Caorle ( sia in italiano che in veneto) è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Venezia in Veneto, situato tra le foci dei fiumi Livenza e Lemene, che si affaccia sul Mare Adriatico a sud-est della laguna di Caorle fra le località turistiche di Eraclea e di Bibione. Nel 2017, Caorle è stata inserita nel novero dei Borghi storici marinari d'Italia. È uno dei comuni italiani insigniti dei riconoscimenti Bandiera Blu e Spighe Verdi della FEE.

Caorle registra ogni anno circa 4,4 milioni di presenze ufficiali, cifre che la collocano al nono posto assoluto in Italia fra le destinazioni turistiche.

Geografia fisica

Territorio Il comune di Caorle si affaccia per 18 chilometri di litorale sul mare Adriatico, ma comprende una serie di frazioni nell'entroterra, confinando a nord con i comuni di Portogruaro, Concordia Sagittaria, San Stino di Livenza e Torre di Mosto; ad est si trova il comune di San Michele al Tagliamento, mentre a sud-ovest il comune di Eraclea. Con i suoi 153,84 chilometri quadrati di superficie, il comune di Caorle è il terzo comune per estensione della città metropolitana, dopo lo stesso capoluogo di Venezia e il comune di Chioggia. Idrografia

Clima

Origini del nome

Come riportano diversi autori, a partire dal Bottani., il nome Caorle deriva dalla denominazione Sylva Caprulana: tale nome viene associato ai boschi presenti nell'antica isola di Caorle, come ne sorgevano di numerosi in tutta la Venezia marittima (documentati da diversi autori), e alla presenza di capre selvatiche che vi pascolavano (il termine latino Caprulae venne poi volgarizzato in Cavorle e quindi Caorle). Sempre il Bottani, notando come questo animale fosse diffuso nell'Europa più antica, associa la toponomastica di Caorle a quella di diverse altre città sorte in Italia, quali Capri, Caprera, Capraia, Capraria. Scartando il nome di Ægida, che il Bottani ritiene associato per errore a Caorle, mentre in realtà sarebbe proprio di Capodistria, il nome di Petronia (o in vulgo Bella Petronia) sembra avere un certo fondamento storico: Caorle, infatti, era attraversata dalla via Emilia, dal nome del console Marco Emilio Lepido, alla cui famiglia apparteneva Quinto Petronio Didio Severo, padre di Didio Giuliano, uno dei tre imperatori di Roma nell'anno 193.

Caorle in età preistorica Recenti rinvenimenti nell'area della frazione di San Gaetano, commissionati dalla Soprintendenza ai beni Archeologici del Veneto nel 1994, hanno portato alla luce i resti di un antico insediamento paleoveneto, risalente alla tarda età del bronzo.

Storia

Caorle in età romana e durante le invasioni barbariche (238 a.C. - IV secolo)

Tuttavia le prime fonti storiche riguardo all'abitato di Caorle risalgono al 238 a.C., come sbocco sul mare della vicina città di Julia Concordia, in quello all'epoca chiamato portus Romatinum., dal nome antico dato al fiume Lemene.. Ciò è testimoniato da numerosi ritrovamenti di epoca romana, come ad esempio l'ara Licovia, altare sacrificale custodito ora nel duomo, e numerosi altri ritrovamenti archeologici relativi alla famiglia romana dei Licovi. Tuttavia, secondo Plinio il Vecchio, un altro porto era presente nel territorio di Caorle, chiamato portus Liquaentiae, alle foci del LivenzaPlinio il Vecchio, Naturalis Historia, libro III, cap. 18.. Una recente ricerca del 2023 posiziona la foce arcaica del fiume Livenza (ovvero del suo ramo "Livenza Morta") e quindi l'accesso al porto presso Porto Santa Margherita [ref. I Segreti di Porto Liquentia, 2023, Youcanprint].

