Nòvoli (Nòule in dialetto salentino) è un comune italiano di abitanti della provincia di Lecce in Puglia.

Situato nel Salento, nella parte settentrionale della provincia di Lecce, nella Valle della Cupa, è quasi equidistante dal mare Ionio e dal mare Adriatico. Il comune è inserito nel parco del Negroamaro e comprende anche parte della frazione di Villa Convento, condivisa con la città capoluogo di provincia.

Geografia fisica

Territorio Il territorio del comune di Novoli, che si estende su una superficie di , è ai piedi del piccolo rilievo di Monte d'Oro sito a nord e rientra nella Valle della Cupa, una vasta depressione carsica che si estende intorno al capoluogo salentino e caratterizzata da terreni fertili e abbondanza di acqua facilmente reperibile grazie alla falda poco profonda. Si riscontra a nord un terreno calcareo, mentre a sud il terreno è prevalentemente argilloso. L'agro novolese è quasi complessivamente coltivato a oliveti e vigneti con i quali si producono eccellenti vini, primo fra tutti il Negroamaro.

Il territorio comunale confina a nord con i comuni di Campi Salentina e Trepuzzi, a est con il comune di Lecce, a sud con i comuni di Arnesano e Carmiano, a ovest con il comune di Veglie.

Classificazione sismica: zona 4 (sismicità molto bassa), Ordinanza PCM n. 3274 del 20/03/2003

Clima

Classificazione climatica di Novoli: Zona climatica: C Gradi giorno: 1091

Storia

Secondo il filologo Gerhard Rohlfs l'etimologia del nome deriverebbe dal latino Novulum-Novale (campo da arare). Pare che questo nome venisse usato da paesani e forestieri visto che il nome esatto del feudo era Santa Maria de Novis.

Non sono ancora chiare neanche le origini. Il villaggio sarebbe sorto intorno a tre antichissime chiese (San Salvatore, San Giovanni e Santa Maria Madre di Dio) grazie agli abitanti del casale di Porziano che si trasferirono da una zona paludosa poco distante, e diedero al paese il nome di Santa Maria Nove. Le testimonianze più antiche della presenza dell'uomo sono quelle rinvenute nelle grotte di Cardamone (ossa fossili risalenti al Pleistocene superiore e selci scheggiate neolitiche) e in contrada Pietragrossa (menhir dell'età del bronzo). Al periodo magno-greco risalgono due tombe del VI secolo a.C. con relativo corredo. Tracce dell'epoca bizantina sono i resti dell'affresco presente nella chiesa dell'Immacolata che rappresenta la Madonna in trono con il Bambino con accanto la scritta in greco "Madre di Dio" databile al XV secolo.

Dal 1520 in comproprietà e poi dal 1532 in proprietà esclusivaNotizia tratta dai Cedolari delle Intestazioni Feudali, presso l'Archivio di Stato di Napoli. il feudo passò sotto la casata dei Mattei e conobbe un periodo di splendore. La famiglia fece edificare il palazzo baronale e numerose chiese, fra le quali la chiesa di Sant'Andrea Apostolo, la chiesa di Sant'Antonio abate e la chiesa di San Salvatore con una caratteristica forma ottagonale. Successivamente, dopo i Mattei, il feudo passò sotto il controllo dei Carignani fino al 1806 con l'abolizione della feudalitàDai Cedolari delle Intestazioni Feudali dell'Archivio di Stato di Napoli..

Simboli

Lo stemma e il gonfalone di Novoli sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica dell'8 maggio 1992.

Descrizione araldica dello stemma:

Fino all'Unità d'Italia lo stemma aveva un soggetto completamente diverso: la Madonna di Costantinopoli con Gesù Bambino in grembo. La devozione mariana spiegherebbe anche l'origine del nome del paese, Santa Maria De Novis.

Il gonfalone è un drappo di bianco.

