Il Cilento è un massiccio montuoso dell'Appennino lucano, situato nella provincia di Salerno. Il termine, inoltre, indica anche una più ampia area territoriale comprendente (oltre al Cilento propriamente detto) anche il Vallo di Diano, i monti Alburni, il gruppo montuoso Eremita-Marzano e l'area meridionale della piana del Sele; si tratta del territorio a sud rispetto al corso del fiume Sele, oltre che a nord e ad ovest rispetto alla Basilicata, areale che insieme ad essa fino all'epoca romana era parte della Lucania; a decorrere dal Basso Medioevo e fino all'Unità d'Italia appartenne al Principato Citeriore, definito anche "Lucania occidentale"AA. VV., II Cilento ritrovato, Electa, Napoli, 1990, pag. 9.Nella Costituzione politica del Regno delle Due Sicilie del 1848, all'art. 10, il Principato Citeriore era definito Lucania occidentale e la Basilicata invece Lucania orientale., ma facente capo a Salerno.

I confini del gruppo montuoso del Cilento sono delimitati dalla piana del Sele a nord, i monti Alburni e il Vallo di Diano ad est e la Basilicata a sud, riguardando un territorio scarsamente abitato con vette fino a 1899 m (come il monte Cervati), oltre che una costiera di circa 130 km. Il massiccio del Cilento, a sua volta, può venire diviso fra Alto Cilento e Basso Cilento, i quali sono rispettivamente posti a nord e a sud rispetto ai monti Cervati e Gelbison e alla foce del fiume Alento.

In epoca altomedievale il toponimo "Cilento" indicava esclusivamente il territorio nei pressi del Monte della Stella (1131 m); quest'area mantiene oggi il nome di "Cilento antico" ed è parzialmente compresa nel parco nazionale. Il nome Cilento, dal latino cis-Alentum, ossia "al di qua del fiume Alento", compare già nel 994 d.C. e fu dato dai Longobardi ai Benedettini, che vi eressero le prime chiese e monasteri, divenuti poi i poli dei centri abitati. Il linguista Giovanni Alessio ritiene però più probabile che il coronimo derivi invece dal latino aquilentus, ossia "umido", "ricco di acqua".

Del Cilento si impadronì il principe longobardo Guaimario IV, spodestato successivamente dal normanno Roberto il Guiscardo nel 1076. Sorse così la baronia del Cilento che, al principio del XII secolo, passò alla famiglia dei Sanseverino (principi di Salerno), che tennero il Cilento fino al 1552. Fu molto forte la presenza dei Bizantini, che vennero a patti con i Longobardi prima e i Normanni poi per la fondazione di centri monastici italo-greci lungo tutto il territorio; ciò poiché il Cilento era posto al confine tra i regni longobardi e i domini bizantini.

La morfologia del territorio, caratterizzata quasi esclusivamente da montagne e passaggi impervi, rese il Cilento teatro principale della guerra del vespro tra angioini e aragonesi nel XIII secoli, divenendone frontiera. Dal XV secolo in poi, fino al XVII, vi furono numerosi conflitti con i pirati ottomani. Di conseguenza il paesaggio fu caratterizzato da un numero piuttosto elevato di castelli, fortezze, torri e cinte murarie.

A partire dalla fine del 1800 la definizione territoriale del Cilento incluse l'area dell'ex baronia di Novi (Vallo della Lucania e confinanti), a est del fiume Alento; in tal modo il toponimo si estese a tutto il massiccio montuoso cilentano. La creazione del parco nazionale ha spesso condizionato nel gergo comune la definizione di "Cilento" anche sulle altre aree esterne al gruppo montuoso originario, ma facenti parte della Lucania occidentale e posizionate a sud del Sele, includendo anche la parte meridionale della piana del Sele, i monti Alburni, il Vallo di Diano e i monti Gruppo montuoso dei Monti Eremita - Marzano.

