La basilica collegiata dei Santi Apostoli Pietro e Paolo o basilica minore pontificia dei Santi Apostoli Pietro e Paolo è un importante luogo di culto cattolico ubicato nell'articolata piazza del Duomo ad Acireale, nella città metropolitana di Catania. Adiacente alla basilica cattedrale di Maria Santissima Annunziata, rappresenta uno degli esempi più significativi di architettura barocca e neoclassica del centro storico cittadino..

Oltre al grande valore architettonico, l'edificio custodisce un rilevante patrimonio pittorico del Sei e Settecento acese, con opere di artisti del calibro di Pietro Paolo Vasta e Giacinto Platania. La chiesa è inoltre il fulcro di profonde tradizioni religiose cittadine, tra cui la secolare processione del Cristo Morto durante il Venerdì Santo.

Elevata a collegiata nel 1924, il 14 luglio 1933 papa Pio XI, tramite le lettere apostoliche Sacras inter ades, l'ha insignita della dignità di basilica minore pontificia.

Storia

Le origini ed epoca spagnola La fondazione della chiesa è strettamente legata all'antica Arciconfraternita dei Santi Pietro e Paolo. Originariamente, i membri si riunivano in una piccola cappella posta a ridosso dell'antica chiesa madre di Acireale. Le prime notizie di un edificio autonomo risalgono al 1550. Nel 1608, i rettori della confraternita decisero di cedere la chiesetta originale e l'annesso cimitero ai governatori della Matrice (che necessitavano di spazi per l'ampliamento del Duomo) e diedero il via a una massiccia opera di ricostruzione per conciliare la spartizione dell'area con la trasformazione dell'adiacente Cattedrale.

Nel corso del XVII secolo, la Confraternita dei Santi Pietro e Paolo si segnalò anche per i ripetuti e talvolta violenti contrasti con la rivale Confraternita di San Sebastiano. I lavori per il nuovo tempio furono appaltati nel 1613; già nel 1619 vi si celebravano i sacramenti e la struttura a navata unica fu ultimata intorno al 1635.

Il terremoto del 1693 e la ricostruzione barocca Il violento terremoto del Val di Noto del 1693 inflisse danni gravissimi all'edificio. Come riportato dalle cronache dell'epoca, le scosse sismiche provocarono il crollo del cappellone maggiore, della sacrestia e dell'adiacente Cappella di Gesù e Maria, riportando lesioni in tutto il corpo della fabbrica.

Nel disastro andarono perduti il soffitto ligneo e i pregevoli affreschi realizzati da Giovanni Fulco e Baldassarre Grasso.

La ricostruzione post-sismica segnò il trionfo dello stile tardo-barocco siciliano. A partire dal 1741, su disegno del celebre pittore e architetto Pietro Paolo Vasta, venne innalzata l'attuale fastosa facciata in pietra calcarea bianca siracusana.

Epoca contemporanea e rifacimento neoclassico A cavallo tra il Settecento e l'Ottocento, l'architetto Francesco di Paola Patanè fu incaricato di rinnovare l'ambiente interno. Il suo intervento mutò radicalmente l'aspetto della chiesa: il tetto ligneo venne sostituito da una monumentale volta in muratura sostenuta da possenti colonne, rimodellando l'intero invaso in puro stile neoclassico. Questa nuova e massiccia struttura si rivelò provvidenziale durante il terremoto del 1818, resistendo egregiamente alle scosse che danneggiarono pesantemente altre zone della città.

La chiesa, eretta a collegiata nel 1924, fu infine elevata a basilica minore pontificia nel 1933.

Descrizione Esterno La facciata costituisce uno degli scorci prospettici più scenografici della piazza del Duomo. Si articola su tre livelli: Il disegno originario di Pietro Paolo Vasta (1741) caratterizza i primi due ordini con la sovrapposizione di colonne libere, binate o singole, arricchite da capitelli corinzi che creano giochi di chiaroscuro. Nel primo ordine si apre il portale d'accesso incorniciato da pesanti modanature, mentre nel secondo spiccano le nicchie con le statue dei santi titolari, Pietro e Paolo, affiancate da targhe circolari e chiuse da un timpano d'ispirazione classica. Nel 1765, su disegno dell'architetto Paolo Guarrera, venne aggiunto un terzo ordine coronato da volute per donare maggiore slancio verticale al complesso.

Sulla destra svetta il campanile, realizzato nel 1735 in pietra lavica e calcarea e terminante con una cuspide. Benché fosse stato progettato un campanile gemello per il lato sinistro, nel rispetto della simmetria barocca, quest'ultimo non fu mai realizzato.

Interno L'impianto a navata unica presenta campate laterali scandite da colonne ioniche sormontate da capitelli corinzi. L'ambiente reca la netta impronta dei restauri ottocenteschi di Patanè, con eleganti stucchi di gusto neoclassico e un arco trionfale riccamente decorato. L'area del presbiterio, balaustrata e raccordata al pavimento per mezzo di quattro gradini, è sovrastata da una cupola. Nella controfacciata trova posto la cantoria.

Di recente restaurazione è la Cappella del Divino Amore, così come la Cripta sotterranea, ambienti che sono stati ricondotti al loro originario aspetto settecentesco.

Opere d'arte La basilica funge da importante pinacoteca del Sei e Settecento acese.

