La Coppa del Mondo di rugby femminile () è la massima competizione per squadre nazionali di rugby a 15 femminile. Istituita nel 1991 e organizzata dal 1998 da World Rugby, assegna a cadenza quadriennale il titolo di campione del mondo.
La sua prima edizione si svolse in Galles nel 1991 su iniziativa di un comitato di governo del rugby femminile in Gran Bretagna; lo stesso comitato ne organizzò una seconda edizione nel 1994 in Scozia a seguito del diniego dell’International Rugby Football Union (oggi World Rugby) ad assumere la gestione, inizialmente ventilata, dell’evento. Tali prime due edizioni furono a lungo considerate ufficiose.
Nel 1998 la federazione internazionale garantì l’ufficialità alla competizione e ne organizzò nei Paesi Bassi la prima edizione sotto la sua diretta egida; anni dopo, tuttavia, in un comunicato stampa del 2009 legittimò a posteriori anche le prime due edizioni definendole Coppa del Mondo (laddove in precedenza le aveva sempre definite Women’s Rugby World Tournament, Torneo mondiale di rugby femminile) e inserendole a pieno titolo nel palmarès del torneo.
Il 19 agosto 2019 World Rugby decretò l’eliminazione di ogni distinzione di genere dalle denominazioni delle proprie competizioni e, di conseguenza, il nome della Coppa del Mondo femminile è cambiato in Rugby World Cup esattamente come quella maschile.
Delle dieci edizioni disputate, la nazionale femminile della ne ha vinte sei; a seguire l’, tre volte vincitrice del torneo e altre cinque volte finalista; l’unica altra squadra ad avere vinto la Coppa è quella degli che si aggiudicò la prima edizione di torneo. Complessivamente solo quattro squadre hanno raggiunto la finale: le tre citate più il , finalista sconfitta nel 2014 e nel 2025.
L’edizione più recente della Coppa del Mondo è quella del 2025 svoltasi in Inghilterra: la squadra di casa si è aggiudicata il suo terzo titolo mondiale battendo in finale il .
Storia Le origini Alla fine degli anni ottanta il rugby internazionale femminile aveva una storia breve alle sue spalle, perché il primo test match assoluto risale al 1982 (tra e ); a seguire avevano esordito (1984), (1985), e (1986), , e (1987).
Benché arrivate dopo altre squadre del continente, le dirigenti del rugby femminile britannico ebbero l’intuizione che il miglior veicolo di promozione della disciplina sarebbe stata una grande manifestazione mondiale. La spinta definitiva provenne dal successo del World Rugby Festival for Women o RugbyFest, una kermesse organizzata a Christchurch nell’agosto 1990 dalle rugbiste neozelandesi che vide invitate a confrontarsi con le Black Ferns le nazionali di , e in un torneo quadrangolare.
A farsi promotrici della istituenda competizione furono quattro dirigenti della Women’s Rugby Football Union, federazione che all’epoca gestiva la nazionale della e più in generale governava su tutto il rugby femminile britannico: Deborah Griffin, fondatrice e presidente, Sue Dorrington, Alice Cooper e Mary Forsyth. Ciascuna di esse, in base alle proprie capacità e interessi professionali, curò i vari aspetti organizzativi e finanziari quali per esempio tenere i contatti con le federazioni che schieravano squadre femminili, ricercare gli sponsor, trovare sistemazioni a buon mercato per le atlete; in tutto questo sforzo le organizzatrici non trovarono alcun sostegno né dalla Rugby Football Union (quantomeno ufficialmente) né dall’International Rugby Football Board; ciononostante alcuni club gallesi offrirono ospitalità e campi e il torneo fu messo in programma per la primavera del 1991.
