San Lorenzo in Campo è un comune italiano di abitanti della provincia di Pesaro e Urbino nelle Marche.

Si trova tra le colline, vicino alla zona archeologica di Suasa Senonum. È equidistante dal mare Adriatico (Marotta a 25 km) e dall'Appennino Umbro-Marchigiano (Monte Catria). Il comune si estende in un territorio di 28,69 km², comprese due frazioni: Montalfoglio e San Vito sul Cesano, due borghi dai quali è possibile ammirare un vasto panorama. Conserva la pianta urbanistica originale con caratteristiche viuzze interne, archi di accesso e mura di cinta castellane con torrioni attualmente privi solo delle merlature. Nella parte più elevata la rocca, di cui rimangono resti abbastanza leggibili, sotto la quale si apre la piazzetta "Padella". Qui si affacciano il Palazzo della Rovere, sede del Museo Archeologico del Territorio di Suasa e del teatro comunale Mario Tiberini, il cinquecentesco Palazzo Amatori e quello dei principi romani Ruspoli. A due passi l'Abbazia Benedettina, un bel monumento romanico-gotico. Bandiera verde dell'agricoltura, vanta tra i prodotti tipici il farro, la cipolla e il castagnolo.

Storia La nascita del centro abitato di San Lorenzo in Campo va ricondotta alla vicina città romana di Suasa, e in particolare alle fasi legate al suo abbandono, definitivo attorno al VI-VII secolo d.C. A ricreare le condizioni per una ripresa sia civile che sociale dei territori furono, tra l'VIII e il IX secolo, le istituzioni monastiche. Fu il monastero benedettino di San Lorenzo, almeno attorno al IX secolo, a esercitare una funzione di riorganizzazione della intera vallata. Dei documenti sembrano attestare la presenza precedente di un eremo. Il primo nome dell'abbazia sembra essere stato San Lorenzo in Silvis (nei boschi). Il monastero divenne il centro degli interessi della popolazione che si organizzò, sul promontorio vicino, in un abitato stabile. L'insediamento divenne poi un vero e proprio borgo fortificato, dotandosi di mura di cinta con torrioni e di una possente rocca, costruita nella parte più elevata. Il castello fu dominato (XIII secolo) dalla Santa Sede e da Fano, successivamente dipese dal Rettorato della Marca. Nella metà del ‘300 fu assoggettato da Galeotto Malatesta. Alla fine del 1300 vi si stabilì la signoria dei Gabrielli, Conti di Montevecchio. All'inizio del '500 il castello entrò nell'orbita della famiglia dei Della Rovere. Sotto la signoria dei Medici, il castello fu incendiato (1516) dalle truppe di Lorenzo de' Medici. La morte di quest'ultimo decreta il possesso del castello al Duca Francesco Maria della Rovere (1522). Alla sua morte (1538) passò al primogenito Guidobaldo II che lo lasciò, con Castelleone e altri paesi vicini, al fratello minore Giulio, ordinato cardinale all'età di 14 anni. Giulio della Rovere fece costruire il palazzo ora sede del Museo e del teatro. Il Palazzo fu poi sede Comunale, ospitò le scuole e il carcere. Al periodo, tra rinascimento e tardo rinascimento, si deve probabilmente la trasformazione della rocca in residenza signorile. Come doveva essere l'aspetto urbanistico verso la metà del ‘600 si può scoprire dalla celebre veduta acquerellata del pesarese Francesco Mingucci. Verso la fine del ‘600, all'estinguersi della famiglia Della Rovere, San Lorenzo tornò sotto il dominio della Santa Sede. Nel 1797 fu invaso dalle truppe rivoluzionarie francesi, alle quali oppose grande resistenza. Ben duemila soldati si scontrarono con i francesi in località Ponte Rotto. Seppur più numerosi i francesi ebbero la peggio.