La città cresce e diventa importante in seguito alle invasioni barbariche, in special modo a opera dei Goti, dei Tartari e degli Unni. Ciò spinse le popolazioni che abitavano gli insediamenti romani di Concordia, Opitergium, parte del Friuli e del trevigiano a rifugiarsi verso la costa. Fu in quel momento che la regione compresa tra le foci del Lemene e del Livenza fu chiamata Caorle, così come gli aquileiesi diedero vita all'abitato di Grado. Fu quello il periodo in cui Caorle divenne sede vescovile e fu sede di intensi scambi commerciali e marittimi. Una testimonianza di tutto ciò sono i resti di un'antica basilica paleocristiana rinvenuti nei pressi dell'attuale cattedrale, risalente all'XI secolo, conservati tuttora all'interno del duomo, nel museo annesso e nei giardini della canonica.

Caorle al suo massimo splendore (452-1290) Il periodo di massimo splendore della città di Caorle è da porsi tra il 452, quando gli Unni distrussero la città di Aquileia, e il 1290. Secondo il Bottani, fu in questo periodo di prosperità che gli abitanti caprulani, per il continuo arrivo di popolazioni dall'entroterra che si rifugiavano dalle invasioni dei barbari, si diedero una forma di governo repubblicana, con a capo dei consoli, presto sostituiti con dei tribuni eletti da ciascuna isola. Questa stessa forma fu poi esportata in tutta la Venezia marittima, che in questi anni si stava popolando, arrivando fino all'isola di Rialto, da cui poi nacque la Repubblica di Venezia.

Secondo il Filiasi e in accordo con il Bottani, durante questi anni i terreni di Caorle erano fiorenti e dedicati alla coltura della frutta e specialmente dell'olivo. Oltre che per i prodotti della terra, Caorle era in una posizione predominante per i commerci di legna (a testimonianza delle preesistenti selve), pelli, selvaggina e sale, nonché del «pesce, che abbonda ed è saporitissimo nelle contigue lagune». Anche i dogi di Venezia si recavano spesso in visita nelle terre di Caorle in questo periodo, come ricorda il Filiasi nelle sue Memorie storiche: alcuni cittadini erano addetti a preparare delle barche dal fondo piatto e delle altre coperte, delle gondole e delle peote allo scopo di scortare i Dogi nelle pertinenze dell'abitato caprulano o nel viaggio verso le selve tra Caorle e Grado, per le battute di caccia; altri ancora, come servi della gleba, dovevano «coltivare il terreno, provvedere il ducal palazzo di legna e di altre cose […] coll'obbligo di servire il principe alla caccia ec.».

Trino Bottani cita una missiva datata 538 di Cassiodoro Senatore rivolta ai tribuni marittimi, ossia delle città di Caorle e Grado, lodando le abilità navali delle genti della Venezia marittima. Lo stesso storico caorlotto riporta che la città di Caorle era molto popolata in quegli anni, citando Andrea Dandolo; agli oltre tremila rifugiati concordiesi, si aggiunsero molti abitanti della regione del trevigiano.

Nel periodo del suo apice, Caorle era contornata da un fossato e da una doppia cinta muraria, arricchita da diversi torrioni.. La città era costituita da numerosi porti, citati anche dall'imperatore Costantino VII Porfirogenito nel suo De administrando imperio, e diverse borgate. Sul fiume Livenza il dominio di Caorle, secondo il Filiasi, si estendeva fino al Porto Settimo, situato verso l'entroterra ed individuato come Porto Buffoleto, mentre verso la foce si trovava il Porto Villano, o Porto di S. Croce. In entrambi vi erano dei luogotenenti, o dei Gastaldi, del Doge e del vescovo di Ceneda, per supervisionare i commerci. Dal lato nord della laguna si trovava invece il Porto Romatino, sul fiume Lemene, presente fin dall'epoca romana. In questo porto, nel 1489, fece naufragio la flotta della regina di Cipro Caterina Corner, mentre da Cipro si recava a Venezia (per il salvataggio dei caorlotti in quell'episodio fu donata al duomo la pala d'oro). Nei pressi di questo porto si trovavano le due borgate di Baseleghe e Demortolo, insieme a un castello, citato nella missiva di papa Gregorio Magno del 598.. e probabilmente situato nell'odierna località di Castello di Brussa. Oltre ai suddetti porti, il Filiasi e il Bottani riportano anche i nomi di altri porti minori, detti in genere Lidi di Caorle, ossia il Porto di lido Altanea, il Porto della Madonna dell'Angelo ed il Porto di Santa Margherita. Quest'ultimo, come riporta concordemente anche il Bottani, era chiamato anche il Porto delle donzelle.