L’esordio della competizione La durata della neonata Coppa del Mondo, per risparmiare sui costi di soggiorno e sussistenza, fu fissata in nove giorni, tra il 6 e il 14 aprile compresi. Diverse città gallesi ospitarono il torneo, del quale una testata autorevole come il Times di Londra diede notizia, non mancando di sottolineare che, sebbene la federazione non fosse ufficialmente coinvolta, un giocatore della nazionale inglese maschile, Brian Moore, si era prestato per la circostanza a fornire consulenza tecnica e curare le rifiniture nelle sessioni d’allenamento alle sue connazionali.
In Italia il rugby femminile era da pochissimo entrato sotto la giurisdizione della F.I.R.: il 19 gennaio 1991, infatti, la Federazione aveva preso in carico la disciplina, gestita nel decennio precedente dall’UISP e, benché pochissimi fossero a conoscenza di attività rugbistica femminile nel Paese, alla vigilia del torneo il noto giornalista televisivo Paolo Rosi, in gioventù giocatore internazionale nel ruolo di tre quarti centro, sulla Stampa di Torino esortò a coltivare il giovane movimento e garantirgli «pieno diritto di cittadinanza».
La prima partita di sempre della storia del torneo mondiale è — , che si tenne a Swansea e vide una netta vittoria delle britanniche per 12-0. Più in generale, le squadre supposte favorite (la stessa Inghilterra, gli , la e la ) rispettarono i pronostici e vinsero tutti i loro incontri nella fase a gironi. Il torneo fu ricordato anche per alcuni episodi legati alla sua natura pionieristica e, fondamentalmente, artigianale, nonostante lo sforzo organizzativo profuso nel superare ostacoli di natura logistica e soprattutto far parzialmente fronte a quelli di natura finanziaria: la nazionale dell’, unica formazione rugbistica di tale Paese ad avere preso parte a una rassegna mondiale dopo il declino dell’offerta di quella maschile nel 1987 per ragioni politiche, giunse in Gran Bretagna a soli due giorni dall’inizio del torneo e si presentò con fondi scarsissimi: la federazione aveva infatti garantito solo il pagamento del viaggio; le atlete sovietiche si autosostentarono con la vendita per le vie di Cardiff dei souvenir russi nonché della vodka e del caviale passato di contrabbando all’aeroporto di Heathrow.
Scoperte le loro difficoltà, le altre atlete tentarono di provvedere in parte alla sussistenza delle colleghe sovietiche, che ricevettero vitto anche da un’industria dolciaria e un ristoratore gallese, mentre un anonimo donatore contribuì con sterline; persino la madre di una delle giocatrici gallesi al torneo aiutò con ulteriori 100 sterline.
Per quanto riguarda l’aspetto sportivo, in semifinale gli batterono la 7-0, mentre l’Inghilterra non ebbe problemi contro la ; la finale si tenne all’Arms Park di Cardiff tra inglesi e statunitensi, che prevalsero per 19-6 e portarono la Coppa in Nordamerica.
La manifestazione fu considerata un successo dal punto di vista sportivo e pubblicitario ( spettatori circa assistettero alla finale di Cardiff), ma non da quello economico, perché il passivo fu di circa sterline, comprensivo delle spese straordinarie per sostenere la squadra sovietica. Deborah Griffin si rivolse a Dudley Wood, l’allora segretario della Rugby Football Union, usando come punto di forza per ottenerne la collaborazione la diligenza impiegata nell’avere contenuto i costi del torneo. Wood convinse un fornitore noto alla RFU a non fatturare il credito vantato, che costituiva la voce di passivo maggiore per le organizzatrici, e ripagò a nome della federazione gli altri debiti.
La seconda edizione in Scozia Il buon riscontro di pubblico del torneo inaugurale alimentò nelle dirigenti del comitato organizzatore la speranza che l’IRFB assumesse la diretta gestione di una seconda edizione, finalmente ufficiale. Vi erano stati, in effetti, contatti tra la federazione internazionale e quella olandese per un possibile patrocinio di una manifestazione mondiale da ospitare nei Paesi Bassi, basata su 16 squadre come la versione maschile; tuttavia a ottobre 1992 l’IRFB comunicò il diniego a tenere un torneo sotto la sua egida e gli olandesi si ritirarono sia dall’organizzazione che dalla partecipazione insieme ad altre squadre che avevano figurato nella coppa precedente, tra le quali e ; alle giocatrici neozelandesi fu proibito dalla loro federazione di prender parte al torneo, benché nel 1991 avessero ignorato tale imposizione sia pure al costo di lasciare in patria le loro migliori compagne di squadra.
