Biografia Le notizie su Perdìtta Basigheddu (Pedrita Basigueddo o Basiquedo nei documenti dell'Archivo Histórico Nacional di Madrid) sono poche e frammentarie: gli atti originali del suo processo sono andati perduti, e le informazioni su di lei sono contenute nella Relación de las causas pendientes y despachadas dell'anno 1605AHN, INQUISICIÓN, L. 783: Cerdeña., e negli atti del secondo processo a carico di Julia CartaAHN, L. 771, f. 325v, citato in Salvatore Loi (a cura di), Inquisizione, magia e stregoneria in Sardegna, AM&D edizioni, Cagliari, 2000,, una ragazza di Siligo accusata di stregoneria, che fu compagna di cella della nuorese.

Perdita, nata nel 1584 (in una delle relazioni indica di avere "cuarenta años más o menos"Salvatore Pinna, Da Nùgor a Nùoro. Studi storici su un villaggio medievale sardo, Nuova Prhtomos, Città di Castello 2022) fu inquisita a causa della sua attività di preparazione di unguenti a base di erbe, che le valsero la qualificazione di hechizera y sortílega (fattucchiera e maga). Fu arrestata senza sequestro di beni (segno che era povera), e mantenuta nelle carceri segrete del castello aragonese di Sassari dove venne presumibilmente torturata: confessò infatti tutto ciò di cui era accusata secondo le testimonianze contro di lei, ammettendo di essere idolatra del demonio e avere abbandonato la fede. La confessione fece sì che la nuorese venisse annotata nei documenti come “eretica e apostata formale”INQUISICIÓN, 1748, Exp.9, f. 86r, citato in S. Loi, Op. Cit., accusa gravissima che indusse gli inquisitori a condannarla alla pena di morteAHN, Inquisición, libro 771, f 203 v, citato in T. Pinna, Op. Cit.. Le confessioni di Julia Carta, nel suo secondo processo, non dovettero giovare alla causa: la silighese disse che il diavolo in persona le aveva offerto la sua protezione, così come aveva già fatto con Perdita, che senza di lui sarebbe morta in carcereAHN, INQUISICIÓN, 1748, Exp.9, f. 39v, citato in S. Loi, Op. Cit..

Perdita e la sua compagna ebbero comunque una sorta di trattamento di favore in carcere: l'alcalde (il direttore della prigione) concesse infatti loro di stare nella sua casa, in cambio del loro servizio nel distribuire i pasti ai prigionieri regolariAHN, Inquisición, libro 771, f. 203v, citato in T. pinna, Op. Cit..

Perdita fu anche costretta a curare la gamba di Gregorio, un servo dell'inquisitore Martin de Ocio y Vecila, con gli stessi unguenti per i quali era stata imprigionata. Per delle ragioni che non emergono dai documenti, la condanna della donna fu alleggerita: fu riconciliata con la Chiesa il 23 ottobre del 1605, pur mantenendo la condanna del carcere a vita e del sambenito (il sacco dei penitenti) perpetuoAHN, INQUISICIÓN,1631,Exp.2, f. 26r, citato in S. Pinna, Op. Cit.. Tale condanna fu ulteriormente scontata, in quanto in un atto notarile del 1611, la si trova residente a Cagliari e sposataS. Pinna, Op. Cit..

Nel 1622, incaricò il maestro campanaro cagliaritano Giovanni Pira per la realizzazione di una campana della chiesa della Madonna della Solitudine a Nuoro.

La data e il luogo di morte sono tuttora sconosciute.

Note

Bibliografia Salvatore Pinna, La Inquisición en la villa de Nuoro. Perdita Basigheddu e altri dimenticati, Sardegna Antica nº 54, dicembre 2018 Salvatore Loi (a cura di), "Inquisizione, magia e stregoneria in Sardegna", AM&D, Cagliari, 2003. Tomasino Pinna, Storia di una strega. L'Inquisizione in Sardegna. Il processo di Julia Carta, EDES, Sassari, 2000.

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