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose

Chiesa madre di Sant'Andrea Apostolo La chiesa madre di Sant'Andrea Apostolo fu eretta verso la metà del XVI secolo per trasferire la Parrocchia di S. Maria de Novis dall'antica chiesa della Mater Dei, divenuta troppo piccola. Presenta una facciata in carparo divisa in due ordini da una trabeazione. Gli ordini, raccordati da volute che sorreggono le statue di due angeli, sono caratterizzati da sobrie linee architettoniche; l'ordine inferiore, movimentato da quattro alte lesene con capitelli ionici, ospita un ampio portale barocco inquadrato da due colonne doriche e sormontato dalla statua della Madonna col Bambino. L'interno, a croce latina, accoglie pregevoli altari in pietra leccese e tele ad olio di diversi pittori salentini. In posizione arretrata rispetto alla facciata, si erge il campanile a pianta quadrata a tre piani costruito nel XVIII secolo.

Chiesa della Madonna del Pane La chiesa della Madonna del Pane risale agli inizi del XVII secolo e fu edificata per meglio conservare l'immagine bizantina della Madonna posizionata su un muretto. La chiesa, originariamente dedicata alla Madonna di Costantinopoli, presenta tre navate con volta a stella e custodisce l'antica immagine della Vergine sull'altare maggiore. Degli anni Trenta del Novecento è la statua della Madonna del Pane; il simulacro venne realizzato dal cartapestaio Luigi Guacci dopo che l'antica statua fu distrutta nel 1929 da un incendio. Il culto per la Madonna del Pane comparve per la prima volta nel Settecento, in seguito a un evento miracoloso, e si diffuse maggiormente nel corso dell'Ottocento culminando con l'intitolazione della chiesa nel 1853.

Chiesa di Sant'Antonio Abate La chiesa di Sant'Antonio Abate, interamente realizzata in conci di calcarenite (tufo), risale alla prima metà del XVII secolo. L'edificio subì numerosi interventi di ampliamento e restauro; gli ultimi risalgono al 1885 e ne hanno determinato l'attuale fisionomia.

La facciata della chiesa, preceduta da una scalinata con annesso piazzale, presenta uno stile neoclassico scandito da quattro paraste con capitelli dorici sovrastate da un timpano triangolare nel mezzo del quale è presente un orologio. Sul lato sinistro, in posizione arretrata rispetto alla facciata, vi è un alto campanile che riprende le linee architettoniche del prospetto, opera dell'architetto Cino Mazzotta (1937). L'interno, al quale si accede da un portale riparato da un piccolo tamburo in legno al di sopra del quale è posto l'organo e la cantoria, è costituito da una navata centrale e da due navate laterali con tre altari per parte. Gli altari, tutti in marmo, sono dedicati a , alla Madonna di Pompei, al SS. Crocifisso (sul lato destro), ai Santi Medici, a Santa Lucia e alla Madonna Addolorata (sul lato sinistro). Le due navate si prolungano in due cappelle dedicate a Sant'Antonio Abate e al SS. Sacramento. La navata centrale è illuminata da sei finestroni con vetri policromi martellati, sostenuti da telai in ferro. Sul transetto risponde una cupola circolare con otto finestroni nel tiburio e otto finestrini nella lanterna, che danno luce all'edificio si procura un foio.

Chiesa dell'Immacolata La chiesa dell'Immacolata, già della Mater Dei, è la prima chiesa di Novoli e di conseguenza fu anche la prima sede parrocchiale. Presenta un semplice prospetto a capanna terminante con una croce. Il portale d'ingresso, inquadrato da una cornice con architrave, è sormontato da due mensole che sorreggono un piccolo rosone.

L'interno, ad unica navata con volta a crociera, è dotato di un'abside semicircolare separata dall'aula da una balaustra in marmo bicromo. L'abside, caratterizzata da due nicchie ospitanti due statue, accoglie l'importante affresco bizantineggiante della Vergine Odigitria rinvenuto nel 1865. L'immagine, databile ai primi decenni del XIV secolo, rappresenta la Madonna col Bambino con ai lati i monogrammi in lingua greca MP e OY ai lati del volto di Maria, e IC e XC a destra del Bambino. Resti di un altro affresco bizantino raffigurano la Vergine e un angelo e dovevano probabilmente raffigurare la scena dell'Annunciazione. Recenti studi hanno espresso una nuova teoria d'interpretazione, basata sullo studio delle figure dal punto di vista iconografico e teologico. Secondo tale teoria, sostenuta dallo storico locale Antonio Politi, l'affresco raffigurerebbe la "Madonna del Risorto" in dialetto locale "della Cutùra". La venerazione della Vergine sotto questo titolo, è comune ad altre località salentine dove era praticato il culto greco-bizantino. Sulle pareti del presbiterio sono distribuiti altri quattro affreschi datati 1618.

