San Pietro in Cariano (San Piéro in Carian in veneto) è un comune italiano di abitanti della provincia di Verona in Veneto. Situato in Valpolicella a 14 chilometri da Verona, il suo territorio si può definire di pianura pedemontana, con un'altezza compresa tra 75 e 250. Il comune confina a nord con Marano di Valpolicella e Fumane, ad est con Negrar di Valpolicella, a ovest con Sant'Ambrogio di Valpolicella, a sud con Pescantina e Verona; aggregato nel 1929 con l'antico comune di Negarine, è composto dalle frazioni di Bure, Castelrotto, Corrubbio, Pedemonte e San Floriano..

Tra il V e il IV secolo a.C. la zona fu dimora della popolazione degli Arusnati, che si mescolò successivamente con i romani giunti nei luoghi attorno al II secolo a.C. In epoca medievale vennero eretti importanti edifici, come la pieve di San Floriano e un castello presso Castelrotto (andato distrutto nel 1404). Con l'avvento della dominazione di Venezia, San Pietro in Cariano divenne sede del Vicariato della Valpolicella, ed assistette all'edificazione di numerose ville venete, dimore di nobili veronesi. Caduta la Serenissima, il successivo periodo austriaco non incise molto nella storia locale. Dopo l'annessione al Regno d'Italia, decenni caratterizzati da diffusa povertà comportarono una forte emigrazione, protrattasi fino agli albori del XX secolo. Al termine della seconda guerra mondiale, la frazione di Corrubbio fu teatro di una strage di civili che allungò la lista dei lutti patiti durante i due conflitti mondiali. Il dopoguerra è stato caratterizzato da un'intensa attività di ricostruzione, cui fece seguito una forte crescita economica, rendendo fiorente l'attività vinicola ed innescando una rapida urbanizzazione sia civile che industriale.

Geografia fisica Territorio San Pietro in Cariano dista circa 14 chilometri da Verona, in direzione nord-ovest, e fa parte della Valpolicella. La casa comunale si trova ad un'altitudine di 151 , mentre il restante del territorio giace tra i 75 m e i 250 m lo si può definire di pianura pedemontana: nella frangia settentrionale del comune, infatti il territorio si fa via via collinare fino a diventare montuoso in prossimità dei monti Lessini.

La sua rete idrografica, da ovest verso est, è caratterizzata dal corso dei torrenti (chiamati in dialetto "progni") Fumane, Marano, Negrar e della prognetta Lena. Questi corsi d'acqua non presentano una significativa portata, se non in seguito a precipitazioni di durata ed intensità eccezionali.

Il grado di sismicità della zona è considerato basso.

Clima

Il territorio di San Pietro in Cariano gode di un clima mite, grazie all'esposizione a sud delle colline che occupa, avvicinandosi molto a quello mediterraneo, attestandosi la piovosità annua a 850 mm circa. Le precipitazioni sono concentrate soprattutto in primavera e in autunno; in estate si possono verificare intensi fenomeni temporaleschi, talora accompagnati da grandine. La neve è rara, e generalmente non vi permane a lungo. I giorni di nebbia sono circa 25-30 nelle zone di fondovalle, mentre non superano i 15 in quelle collinari.

I venti invernali dominanti sono: la bora, che soffia da nord-est, e lo scirocco, proveniente da sud-est. Occasionalmente si manifesta anche il vento di föhn, caratterizzato da raffiche molto elevate. Nell'estate si hanno invece leggere brezze. Dal punto di vista legislativo, il comune ricade nella "Fascia climatica E".Ente per le nuove tecnologie, l'Energia e l'Ambiente

Di seguito i dati della stazione meteorologica di Verona Boscomantico, posizionata a pochi chilometri a sud-est rispetto al capoluogo.

Origini del nome

Il toponimo "Cariano" pare derivare dal tardo latino Carilianus (cioè terreno di proprietà di Carilius). Alcuni studiosi ne indicano tuttavia la provenienza dall'italianizzazione di "Ca-R-i-R-um", abbreviazione dalla dicitura "Castrum-Rotharii-Ruptum", altri dall'antico nome del castello di Castelrotto.

