Villa Berg è un edificio civile situato a Mosca, nel quartiere di Chamovniki, dal 1924 sede dell'Ambasciata italiana nel Paese.

Storia

Residenza della famiglia Berg I primi riferimenti storici risalgono al 1806 e consistono nel progetto di costruzione di una struttura in legno per la contessa Katerina Petrovna Zotova, composta da 4 isbe.

La costruzione fu distrutta nel corso dell'incendio appiccato a Mosca nel 1812, nel corso della campagna di Russia di Napoleone, per essere poi ricostruita nel 1824. Dopo vari passaggi di proprietà, la villa fu acquistata dal facoltoso Sergej Pavlovič Berg nel 1897, che demolì la vecchia costruzione in legno a favore di una in muratura. Il progetto fu assegnato all'architetto Bojcov, il quale optò per uno stile neoclassico e barocco.

Alle decorazioni interne lavorarono gli architetti Flodini, Adamovič e Dulin e i lavori si protrassero fin quasi all'inizio della rivoluzione russa. La villa rappresentò un concentrato degli ultimi sviluppi della tecnologia: la dimora fu una delle prime nella capitale russa a disporre di campanello elettrico alla porta e di illuminazione elettrica; la sua inaugurazione venne ben presto ricordata come il primo "ricevimento elettrico" di Mosca.

Il caso dell'omicidio von Mirbach

Nel 1918, a causa della rivoluzione, i Berg fuggirono verso la Svizzera e la villa fu sequestrata dai bolscevichi. Dopo la pace separata con la Germania voluta da Lenin con il Trattato di Brest-Litovsk e lo spostamento della capitale da Pietroburgo a Mosca, la villa fu assegnata ai tedeschi come sede della loro ambasciata. La legazione tedesca era guidata da Wilhelm von Mirbach, che aveva partecipato ai negoziati di Brest-Litovsk e aveva il mandato di imporre alla Russia il rispetto delle sue pesantissime clausole.

All'arrivo dell'ambasciata corrispose la creazione di un apposito ufficio di controspionaggio della Čeka al cui capo fu scelto Yakov Blumkin, un membro del Partito Socialista Rivoluzionario (PSR) allora in contrasto con i bolscevichi. Il PSR era contrario alla pace con la Germania voluta da Lenin e sospettava che i tedeschi sostenessero finanziariamente i bolscevichi loro avversari. I socialisti rivoluzionari concepirono allora un piano per sabotare la pace che prevedeva l'omicidio dell’ambasciatore tedesco e la rivolta armata contro i bolscevichi. Il PSR pensava che Berlino avrebbe reagito ad una simile provocazione riprendendo il conflitto. La missione fu affidata a Blumkin.

Nel pomeriggio del 6 luglio 1918 Yakov Blumkin ed il suo autista, Nikolaj Andreev, si presentano a Villa Berg e chiesero di vedere l'ambasciatore. A riceverli, assieme a von Mirbach, c'erano il consigliere Rietzler e il tenente Moeller, addetto militare. Durante il colloquio, che si tenne nella "Sala Rossa" della Villa, Blumkin estrasse una pistola e sparò, mentre Andreev lanciò una bomba a mano. Von Mirbach fu ucciso. Lenin e Dzeržinskij si precipitarono a Villa Berg per verificare l'accaduto. Il PSR rivendicò l'assassinio come segnale dell'insurrezione contro Lenin, ma la rivolta fu rapidamente repressa. Il PSR fu dichiarato fuorilegge e sciolto con la forza, mentre i bolscevichi consolidarono il loro potere. Berlino non reagì all'omicidio del suo ambasciatore, come sperava Blumkin, anche perché le truppe dell'esercito tedesco erano già state spostate dal fronte orientale al fronte occidentale per tentare un'ultima offensiva. A Mosca Andreev fu arrestato e fucilato, ma Blumkin riuscì a fuggire. Dieci giorni dopo l'omicidio di von Mirbach, a Ekaterinburg i bolscevichi fucilarono lo zar Nicola II. Poco più di un mese dopo lo stesso Lenin fu oggetto di un tentativo di assassinio da parte di un'attivista socialista rivoluzionaria.

