Figlio di poveri contadini, raggiunse la meta del sacerdozio superando molte difficoltà, tra le quali ci furono problemi nello studio, soprattutto nell'apprendimento del latino. Ordinato presbitero, divenne vicario, a Écully, dell'abate Charles Balley, che l'aveva molto sostenuto durante i difficili anni di studio; alla morte di Balley fu mandato ad Ars, dove spese la propria vita nell'evangelizzazione, nella pratica del sacramento della penitenza, nell'assidua preghiera e nella celebrazione della Messa. Morì nel 1859 quando Ars era ormai divenuta luogo di pellegrinaggio, essendosi sparsa per tutta la Francia la sua fama di confessore e direttore spirituale.

Beatificato nel 1905 da papa Pio X, è stato proclamato santo da papa Pio XI nel 1925 e dichiarato patrono dei parroci. Additato come modello per i presbiteri da papa Giovanni XXIII nell'enciclica Sacerdotii nostri primordia, è stato ricordato con uno speciale anno sacerdotale, per il centocinquantenario della sua morte, nel 2009 da papa Benedetto XVI.

Biografia Primi anni (1786-1799) Nato l'8 maggio 1786Margherita Vianney, Processo dell'Ordinario diocesano, p. 1011; per risalire alla data di nascita di Vianney si è dovuto ricorrere a documenti ufficiali, in quanto egli, finché fu in vita, diede date contrastanti, affermando ora di essere nato il 3 maggio 1786, ora l'8 maggio 1788, come scrisse sul modulo che dovette compilare quando fu ripristinata la sede episcopale di Belley; vedere per i riferimenti R. Fourrey, Vita autentica del curato d'Ars, Cinisello Balsamo, 2009 (1ª ed. 1986), p. 13. a Dardilly da Matthieu Vianney e Marie Béluse (o Beluze), sposatisi l'11 febbraio 1778 a Écully, venne battezzato il giorno stesso dal vicario Blachon, della parrocchia di Dardilly, alla presenza del padrino, l'omonimo zio Jean-Marie Vianney, fratello minore del padre, e della madrina Françoise Martinon, sua moglie. Il fonte battesimale reca tutt'oggi l'iscrizione «Ex hoc fonte in Xto natus J. M. Vianney 8 Maii 1786» («Da questo fonte è nato in Cristo G. M. Vianney l'8 maggio 1786», iscrizione incisa prima della canonizzazione di Vianney).I registri parrocchiali, tradotti in François Trochu, Il Curato d'Ars, Marietti, p. 26, citano: «Giovanni Maria Vianney figlio legittimo di Matteo Vianney e Maria Beluse, sua moglie, nato l'8 maggio 1786, il medesimo giorno fu battezzato da me vicario infrascritto: padrino fu Giovanni Maria Vianney, zio paterno, e madrina fu Francesca Martinon, moglie del predetto Giovanni Maria Vianney, analfabeti entrambi. Blachon vicario».Il vero nome del biografo del Curato d'Ars è Francis Trochu. Nella prima edizione in italiano pubblicata da Marietti (1946), il nome dell'autore è tradotto in Francesco Trochu. Nel 1997 Marietti ha ripubblicato la biografia sotto il nome inesatto di François Trochu.

Il nuovo nato sarebbe stato il quarto di sei figli: Catherine, morta poco dopo le nozze; Jeanne-Marie, morta ad appena cinque anni; François, detto "il maggiore"; Jean-Marie, il futuro "Curato"; Marguerite, morta a 91 anni nel 1877 e preziosa per le testimonianze da lei depositate riguardo l'infanzia dell'illustre fratello; un altro François, detto "il minore", partito per la guerra e mai più ritornato. Cresciuto in questa numerosa famiglia di contadini, il piccolo Jean-Marie trascorse l'infanzia nei campi, mentre il padre e la madre coltivavano la terra e i fratelli più grandi badavano al gregge o alle mucche.

