Il teatro europeo della seconda guerra mondiale fu l'area dei combattimenti più importante della seconda guerra mondiale; le azioni belliche continuarono quasi ininterrottamente dal 1º settembre 1939 all'8 maggio 1945, giorno della resa ufficiale della Germania nazista.
Le forze alleate combatterono contro le potenze dell'Asse in tre zone di guerra principali: il fronte orientale, il fronte occidentale e il teatro del Mediterraneo.
Gli antefatti
Tutti i sei anni di governo precedenti il conflitto, videro Hitler lanciare numerose sfide a Francia e Regno Unito, i vincitori della prima guerra mondiale. La Grande Guerra, costata 2 milioni di soldati ai tedeschi e 3 milioni agli anglo-francesi si era conclusa con la firma del trattato di Versailles che conteneva punizioni estremamente dure per i tedeschi: cessione dell'Alsazia-Lorena alla Francia e di vaste zone orientali alla Polonia, smantellamento dell'aviazione, divieto di possedere mezzi corazzati in un esercito di non più di effettivi, consegna della flotta e un risarcimento di 132 miliardi di marchi in oro. Condizioni estremamente punitive per una nazione che, all'11 novembre 1918, aveva le sue truppe ancora attestate nel territorio francese e che contribuirono a creare il mito secondo cui a far perdere la guerra all'impero tedesco sarebbero stati pochi "traditori" non nazionalisti (è il mito della cosiddetta "pugnalata alle spalle"), contro i quali Hitler e il suo Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori promettevano di vendicarsi una volta saliti al potere. L'anno dopo, con la morte del Reichspräsident, l'anziano maresciallo Paul von Hindenburg, Hitler assunse poteri dittatoriali.
Cominciarono subito reiterate violazioni della pace del 1919: in primo luogo, dopo l'uscita della Germania dalla Società delle Nazioni nel 1935, fu reintrodotta la coscrizione obbligatoria e venne posta al comando di Hermann Göring una nuova forza aerea, la Luftwaffe. Successivamente, al comando di poche, simboliche forze, Hitler rioccupò nel 1936 la smilitarizzata Renania e cominciò a formarsi un sodalizio con l'Italia quando questa, isolata dagli ex alleati durante la guerra d'Etiopia, si riavvicinò alla Germania, sfruttando anche la comunanza ideologica tra i due regimi. Questo ottimo rapporto fu rafforzato prima dall'intervento comune a favore di Francisco Franco durante la guerra civile spagnola, in cui i tedeschi sperimentarono il bombardamento a tappeto di varie città, come Guernica, e, successivamente, dalla firma, il 25 ottobre 1936, dell'asse Roma-Berlino, preludio all'alleanza militare.
Mentre il riarmo tedesco continuava, Hitler cominciò a cercare di espandere territorialmente la Germania, per via diplomatica, in modo che essa ottenesse quello spazio vitale (Lebensraum) di cui, secondo quanto asseriva nel Mein Kampf, aveva assoluto bisogno per trovare nuove terre in cui concentrare la sua crescente popolazione. Come primo passo, sfruttando l'appeasement delle potenze occidentali, nel marzo 1938 l'Austria, paese natale del Führer, fu annessa al Reich, nonostante il divieto a un'unione austro-tedesca contenuto nel trattato di Versailles. Più resistenza oppose la Cecoslovacchia, altro stato creato nel dopoguerra, a cedere la regione dei Sudeti, zona di confine popolata a maggioranza da popolazioni cosiddette "tedeschi dei Sudeti". Hitler tentò in ogni modo di convincere i cecoslovacchi ma questi rifiutarono, forti dell'alleanza con la Francia e del fatto di essere un avversario decisamente ostico, infatti, il loro esercito era composto da circa 30-35 divisioni,. possedevano una delle migliori industrie produttrici di armi e mezzi corazzati (la Škoda) e avevano approntato nei Sudeti una serie di difese difficilmente superabili.
