Il Tribunale straordinario della Dalmazia (in croato: Izvanredni sud za Dalmaciju) fu un organo giurisdizionale speciale operante all'interno del Governatorato della Dalmazia (creato a maggio del 1941 unendo alla Provincia di Zara i territori dalmati annessi dal Regno d'Italia a seguito della Invasione della Jugoslavia da parte delle potenze dell'Asse), col compito di giudicare una serie di reati ritenuti a sfondo politico, o l'appartenenza alle organizzazioni comunisteA norma dell'art. 4 dellOrdinanza 11 ottobre 1941, n. 34 – Costituzione del tribunale Straordinario e sua competenza, in Giornale Ufficiale del Governo della Dalmazia, 1/15 ottobre 1941, Anno I, nn. 6/7, il tribunale avrebbe avuto competenza sui reati di: omicidio o tentato omicidio per motivi politici, attentato alle istituzioni o agli uffici dello Stato, devastazione, rapina, massacro e ogni altro attacco compiuto per ragioni politiche. L'appartenenza sotto qualsiasi forma ad organizzazioni comuniste era parimenti considerata reato di competenza del Tribunale. L'ordinanza è riportata integralmente – in traduzione croata – in e in gran parte - con vari commenti - anche in . Per estratto in italiano in ..
Istituito dal governatore Giuseppe Bastianini l'11 ottobre 1941, celebrò quattro processi caratterizzati da una procedura sbrigativa senza alcuna garanzia per gli imputati, irrogando quarantotto condanne a morte, di cui trentacinque eseguite, nonché trentasette pene detentive di diversa durata. Formalmente affiancato il successivo 24 ottobre dal Tribunale speciale della Dalmazia (Specijalni sud za Dalmaciju), che di fatto ne assunse le medesime funzioni in un quadro legislativo più definito, celebrò il suo ultimo processo il 29 ottobre 1941, venendo infine sciolto de facto da Bastianini a novembre dello stesso anno..
I suoi giudici (Gherardo Magaldi, presidente; Pietro Caruso e Vincenzo Serrentino, giudici a latere; Francesco Centonze, pubblico ministero) furono accusati dagli jugoslavi di crimini di guerra.. Caruso venne fucilato a Roma il 22 settembre 1944 come collaborazionista e per la partecipazione alla stesura della lista degli ostaggi uccisi alle Fosse Ardeatine. Serrentino fu arrestato dagli jugoslavi a Trieste il 5 maggio del 1945, condotto in Jugoslavia, sottoposto a processo e fucilato a Sebenico il 15 maggio 1947. Magaldi e Centonze non vennero mai portati a processo per i fatti contestatigli dagli jugoslavi.
Inquadramento storico L'occupazione della Jugoslavia
A seguito della rapida vittoria nella Campagna di Jugoslavia (le ostilità ebbero inizio il 6 aprile 1941), il Regno di Jugoslavia fu occupato dalle potenze dell'Asse. Formalmente l'armistizio, con la formula della resa incondizionata, fu firmato dai rappresentanti jugoslavi il 17 aprile, per entrare in vigore a mezzogiorno del giorno dopo, ma già nel notiziario del mattino del 16 l'EIAR aveva annunciato che "Con provvedimento in corso di registrazione è stato nominato Commissario civile nei territori sloveni occupati dalle nostre truppe il Segretario Federale di Trieste Emilio Grazioli. A Commissario civile per le zone dalmatiche è stato nominato Athos Bartolucci, Federale di Zara".. La preferenza per uomini di partito al posto di militari, come previsto dalla legge di guerra, o di funzionari di carriera fu una precisa scelta di Mussolini, che intendeva far apparire il successo delle armi italiane come un'affermazione del regime.
La spartizione del paese venne decisa principalmente da Germania e Italia a seguito di un incontro fra Ciano e Ribbentrop: il primo temeva l'inserimento della Germania nel teatro dei Balcani, tradizionalmente ritenuti dagli italiani luogo della propria espansione economico-politica, ma i tedeschi cercarono di tranquillizzare gli alleati, affermando di non voler perseguire alcun interesse strategico nell'area, fatte salve le proprie esigenze militari per la guerra in corso.
Il 13 aprile era già arrivato a Zagabria proveniente dall'Italia il capo del movimento degli ustascia Ante Pavelić, con cui Mussolini s'era incontrato due giorni prima a Roma per ribadire i termini di un accordo stretto il 29 marzo, in base al quale il primo sarebbe stato creato poglavnik ('guida', 'duce') di un nuovo Stato indipendente croato (già proclamato il 10 aprile), in cambio dell'annessione all'Italia dell'area litoranea dalmata. Tale accordo incontrò l'assenso anche di Hitler, che superò alcune resistenze nel suo stesso entourage.
Il Trattato di Roma e l'istituzione del Governatorato della Dalmazia
A seguito del trattato di Roma del 18 maggio 1941 fra il Regno d'Italia e il neocostituito Stato Indipendente di Croazia, quasi tutta la parte costiera della Dalmazia settentrionale fu annessa al Regno d'Italia, così come tutta la zona delle Bocche di Cattaro.. Il resto della regione entrò a far parte dello Stato croato, comprendente anche l'intera Bosnia Erzegovina e dominato dagli ustascia di Ante Pavelić. Di fatto il paese era solo nominalmente indipendente, anche perché diviso da nord a sud da una linea di demarcazione che individuava le due zone nelle quali l'Italia a ovest e la Germania a est esercitavano una sorta di protettorato.
