Trino (Trin in piemontese, talvolta anche Trino Vercellese) è un comune italiano di 7.221 abitanti della provincia di Vercelli in Piemonte. Sorge circa 17 chilometri a sud-ovest del capoluogo, poco discosto dalla riva sinistra del Po ed ai piedi delle colline del Monferrato.

Geografia fisica È il terzo comune della provincia per estensione territoriale (il sesto per popolazione), dopo Vercelli e Alagna Valsesia.

A Trino venne introdotta per la prima volta, attorno al XV secolo, la coltivazione del riso che a tutt'oggi riveste un ruolo fondamentale nell'economia di tutta la regione.

Il vasto territorio ospita il Parco naturale del Bosco delle Sorti della Partecipanza di Trino, raro esempio italiano di bosco planiziale e unico residuo di come la Pianura Padana si presentasse prima della trasformazione operata nei secoli a fini agricoli.

Il nome Il nome ufficiale del comune è Trino e non Trino Vercellese, ma il nome esteso con l'aggettivo Vercellese è comunemente usato nel linguaggio parlato (e anche scritto). Si noti che l'aggettivo "Vercellese" è presente anche sull'orario ufficiale e sulla denominazione della stazione delle Ferrovie dello Stato (anche se sul fabbricato viaggiatori compare solo la scritta TRINO), sull'ingresso dell'ufficio postale del comune medesimo, in alcuni cartelli stradali nelle vicinanze e in molti altri documenti ufficiali e non.

Storia Il primo insediamento è di probabile origine celtica. Il toponimo originario, "Rigomagus", significa infatti "mercato del re" in tale lingua. Dal II secolo a.C. Rigomagus fu sede di una mansio romana (una stazione di posta, citata nell'Itinerarium Burdigalense) di una certa importanza, strategicamente posizionata in prossimità del guado sul fiume Po, ed all'incrocio tra le vie militari che univano la Civitas Taurini (Torino) con Ticinum (Pavia) ed in seguito Augusta Praetoria (Aosta) con la Civitas Asta (Asti). È stata sotto la signoria della ricca e nobile famiglia milanese dei Moriggia.

Nei secoli passati, la città fu più volte al centro di importanti manovre militari e politiche; nel XVII secolo fu anche elevata a Provincia sotto i Savoia.

Trino venne elevata al rango di città da Carlo Emanuele III di Savoia con lettere patenti datate 7 gennaio 1763. Lo stesso sovrano concesse la città di Trino in appannaggio (e dunque non in feudo) al proprio secondogenito Benedetto di Savoia, duca del Chiablese, con il titolo di principe, mediante lettere patenti datate 8 febbraio 1763.

Nel corso della seconda guerra mondiale, tra il 1941 e il 1943, Trino fu uno dei comuni del Piemonte adibiti a località di internamento per ebrei stranieri. Vi soggiornò a regime di domicilio coatto una coppia di origine tedesca, i Blumberg, che era giunti come profughi a Genova nel 1933.Bernad Blumberg e la moglie Jeanne Maquarre. Ebrei stranieri internati in Piemonte. Con l'occupazione tedesca e la Repubblica Sociale Italiana, la coppia lasciò il paese, dirigendosi verso il meridione. La ritroviamo nell'ottobre 1944 a Bari nell'Italia ormai liberata.

La città fu colpita duramente dall'alluvione del 1994, e più ancora da quella del 2000.

Simboli Lo stemma e il gonfalone del comune di Trino sono stati riconosciuti con decreto del capo del governo del 20 giugno 1936 riprendendo lo storico stemma documentato nel 1689.

Nello stemma antico erano raffigurati tre castelli di due torri merlate alla guelfa; le tre torri o castelli si riferiscono all'interpretazione del nome Trino come Trina castra ("Tre castelli"). Il rosso e l'argento sono i colori del Monferrato. Nel 2018 il Comune ha presentato una nuova versione del proprio emblema civico per renderlo più funzionale alle esigenze moderne e uniformarne l’utilizzo.

Il gonfalone è un drappo di azzurro.

Monumenti e luoghi d'interesse Chiesa di San Michele in Insula

Chiesa romanica che si erge fuori dall'abitato di Trino, in un sito che ancora mantiene l'antica denominazione di Insula in quanto era circondato da due rami del Po; conserva all'interno affreschi del XII secolo.