La chiesa era dotata di coemeterium sotterraneo, ossia di un sepolcro nel quale erano seppelliti i corpi di alcuni monaci.

Chiesa di San Salvatore La chiesa di San Salvatore, venne edificata negli anni Trenta del XVI secolo per volere del gesuita Bernardino Realino su un'antica struttura bizantina dedicata alla Madonna Allattante, il cui affresco, scoperto nel 1999 da Elvino Politi dietro l'altare maggiore della chiesa, data la presenza di un primo insediamento cultuale all'inizio del X sec. Il tempio ha un'insolita pianta ottagonale; sul portale d'ingresso, sormontato da una croce, è presente la scritta latina "Hoc sacellum/Salvatori et Maria/Gratiarum [...]/Dicatum". L'interno, caratterizzato da una copertura con "volta a ombrello" che rimanda alla soluzione adottata nell'abside della Basilica di Santa Croce a Lecce, custodisce un elaborato altare lapideo del 1702, opera dello scultore leccese Giuseppe Cino. La caratteristica volta della chiesa fa ipotizzare che l'edificio venne realizzato dalla scuola dell'architetto-scultore leccese Gabriele Riccardi.

Chiesa e Convento dei Padri Passionisti La chiesa e il Convento dei Padri Passionisti furono costruiti per ospitare la comunità passionista, voluta a Novoli dall'arciprete Oronzo De Matteis nella seconda metà del XIX secolo. La prima pietra per l'edificazione del convento fu posta nel dicembre del 1887 e alcuni anni dopo furono avviati i lavori per la costruzione della chiesa dedicata al "Cuore Immacolato di Maria". La chiesa presenta uno stile neogotico, particolarmente esaltato nella facciata dominata dal portale inquadrato da un protiro, dalle guglie e dal finestrone circolare ornato di membrature ed intrecci di archi polilobati.L'interno è ad un'unica navata con tre arcate per lato ospitanti altari in marmo policromo. Ha subito numerosi interventi nel corso degli anni che ne hanno modificato l'aspetto, in particolare quello dell'abside.

Altre chiese Chiesa della Vergine del Buon Consiglio - 1842. Chiesa di San Biagio - ricostruita nel 1883 su una struttura del 1645. Chiesa di San Giuseppe già di Santo Stefano - ampliata nel 1885 su una struttura degli inizi del XVII secolo. Chiesa di San Vito - edificata nel 1660 per volontà di Francesco A. Mazzotta. L'altare maggiore conserva la tela raffigurante San Vito tra Sant'Eligio e San Francesco da Paola. Chiesa della Madonna di Fatima Chiesa di San Nicola - nell'omonima contrada sulla via per Veglie, è una delle più antiche paese.

Architetture civili Palazzo Baronale

Edificato agli inizi del XVI secolo dai baroni Mattei, l'edificio divenne sede di una ricca biblioteca ad opera di Alessandro Mattei II, noto come "grande umanista e mecenate", il quale ospitò nel Palazzo Baronale il filosofo e medico di Leverano Girolamo Marciano, che si servì della Biblioteca del Conte ("ricchissima di tanti libri che non ha pari nella provincia") per completare la sua "Descrizione di Terra d'Otranto". Verso la metà del Seicento il palazzo fu ampliato e modificato, mentre le ultime trasformazioni furono volute dall'ultimo dei discendenti del Casato Mattei (il pronipote Alessandro III) che fece costruire nel 1700 una passeggiata scoperta nel cortile e la fontana opera di Giuseppe Cino (tuttora visibile all'interno del palazzo, al piano superiore). All'interno del castello, infine, sono rimasti agli angoli di una sala, alcuni stemmi di famiglie che vi hanno soggiornato: Della Torre, Pepoli, Malvezzi. Il quarto è andato perduto.

Teatro comunale