Anche il resto del territorio jugoslavo venne smembrato: la Slovenia venne divisa fra Germania, Italia e Ungheria: quest'ultima si annetté anche la parte occidentale della VojvodinaEntrambe le regioni annesse dall'Ungheria erano abitate anche da popolazioni ungheresi, che in diverse zone costituivano la maggioranza.; l'Albania (che dal 1939 era occupata dagli italiani) acquisì il territorio più occidentale della Banovina del Vardar (la Metochia nel Kosovo e il Dibrano, nelle attuali regioni macedoni del Polog e Sudoccidentale), mentre a spese del Montenegro estese le sue frontiere anche a nord (Rožaje, Plav e Dulcigno); il Regno del Montenegro ritornò formalmente indipendente come nel periodo pre-jugoslavo, ma di fatto divenne un protettorato italiano; la Serbia fu uno Stato fantoccio dei tedeschi, dovendo peraltro istituire all'interno dei suoi territori una provincia autonoma corrispondente alla parte occidentale del Banato, ove i tedeschi etnici ivi residenti assunsero le redini del potere.. Infine, gran parte della Macedonia già facente parte del Regno di Jugoslavia venne annessa alla Bulgaria, le cui forze armate peraltro non avevano partecipato alle operazioni belliche.
La Dalmazia annessa all'Italia venne suddivisa nelle province di Zara, Spalato e Cattaro: tutte parti del Governatorato della Dalmazia, costituito anch'esso in tale occasione. A capo del Governatorato fu posto Giuseppe Bastianini – preferito infine a Bartolucci – che all'epoca esprimeva posizioni fasciste intransigenti, in linea con la politica che s'intendeva perseguire di intensa e rapida italianizzazione delle terre annesse..
In poche settimane Bastianini, coadiuvato dai prefetti di Zara, Spalato e Cattaro, organizzò un'azione di completa eliminazione dell'influenza croata e jugoslava nei territori annessi, attraverso licenziamenti di massa, espulsioni, limitazioni del diritto di cittadinanza per gli slavi recentemente immigrati in Dalmazia, nazionalizzazioni forzate, nonché l'introduzione capillare delle organizzazioni di massa fasciste (GIL, OND, Fasci femminili). Tutto ciò alienò via via al regime le già scarse simpatie iniziali della popolazione locale slava, che in breve tempo venne di conseguenza considerata tutta ostile e nemica..
Le tre zone di occupazione. La rivolta dei serbi. Le forze in campo Al termine delle operazioni belliche, la 2ª Armata (generale Vittorio Ambrosio) presidiava la Croazia, ma in conseguenza degli accordi di Roma si sarebbe dovuta progressivamente ritirare passando il potere alle autorità croate.
I territori occupati vennero suddivisi in tre zone: la prima era costituita dalle terre poi annesse all'Italia; la seconda zona (detta anche "zona di demilitarizzazione") comprendeva le isole dalmate assegnate alla Croazia e una parte continentale del paese, delimitata da una linea che correva più o meno parallela alla costa; la terza zona era compresa fra la zona di demilitarizzazione e la già citata linea di demarcazione fra le aree d'influenza italiane e tedesche nel territorio ex jugoslavo.. Fin dalle prime settimane d'occupazione gli italiani si trovarono ad operare, totalmente impreparati, in un territorio abitato da popolazioni di etnia e religione diversa (croati, serbi, cattolici, ortodossi, musulmani ecc.) nel quale gli ustascia scatenarono immediatamente una politica di terrore e di sterminio, nel tentativo di fondare uno Stato croato "puro" che avesse come fondamenta la propria ideologia, la religione cattolica e il nazionalismo croato. Venne perciò scatenata una feroce crociata religiosa rivolta principalmente contro i serbi e gli ebrei., con innumerevoli episodi di estrema violenza, cui gli italiani assistettero con crescente orrore. Vi sono "centinaia di testimonianze" di italiani "spesso pregne di indignazione ma anche del vago senso di colpa di sentirsi corresponsabili a causa dell'alleanza politica e militare col governo di Pavelić".. Nel dopoguerra le stesse fonti jugoslave parlarono dell'aiuto fornito da alcuni soldati italiani a "Serbi e (...) Ebrei", aiuto che aveva a suo tempo causato le proteste delle autorità croate, secondo le quali gli italiani avrebbero "in poche settimane distrutto l'opera di anni". Le autorità fasciste a Zagabria si sorpresero dell'atteggiamento della 2ª Armata, continuando a difendere il governo croato.
Le formazioni ustascia s'accompagnarono e s'integrarono nel tempo con diverse milizie, di derivazione sia partitica che locale, man mano che procedeva la stabilizzazione del nuovo regime con la contemporanea creazione di un nuovo esercito nazionale. All'interno dell'esercito fin dall'aprile del 1941 fu costituita una Guardia nazionale croata (o Guardia interna croata, Hrvatsko domobranstvo), il cui nome si rifaceva alla Regia guardia nazionale croata (Kraljevsko Hrvatsko Domobranstvo), esistente ai tempi dell'Impero austro-ungaricoLa "Regia guardia nazionale croata" – sorta nel 1868 – era inserita nel "Regio esercito ungherese", essendo all'epoca la Croazia parte dell'Ungheria.. Gli appartenenti alla Guardia nazionale croata venivano chiamati Domobrani, ma per traslato questo nome venne spesso usato dagli italiani per riferirsi all'intero esercito croato. A queste formazioni croate andarono contrapponendosi delle unità di autodifesa serbe, variamente collegate al movimento dei cetnici di Draža Mihailović, che nelle zone occupate dagli italiani cercarono di allearsi ad essi in funzione anticroata.. Il rapporto fra le autorità italiane e gli ustascia – che fomentarono una campagna irredentistica nelle terre annesse all'Italia, convinti che le concessioni territoriali a quest'ultima fossero solo temporanee. – andò deteriorandosi in breve tempo..