Nel frattempo, in Gran Bretagna, era sorto l’organismo di gestione del rugby femminile scozzese: fu proprio la neonata Scottish Women’s Rugby Union a farsi avanti per ospitare una seconda edizione della competizione avvalendosi della collaborazione organizzativa della Women’s Rugby Football Union e della cooperazione di sette club di sei città. A guidare il tutto fu una giocatrice e dirigente scozzese, Sue Brodie. A causa delle defezioni le squadre rimaste erano 11, e per arrivare almeno a 12 si decise quindi di invitare una formazione giovanile locale cui fu dato il nome di Scottish Students. Grazie all’iniziativa del marito di una delle giocatrici della squadra di casa, bancario di professione a Edimburgo e tesoriere del comitato organizzatore per l’occasione, fu possibile trovare accordi di sponsorizzazione e perfino un finanziamento di sterline per la nazionale di casa erogato dal consiglio scozzese per lo Sport.
Il torneo, di per sé, rispettò sostanzialmente i pronostici, che vedevano in Inghilterra e Stati Uniti, le due finaliste della prima edizione, le maggiori favorite. Tali due squadre vinsero i loro gironi e furono raggiunte in semifinale da e . Come tre anni prima le inglesi batterono le francesi mentre le americane ebbero la meglio di un ancora giovane e inesperto . La finale tra e , diretta da Jim Fleming, all’epoca già arbitro in due edizioni della Coppa maschile, si tenne in un gremito Raeburn Place a Edimburgo: circa spettatori assistettero alla vittoria per 38 a 23 delle britanniche, che così vendicarono la sconfitta della prima edizione.
Benché i costi a giocatrice su un torneo che durò 14 giorni, dall’11 al 24 aprile 1994, furono di circa 800- sterline, l’organizzazione riuscì a conseguire un buon risultato economico, calibrando i prezzi su una media di 50 spettatori a gara. Questo significò che i circa spettatori che a Edimburgo assistettero all’incontro della fase a gironi tra e garantirono la riuscita economica del torneo, ulteriormente rafforzata dalle citate presenze in finale.
La squadra scozzese poté restituire anzitempo il prestito di sterline e la generale buona riuscita dell’organizzazione convinse l’allora segretario dell’International Rugby Football Board Keith Rowlands, presente sugli spalti alla gara di finale, a prendere in considerazione l’organizzazione in prima persona della successiva Coppa del Mondo, cosa che avvenne quattro anni più tardi sollevando i comitati e le federazioni locali dalla presa in carico di qualsiasi costo di gestione del torneo. Nel frattempo, la Women’s Rugby Football Union, seminale nella storia della competizione, cessò di esistere come organismo di gestione del rugby femminile in Gran Bretagna e, con il cambio di nome in Rugby Football Union for Women (RFUW) divenne la federazione inglese di rugby a 15 femminile fino al suo inglobamento nella RFU nel 2010; Galles e Irlanda seguirono e crearono le proprie federazioni.
L’avallo dell’International Rugby Board
Il 1º maggio 1998 si inaugurò ad Amsterdam, nei Paesi Bassi, quella che per il decennio a seguire fu considerata come la prima edizione assoluta della Coppa del Mondo, sotto la diretta gestione della — nel frattempo così rinominata — International Rugby Board. A posteriori nota come la terza dopo l’ufficializzazione del palmarès delle prime due edizioni avvenuta nel 2009, fu la più lunga edizione fino ad allora organizzata, con una durata di 16 giorni, e si tenne tra 16 squadre visto il ritorno di compagini quali per esempio , e che avevano defezionato nel 1994.