Con la bolla "Bonum Pastorem" del 23 luglio 1836 papa Gregorio XVI dismembrava i paesi di San Lorenzo in Campo, San Lorenzo Montalfolio e S. Andrea dall'Abbazia di San Lorenzo in Campo aggregandoli alla Diocesi di Pergola. L'Abbazia di San Lorenzo in Campo godeva infatti della prerogativa di essere vere nullius diocesis ossia non soggetta ad alcuna diocesi. Sopprimendone la giurisdizione territoriale in oppida scemata l'abbazia perdette tale prerogativa rimanendo beneficio semplice, ma conservando comunque il titolo di abbazia. Con successiva bolla Bonorum omnium del 20 maggio 1837 papa Gregorio XVI concedette in enfiteusi perpetua l'Abbazia di San Lorenzo in Campo ed i territori di Castelleone e San Gaudenzio in Barbara al Sacro Ordine Cistercense che ne mantenne il possesso fino al 1861 per effetto del decreto di soppressione del 3 gennaio 1861 emesso dal Regio commissario straordinario delle MarcheLa documentazione relativa alla presenza dell'Ordine Cistercense è conservata in parte presso l'Archivio di Stato di Roma nel "Fondo Corporazioni Religiose Maschili - Inventario 025III-n.19 bis Cistercensi in S. Bernardo alle Terme: miscellanea per l'Italia" ed in parte nel "Fondo dell'Abbazia di San Lorenzo in Campo, Castelleone e San Gaudenzio in Barbara" nell'Archivio della Congregazione Cistercense di San Bernardo in Italia conservato presso l'Abbazia Santa Maria di Chiaravalle di Milano.

Simboli Lo stemma e il gonfalone del comune di San Lorenzo in Campo sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica dell'11 settembre 2017.

Il gonfalone è un drappo partito di bianco e di rosso.

La rappresentazione più antica dello stemma comunale conosciuta è quella scolpita sull'architrave della porta d'ingresso dell'archivio del vecchio municipio e raffigura tre monti ed il lambello a cinque pendenti racchiusi dentro uno scudo sormontato dalla corona ducale, con l'iscrizione "ARCHIVIVM AB ANNO 1643". Un'altra antica immagine si trova disegnata nel manoscritto conservato nell'archivio parrocchiale laurentino dal titolo Catasto della scrittura doppia del 1724. Durante il periodo fascista allo stemma civico fu aggiunto il capo del Littorio, rimosso nel 1943.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose

Abbazia Benedettina

È fra i più bei monumenti romanico-gotici esistenti nelle Marche. Costruita tra il VII e il IX secolo dai monaci, venuti da Sant'Apollinare in Classe, sui resti del tempio di Adone con materiale della città di Suasa. Fu elevata a basilica nel 1943 da S.S. Pio XII. È una maestosa costruzione a tre navate. Ha delle arcate a tutto sesto in muratura, sorrette da colonne di granito grigio provenienti dall'Egitto. La copertura è a capriate scoperte; la parte centrale, costituita da tre absidi, è la più antica. Per i suoi rari e pregevoli marmi, di notevole importanza è l'altare maggiore. Sotto si trova una cripta riportata alla luce nel 1940. Ha al suo interno due crocifissi del 1600 in legno. Conserva dipinti pregevoli come la tela del Ramazzani di Arcevia (1535), raffigurante la "Madonna e Santi" con scene della Passione; la Tavola dell'Agabiti, del 1530, raffigurante San Demetrio e San Lorenzo; la grande tela di Terenzio Terenzi detto il “Rondolino” (fine 1500) che raffigura la Madonna con il Bambino, San Lorenzo, San Benedetto e sullo sfondo il centro storico di San Lorenzo. Si possono ammirare inoltre una tela della Vergine con i quindici Misteri del Rosario di Ercole Ramazzani del 1586 e 14 tele della via Crucis.