Conquistare la regione, come ammisero molti alti esponenti della politica tedesca, sarebbe stato un compito arduo. Hitler era però deciso ad annettere con la forza la regione e l'invasione era già programmata per gli ultimi giorni del settembre 1938. Tuttavia, grazie al provvidenziale intervento di Mussolini, si riuscì a organizzare una conferenza a Monaco di Baviera, con la presenza di Hitler, di Mussolini stesso, del primo ministro inglese Neville Chamberlain e di quello francese Édouard Daladier, ma senza i rappresentanti cecoslovacchi. I Sudeti vennero così assegnati a tavolino alla Germania. Chamberlain e Mussolini tornarono in patria acclamati come eroi e salvatori della pace, mentre la Cecoslovacchia era ormai finita: pochi mesi dopo, a marzo 1939, la Boemia e la Moravia furono dichiarati "protettorato del Reich", mentre in Slovacchia venne istituito un governo fantoccio della Germania.
Successivo obiettivo dei tedeschi fu la Polonia. Il trattato del 1919 aveva separato dal resto della Germania la regione della Prussia orientale, circondata da territorio polacco. Hitler reclamò allora la restituzione della città di Danzica e del territorio a essa vicina, il "corridoio polacco". A causa del cambio di rotta delle diplomazie occidentali, che divennero fermamente decise a ostacolare questo passo di Hitler, la Polonia rifiutò. Inglesi e francesi credevano di aver fermato definitivamente l'espansione nazista, contando anche sull'appoggio dell'Unione Sovietica in caso di invasione tedesca della Polonia. Tuttavia, il governo tedesco rispose con un abile colpo diplomatico (dopo aver già firmato un'alleanza con l'Italia, il "Patto d'Acciaio"): il 24 agosto 1939 il ministro dell'esteri russo, Vjačeslav Michajlovič Molotov, e quello tedesco, Joachim von Ribbentrop firmarono un patto di non aggressione tra le due nazioni della durata di dieci anni, il patto Molotov-Ribbentrop. Un protocollo segreto dell'accordo divideva l'Europa orientale in due sfere d'influenza, lasciando mano libera all'URSS sulle repubbliche baltiche e in Finlandia, e prevedeva una spartizione della Polonia, dando mano libera a Hitler per lanciare l'offensiva.
La guerra 1939 L'invasione della Polonia
Il 1º settembre 1939 alle 04:45 la Germania diede inizio alle operazioni militari contro la Polonia: cinque armate della Wehrmacht forti di uomini, carri armati e aerei della Luftwaffe, invasero la Polonia con un attacco a tenaglia, impiegando l'innovativa tattica militare della guerra lampo o Blitzkrieg. Il 2 settembre il Regno Unito e la Francia inviarono alla Germania un ultimatum che rimase senza risposta; il 3 settembre, rispettivamente alle 11:45 e alle 17:00, le dichiararono guerra.
L'esercito polacco contava un milione di uomini (circa il 30% in meno degli effettivi previsti, ma non ebbe il tempo di mobilitarsi completamente), diverse centinaia di autoblindo e carri armati di modelli leggeri o antiquati, con l'appoggio di seicento aerei di modesta qualità. La resistenza dei polacchi fu tenace e ostinata, ma non sufficientemente consistente e coordinata, in particolare per fronteggiare la nuova guerra lampo. Gli anziani generali polacchi commisero l'errore strategico di disperdere l'esercito su una lunghissima linea difensiva, ritenendo di dover combattere una guerra di trincea. Invece, dopo alcuni giorni di scontri violenti, il 3 settembre i panzer tedeschi riuscirono a penetrare nelle retrovie nemiche e cominciarono le manovre di accerchiamento.
Già l'8 settembre i primi carri armati tedeschi giunsero alle porte dalla capitale polacca, dando il via alla battaglia di Varsavia, mentre la maggior parte dell'esercito polacco veniva metodicamente accerchiata in sacche isolate e annientata nel giro di due o tre settimane. Tuttavia, per la Wehrmacht, la conquista della capitale polacca si rivelò più lunga e complessa del previsto. Nel timore di un attacco della Francia da ovest, i tedeschi decisero di accelerare i tempi della sconfitta polacca e cominciarono a colpire Varsavia con la tattica del bombardamento a tappeto. Come conseguenza, nell'arco di una ventina di giorni, la città riportò quasi morti e oltre feriti tra la popolazione civile. Da quel momento, l'impresa militare voluta da Hitler assunse il carattere di guerra totale: i militari e i civili furono ugualmente coinvolti, lottando disperatamente per la vittoria e la sopravvivenza.