Storia Preistoria e antichità

Le più antiche tracce della presenza dell'uomo nella zona, in particolare a Pedemonte, Negarine e Castelrotto, risalgono al Neolitico. In località Archi di Castelrotto sono stati portati alla luce resti di un villaggio protostorico, risalente al V e IV secolo a.C., costituito da vari complessi.

Durante la dominazione romana, iniziata intorno al II secolo a.C., il territorio era abitato dagli Arusnati, popolazione di probabile origine etrusca o comunque italicaSecondo Scipione Maffei erano di origine etrusca, in contrasto con l'ipotesi di Theodor Mommsen che li riteneva di origine retica. Ancora oggi non è possibile stabilirlo con certezza, ma entrambe le popolazioni erano comunque di origine italica., stanziatasi in loco a partire dal V secolo a.C. Le tracce lapidarie che ci testimoniano l'esistenza di questo popolo sono oggi custodite a Verona, presso il Museo lapidario maffeiano..

Il territorio di San Pietro in Cariano è ricco di reperti dell'epoca romana, a dimostrazione della destinazione del territorio quale zona residenziale di rilievo. Resti di abitazioni rustiche romane sono stati rinvenuti in vari luoghi sparsi su tutto il comune, fra i quali spiccano le vestigia di un'antica villa, rinvenuta in località Ambrosan, con annessi ruderi di quello che si suppone possa essere stato un edificio dedicato all'essiccazione dei prodotti agricoli, tipicamente di uva per ottenere vini passiti.. Sempre risalenti a quest'epoca, sono state trovate tracce di cave che attestano un'attività di estrazione di tufo per la costruzione di edifici..

Sotto l'impero romano la zona conobbe un periodo di prosperità; da qui passava l'antica via Claudia Augusta di cui se ne sono trovate alcune tracce.. Nell'epoca delle invasioni barbariche, il territorio carianense seguirà la stessa sorte delle località limitrofe. Molto probabilmente da qui il giovane Odoacre discese provenendo da Norico che, da qui a poco, metterà fine all'impero romano d'occidente, aprendo all'epoca che oggi riconosciamo come medioevo..

Storia medievale

In età alto medievale, la presenza di strade che conducevano verso la Valdadige fa ritenere che la zona costituisse un caposaldo per la difesa della città di Verona.

Fin dalla dominazione longobarda, Castelrotto, allora conosciuto come Castrum rotharii, vantava una notevole importanza militare, testimoniata dalle vestigia di un antico maniero, la cui costruzione avvenne intorno all'anno 1000, ma quasi sicuramente sorto sul luogo di una precedente fortificazione... Esso, infatti, risultava essere a capo di una sculdascia, ovvero una circoscrizione minore in ambito ducale, ma dotata di un ampio potere..

Del periodo medievale è la romanica pieve di San Floriano, la cui esistenza è menzionata già a partire dall'anno 905Si hanno notizie da un documento in cui si nominano alcuni beni ubicati nella valle Provinianensis non longe ab ecclesia Beati Floriani (nella valle Provinianense, non lontano dalla chiesa di San Floriano), anche se l'attuale edificio risale al XII secolo, Venne edificata su un luogo di culto pagano, come lo dimostra l'impiego per la sua costruzione di pietre di epoca romana, fra cui due grandi cippi funebri, ed altri resti marmorei, oggi posti davanti all'ingresso principale.. Sempre nell'odierno territorio comunale, coeve alla pieve di San Floriano, si trovano la chiesa dei Santi Martino e Rocco a Corrubbio, la pieve di Santa Maria in Vallena e la chiesa di Santa Sofia a Pedemonte, tutte vestigia di architettura romanica..