Sede del Comitato Esecutivo del Comintern

Dopo questi fatti la Legazione tedesca abbandonò il palazzo, che nel 1919 divenne la sede del Comitato esecutivo dell'Internazionale Comunista (Comintern). Il Comintern era nato con il primo Congresso della Terza Internazionale, o Internazionale Comunista, con l'obiettivo di rompere definitivamente con la Seconda Internazionale (socialista) e fondare un nuovo organismo rivoluzionario mondiale. L'Italia vi fu rappresentata da Angelica Balabanoff che venne subito eletta segretaria del Congresso. Nel 1920 si tenne il II Congresso del Comintern a cui partecipò una numerosa delegazione di socialisti italiani tra cui, oltre alla Balabanoff: Giacinto Menotti Serrati (capo delegazione e leader dei massimalisti), Amadeo Bordiga, Nicola Bombacci (che negli anni ’40 si avvicinò poi al fascismo della Repubblica Sociale Italiana), Costantino Lazzari, Antonio Graziadei, Luigi Polano, Anselmo Marabini. Ne seguì un forte dibattito all'interno del PSI che culminò nella Scissione di Livorno del 1921 e nella nascita del Partito Comunista d'Italia (PCd'I).

Il secondo Congresso del Comintern è celebre per i "21 punti" di Lenin, che imponevano l'espulsione dei riformisti e la trasformazione del partito in una struttura di tipo bolscevico. Questo presupponeva la creazione di un Comitato Esecutivo basato a Mosca ed incaricato di dirigere lo sviluppo del movimento comunista mondiale. La sua prima sede fu appunto Villa Berg, che ospitò così gli uffici della dirigenza comunista mondiale e gli incontri tra delegazioni socialiste ed organizzazioni operaie provenienti da tutta Europa.Tra le personalità che operarono nel palazzo vi sono Grigorij Zinov'ev, Lev Trockij, Amadeo Bordiga, Umberto Terracini, Antonio Gramsci, Nikolaj Bucharin,Lev Kamenev e John Reed. Prima di diventare il rappresentante degli operai degli Stati Uniti nel Comitato esecutivo, Reed era stato testimone degli avvenimenti rivoluzionari dell'ottobre del 1917 che aveva poi raccontato nel libro I dieci giorni che sconvolsero il mondo, una delle più diffuse e vivide cronache della Rivoluzione russa.

Ambasciata d'Italia

Dopo il riconoscimento dell'Unione Sovietica e l'instaurazione di rapporti diplomatici da parte del Regno d'Italia, nel 1924 il palazzo divenne la sede dell'ambasciata italiana. Il primo ambasciatore italiano a risiedervi fu Gaetano Manzoni. Nel 1927 fu sostituito da Vittorio Cerruti, un diplomatico di carriera raffinato che cercò di mantenere un rapporto puramente pragmatico e commerciale, evitando che le divergenze ideologiche ostacolassero gli scambi. Tra i suoi collaboratori ci fu il giovane Pietro Quaroni (che vi tornò come ambasciatore dopo la Svolta di Salerno, con un avventuroso viaggio da Kabul a Mosca per riannodare le relazioni diplomatiche). Fu Cerruti a gestire la fase in cui l'Italia iniziò a fornire tecnologia navale e aeronautica all'URSS. Per l'ambasciata transitarono allora gli aviatori Italo Balbo, Umberto Nobile e Mario de Bernardi. Villa Berg divenne tuttavia un centro di relazioni non solo diplomatiche, ma anche culturali. Tra personalità illustri che visitarono l'ambasciata in questo periodo vi sono gli scrittori Michail Bulgakov e Curzio Malaparte. Dal soggiorno moscovita (in cui incontrò Stalin, Gor'kij e Majakovskij) Malaparte trasse ispirazione per il romanzo Il ballo al Kremlino (pubblicato postumo nel 1971).

