Giurdignano è un comune italiano di abitanti della provincia di Lecce in Puglia.
Situato nel Salento sud-orientale, a ridosso del Capo d'Otranto, possiede una delle più grandi concentrazioni di dolmen e menhir d'Italia ed è per questo conosciuto come il giardino megalitico d'Italia.
Geografia fisica Territorio Il territorio del comune di Giurdignano, che si estende su una superficie di 13,75 km², dista 45 km da Lecce, in direzione sud-est, ed è posto in prossimità del Capo d'Otranto, il punto più orientale d'Italia.
Il territorio risulta compreso tra i 29 e i 97 m s.l.m. con un'escursione altimetrica complessiva pari a 68 m. Confina a nord con il comune di Otranto, a est con il comune di Uggiano la Chiesa, a sud con il comune di Minervino di Lecce, a ovest con i comuni di Giuggianello e Palmariggi.
Classificazione sismica: zona 4 (sismicità molto bassa), Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003
Clima
Dal punto di vista meteorologico Giurdignano rientra nel territorio del Salento meridionale che presenta un clima prettamente mediterraneo, con inverni miti ed estati caldo umide. In base alle medie di riferimento, la temperatura media del mese più freddo, gennaio, si attesta attorno ai +16,59 °C, mentre quella del mese più caldo, agosto, si aggira sui +28,6 °C. Le precipitazioni medie annue, che si aggirano intorno ai 274 mm, presentano un minimo in autunno-inverno ed un picco in primavera-estate.Facendo riferimento alla ventosità, i comuni del basso Salento risentono debolmente delle correnti occidentali grazie alla protezione determinata dalle serre salentine che creano un sistema a scudo. Al contrario le correnti autunnali e invernali da Sud-Est, favoriscono in parte l'incremento delle precipitazioni, in questo periodo, rispetto al resto della penisola.
Classificazione climatica di Giurdignano: Zona climatica: C Gradi giorno: 1190
Origini del nome Il toponimo (come tanti altri terminanti in -anus) dovrebbe avere un'origine prediale, ovvero derivare da un nome di persona latino, per quanto non ancora ben identificato (forse Giurdinius o Gerdinius o meglio Cerdinius, attestato nella regione salentina), segno questo della dominazione romana del territorio.
Storia Il territorio fu abitato sin dall'età del bronzo come testimoniano i numerosi monumenti megalitici sparsi nell'abitato e nelle campagne circostanti. Il centro fu anticamente un castello di Otranto ed ospitò un quartiere d'inverno dell'esercito romano. Segni della presenza romana a Giurdignano sono i resti di una necropoli di età imperiale del II-III secolo d.C. Con la dominazione bizantina del Salento, fu frequentata dai basiliani che introdussero il rito greco.
Con i Normanni, Tancredi d'Altavilla concesse il feudo a Niccolò De Noha. Nella prima meta del XIII sec. il feudo fa parte della dote maritale di Riccarda da Giurdignano che va in moglie a Glicerio de Matino.
Nel 1269 alla morte di Glicerio, il feudo andrà all'angioino Anselin de Toucy, cugino di Carlo I d'Angiò, avendo egli sposato una figlia di Glicerio e Riccarda, Sibilia. Il De Toucy mori nel 1273 senza lasciare eredi. Il feudo passò quindi alla Regia Corte fin quando Filippo I d'Angiò lo consegnò a Giacomo Pipino, suo medico personale, al quale succedette Guidone Sambiasi. In seguito furono feudatarie le famiglie Santacroce e Venturi. Nel 1439 Giovanni Antonio Orsini Del Balzo cedette il feudo, sottratto ai Venturi, a Margherita Dell'Acaya che lo comprò in qualità di tutrice del figlio Buzio De Noha. Fra il XVI secolo e il XVII secolo passò ai Rondachi, ai Matino, ai Santabarbara, ai Vignes (Baroni di Pisignano) e ai Prototico. Maddalena Prototico sposò il barone Carlo Alfarano Capece al quale portò in dote il feudo. Benedetto Alfarano Capece, che successe nel 1793 al padre Francesco, fu l'ultimo feudatario di Gurdignano che lo mantenne fino all'eversione della feudalità nel 1806L. A. Montefusco, Le successioni feudali in Terra d'Otranto - Istituto Araldico salentino, Lecce, 1994.
