thumb|Q.Matsys - Il banchiere e sua moglie (1514) - Museo del Louvre
Le casane astigiane erano banchi che svolgevano ad Asti, in epoca medioevale, attività di cambia-valuta e di prestito su pegno.
Anna Maria Patrone, nel suo studio sulle Casane astigiane in Savoia, azzarda la possibilità che il termine possa derivare dal turco Hazna, che in antico indicava il luogo del tesoro pubblico. Le antiche casane erano attive anche nella medioevale Repubblica di Genova.
Con ogni probabilità il termine deriva probabilmente dal sostantivo casa, modificato probabilmente in senso dispregiativo, poiché nel Medioevo ogni attività bancaria era considerata speculativa, e quindi infame o in ogni caso poco degna.
L'inizio del commercio
In quanto situata al centro delle principali vie di comunicazione fra Genova ed i mercati settentrionali d'oltralpe, Asti sviluppò subito la vocazione commerciale, e di conseguenza la figura dell'intermediario di commercio tra i suoi abitanti. Ma soffrì, nei primi decenni del XII secolo, le conseguenze della pesante e progressiva svalutazione della moneta del Regno italico, battuta dalla zecca di Pavia e comunemente usata.
Per avere uno strumento di scambio più stabile, chiese ed ottenne dall'imperatore Corrado II il diritto di battere una propria moneta. Questo avviene nel 1141, seguendo la concessione fatta nella Repubblica di Genova nel 1138.
Nel 1143, compare già in un documento per un pagamento effettuato, la descrizione di denari buoni di moneta astese, segno che la Zecca di Asti cominciò subito a funzionare.
La nascita dei banchi Il commercio si sviluppò in breve tempo, favorito anche da alcuni contratti degli Astigiani con il duca Ugo di Borgogna, per poter avere libero accesso sulla strada di Chalon-sur-Saône, fino a Digione e da lì alle famose sei fiere di Champagne.
I Lombardi (così erano definiti anche i mercanti astigiani), tra il XII secolo ed il XIII secolo, conclusero più di venti contratti di investimento e finanziamento relativi a tutte e sei le fiere. Infatti, gli astigiani si resero presto conto che la vera attività redditizia era quella del prestito di denaro su pegno, vista la scarsità di argento in tutta Europa.
Ma, per poter compiere questa attività e aggirare l'appellativo di usurai, cercarono un'investitura istituzionale. Questo avvenne grazie al privilegio accordato nel 1225 dal re Luigi VIII di Francia.
Nella Cronaca di Ogerio Alfieri si legge che a partire dal 1226, gli astigiani cominciarono a prestare tenendo 'casane' in Francia e nelle regioni d'oltremare.
La clientela appariva molto variegata, dallo stesso re, al nobile, al borghese, fino al contadino.
Nel Trecento i tassi praticati dai Lombardi si assestarono intorno al 43%, ed i guadagni ingentissimi, nonostante sempre il rischio dell'accusa canonica di usura, provocarono uno sviluppo economico notevole sulla città di Asti.
I profitti vennero investiti in beni fondiari, per la disponibilità di terre e castelli lasciati vacanti dall'antica nobiltà esautorata dal potere comunale, e successivamente vennero utilizzati per l'acquisto dei diritti signorili.
I conflitti
Ben presto le grandi famiglie mercatali astigiane cominciarono ad investire anche all'estero, creando inevitabilmente un conflitto d'interesse tra il comune, di cui facevano parte nei quadri dirigenziali, e le terre di cui erano i proprietari.
Il fenomeno assunse proporzioni vistose alla fine del Duecento, accompagnandosi allo scatenamento di conflitti tra il partito guelfo e quello ghibellino. Questo gettò la città in un clima di perenne guerriglia, con notevoli danni per l'economia astigiana.
Le insanabili divisioni tra guelfi e ghibellini astigiani, costringeranno infine il Comune a chiedere aiuto ed intervento ai Signori stranieri. Solamente alla fine del Quattrocento le lotte intestine tra le famiglie si esaurirono, ma ormai la città aveva perso la propria libertà e la sua floridezza economica.