Il 17 settembre l'Unione Sovietica, improvvisamente, ma in linea con il patto Molotov-Ribbentrop, aggredì la Polonia da est con soldati, carri armati e aerei, Altre fonti (rivista Eserciti nella storia) riportano cifre più alte: 1,8 milioni di soldati sovietici e oltre carri armati. incontrando scarsa resistenza. Alcuni storici ritengono che in realtà Stalin volesse evitare che la Germania occupasse i territori polacchi orientali (abitati in maggioranza da bielorussi e che poi vennero assegnati all'omonima repubblica sovietica), altri riportano volontà espansionistiche russe (avvalorate, tra l'altro, dalla guerra successivamente scatenata contro la Finlandia e dal fatto che, a conflitto finito, Stalin non volle cedere questi territori). L'attacco dell'URSS segnò definitivamente il destino della Polonia. Tuttavia, il 18 settembre, le forze corazzate polacche tentarono una coraggiosa battaglia contro i panzer tedeschi a Tomaszów Lubelski, ma dovettero soccombere sia per inferiorità numerica che qualitativa. Con la popolazione civile ridotta allo stremo, Varsavia si arrese ai tedeschi il 27 settembre 1939. Pochi giorni dopo, il 30 settembre, a Parigi si costituì il governo in esilio della Polonia. L'esercito polacco fu completamente disarmato entro il 6 ottobre, dopo la battaglia di Kock.
Complessivamente, le perdite militari polacche assommarono a circa morti, feriti e prigionieri di guerra; civili morirono e un numero imprecisato rimasero feriti. Circa civili polacchi riuscirono a fuggire in Lettonia e Lituania, altri fuggirono in Ungheria o Romania. Le perdite tedesche furono circa , tutte militari.
Nella parte della Polonia occupata dall'URSS, le forze sovietiche catturarono circa polacchi, parte dei quali furono sospettati di essere anticomunisti. Nel corso dell'anno successivo, la Polizia politica sovietica NKVD, a seguito di processi sommari, cominciò a mettere a morte migliaia di prigionieri. Stime accreditate parlano di un totale di morti, dei quali furono i cadaveri rinvenuti nelle Fosse di Katyń dai tedeschi nel 1943.
La strana guerra
Al termine delle operazioni contro la Polonia, Hitler lanciò messaggi di pace a Francia e Gran Bretagna, che furono respinti dai rispettivi Primi ministri l'11 e il 12 ottobre.Il Primo ministro francese trasmise anche un messaggio radiofonico in cui, con «tono sprezzante», esprimeva il suo diniego sui propositi di pace provenienti da Hitler e furono parimenti respinte dai due Primi ministri, il mese successivo, le offerte di mediazione di Guglielmina dei Paesi Bassi, di re Leopoldo del Belgio e di re Carlo di Romania. Vedi Il periodo che seguì vide una preparazione da ambo le parti per l'inizio di un'offensiva terrestre tedesca sul fronte occidentale, preparazione che fu tuttavia priva di significative operazioni, tanto da passare alla storia come la "strana guerra".Nei vari paesi il termine ebbe diverse allocuzioni e significati: in tedesco Sitzkrieg, "guerra seduta", in francese drôle de guerre, "guerra buffa", in polacco dziwna wojna, "guerra strana", in inglese bore war, "guerra noiosa", ed in italiano "guerra fittizia", termine coniato da Benito Mussolini; lo storico William Shirer, il 9 ottobre 1939, percorse in treno la ferrovia che costeggiava la riva orientale del Reno e commentò: «vedo i tedeschi issare sulla linea ferroviaria cannoni e provviste senza che i francesi li disturbino; che buffa guerra!». Vedi