Tra gli ospiti russi dell'ambasciata figurano molti diplomatici tra cui Čičerin, Litvinov, Vyšinskij e Molotov. L'allora Ministro degli Esteri sovietico Molotov accettò l'invito ad un ricevimento in suo onore da parte dell'ambasciatore Augusto Rosso nel maggio del 1940, un evento rimasto celebre anche per l'esibizione del giovane pianista Ėmil' Gilel's, astro nascente del panorama musicale russo. Gilel's eseguì brani di Scarlatti, Liszt e Chopin.

Con molta probabilità, non passarono invece mai in ambasciata gli esuli italiani a Mosca durante il fascismo, come Palmiro Togliatti. Luigi Longo. Paolo Robotti e Vittorio Vidali.

La ripresa dei rapporti diplomatici Nel secondo dopoguerra Villa Berg è tornata ad essere la sede dell'ambasciata d'Italia. Il primo ambasciatore fu Pietro Quaroni che rimase fino alla fine del 1946. Fu sostituito da Manlio Brosio, non un diplomatico di carriera, ma una figura politica, già membro del Comitato di Liberazione Nazionale durante la Resistenza ed ex ministro della difesa nel primo governo De Gasperi. Nonostante le tensioni della Guerra fredda sono quindi passati da villa Berg molti artisti, scrittori e attori come Renato Guttuso, Giacomo Manzù, Alberto Moravia, Elsa Morante, Italo Calvino, Tonino Guerra, Al Bano. Sono stati ospitati grandi imprenditori come Enrico Mattei, Vittorio Valletta, Francesco Merloni. Sul piano istituzionale si ricordano le visite dei Presidenti della Repubblica Giovanni Gronchi, Sandro Pertini, Francesco Cossiga, Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano. Tra gli ospiti russi di Villa Berg si ricordano Nikita Chruščëv e Andrej Gromyko.

Il diverbio tra Gronchi e Chruščëv (1960)

Nel febbraio 1960 villa Berg ospitò un grande ricevimento in occasione della storica visita di Giovanni Gronchi in Unione Sovietica, il primo capo di Stato di un Paese del blocco occidentale(e quindi della NATO) a recarsi ufficialmente nell’URSS durante la guerra fredda. La visita cadde in un periodo di estrema tensione fra i due blocchi a causa della questione tedesca (l’anno seguente i sovietici avrebbero iniziato a costruire il Muro di Berlino) e molti temettero che Roma avrebbe rotto la solidarietà atlantica. Nonostante la visita fosse stata preparata l’anno precedente da un viaggio a Mosca del sindaco di Firenze, il cattolico Giorgio La Pira, anche la Chiesa di Roma era contraria. Il presidente Gronchi intese tuttavia giocare un suo ruolo personale, cercando una "terza via" italiana tra i blocchi che spesso divergette dalla linea ufficiale del governo italiano, rigorosamente atlantista. Gronchi era accompagnato dal ministro degli esteri Giuseppe Pella e da un'importante delegazione di grandi industriali interessati ad aprire il mercato sovietico, tra cui spiccavano Enrico Mattei (Eni) e Vittorio Valletta (FIAT). Gronchi incontrò il capo dello Stato sovietico Kliment Vorošilov e il segretario del PCUS Nikita Chruščëv. Proprio durante il ricevimento presso Villa Berg avvenne un aspro diverbio tra Gronchi e Chruščëv. Il leader sovietico attaccò e derise le posizioni atlantiste italiane, preconizzando il sorpasso dell’Occidente da parte dell’Unione Sovietica (allora forte del prestigio derivante dai primi voli spaziali) ed invitando l'ospite italiano ad iscriversi al partito comunista. Gronchi gli rispose, trasformando l'incontro conviviale in un aperto scontro ideologico. Ciò nonostante la visita fu tutt’altro che un fallimento, poiché pose le basi per l’avvio delle attività in Russia dell’Eni e della Fiat.

In questo famoso ricevimento in ambasciata, non risultano essere stai presenti esponenti di spicco del PCI. Nella delegazione ufficiale italiana non ne era incluso alcuno. Il PCI, allora guidato da Togliatti, era sempre in ottimi rapporti con i vertici del Cremlino, ma l'intesa era sempre quella che per gli esponenti politici comunisti restava consigliato di evitare i contatti con la diplomazia e le figure isituzionali italiane.

La visita del Presidente Fanfani (1961)