Santa Maria di Sala è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Venezia in Veneto. Il territorio del comune è inserito nel graticolato romano e fa parte del comprensorio del Miranese.
Geografia fisica Il capoluogo comunale sorge lungo la strada "Miranese" (strada provinciale 32), importante arteria di collegamento fra Mestre e Padova che passa anche per Mirano e che è denominata localmente "via Cavin di Sala".
Nel centro storico di Santa Maria di Sala, presso la cosiddetta curva (o incrocio) "Beccante", la provinciale "Miranese" confluisce, senza soluzione di continuità, nell'ex Strada statale 515 Noalese, con successiva prosecuzione fino a Padova.
Origini del nome Il termine Sala in epoca longobarda (VII sec.) indicava la parte della proprietà terriera condotta in economia diretta dal signore dove sorgeva anche la sua residenza. È citato per la prima volta nella storia in un documento del 994 e poi in un atto dì donazione, databile tra il 1024 e il 1034, con cui l'imperatore Corrado di Sassonia I concede in feudo al conte Corrado di Colbertaldo, sceso in Italia al suo seguito dalla Germania.
Il conte edificò un munito castello in località detta, per l'appunto, "Sala". Verso la metà del XIV secolo, il maniero venne demolito da Paganino Sala, il cui casato aveva preso il nome dalla località, sostituendolo con un palazzo in stile gotico.
Successivamente il possesso del territorio passò ai Cantorini dal XV al XVI secolo, quindi ai Fonseca e ai Cortizzon nel XVII secolo, infine ai Farsetti nel XVIII secolo.
La famiglia Sala
Le prime notizie storiche riguardano il capostipite Corrado Sala, disceso in Italia nel 1119 a seguito dell'imperatore Enrico V (vedere Villa Farsetti).
Sembra che nell'anno seguente Corrado sia poi entrato in possesso del feudo di Sala, prendendo così da esso il nome per sé e i propri discendenti. Tra alcuni celebri discendenti ricordiamo: Corrado II, che divenne dottor de leggi nell'anno 1218 e Negro, figlio di Corrado II, investito del feudo di Sala dal vescovo di Treviso nel 1229..
Poi durante il periodo della dominazione di Ezzelino III (1237-1256) sono da ricordare i due fratelli Ugolin e Pagan, il primo fatto decapitare dagli Ezzelini mentre era prigioniero a Verona, il secondo giustiziato per aver riconquistato Padova nel 1256. Ma il maggior rappresentante della famiglia Sala fu comunque Paganino II, vissuto nella seconda metà del XIV secolo, ultimo proprietario per conto di questa famiglia, della villa di Sala. Paganino II ebbe grandissima reputazione e importanti incarichi presso i Carraresi fino alla fine del 1388 quando i milanesi, con il comando di Gian Galeazzo Visconti, conquistarono Padova. Paganino II, per salvarsi dai l'invasione dei Visconti, abbandonò la famiglia dei Carraresi e nel 1389 Paganino II acquistava milleduecento campi (464 ettari circa) dei Carraresi, entrando così nelle grazie Gian Galeazzo Visconti e veniva da lui stesso infeudato di altre proprietà pari a duemila campi..
Paganino II non ebbe tuttavia la possibilità di godere a lungo di questa immensa fortuna; nel 1390 Francesco Novello Da Carrara rientrò in possesso della signoria di Padova ponendo così fine alla brevissima dominazione dei Milanesi. Per vendicarsi del tradimento di Paganino II, Francesco Novello gli confiscò il nuovo e antico feudo e lo condannò all'impiccagione, mentre i tre figli Daniele, Pietro, Giosafat trovarono riparo a Pavia presso Gian Galeazzo Visconti..
Confiscate le proprietà alla famiglia Sala, ecco che la famiglia dei Carraresi restò in possesso dei beni, tra cui il feudo di Sala, per un periodo brevissimo tant'è che alla fine del 1405, i Veneziani conquistarono Padova e cedettero il feudo di Sala alla famiglia Contarini..