Nel basso medioevo il territorio comunale, possedimento della signoria Scaligera, fece parte della contea della Valpolicella, che godeva del privilegio di una parziale autonomia e di separata amministrazione. Questa situazione si protrasse almeno fino alla caduta di Antonio della Scala, avvenuta nel 1387. Durante il successivo periodo di dominazione viscontea del duca Gian Galeazzo di Milano (1387-1402), la Valpolicella tornò ad essere un Colonnello, conservando alcuni diritti giurisdizionali e iniziò ad essere protetta da alcune agevolazioni fiscali. All'inizio del XV secolo la zona passò brevemente sotto il controllo dei Carraresi, per poi essere riconquistata nel 1404 da Francesco Gonzaga, il quale distrusse il castello di Castelrotto, per evitare che potesse nuovamente passare sotto il controllo dei Carraresi, che precedentemente lo avevano messo sotto assedio e conquistato.

Storia moderna

Col passaggio sotto il dominio veneziano, e in seguito della dedizione di Verona a Venezia del 24 giugno 1405, la zona ebbe nuovi impulsi; i commerci si rafforzarono, mentre San Pietro in Cariano diventò sede del Vicariato della Valpolicella.. Il vicariato era sorretto da un proprio statuto che, pur subendo alcune inevitabili aggiustamenti nel corso degli anni, si conservò sostanzialmente invariato.Il testo dello statuto si può trovare nel testo pubblicato nel 1635 dal titolo: Ordini e consuetudini che si osservano nellOffitio del Vicariato della Valpolicella. La carica di Vicario durava un anno. L'ufficio veniva assunto il 2 febbraio, dopo una solenne cerimonia che, partendo da Verona, giungeva in pompa magna alla sede del Vicariato a San Pietro in Cariano, ove il designato riceveva dal predecessore la bacchetta del governo.. I Vicari provenivano esclusivamente dalla città di Verona, e solitamente appartenevano a famiglie patrizie veronesi con possedimenti nella vallata. Sulla facciata del vecchio palazzo comunale, in piazza Ara della Valle, si possono ammirare ancora oggi gli stemmi di alcuni vicari che qui soggiornarono, oltre alle insegne del vicariato stesso.Una descrizione di queste insegne la troviamo in , probabilmente a cura di Osvaldo Perini...

Durante tutto il periodo veneziano il territorio vide un fiorire di ville venete; se ne contano oggi una quindicina, fatte edificare da nobili veronesi che qui possedevano aziende agricole, utilizzate sia per residenza che per recarvisi durante periodi soggiorno e villeggiatura.. Tra queste, spicca la villa Serego di Pedemonte, progettata sull'idea di Andrea Palladio., ma realizzata solo in piccola parte rispetto alla grande estensione disegnata dal celebre architetto nei suoi Quattro libri dell'architettura (1570): meno della metà del cortile rettangolare e in particolare la sezione settentrionale.

All'importanza della zona corrispose un incremento demografico: Intorno alla metà del 1500, in tutto il territorio dell'attuale comune si stima vi risiedesse una popolazione compresa tra le e le anime.. I vari registri parrocchiali testimoniano una crescita che arrivò a toccare circa individui intorno ai primi anni del 1600. La peste del 1630 cagionerà alla morte dei due terzi della popolazione che, al termine dell'epidemia, si ridurrà a soli 800 abitanti..

Nel 1796, durante la prima campagna d'Italia le armate francesi napoleoniche conquistarono Verona, ponendo il territorio di San Pietro in Cariano sotto il proprio dominio. In seguito al trattato di Campoformio, che decretava la scomparsa della Repubblica di Venezia, venne soppresso il secolare Vicariato della Valpolicella, che tuttavia venne ristabilito per un breve periodo in seguito alla cessione del Veneto all'Austria, per poi scomparire definitivamente in seguito alla pace di Presburgo del 1805, quando tutto il Veneto tornò sotto il dominio napoleonico.

In seguito alla Restaurazione e al Congresso di Vienna del 1814-15, San Pietro in Cariano passò stabilmente sotto il controllo dell'Impero austro-ungarico. Il cambio di dominazione fu salutato con soddisfazione dalla maggior parte della popolazione,.. e portò ad un rinnovamento amministrativo ed economico a partire dal miglioramento delle vie di comunicazione, sebbene l'epoca asburgica abbia comunque lasciato ben poche testimonianze della sua presenza nel territorio carianese.