantova fino ad inizio Settecento quando furono portati a Venezia da Ferdinando Carlo di Gonzaga-Nevers, decimo e ultimo duca, durante la sua fuga dalla capitale ducale. Nel 1708 i teleri del Robusti furono acquistati dall'Elettore di Baviera Massimiliano Emanuele prendendo così la volta della capitale bavarese per infine confluire nelle raccolte della Alte Pinakothek.
Descrizione
Fonte di fondamentale importanza per l'individuazione del contenuto delle singole tele del ciclo sono le lettere scambiate tra il conte Teodoro Sangiorgio, alto funzionario della corte mantovana, e Paolo Moro ambasciatore dei Gonzaga a Venezia. In queste missive il Sangiorgio, per conto del duca Guglielmo, impartisce al diplomatico mantovano presso la Serenissima precise istruzioni circa il contenuto dei dipinti che avrebbe dovuto realizzare il Tintoretto. Da questo carteggio si deduce altresì che fu cura della committenza mantovana recapitare al pittore veneziano i ritratti dei marchesi e dei duchi da replicare nei dipinti così come delle riproduzioni dei luoghi in cui ambientare le scenePer il carteggio del Sangiorgio relativo alla commissione del ciclo del Robusti si veda, Alessandro Luzio, Fasti Gonzagheschi dipinti dal Tintoretto, in Archivio Storico dell'Arte, III, 1890, pp. 397-400..
Sala dei Marchesi Nella prima parte dei Fasti sono raffigurate le gesta dei primi quattro marchesi Gonzaga, cioè il titolo rivestito dalla famiglia mantovana (dal 1433) prima di ascendere a dignità ducale nella persona di Federico II Gonzaga.
Questa prima parte del ciclo era inframezzata da un ricco apparato decorativo plastico, tuttora in loco. Si tratta di sculture in stucco, opera del padovano Francesco Segala, consistenti in busti-ritratto dei marchesi Gonzaga e delle rispettive consorti, putti, vittorie e altre figure allegoricheLuca Siracusano, Per Francesco Segala "padovano scultore et architettore", in Arte veneta, LXXII, 2015, p. 77..
Nonostante le indicazioni impartite per lettera, quando i primi quattro teleri furono consegnati la committenza richiese al Tintoretto varie modifiche, rilevabili dalle indagini radiografiche modernamente effettuate sui quadri.
Giovanni Francesco Gonzaga nominato marchese di Mantova dall'imperatore Sigismondo
Il primo telero celebra il conseguimento della carica marchionale da parte di Gianfrancesco Gonzaga, il primo della schiatta a conseguire il titolo di marchese di Mantova, del quale fu insignito da Sigismondo di Lussemburgo allorché questi nel 1433 scese in Italia per essere cinto da papa Eugenio IV della corona imperiale. La cerimonia di elevazione al marchesato di Gianfrancesco si svolse a Mantova in piazza San Pietro Veronika Poll-Frommel, Jan Schmidt, Cornelia Syre, The Gonzaga Cycle, in Cornelia Syre (curatore), Tintoretto. The Gonzaga Cycle, cit., pp. 29-30..
Queste le parole con le quali il conte Sangiorgio descrive minuziosamente il compito affidato al Tintoretto per il primo dipinto del ciclo: «Nel quadro del marchese Giovanni Francesco si pingerà come, essendo Giovanni Francesco Gonzaga signore di Mantova con tittolo di capitano, fu creato marchese da Sigismondo imperatore et n'hebbe il tittolo et le insegne in Mantova su la piazza di San Pietro ove fu fatto un gran catafalco regalmente ornato sopra del quale ascese l'imperatore et, havendo avanti di se stesso Giovanni Francesco con molti suoni di trombe et tamburri, lo creò et lo fece gridare marchese et le diedde un scudo con l'arma delle quattro aquile in campo bianco distinto da una croce rossa. In questo quadro hanno da essere ritratti al naturale il suddetto imperatore Sigismondo et il marchese Giovanni Francesco. Si ha da immitare in qualche parte la prospettiva della piazza di San Pietro acciò che si riconosca il luogo ove fu fatto questa attione. Volendo per ornamento farle qualche insegne se le può fare il stendardo del generalato di Santa Chiesa, quello di vinitiani et quello del duca di Milano. L'impresa sua fu un scoglio in mezo all'onde nelle quali sono molti tronchi di legno che gettano fiamme».