Storia
Età veneta e romana
Il primo insediamento a Santa Maria di Sala potrebbe essere di origine paleoveneta (circa 1000 anni a.C.), in base a ritrovamenti archeologici in zona. Tracce più evidenti, invece, hanno lasciato gli antichi Romani, rientrando il territorio salese nella centuriazione romana sita a nord–est di Padova, ancora oggi ben conservata nella sua struttura fondamentale.
Medioevo ed età moderna Il territorio di Sala viene citato nel 1220 nella vendita fatta dagli avogari Tempesta al teutonico Aldovrandino (assieme a Sant'Angelo, Stigliano, Veternigo, Briana...).
Gli avvenimenti accaduti al territorio di Santa Maria di Sala dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente furono influenzati in modo particolare da quelli delle città di Padova, Venezia e Treviso fino all'annessione alla Serenissima, nel XV secolo
Gli eventi successivi alla caduta della Serenissima sono quelli analoghi a tutto il territorio circostante, compresa l'invasione napoleonica, la sottomissione al Regno Lombardo-Veneto e quindi, nel 1866, l'unione al già sorto Regno d'Italia.
La nascita dell'Entità comunale
Come organismo amministrativo autonomo (Villa) retto da un personaggio locale (Degano o Meriga) proposto dalla collettività, sotto il dominio veneto Sala comprendeva la parrocchia Natività della Beata Vergine Maria scorporando la frazione (Comune o Colmello) di Piovegalda, integrata dal punto di vista ecclesiastico ma giuridicamente indipendente.
Elevato a Comune di terza classe (ovvero con popolazione fino a tremila abitanti) nel 1806 dopo una provvisoria dipendenza miranese, in seguito al Decreto Vicereale 14 luglio 1807 n. 118 sulla concentrazione dei Municipi distanti dal loro maximum, quello di Santa Maria venne legato ai vicini territori di San Michele Arcangelo, San Sebastiano e Stigliano - la cui chiesa dipendeva da Zeminiana - formando il Comune di Sant'Angelo di Sala ed Uniti. Il centro principale migrò da Sant'Angelo stesso al sito attuale nel 1808 mutando titolazione in Comune di Santa Maria di Sala ed Uniti e mantenendo alcuni uffici nella trascorsa sede.
Ancora lontana da detto limite, la sistemazione così realizzata si protrasse fino al 28 settembre 1810 quando un secondo decreto sulle aggregazioni locali creò il moderno comparto a sei frazioni (Caltana, Caselle, Sala, Sant'Angelo, Stigliano e Veternigo con capoluogo Caselle) unendo l'entità amministrativa di Santa Maria al vicino Comune di Caltana con Caselle de' Ruffi.
Con Sovrana Risoluzione 8 febbraio 1818 entrata in vigore il 1º gennaio 1819, il periodo austriaco impose un definitivo quinto assetto trasferendo il capoluogo da Caselle de' Ruffi a Santa Maria di Sala, più centrale e facilmente raggiungibile, modificando ancora la denominazione comunale.
Nel 1833 il governo lombardo-veneto accordò la residenza municipale nello stabile tuttora esistente affacciato in via Cavin di Sala attiguo al lato orientale del complesso ospitante la Cassa di Risparmio. La traslazione verso il sito attuale avverrà dopo il 1866 nel caseggiato a comodo dei viaggiatori attrezzato come locanda e osteria, mentre sull'antistante piazzale (oggi XXV aprile) si svolgeva il pubblico mercato settimanale.
Per quanto riguarda i livelli amministrativi superiori, durante il tempo veneziano la Villa (Comune) di Sala Santa Maria apparteneva alla Vicaria (Mandamento) di Mirano all'interno del "Territorio" (Provincia) di Padova. In età napoleonica, dopo la costituzione nel 1806 del Dipartimento del Brenta (Provincia di Padova) e la conferma delle precedenti realtà locali, fu stabilita una nuova organizzazione provvisoria con Decreto Prefettizio 25 marzo 1807 riveduta e sancita dal posteriore Decreto Reale 22 dicembre 1807. Il Municipio di Santa Maria di Sala, confluito poi in Sant'Angelo, si trovò associato al Cantone di Mirano, Distretto di Camposampiero e Dipartimento del Brenta sempre con capoluogo Padova. Il periodo austriaco determinò l'abolizione istituzionale del Cantone (riportando Mirano al grado di distretto) e la riforma dei Dipartimenti in Province (notificazione 30 novembre 1815 n. 122): Santa Maria passò alla citata circoscrizione miranese della nuova Provincia di Padova. La sistemazione attuale giunse il 1º gennaio 1853 quando il Comune di Santa Maria di Sala insieme all'intero proprio Distretto venne staccato dall'orbita padovana per essere definitivamente annesso alla Provincia di Venezia.