Sicuramente, nel periodo di massima espansione politico-economica della città, il non essere riusciti a produrre una classe dirigente locale, illuminata e lungimirante, che sarebbe potuta sfociare in una Signoria locale (come gli Sforza per Milano, i Medici a Firenze o gli Scaligeri a Verona) è stato notevolmente penalizzante nel prosieguo delle vicende storiche della città, e probabilmente nel destino storico-politico del Piemonte, permettendo a Torino, e di conseguenza ai Savoia di diventare il polo politico-economico più influente dal Cinquecento in poi.
Famiglie guelfe I Solaro thumb|upright=0.4|Stemma dei Solaro Era la famiglia astigiana guelfa più potente e senza dubbio la più importante.
Nel periodo di massimo splendore, erano proprietari di 24 castelli nel solo territorio comunale.
I Solaro/Solari erano presenti a Genova già nel XII secolo, con beni ed immobili a Sestri Levante.
Le attività commerciali erano principalmente tra le fiere di Provins, Troyes, nella Francia del Nord e nelle Fiandre. Nel Trecento il grosso dell'attività si concentra in Borgogna e Franca Contea.
Tra i loro clienti i Savoia, specialmente all'inizio del Trecento, e Leonardo Solaro ebbe il monopolio della casana di Torino per concessione degli Acaja.
Le loro case più antiche erano nella zona denominata Caneto dei Solaro, area delimitata a sud dall'attuale corso Alfieri, a Nord da via Carducci fino in Piazza Medici. Il nome Caneto, deriverebbe in antichità, forse da una zona incolta, bonificata e poi urbanizzata dai Solari.
Dice il Bera, che questa era una contrada fortificata, delimitata ai suoi confini dalle facciate delle abitazioni e da cortine in muratura che le collegavano tra loro. Nel 1303, la vittoria dei ghibellini porterà alla completa distruzione del Caneto, ma un anno dopo, riuscendo a ribaltare la situazione, i de Solari rientrarono in città e ricostruirono le case compresa la torre (oggi ancora presente, seppur abbassata), che ancora nel settecento, secondo l'Incisa, era la più formidabile della città.
Le altre abitazioni prospicienti il Caneto sorgevano tra il Rione San Secondo e Rione San Silvestro, ed un buon numero di abitazioni erano nei pressi della Chiesa di San Martino.
Nel 1276, il loro intervento fu decisivo per concludere la pace tra Asti e Carlo D'Angiò. Nel 1296 Sinibaldo Solaro fu nominato podestà di Alba. Negli stessi anni, altri membri della famiglia, ricoprirono cariche di potere a Mondovì, Chieri, Fossano e Bra.
Grazie ad un accordo con la Società del Popolo, seppero mantenere il dominio sulla città per tutto il Periodo Angioino. Bonifacio Solaro, fu più volte credendario, sapiente, ambasciatore, sindaco del comune di Asti. Fu egli il fautore degli scontri con la fazione ghibellina dei De Castello.
Per la sua dedizione a Roberto D'Angiò, divenne luogotenente del vicario regio di Asti (1317).
Dopo il rientro dei ghibellini, coinciso con la signoria viscontea, l'influenza politica dei Solaro/Solari sulla città diminuì drasticamente, spostando il loro raggio di azione sulle proprietà del contado.
I Falletti thumb|upright=0.4|Stemma dei Falletti I Falletti sono una famiglia attivissima in campo finanziario e mercantile già dal 1110; in campo finanziario si concentrano nelle attività di intermediazione e prestito su pegno.
Presenti in maniera cospicua ad Asti, specifica tra via “al Teatro”, via Palazzo di Città e Corso Alfieri, nel Rione San Secondo, e ad Alba (benché risulti difficile capire in quale delle due città la famiglia sia effettivamente nata), la loro attività li porta a costruire una grande rete di contatti che tocca le città del Piemonte (dove intrattengono rapporti con altre famiglie, come i Troja), Genova, Tunisi, le fiere della Champagne e Avignone.