Simboli
Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 20 febbraio 1996. Stemma
Gonfalone
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa madre della Trasfigurazione del Signore
La chiesa madre della Trasfigurazione del Signore sorge sui resti di due strutture più antiche dedicate a San Salvatore. L'attuale edificio fu costruito fra il 1756 e il 1763 e fu intitolato inizialmente a san Rocco il quale, secondo i racconti popolari, salvò Giurdignano dalla peste del XVII secolo.Presenta una sobria facciata, divisa in due ordini da un'aggettante trabeazione. Il primo ordine, spartito in tre zone da lesene, è caratterizzato da un portale d'ingresso sormontato da tre statue, e da due nicchie laterali contenenti le statue di sant'Ambrogio e di sant'Agostino. Il secondo ordine presenta una finestra centrale e termina con un frontone curvilineo.L'interno, a croce latina con una sola navata, si distingue per l'esuberanza barocca degli stucchi e degli arredi. Nelle brevi cappelle della navata e nel transetto sono custoditi pregevoli altari e statue in cartapesta e in legno. Nell'area absidale, delimitata da una balaustra, è ospitato l'altare maggiore in pietra leccese finemente scolpito. Consistente è la quadreria conservata. Le tele più importanti sono quelle raffiguranti la Madonna del Rosario attribuita a Giandomenico Catalano, l'Immacolata Concezione di Oronzo Tiso e il sant'Antonio da Padova del pittore ruffanese Saverio Lillo.
Chiesa della Madonna del Rosario La chiesa della Madonna del Rosario sorge sui resti della trecentesca chiesa della Madonna delle Grazie. Ricostruita negli anni cinquanta del Novecento, dopo i crolli subiti nella prima metà del XX secolo, fu ristrutturata stilisticamente in occasione del Giubileo del 2000 e venne riconsegnato al culto nel 2001, dopo tre anni di lavori. All'interno si conserva una statua in cartapesta della Madonna del Rosario e una seicentesca statua lapidea di sant'Antonio da Padova.
Cripta di San Salvatore La cripta di san Salvatore risale all'VIII-X secolo. Scavata interamente nel banco tufaceo, è impostata su una pianta a tre navate con absidi circolari e iconostasi. I quattro pilastri centrali quadrilobati dividono l'invaso in nove campate riconoscibili anche per la diversa forma delle coperture. Il soffitto è caratterizzato da volte scolpite in maniera tale da simulare una cupola con croce greca nell'area presbiteriale e un rivestimento a cassettoni nell'aula, a imitazione delle chiese in superficie. La cripta era in origine interamente affrescata come si evince dalle tracce pittoriche rimaste. Nell'abside centrale trova spazio la raffigurazione della Vergine col Bambino affiancata da due Angeli risalente al XII secolo. Anche nella nicchia che si apre sul lato destro rimangono frammenti di figure, tra cui un santo vescovo. Nel 1780 sulla cripta è stata edificata la piccola chiesa dedicata a san Vincenzo Ferreri caratterizzata da una lineare facciata a capanna e da un semplice portaleP. Maggiulli, La basilichetta bizantina di S. Salvatore in Giurdignano, Matino 1921.
Abbazia di Centoporte
La Basilica dei Santi Cosma e Damiano o abbazia di Centoporte, in alcuni documenti denominata Sant'Arcangelo de Casulis, è una costruzione medievale appartenuta dapprima ai monaci basiliani e in seguito ai benedettini. Il nome deriva dalle numerose finestre ancora visibili nei suoi ruderi.
I resti della basilica fanno ritenere che essa sia stata costruita sul modello della chiesa monastica di San Giovanni di Studion in Costantinopoli. Una serie di indizi suggeriscono che fosse dedicata ai santi Medici Cosma e Damiano, particolarmente venerati da Giustiniano.
Fu edificata come chiesa basilicale a tre navate con abside poligonale e nartece, intorno alla prima metà del VI secolo. Ciò che rimane dell'abbazia è una parte dell'abside, costruita con massi di pietra arenaria locale e i ruderi dei muri perimetrali. Questo imponente edificio, lungo oltre 31 metri e largo quasi 11, era dotato di un vestibolo all'ingresso.