Storia

Mitologia

Il Cilento da millenni ha ispirato poeti e cantori. Molti dei miti greci e romani sono stati ambientati sulle sue coste. Il mito più famoso è quello dell'isola delle sirene, nell'Odissea e nell'Eneide. Quelle creature malefiche che, secondo Omero, irradiavano un canto che faceva impazzire i marinai di passaggio, portandoli a schiantarsi con le imbarcazioni sugli scogli. L'isoletta che ispirò il Cantore dell'antichità probabilmente è quella di fronte a Punta Licosa, a sud nei pressi di Castellabate. Di fronte al suo mare Ulisse si fece legare all'albero di maestra per ascoltare quell'ingannevole canto. Un altro mito importante è quello di Palinuro, il nocchiero di Enea. Durante il viaggio verso le coste del Lazio cadde in mare insieme al timone. Si aggrappò al relitto e per tre giorni ingaggiò un'estenuante lotta contro le onde infuriate. Ma quando stava finalmente per mettersi in salvo sulla riva, fu barbaramente ucciso dagli abitanti di quei luoghi: da allora quel promontorio prese il nome di Capo Palinuro. Altro mito è quello di Giasone e gli Argonauti che, una volta fuggiti dalla Colchide, per ingraziarsi la dea Era si fermarono presso il suo santuario alla foce del fiume Sele (l'attuale Santuario di Hera Argiva, nella piana pestana).

Dalla preistoria alla conquista romana

L'uomo arcaico ha trovato ospitalità nella zona da almeno mezzo milione di anni. Tracce della sua presenza sono evidenti dal Paleolitico medio al Neolitico, fino alle età dei metalli. I primi uomini vissero nelle grotte costiere del Cilento a Camerota, dove si sono scoperti i resti di ominidi inizialmente classificati come una nuova specie, Homo camaerotensis. A Palinuro, dove si sono rinvenuti materiali dell'industria della pietra. Nelle grotte di Castelcivita, a San Giovanni a Piro e a San Marco di Castellabate, dove si sono ritrovati reperti paleolitici. A Capaccio e a Paestum, nella piana del Sele, dove sono emersi corredi funerari di età neolitica della locale civiltà del Gaudo. La scoperta di manufatti e utensili provenienti dal vicino Tavoliere pugliese o dalle isole Lipari, inoltre, ci dicono che già allora il Cilento fu crocevia di scambi: percorsi di crinale nell'interno lo mettevano in contatto con le altre civiltà appenniniche (vie della transumanza e traffici, luoghi di culto e di mercato); mentre il mare lo avvicinava alle civiltà nuragiche, a quelle egee e mediterranee.

Precedentemente alla conquista romana, il territorio cilentano era abitato dalle popolazioni enotrie prima e da quelle lucane poi. Centro abitato lucano piuttosto importante fu quello di Roscigno, di cui è stato indagato archeologicamente il monte Pruno il quale ha restituito tracce di un'aristocrazia principesca e di notevoli traffici e commerci con le popolazioni italiche (e non) circostanti. Ulteriori insediamenti lucani sono stati indagati presso Roccagloriosa e Caselle in Pittari.

Poi tra il VII e il VI secolo a.C. arrivarono i Greci. I Sibariti, discendenti degli Achei, fondarono Posidonia: divenuta in epoca romana Paestum. Nello stesso periodo per mano dei Focesi, provenienti dall'Asia Minore, sorse Elea (poi divenuta la Velia romana): il fiorente centro cilentano ospitò poi la Scuola eleatica di filosofia, l'artefice è Senofane nel VI secolo a.C., e quella medica da cui trasse origine l'importante scuola medica salernitana, madre della moderna medicina occidentale. Mentre a Paestum si continuò a battere moneta, diritto tramandato dagli Achei (esperti in quest'arte), anche in epoca romana. Ulteriori colonie greche minori furono quelle di Molpa e Pyxous. I principali centri di età romana dell'entroterra si svilupparono nel Vallo di Diano, attraversato dalla Regio - Capua, come Consilinium (attuale Sala Consilina); ulteriore città romana piuttosto importante fu anche Volcei, odierna Buccino, situata fra la valle del Tanagro e i monti Eremita-Marzano.

A seguito della conquista romana il Cilento rientrò nella regione della Lucania, in virtù della presenza delle genti italiche di tale etnia.

Medioevo

A ragione della morfologia della regione cilentana, perlopiù montuosa e frastagliata, nel medioevo avvenne la costruzione di decine di castelli sui monti e a controllo delle valli, mentre i borghi si cinsero di mura fortificate.