Infine, fu sempre in questo periodo di massimo splendore che venne edificata l'attuale cattedrale, secondo il Filiasi e le sue fonti nel 1038, ricostruendo l'antica costruzione che doveva accogliere i vescovi precedentemente.

Caorle e il carnevale di Venezia Un curioso avvenimento storico di questo periodo lega la città di Caorle alla nascente Repubblica di Venezia. Questo risale al X-XI secolo, dal quale ebbe origine la cosiddetta Festa delle Marie, che ancora attualmente si rievoca durante il Carnevale di Venezia. L'episodio viene così raccontato dal Bottani nella sua Storia:

Marc-Antoine Laugier, nella sua Storia della Repubblica di Venezia, riporta l'incertezza con la quale questo episodio sia stato attribuito al periodo dei dogi Pietro II Candiano, Pietro III Candiano oppure Pietro Polani.. Le cronache, in particolare, vedono la morte di quest'ultimo legata al territorio di Caorle: secondo alcunivedi ad esempio Maria Carolina Campone, Enrico Dandolo: La spietata logica del mercato, 2018, Graphe.it edizioni. morì a Caorle nel 1147 mentre stava organizzando una spedizione contro i Normanni; secondo altre fonti storicheVedi cronologia in Livio Antonio Muratori, Rerum Italicarum Scriptores, 1728, Milano. fu prima ricondotto da Caorle a Venezia gravemente debilitato.

La decadenza (1290 - 1450)

Sul finire del XIII secolo si aprì per Caorle la stagione più funesta della sua storia. In realtà, come attestano diversi autoriSi veda ad esempio Marin Sanudo, Le vite dei Dogi, 1999, Venezia., già a partire dalla fine del XII secolo molte delle famiglie nobili caprulane cominciarono a trasferirsi a Venezia per poter prendere parte alla vita politica di quella città. Citano Gusso e Gandolfo alcuni contratti, datati 1197 e 1198, in cui si attesta che la famiglia Ziani, che diede alla Serenissima i due dogi Sebastiano e Pietro era originaria di Caorle. Tuttavia, come afferma il Filiasi, il vero declino di Caorle è da legarsi alle guerre che la stessa Repubblica di Venezia aveva intrapreso dapprima con il patriarcato di Aquileia e poi con i genovesi, dal momento che la posizione rispetto alla città di Venezia poneva Caorle ad essere il primo bersaglio (insieme a Grado) delle incursioni nemiche.

Nel 1290, infatti, al termine della guerra tra Venezia ed Aquileia, Caorle subì un violento saccheggio e finì incendiata dai pirati triestiniSi vedano le referenze in .. Tra il 1379 e il 1381 Caorle fu dapprima conquistata dai genovesi capitanati da Luciano, Ambrogio e Pietro Doria e fatta passare, in spregio alla precedente vittoria veneziana, sotto il dominio del patriarcato di Aquileia, quindi rasa al suolo e bruciata nuovamente.. Infine, l'ultimo e devastante saccheggio fu subito nel 1387, quando l'arcidiacono Simone de' Gavardi, originario di Capodistria e di stanza a Santo Stem conquistò quel che rimaneva di Caorle facendo molti prigionieri, tanto che, come raccontano le cronache, rimase disabitata per alcuni anni. Per primi Gusso e Gandolfo associarono a questo episodio il graffito presente nel duomo di Caorle (presso il presbiterio dell'abside centrale, parete destra), che principia appunto con la data 1387.

In realtà di molte altre incursioni fu oggetto la città di Caorle, specialmente ad opera del patriarcato di Aquileia, fino a circa la metà del XV secolo, quando il doge Tommaso Mocenigo vinse definitivamente la guerra contro le truppe friulane.

Dal XV secolo alla caduta della Serenissima