Di carattere impetuosoGuillaume Villier, Processo dell'Ordinario, p. 646., nonché allegro e gioviale, mostrò sin dalla più tenera età una profonda devozione, impartitagli dalla madre, in particolare verso la Vergine Maria, della quale possedeva una rustica statuetta di legno,Jeanne Marie Chanay, Processo dell'Ordinario, p. 677. presso la quale era solito ritirarsi in preghieraArticolo del postulatore al Processo dell'Ordinario, n. 24 o Margherita Vianney, ibidem p. 1012., e verso l'Eucaristia; già nei primi anni di fanciullezza Marie Beluse era infatti solita condurlo in chiesa per assistere alla MessaAbbè Toccanier, Processo apostolico, p. 143.. Riguardo alla Madonna, dichiarò di averla «amata prima di conoscerla, è il mio affetto più antico»R. Fourrey, cit., p. 23..

La condizione spirituale della Francia post-rivoluzionaria crollò definitivamente con la costituzione civile del clero (12 luglio 1790) e con la conseguente condanna di papa Pio VI, un anno dopo, che portò a una profonda rottura all'interno della stessa Chiesa francese, scissa ora in clero "refrattario", disposto a morire piuttosto che prestare giuramento allo stato e alla sua chiesa nazionale, e clero costituzionale, che invece giurava fedeltà a esso rifiutando in tal modo la supremazia papale. Ne seguì un periodo di profonda confusione per la popolazione, compresa quella di Dardilly, che vide i sacerdoti refrattari, quindi ritenuti nemici dello stato, arrestati, uccisi o fuggiaschi, sostituiti dai sacerdoti costituzionali che dai pulpiti delle parrocchie istruivano i cittadini sulla nuova costituzione e sul civismo. Ciò suscitò divisione fra i fedeli, con abbandono delle parrocchie e conseguente chiusura di esse, come avvenne nella stessa Dardilly, dove anche Marie Béluse e la sua famiglia preferirono i refrattari, fedeli a Roma, che si riunivano, di notte e di nascosto, in fienili o case ospitali per celebrarvi la messa, come accadde spesso in casa degli stessi VianneyMargherita Vianney, Processo dell'ordinario, p. 1111..

Nonostante questo, il fanciullo continuava a trascorrere nella povertà e nel duro lavoro i suoi primi anni d'infanzia. A sette anni, nel 1793, gli fu affidato il gregge da condurre al pascolo ogni giorno con la sorella minore Marguerite, la quale veniva da lui istruita, durante quelle lunghe giornate, sui concetti fondamentali della fede cattolica, sulla scrittura, sulle nozioni base del catechismoMargherita Vianney, Processo dell'ordinario, pp. 1013-1014.. Non era raro trovarli a pregare con gli altri pastorelli nei pressi di un vecchio albero piantato nelle vicinanze, dove il futuro curato intratteneva i suoi compagni con brevi prediche e con canti liturgici, ormai fuorileggeAndrea Provin, Processo dell'ordinario, pp. 1002-1004; Francesco Duclos, ibidem, pp. 999-1001; Margherita Vianney, ibidem, pp. 1013-1018..

Il bambino conduceva il gregge accompagnato anche dagli altri fratelli, e insieme andavano nei valloni di Pré-Cusin e di Chante-Merle. In seguito alla sanguinosa repressione della rivolta lionese, soffocata dai rivoluzionari Collot d'Herbois e Fouché, le misure anticlericali furono inasprite anche a Dardilly. La chiesa del villaggio venne chiusa nell'inverno tra il 1793 e il 1794 e riaperta nell'estate del 1795, ma il piccolo Vianney non fu toccato nella già solida fede. Durante il lavoro si isolava talora, per raccogliersi in preghiera in mezzo alla natura. Giovanni Maria univa al desiderio di solitudine il piacere di giocare insieme ai propri coetanei. Amava il gioco della piastrella e, dopo aver vinto, restituiva ai suoi amici «tutta la vincita, aumentata d'un soldo», dispiaciuto di vederli tristiR. Fourrey, cit., pp. 18-20..

In quanto a istruzione, il piccolo Vianney aveva appreso l'alfabeto e la lettura dalla sorella maggiore Catherine, ma cominciò a frequentare dal 1795 la scuola del "cittadino Dumas", dove si distinse per applicazione e condottaMargherita Vianney, Processo dell'ordinario, pp. 1014-1015.. Nel 1797 ebbe la sua prima confessione dal sacerdote don Groboz, fuggito in Italia e ritornato in Francia, costretto a nascondersi come gli altri confratelli refrattari nonostante la caduta di Robespierre (1794) e la conseguente fine del suo regime del Terrore. Questi consigliò ai genitori del promettente giovane di mandarlo a Écully per ricevere un'istruzione religiosa presso le Dame Catechiste, che lo prepararono alla prima comunione, avvenuta nel 1799 in segreto in casa della vedova PingonAnnali d'Ars, p. 51 in François Trochu, Il Curato d'Ars, Marietti, p. 52..