Chiesa della Pieve (chiesa di San Biagio) La chiesa parrocchiale dedicata a San Biagio, vescovo e martire del IV secolo, era esistente da tempo imprecisato fuori le mura, fuori dal paese medioevale. Probabilmente costruita intorno al 1500 fu affidata ad un pievano che era alle dirette dipendenze dei monaci benedettini dell'abbazia. Ed a seguito dei continui diverbi tra il pievano ed i cappellani abbaziali il papa Gregorio XIII, con bolla pontificia in data 8 luglio 1572 eresse la pieve a parrocchia ed esonerò il monastero dalla cura delle anime. La facciata della Pieve è a mattoni a vista ed ha due pietre arenarie che portano due date: MDLXXXI (1581) e MDCCXVIII (1718), la prima indica l'anno di ultimazione dell'edificio, e la seconda l'anno di un suo successivo restauro. Nella canonica si conserva dipinto su tela il ritratto del pievano Giovanni Battista Gherardi (1758-1778). Nei lavori di restauro, eseguiti nel 1984 nella sacrestia della Cappella del Sacro cuore, tra il tetto ed il soffitto, si sono rinvenuti due piccoli affreschi che raffigurano, uno San Rocco con il tradizionale bubbone sulla spalla, il bastone da pellegrino, nel gesto di dare un pezzo di pane ad un cane; l'altro una flagellazione con tre piccole figure: il cristo e i due flagellatori. La cappella del Sacro Cuore è stata affrescata nel 1932 dal prof. Giuseppe Pauri di Grottamare (1882-1949). Nel soffitto quattro grandi quadri rappresentano: 'la Cena di Emmaus, il Sacrificio di Melchisedek, Gesù a Betania con Marta e Maria, Il profeta Elia ristorato da un angelo. Notevoli le decorazioni alle pareti, i simboli eucaristici, l'altare dorato, le suppellettili. L'abside in passato recava una pala d'altare, un dipinto su tela, sostituita successivamente da mons. Francesco Medici con una pregevole vetrata a fuoco con un'immagine di San Biagio in abiti pontificali. Nella pieve è custodito il fonte battesimale. Sono inoltre da segnalare le tele della Via crucis dipinte dal pittore Laurentino Nunzi Giuseppe. La XII stazione della Via crucis è stata sostituita con una tela dipinta dal pittore Vittorio Fiorelli nel 1986. È ben conservato uno storico e pregevole organo meccanico datato 1779 firmato Giovanni fedele Camerte.

Chiesa del SS. Crocifisso La storia della chiesa è da collegare alla storia della scultura lignea del S.S. Crocefisso eseguita da fra Innocenzo da Pietralia in essa custodita. Nel 1650 il consiglio comunale si adunò per decidere l'acquisto di un appezzamento di terreno, adiacente ad una piccola cappella rivolta verso l'attuale via Garibaldi poi abbattuta, per poter costruire un edificio più ampio che potesse accogliere degnamente il SS. Crocefisso. Nel 1680-81 la chiesa fu ultimata. Nel 1864 i padri cistercensi ampliarono ulteriormente la chiesa sino a raggiungere i bordi dell'attuale viale Regina Margherita e a testimonianza di ciò posero una lapide sopra la porta d'ingresso con la seguente dicitura: “In questo segno vincerai - o Croce, ave unica speranza 1864”. A San Lorenzo in Campo a questo crocefisso sono state attribuite facoltà miracolose. Ad esso è stato riconosciuto il merito della vittoria dei laurentini sulle truppe francesi nella battaglia del 6 marzo 1797 detta del “Ponte Rotto”. Nella navata centrale del santuario del SS. Crocefisso, dal prof. Diomede Catalucci, nel 1922 sono stati decorati sei grandi quadri: i quattro evangelisti nei quattro pennacchi della cupola ed in alto le figure degli angeli; nella navata scene velate a tinte opache sull'infanzia di Gesù. Le decorazioni sono esposte in armonia nei soffitti e nelle pareti; gli angeli della cupola tutti decorati da rose giocano tra ombre e luci ricordando una pittura vagamente simbolista. In uno degli altari laterali della chiesa è sistemata una tela che raffigura San Giacomo apostolo e san Filippo Neri commissionata da don Giacomo Farebbi a Dal Rosa diurna nel XVIII secolo. Nell'altro altare è stata fatta eseguire da don Domenico Coli al pittore Laudati di Perugia nel XVIII secolo una tela raffigurante San Francesco Saverio, Santa Liberata e Santa Teresa. I due medaglioni ovali sistemati ai i lati dell'altare furono donati e fatti eseguire dall'Abbate Alberti che curò anche l'ornamento dell'altare maggiore e donò una piccola reliquia della Santa croce e due candelieri d'argento. Attualmente le due antiche tele sono state sostituite, per preservarle da furti, con due dipinti di Vittorio Fiorelli che prendendo probabilmente l'ispirazione dai personaggi del film di Zeffirelli Gesù di Nazaret ha rappresentato il Volto del Cristo sofferente e la Madonna Addolorata.

Chiesa della Pieve di San Vito sul Cesano La chiesa dedicata ai santi Biagio ed Esuperanzio, è stata ristrutturata nel 1792, ed è stata consacrata e benedetta dal vescovo di Fossombrone monsignor Felice Paoli.