Il XX secolo All'inizio del Novecento l'attività economica principale era l'agricoltura e l'allevamento. Numerosi braccianti lavoravano a basso prezzo nelle terre del proprietario che si occupava di modernizzare gli impianti e acquistare i terreni. Esistevano anche i coltivatori diretti che, però, dovevano affrontare la concorrenza dei grandi proprietari, quindi pochi di loro riuscivano a resistere.
Il rispetto della natura era un principio su cui si basava tutta l'economia; la popolazione era infatti cosciente che senza di essa non ci sarebbe stata la vita. L'abitazione tipica è la casa rurale nella quale si insediava la famiglia patriarcale (che poteva arrivare a comprendere fino a 40-50 persone) a capo della quale c'era il membro più anziano e le risorse familiari erano distribuite secondo un criterio gerarchico e ciò era funzionale alla produttività e l'ordine. La donna si occupava esclusivamente delle faccende domestiche e dei figli.
La Chiesa costituiva una parte fondamentale delle comunità contadine, il sacerdote, di fatto, era la guida e il moderatore della collettività. All'inizio del XX secolo ci furono dei movimenti anticlericali a cui, però, Santa Maria di Sala, diversamente dalla Riviera del Brenta dove il socialismo era ben radicato, rimase estranea.
Come Sala abbia avvertito le tensioni fin dai primi anni del secolo, lo si apprende, infatti, proprio da quanto lasciato scritto dall'allora parroco don Demetrio Gallo (1903-1933).
Il processo di alfabetizzazione, nel comune, fu alquanto lento e difficile, poiché l'istruzione non era considerata una priorità dalla società contadina. Un cambiamento si ebbe a partire dagli anni Trenta quando, con l'avvento del fascismo, lo Stato si incaricò in prima persona della formazione dei giovani.
La popolazione restò fortemente legata alle tradizioni e si continuarono ad organizzare manifestazioni, come le sagre, antecedenti a quelle che erano le tradizioni del regime. Nelle varie feste paesane suonava la banda cittadina.
Prima guerra mondiale La Prima guerra mondiale coinvolse particolarmente questa zona che, soprattutto dopo la Disfatta di Caporetto (1917) divenne terra di rifugio per gli sfollati; nonostante i gravi problemi derivanti dalla situazione si affrontò la tragedia con straordinario spirito solidale. Nel 1917-1918 Villa Farsetti venne adibita ad Ospedale Militare e ancora oggi sono visibili le tracce di tale adattamento.
Seconda Guerra Mondiale La Seconda guerra mondiale fu caratterizzata da un lungo periodo di Resistenza (1943-1944); già a partire dal 10 giugno 1940, in occasione del discorso del Duce a Palazzo Venezia, il parroco, don Giovanni Cervaro aveva espresso i suoi timori raccogliendosi in preghiera, mentre la gente si recava a Sala per ascoltare il discorso radiotrasmesso.
Caltana diverrà un centro della Resistenza. Don Antonio Pegoraro organizzò i primi gruppi clandestini; il 26 maggio 1944 venne attuata la prima operazione; il disarmo della caserma GNR di Dolo; per l'occasione vennero convocati Gasparini, Monico, Bianchini e i garibaldini della "Bis". Le armi vennero recuperate, senza spargimenti di sangue, e nascoste in una cella mortuaria del Cimitero. Tra don Pegoraro e Bruno Ballan, però, si crearono dei contrasti dovuti alla divisione delle armi e con questo si chiusero le collaborazioni tra la brigata "Guido Negri" e la "Sabatucci".