La copertura, costituita da tegole, era a spioventi, con una parte più alta che copriva la navata centrale e due più basse nelle navate laterali. Le navate erano divise da una fila di colonne, così come si nota da alcune fotografie scattate prima del 1961. L'impianto della chiesa otrantina deve riconnettersi ad una committenza proveniente direttamente da Bisanzio. La planimetria dei Santi Cosma e Damiano mostra tangenze dirette con la basilica di Butrinto del VI-VII sec. nell'attuale Albania a tre navate con abside estradossata, la cui forma esterna si presenta poligonale come nella Basilica di Giurdignano.
Architetture civili Palazzo baronale
Il Palazzo baronale, situato in piazza Municipio, risale agli inizi del XVI secolo e fu edificato come luogo fortificato contro le incursioni dei Saraceni. Nel 1600 fu addossato un nuovo corpo di fabbrica e fu dotato di fossato. Abitato dalle varie famiglie che si succedettero nel corso dei secoli, dal XIX secolo fu dimora dei feudatari Alfarano Capece. Attualmente è di proprietà del Comune.
Il palazzo si presenta con un portale bugnato ad arco a tutto sesto, sormontato da uno stemma reso illeggibile dagli agenti atmosferici. Superato l'ingresso, si accede nel cortile interno caratterizzato da due arcate che reggono una lunga balconata barocca. Mediante una ripida scala si accede ai piani nobili, le cui stanze sono finemente decorate con stucchi e affreschi.
Siti archeologici
Menhir Menhir Madonna di Costantinopoli È posto nelle immediate vicinanze dell'omonima chiesetta. Alto circa 3 m, presenta dimensioni di base pari a m 0,33 × 0,29 e le facce più larghe orientate sull'asse est-ovest. In pietra leccese, sorge su di un rialto roccioso ed è leggermente inclinato di 15° circa verso N. Il menhir ha le facce smussate e si rastrema verso l'alto. In sommità termina con uno zoccolo parallelepipedo, probabile base per una croce che attesta la cristianizzazione del monolite. Numerose tacche sono visibili sugli spigoli.
Menhir San Paolo Il menhir San Paolo è alto circa 2,25 m, ha dimensioni di base pari a m 0,35 × 0,29 e presenta le facce smussate. L'orientamento delle facce più larghe è sull'asse est-ovest. Sorge su uno sperone roccioso entro il quale è stata scavata la cripta di San Paolo. Lo spigolo a N presenta sette tacche a distanza regolare. In sommità è visibile una buca di circa 25 cm probabile alloggio di una croce. Il suo nome deriva dalla sottostante grotta bizantina dedicata a san Paolo. Interessante è tale sovrapposizione di monumenti che denota anche la stratificazione e l'integrazione nei secoli a usi religiosi e credenze popolari: nella grotticella è visibile un affresco che rappresenta la taranta, il famoso ragno velenoso che ammorba con il suo morso le donne, le "Tarantate" di cui san Paolo è il protettore.
Menhir Monte Tongolo È un residuo molto piccolo di menhir. Si trova in contrada Pustacchi, a circa 3 km dal paese, quasi all'incrocio con la statale Maglie-Otranto. Di questo esemplare ne rimane un masso alto 50 cm e le facce 30 × 20 cm. Le più strette sono orientate secondo l'asse Est-Ovest. Venne trovato dal Palumbo nel 1951.
Menhir Vico Nuovo 1 e 2 Si tratta di due menhir adiacenti quasi identici, abbattuti e successivamente restaurati e ricollocati in piazzetta Vico Nuovo. Quello di sinistra è rotto in tre blocchi e sbozzato in sommità, con evidenti segni di restauro. È alto 250 cm e presenta un fusto ottagonale con lati di 10 e 13 cm. Il menhir di destra è rotto in due blocchi e mostra evidenti segni di restauro e numerosi licheni. Di pianta quadrata (28 × 28 cm), si eleva per 2,4 m.
Menhir Croce della Fausa