L'attentato di Napoli del 1988 fu un attacco terroristico contro una sede nel centro di Napoli della United Service Organizations, un circolo ricreativo militare statunitense. Alle ore 19:49 del 14 aprile, una potente autobomba esplose di fronte al locale in via Calata San Marco, causando la morte di cinque persone e il ferimento di altre 15. L'attacco fu commesso da un membro dell'Armata Rossa Giapponese nel secondo anniversario del bombardamento statunitense della Libia nel 1986.

Vittime Le vittime furono quattro civili italiani: il venditore ambulante Antonio Gaezza, i passanti Assunta Capuano, Guido Scocozza e Maurizio Perrone e la trentunenne Angela Simone Santos, una militare portoricano-statunitense in servizio presso la U.S. Navy. Tra i feriti ci furono anche quattro marinai americani e alcuni nordafricani. Molti marinai dell'USO sfuggirono all'attentato, in quanto al momento dell'esplosione si trovavano nei seminterrati del circolo.

Le indagini

L'attentato fu rivendicato da due gruppi armati arabi fino ad allora sconosciuti, uno dei quali affermava che "gli imperialisti americani devono morire due anni dopo il loro barbaro attacco contro lo stato arabo libico", riferendosi al bombardamento degli Stati Uniti contro la Libia del 1986. In seguito la polizia identificò Junzō Okudaira come il principale sospettato, insieme alla sua complice, la connazionale Fusako Shigenobu, entrambi membri dell'Armata Rossa Giapponese, un gruppo terroristico di estrema sinistra e con collegamenti con gruppi in Libano. Okudaira era già ricercato in Italia per un razzo e un attentato dinamitardo contro le ambasciate statunitense e britannica di Roma del 1987, dove nessuno era rimasto ferito, e soggiornava in un hotel sotto falsa identità taiwanese. L'ambasciatore libico affermò che il suo paese non aveva nulla a che fare con l'attacco.

Alcuni giorni prima dell'attentato, il membro dell'ARG Yū Kikumura fu arrestato negli Stati Uniti; si riteneva che Kikumura pianificasse un attentato dinamitardo in un centro della marina militare statunitense a New York, anch'egli per rappresaglia all'attacco alla Libia del 1986, e che esso avrebbe dovuto essere simultaneo all'attentato di Napoli.

Nel 1993, Okudaira fu condannato in contumacia per omicidio, senza mai essere catturato; Shigenobu fu invece catturata in Giappone nel 2000 e condannata a 20 anni di carcere. Nel 2020, il procuratore di Napoli Giovanni Melillo ha confermato nel corso di una conferenza stampa che Okudaira risulta ancora oggi, a distanza di anni dall'attentato, essere in cima alla lista dei latitanti più ricercati dalla magistratura partenopea.

Commemorazioni Dal 2021, una targa commemorativa in via Calata San Marco ricorda le 5 vittime dell'attentato terroristico, e il consolato statunitense e le autorità italiane sono solite depositare una corona di fiori in occasione dell'anniversario. La comunità militare americana a Napoli commemora Angela Santos con una messa che si svolge nella cappella della base di Gricignano.

Note

Voci correlate Fusako Shigenobu

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