Non si conosce in che misura il territorio fu colpito dalla guerra greco-gotica, dopo la caduta dell'impero romano d'Occidente. Nel VI secolo, successivamente al conflitto, nel vicino vallo di Diano le riforme dell'imperatore bizantino Giustiniano portarono alla creazione del battistero di San Giovanni in Fonte e della chiesa di San Nicola de Donnis presso Padula; nel Cilento invece la cittadina di Policastro fu munita della cattedrale di Santa Maria Assunta.

All'invasione longobarda susseguì l'annessione del Cilento al ducato di Benevento, ma successivamente rientrò nel Principato di Salerno. Durante il regno longobardo il Cilento fu diviso fra i gastaldati di Lucania e Cilento, quest'ultimo riguardante l'area orbitante attorno al monte Stella (il cui nome successivamente appunto si sarebbe esteso al resto del territorio). I gastaldati a loro volta erano muniti di contee, di cui sono note quelle di Capaccio, Magliano, Laurino e Camella.

Interessante fenomeno fu quello del monachesimo bizantino: poiché tale territorio divenne confine fra longobardi e bizantini di Lucania, moltissimi italo-greci provenienti dai domini dell'impero romano d'oriente migrarono nel Cilento, con la fondazione di centri monastici e chiese (a causa dei conflitti, delle tasse elevate e di scontri religiosi).

Nella seconda metà dell'XI secolo una parte del Cilento subì l'occupazione del normanno Guglielmo d'Altavilla, da cui la creazione della Contea di Principato. Durante la conquista del ducato longobardo da parte del fratello di lui, Roberto il Guiscardo, diverse battaglie si svolsero nell'area, tra cui a San Severino e a San Nicandro (negli Alburni). A seguito del conflitto il Cilento rientrò nel Ducato di Puglia e Calabria e quindi nel nuovo esteso regno meridionale normanno.

. Nella prima metà del XIII secolo, durante il regno di Federico II di Svevia, gran parte dei baroni locali si ribellarono all'imperatore, evento che culminò nella congiura di Capaccio e la sconfitta e morte di gran parte di questi. Tale evento segnò profondamente l'imperatore e gli eventi che seguirono nel regno.

Il conflitto tra svevi e papato portò successivamente alla vittoria angioina, i quali restituirono gran parte dei feudi ai baroni precedentemente destituiti da Federico II. Durante la guerra del vespro fra angioini e aragonesi, verso la fine del XIII secolo, la catena montuosa del Cilento ne divenne frontiera del conflitto ed avvennero molte delle principali battaglie, fra cui quelle di Castellabate, Agropoli e Roccagloriosa.

Nel XV secolo, durante il regno aragonese, nuovamente molti baroni insorsero, facendosi coinvolgere nella congiura dei baroni. Dal XV fino al XVII le coste cilentane furono teatro di scontri, razzie e rapimenti con i pirati ottomani; conseguentemente il litorale si munì di una lunga serie di torri d'avvistamento e difesa. Il Cilento, gli Alburni, il vallo di Diano, i monti Eremita-Marzano e la piana del Sele meridionale, in virtù della loro precedente appartenenza al Principato di Salerno, furono inquadrati nel territorio del Principato Citra (e quindi nell'orbita salernitana) separandosi definitivamente dalla Lucania storica.

Patrimonio mondiale dell'umanità

Il filo della storia cilentana si dipana fino ai giorni nostri cucendo avvenimenti grandi e piccoli. Legando vicende romane (Cesare Ottaviano Augusto ne fece una provincia per allevare gli animali e coltivare alimenti destinati alle mense romane), a fatti medievali importanti (il Principato longobardo a Salerno, l'avvento dei monaci Basiliani e Benedettini, la nascita della Baronia con i Sanseverino, la loro rivolta a Capaccio nel 1246 contro Federico II), fino ai primi "moti del Cilento" del 1828, con l'insurrezione contro Francesco I di Borbone e i suoi ministri, seguiti vent'anni dopo da nuovi moti antiborbonici, quindi all'adesione all'unità d'Italia cui rapidamente seguirono gli anni del brigantaggio postunitario.