Su un palco elevato in piazza San Pietro si svolge la cerimonia: un deferente Gianfrancesco si inchina al cospetto dell'imperatore regalmente assiso che indica verso i simboli nobiliari poggiati su cuscino dei quali il Gonzaga sta per essere insignito. La lunga prospettiva della piazza è ricolma di cavalieri in armatura e tra di loro si vedono anche dei musici che percuotono i tamburi. Tre cavalieri reggono grandi stendardi con le insegne di Venezia, cioè il leone di san Marco, del ducato di Milano, il biscione visconteo, e dello Stato della Chiesa, la tiara papale e le chiavi di san Pietro: cioè gli stati al cui servizio il primo marchese di Mantova pose la sua spada. Davanti al palco si raccoglie il popolo di Mantova. Sull'estrema destra della tela vi è in primo piano un giovane guerriero in armatura con la mano sinistra poggiata su uno scudo su cui compare l'impresa descritta dal Sangiorgio dello scoglio tra le onde e dei rami che bruciano.
Riconoscibile sullo sfondo è l'antica facciata del duomo di Mantova, dedicato a San Pietro (da qui il nome della piazza), poi radicalmente modificata nei secoli successivi: la si vede sostanzialmente identica nel dipinto di Domenico Morone raffigurante la Cacciata dei Bonacolsi del 1494In verità nel secolo e poco più che separa il quadro del Morone da quello del Tintoretto qualche modifica alla facciata del duomo era comunque stata apportata: nella parte alta della facciata del Robusti si vede una serliana che nella cacciata dei Bonacolsi non c'è, innovazione architettonica evidentemente effettuata medio tempore..
La raffigurazione di profilo del primo marchese di Mantova ha suggerito che il probabile modello utilizzato dal Tintoretto per l'effige di Gianfrancesco Gonzaga vada individuato nella medaglia coniata dal Pisanello Gudrun Raatschen, Selected Gonzaga Portraits, in Cornelia Syre (curatore), Tintoretto. The Gonzaga Cycle, cit. pp. 137-145. (1440 circa) su commissione di Ludovico II Gonzaga e per l'appunto dedicata al padre del committenteIn questo come in altri casi, considerando che i teleri del Tintoretto non furono realizzati a Mantova ma nella bottega del pittore a Venezia, le opere delle collezioni Gonzaga indicate come modello di riferimento per i ritratti dei membri del casato raffigurati nei Fasti non furono direttamente viste dal pittore ma da esse si trassero delle riproduzioni da inviare al Robusti. In questo senso in più casi è stato colto un nesso tra le effigi tintorettiane e alcuni piccoli ritratti gonzagheschi, a loro volta realizzati copiando opere delle gallerie della famiglia ducale, eseguiti negli anni settanta del Cinquecento e in seguito al matrimonio di Anna Caterina Gonzaga con Ferdinando II d'Austria portati nel Castello di Ambras, ad Innsbruck, residenza dell'arciduca asburgico..
Ludovico II Gonzaga sconfigge i veneziani nella battaglia dell'Adige
L'evento raffigurato nella seconda tela è uno scontro avvenuto nel corso della guerra del 1438-1439 tra il duca di Milano Filippo Maria Visconti e la Repubblica di Venezia per il dominio della Lombardia orientale e del Lago di Garda Veronika Poll-Frommel, Jan Schmidt, Cornelia Syre, The Gonzaga Cycle, cit., pp. 40-41. . Durante questa contesa i veneziani compirono l'ardimentosa impresa di trasportare via terra una flotta dal fiume Adige al Lago di Garda che non avrebbero potuto raggiungere via acqua per lo sbarramento nemico. Impresa passata alla storia col nome di Galeas per montes.
La battaglia raffigurata nel secondo telero è relativa all'irruzione sull'Adige della flotta dei Gonzaga - clamorosamente schieratisi con i Visconti a dispetto dei loro precedenti legami con la Serenissima - che abilmente muovendo da Ostiglia raggiunse il fiume e sconfisse i veneziani.