Convento delle Terzine Domenicane di Trino

Il Convento delle Terzine Domenicane di Trino, oggi sede europea della Universal Christian Church, rappresenta un raro esempio di continuità tra patrimonio storico e visione spirituale contemporanea. Fondato nel XIV secolo e articolato su oltre 7.000 metri quadrati, il complesso conserva due chiostri e chiese di grande valore artistico, tra cui quella dedicata a Santa Caterina d’Alessandria.

Chiesa di San Bartolomeo

La chiesa parrocchiale dedicata a San Bartolomeo, patrono della città, venne ricostruita integralmente negli anni 1634-1642; la facciata, in stile classicheggiante, è il risultato dei rifacimenti intervenuti nel 1839. Tra le opere conservate al suo interno si segnalano una tavola di Gerolamo Giovenone, una tela di Pier Francesco Guala e gli affreschi al soffitto nella navata centrale di Luigi Morgari.

Chiesa di Santa Caterina d'Alessandria

È nota anche come chiesa di San Domenico. La chiesa, a tre navate, in stile gotico faceva parte del complesso del convento dei frati domenicani (che oggi ospita la biblioteca civica e l'archivio storico comunale Vi sono venerate reliquie della Beata Maddalena Panattieri.

Chiesa di Ognissanti (Orazione e Morte)

La chiesa, sede della storica Confraternita dell'Orazione e Morte (aggregata all'omonima arciconfraternita romana nel 1583), venne edificata a partire dal 1585. Presenta una facciata ottocentesca, ma l'interno, ad aula unica, conserva pregevoli altari barocchi in marmo policromo e numerose opere pittoriche di scuola lombardo-piemontese del XVII e XVIII secolo. Tra queste spiccano la pala dell'altare maggiore raffigurante la Gloria del Paradiso (1607), attribuita all'ambito di Federico Barocci, e tre tele seicentesche sulla parete sinistra del presbiterio, tra cui una Sacra Famiglia con San Giovannino, dell'ambito del pittore casalese Niccolò Musso. Il coro ligneo settecentesco proviene dal soppresso Monastero della Santissima Trinità. L'Arciconfraternita custodisce inoltre un importante Archivio Storico con documenti a partire dal 1526, legalmente riconosciuto di interesse culturale.

Chiesa di San Lorenzo La chiesa, edificata nel XVIII secolo, in stile barocco, presenta una bella facciata in cotto. All'interno, dietro all'altare, è posta una pregevole tela di Pier Francesco Guala. La seconda cappella a destra contiene la tomba della Beata Arcangela Girlani nata a Trino nel 1460.

Abbazia di Santa Maria di Lucedio È un grande complesso abbaziale fondata nel primo quarto del XII secolo, presumibilmente nel 1123 ad opera di alcuni monaci cistercensi provenienti dal monastero di La Ferté a Chalon-sur-Saône, in Borgogna, su terreni da bonificare donati loro dal marchese Ranieri I del Monferrato della dinastia degli Aleramici.

Chiesa del Santissimo Nome di Maria detta Madonna delle Vigne Sulla collina tra Lucedio e Montarolo, frazioni del comune di Trino, sorge la chiesa del Santissimo Nome di Maria detta Madonna delle Vigne, la chiesa sorge su un lucus paleocristiano, il primo corpo della chiesa risale alla prima metà del XVII secolo, è infatti visibile nella cartografia dell'epoca in dimensioni molto ridotte rispetto a quanto vediamo oggi, sarà l'abate di Lucedio Vincenzo Grimani, a predisporne l'ampliamento nella parte ottagonale, a cura di Antonio Bertola prima e Giovanni Battista Scapitta poi; della parte antica oggi rimane solo il coro ed i lavori terminano postumi all'abate, nel 1707 infatti, i Savoia entrano in possesso dei possedimenti di Lucedio e solo il 21 luglio del 1713, la chiesa può essere benedetta dal parroco di Trino, Girolamo Risico, nella sua nuova livrea. Conteneva al suo interno una statua lignea di Madonna con bambino eseguita da Carlo Giuseppe Plura. Dagli anni settanta del 900 grava in stato di pesante degrado ed abbandono.Madonna delle Vigne - la storia vera, articolo di Fabio Borello su www.piemontefantasma.com