Tramite l’attività di prestito riescono ad acquisire i loro primi castelli, ottenuti quali pegno a garanzia dei i prestiti elargiti alla dinastia angioina. La successiva espansione territoriale della famiglia si concentra lungo due direttrici specifiche: le colline intorno alla città di Alba e nella pianura tra Saluzzo e Savigliano.
Nella prima area, agli inizi del Trecento, i Falletti ottengono il castello di Barolo, in seguito a una disputa con il casato Saluzzo. Proseguono poi con una campagna di acquisizioni feudali (sia tramite acquisti che donazioni) che li porta a divenire signori (o comunque detentori di diritti giurisdizionali) di varie località come i borghi di Pocapaglia, Malvicino, Castiglione Falletto o Serralunga (oggi Serralunga d’Alba).
Nella pianura tra Saluzzo e Savigliano il dominio del casato fu invece altalenante, vedendo acquisizioni e cessioni in egual misura; per esempio, nel 1235 la famiglia Falletti ottengono dai principi di Savoia-Acaia il castello di Villanova (oggi Villanova Solaro), che cedono nel 1422 all’omonima famiglia, oppure il castello di Racconigi, ottenuto come pegno dai Saluzzo intorno al 1370, ma poi ripreso dai Savoia-Acaia nel 1404. Nel corso del Quattrocento la sempre più netta affermazione di questa dinastia marginalizza il ruolo politico della famiglia Falletti.
Durante il XV secolo, Il numero di centri controllati supera le cinquanta unità, all’interno delle quali la famiglia gode di tutti i diritti giurisdizionali e dei beni fondiari presenti. È ipotizzabile che il casato, almeno in un primo momento, si impegna per la creazione di una base di consenso tra i rustici, come suggerito da una vertenza con la comunità di Villafalletto del 1335. La vertenza, riguardante la ripartizione di una tassa sui traffici commerciali fu risolta con la divisione a metà dei proventi.
A partire dal XV secolo, questo tipo di amministrazione cede il passo ad una più severa, complice anche il cambio di rotta economico della famiglia, che abbandona l’attività finanziaria e mercantile per concentrarsi sulla produzione agricola.
I Ramelli di Celle I Ramelli sono una famiglia oriunda da Moncalieri passata in Asti. Le prime tracce dei Ramelli si ritrovano nel 906 con la coinfeudazione assieme ai Ricci della signoria di Cellarengo a seguito della rinuncia dei Garretti (cartarii del 906-7 d'Asti, libro verde di Giuovanni d'Alessandria, diplomi di Ludovico II S.R.I). Tra l‘anno 1000 i Ramelli vengono insigniti di vari feudi tra cui Graglia, Olle (SV), Vaglierano e nel 1422 vengono investiti di Solbrito assieme ai Ricci di S. Paolo (Calendari dei Regi Stati, rogito del 1228 del notaio Pocapaglia). Sempre assieme alle famiglie Ricci, Mestiatis, Berlingeri e Malabayla i Ramelli vengono subinfeudati a Menabó, Corveglia, Dusino, Ferrere, San Michele d'Asti, Serralunga e Stoerda. (Sulle famiglie nobili della monarchia di Savoja). Infine nel 1688 i Ramelli vengono infeudati del contado di Celle conservato fino alla fine del 1700 con l'arrivo delle prime truppe napoleoniche.
I Troja
Furono principalmente attivi in Germania e nel nord Europa con banchi a Metz e in Lorena (XIII secolo), Colonia, Bonn e Lucerna (XIV secolo). Nel 1387 furono anche presenti con un banco nella ricchissima Gand nelle Fiandre. In Italia furono principalmente attivi a Chieri.
Nella seconda metà del Trecento si installano nel palazzo di Piazza Medici, attiguo alla Torre dell'Orologio, palazzo che prima era stato la residenza del Podestà.
È probabile che le case dei Troja fossero attigue al Caneto dei Solari, con i quali del resto avevano una solida alleanza politica.
I Malabaila thumb|upright=0.4|Stemma dei Malabaila L'attività era principalmente in Savoia, spingendosi sino a Chalon-sur-Saône: i fratelli Giacomo, Antonio e Guidetto, del ramo di Castellinaldo, divennero nel 1342, banchieri Papali ad Avignone.