Parete destra Prima campata: Cappella di Sant'Alfio. Custodisce la pala raffigurante Sant'Alfio, San Cirino e San Filadelfio, opera di Giacinto Platania. Seconda campata: Cappella di Sant'Antonio Abate. Dipinto raffigurante Sant'Antonio Abate con insegne vescovili, opera di Giacinto Platania. Terza campata: Varco di passaggio sormontato da un dipinto raffigurante San Paolo. Quarta campata: Cappella di San Carlo Borromeo. Dipinto della Beata Vergine Maria col Bambino ritratta insieme a Santa Lucia, Santa Rosalia, Santa Barbara e San Carlo Borromeo, opera di Matteo Ragonisi. Quinta campata: Cappella di Cristo alla Colonna. Nella nicchia dell'elaborato altare barocco è custodita la venerata statua seicentesca del Cristo alla Colonna, di ignoto autore, realizzata con tecnica mista (legno dipinto, tela, cartone e colla).

Parete sinistra Prima campata: Cappella dei Santi Simone e Giuda. Dipinto della Vergine Maria con Bambino, Sant'Agata, Santa Margherita d'Antiochia, San Simone e San Giuda, opera di Alessandro Vasta. (San Simone e San Giuda erano i primitivi titolari di un luogo di culto preesistente al terremoto del 1693). Seconda campata: Cappella di Sant'Andrea Avellino. Tela raffigurante l'Estasi di Sant'Andrea Avellino mentre celebra messa, capolavoro di Pietro Paolo Vasta. Terza campata: Varco di accesso alla Cappella di Gesù e Maria, sormontato da un dipinto di San Pietro Apostolo. Quarta campata: Cappella del Santissimo Crocifisso. Sulla parete è custodito un Crocifisso di autore ignoto. Quinta campata: Cappella dell'Immacolata Concezione. L'altare custodisce la statua dellImmacolata Concezione e un dipinto di Giuseppe De Maria.

Altare maggiore e Coro Nelle pareti del coro sono presenti affreschi secenteschi di Giovanni Fulco e Baldassarre Grasso, eseguiti tra il 1674 e il 1679. Queste pitture, a lungo coperte da scialbo, sono state riportate alla luce nel 1922 durante lavori di restauro e comprendono scene del Martirio di Pietro (Crocifissione a testa in giù) e del Martirio di Paolo (Decapitazione), oltre ad alcune parti del Miracolo di San Pietro che libera alcuni cristiani dal carcere. Nel 1910 sono stati rinvenuti anche altri affreschi di Giovanni Lo Coco (detto lo Zoppo di Aci).

L'organo posto sopra l'altare maggiore è opera del maestro acese Giovanni Patanè Rocca, realizzato nella metà dell'Ottocento.

Altri ambienti Sacrestia: Conserva il pregevole dipinto settecentesco dei Santi Pietro e Paolo in adorazione del Santissimo Sacramento di Matteo Ragonisi, e due statue lignee dei santi titolari realizzate nel 1658 dallo scultore e orafo Girolamo Carnazza. In passato, la sacrestia custodiva anche 5 stendardi processionali di Vasta, oggi trasferiti alla Pinacoteca Zelantea. Cappella di Gesù e Maria: Custodisce l'espressiva statua in cartapesta del Cristo morto, donata nel 1732 dal confrate Pietro Paolo Valerio. Cappella della Madre del Divino Amore: Decorata nel 1771 dal pittore Alessandro D'Anna con affreschi tratti da scene bibliche: Salomone accoglie la Regina di Saba e Giuditta ed Oloferne. Cripta: Ambiente ipogeo primitivo, originariamente destinato alla sepoltura di alcuni membri delle confraternite cittadine.

Confraternite storiche Dopo la riedificazione del tempio settecentesco, nella chiesa furono fondate diverse confraternite, che alla fine del Settecento si ridussero a sette. Attualmente le confraternite attive sono: Arciconfraternita del Santissimo Crocifisso in San Pietro: Fondata nel 1666 e approvata dal vescovo di Catania Michelangelo Bonadies, è una delle più antiche in città (le origini documentate risalgono a prima di quella data). Congregazione del Santissimo Cristo alla Colonna: Legata storicamente al patrocinio dell'omonima cappella. Confraternita dei SS. Martiri Alfio, Filadelfio e Cirino: Fondata alla fine del XVII secolo, è titolare e custode dell'altare dedicato ai Santi Fratelli Martiri. Pia Unione delle Guardie d'onore al Santo Sepolcro: Sodalizio istituito nel 1911.

Feste e processioni Venerdì Santo L'Arciconfraternita del Santissimo Crocifisso ha il privilegio di organizzare ogni anno, per tradizione e statuto, la solenne processione del venerato simulacro del Cristo Morto la sera del Venerdì Santo. Questa tradizione si perpetua dal 1732 e riprende i riti penitenziali ideati nel 1656 dal gesuita Luigi La Nuza. Il simulacro, accompagnato dalle statue di Maria Addolorata, di Santa Veronica e di San Giovanni Evangelista, viene portato solennemente per le vie del centro. Il servizio d'onore e il trasporto del Cristo sono a cura della Pia Unione delle Guardie d'onore.

Santi Martiri e Cristo alla Colonna La Confraternita dei Santi Martiri zela il culto dei tre santi fratelli di Lentini, celebrati il 10 maggio (memoria liturgica), la domenica successiva ("Giornata della devozione cittadina") e ogni prima domenica di settembre in ricordo della "Traslazione delle Reliquie".

La statua del Cristo alla Colonna, invece, è vincolata a una secolare e rigida usanza penitenziale: il simulacro viene processionato per le vie di Acireale soltanto in rarissime occasioni (con una cadenza di circa 70 anni) oppure a fronte di gravissime calamità naturali o siccità prolungate.

Note

Bibliografia

Voci correlate Cattedrale di Acireale Barocco siciliano Pietro Paolo Vasta Diocesi di Acireale

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