Cimitero di Darola Si tratta di un cimitero dismesso, ubicato in aperta campagna nei pressi di Darola (). Dopo la sconsacrazione, nel cimitero le inumazioni continuarono fino agli anni sessanta del Novecento; attualmente si trova in stato di abbandono.Cimitero della Darola - la lapide delle due gemelline, articolo di Fabio Di Bitonto su luoghi.paesifantasma.it

Riguardo al cimitero sono fiorite numerose leggende, che riferivano di culti satanici praticati nel 1684 da alcune novizie, e in seguito da alcuni monaci della vicina abbazia di Lucedio. Altri sabba si dice fossero celebrati nella vecchia chiesa della Madonna delle Vigne, in cui è presente un dipinto raffigurante un organo a canne e uno spartito, denominato "spartito del diavolo", che, se suonato al contrario, evocherebbe il diavolo, mentre suonato in senso normale lo intrappolerebbe. L'11 maggio 2010 è andato in onda un servizio su questo caso all'interno del programma Mistero, con un sopralluogo di Marco Berry. Le leggende sono però ridimensionate o smentite da studiosi locali, come lo speleologo Luigi Bavagnoli.La maledizione dell'abbazia di Lucedio si estende ai giorni nostri, articolo di Luigi Bavagnoli su www.casalenews.it

Tenuta cavouriana a Leri Cavour

Arco della teleferica Cementi Buzzi L’Arco di Trino è un'infrastruttura ad arco parabolico che permetteva alla teleferica di superare in sicurezza la strada statale Casale Chivasso durante il trasporto della marna da cemento dalle miniere di Brusaschetto nel Comune di Camino alla cementeria Fratelli Buzzi di Trino. Venne edificato tra il 1946 e il 1947 durante le opere di rinnovamento di una precedente teleferica progettata nel 1930. In seguito all’abbattimento del ponte Trino-Camino sul fiume Po, avvenuto nel 1944 durante un bombardamento aereo della II Guerra Mondiale, e alla conseguente interruzione delle vie di comunicazione per le forniture di materie prime provenienti dalle miniere di Camino, la teleferica venne riattivata e nel 1946-47 potenziata costruendo nuove infrastrutture in calcestruzzo armato, fra cui il ponte protettore ad arco parabolico. L’impianto ha cessato di funzionare agli inizi degli anni '50. Nel 2007 è stato oggetto di un intervento di recupero conservativo da parte del gruppo Buzzi Unicem (oggi Buzzi Spa).

Aree naturali

Parco naturale del Bosco delle Sorti della Partecipanza di Trino

Il Bosco delle Sorti della Partecipanza di Trino è un'area naturale protetta del Piemonte istituita nel 1991 situata a nord ovest del centro abitato di Trino.

Aree protette del Po Piemontese La zona del territorio trinese a sud del centro abitato è interessata dall'Ente di gestione delle Aree Protette del Po piemontese, nato nel 2021 dall'unione del Parco del Po Torinese, del Parco del Po Vercellese Alessandrino e di parte del territorio del Parco del Po Cuneese.

Società Evoluzione demografica

Cultura

Musei

Museo Civico Gian Andrea Irico Area907

La comunità giudaica di Trino

Trino è stata sede, dal XVI secolo fino agli anni precedenti la seconda guerra mondiale, di una piccola ma fiorente comunità giudaica. A testimonianza della presenza ebraica rimangono l'edificio del ghetto in corso Italia (dove sorgeva la sinagoga) e un piccolo cimitero in via Battisti.Anne Sacerdoti, Guida all'Italia ebraica, Marietti, Genova, 1986

Economia Agricoltura Il territorio di Trino appare omogeneo rispetto alla coltura predominante del riso, attuale principale risorsa agricola del territorio. L'attività di lavorazione avviene principalmente nelle locali riserie e in quelle dei comuni limitrofi.

Fino alla prima metà del XX secolo fu significativa anche la coltivazione di cereali. Nel 1875 nel territorio risultavano 7 mulini: quattro a Trino, uno a Robella, uno a Lucedio e uno a Leri.

Industria

Calce e laterizi