Formazione presso don Balley (1799-1818) Dopo la prima comunione, Giovanni Maria si dedicò principalmente al lavoro dei campi, trascurando, per necessità familiari, lo studio alla scuola di Dumas. Fu in quegli anni che sorse in lui la vocazione al sacerdozio, vocazione che manifestò dapprima alla madre e alla zia e poi, per invito delle stesse, al padre MatteoAbbe Raymond, Processo dell'ordinario, p. 282. che, a causa dei debiti che gravavano sulla famiglia (dote della figlia maggiore Catherine, riscatto di Francesco chiamato alle armiFrançois Trochu, Il Curato d'Ars, Marietti, p. 63.) non volle sentire ragioni.

Il suo dissenso si protrasse per circa due anni, finché giunse notizia al giovane, ormai ventenne, e alla madre che don Charles Balley, curato di Écully, ospitava in casa propria giovani desiderosi di intraprendere la strada per il sacerdozio. Giovanni Maria avrebbe così trovato risposta alle proprie aspirazioni e nello stesso tempo evitato un crollo economico per la già povera famiglia. Il padre finalmente accettò. Un'ennesima resistenza giunse però dal sacerdote stesso, troppo impegnato per occuparsi di un altro alunno: la madre e la zia, venute a parlare con lui, furono costrette a tornare a Dardilly con questa triste notizia. Fu l'incontro fra il giovane Vianney stesso e il reverendo Balley a convincere quest'ultimo ad accoglierlo nel suo piccolo seminario domesticoCatherine Lassagne, Processo apostolico, p. 102; Processo dell'ordinario, p. 1019..

Don Charles Balley, nato a Lione il 30 settembre 1751 e morto a Écully nel 1817 in fama di santità, canonico regolare della congregazione di Francia, o di santa Genoveffa, era fra i missionari che, durante il regime del Terrore, si rifugiavano nelle case per celebrare e predicare alla gente del popolo. Terminate le persecuzioni, era stato nominato, il 21 febbraio 1803, parroco di Écully, dove appunto diede vita a questa casa per futuri presbiteri, della quale Giovanni Maria Vianney divenne membro, pur alloggiando presso la zia Margherita Humbert.

Ritornare sui libri di studio fu davvero penoso per il ventenne di Dardilly, che si trovò in serie difficoltà, particolarmente nell'apprendimento del latino, fondamentale per la conoscenza delle scritture, della liturgia e dei manuali teologici; spesso si vide costretto a essere aiutato dai compagni di studio, Deschamps e i fratelli LorasContessa des Garets, Processo dell'ordinario, p. 765., molto più giovani di lui. Scoraggiato per gli scarsi progressi nello studio, Giovanni Maria intraprese un pellegrinaggio, da solo e senza un soldo in tascaFrate Atanasio, Processo apostolico, p. 196; Marthe Miard, ibidem, p. 837., per Lalouvesc, presso la tomba di san Francesco Regis, sacerdote francese della prima metà del Seicento. Fu un viaggio spossante e faticoso, ma riuscì a rafforzarlo caratterialmente e spingerlo così ad affrontare con determinazione le difficoltà nello studio, i cui progressi cominciarono a farsi, quantomeno, sufficientiFrate Atanasio, Processo apostolico, p. 196; Abbe Monnin, Il curato d'Ars, tomo I, p. 69..

Nel 1807 ricevette il sacramento della cresima a Écully, insieme alla sorella Margherita, dalle mani del cardinale Joseph FeschAndrea Provin, Processo dell'ordinario, p. 1003., zio di Napoleone Bonaparte. Fu in quest'occasione che egli assunse il secondo nome di Baptiste, data la sua devozione al precursore evangelicoFrançois Trochu, Il curato d'Ars, Marietti, p. 80. Tutto sembrava destinato a continuare quando, appena due anni dopo, da Lione giunse alla casa paterna un "foglio di via": Giovanni Maria era chiamato alle armi.

Rifugiato presso Noes