Nella dottrina cattolica, con l'espressione deposito della fede (in latino depositum fidei), si intende quell'unico patrimonio di tutte le verità,Concilio Vaticano II, cost.dogm. Dei Verbum, n.10, “..,e da questo unico deposito della fede...” sia in ordine alla conoscenza (fede) che al comportamento (morale), insegnate agli Apostoli da Gesù,P.E.Zoffoli, Dizionario del Cristianesimo, Pg.135 Deposito della fede che è mediatore e pienezza della Rivelazione,Concilio Vaticano II, cost.dogm. Dei Verbum, n.2, “...Cristo, il quale è insieme il mediatore e la pienezza di tutta intera la rivelazione.” e da questi trasmesse al collegio dei Vescovi quali loro successori.P.E.Zoffoli, Dizionario del Cristianesimo, Pg.529 Tradizione
Tali verità costituiscono il principio o fondamento da cui attinge il Magistero della Chiesa,Concilio Vaticano II, cost.dogm. Dei Verbum, n.10, “.., e da questo unico deposito attinge tutto ciò che propone a credere come rivelato da Dio.” non potendo questa aggiungere nulla a quanto, almeno implicitamente, è già contenuto nella Rivelazione. L'intelligenza, ovvero la comprensione, di tali verità progredisce nella Chiesa lungo i secoli con l'assistenza dello Spirito Santo.Concilio Vaticano II, cost.dogm. Dei Verbum, n.8, “La Chiesa nel corso dei secoli, tende incessantemente alla pienezza della verità divina,...””Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera, ...”(Gv 16,12-13)
Significato Con il termine "deposito", in greco paratheke, si vuole significare che la Chiesa nel corso dei secoli non aggiunge nulla alla rivelazione di Gesù, ma la trasmette fedelmente, come un bene ricevuto in custodia. Il termine paratheke è presente solo tre volte in tutto il Nuovo TestamentoPrima lettera a Timoteo ; Seconda lettera a Timoteo ed è sempre accostato al termine phylassein (custodire), come a sottolineare il dovere di ascoltare, conservare e poi restituire o trasmettere intatto quanto Gesù ha affidato agli Apostoli.P.Iovino, Il deposito della fede e la sana dottrina, in Il deposito della fede Timoteo e Tito, Pg.165 Dunque con la morte dell'ultimo degli Apostoli, ovvero San Giovanni, si considera conclusa la Rivelazione pubblica, e quindi alle verità da essi insegnate non è più possibile "aggiungere" nulla.
Ma di queste verità la Chiesa non ha piena ed esatta comprensione fin dall'inizio; solo nel corso dei secoli ne prende coscienza in misura sempre maggiore. “Questa Tradizione di origine apostolica progredisce nella Chiesa con l'assistenza dello Spirito santo.”
Perciò la Chiesa può anche all'occorrenza definire nuovi dogmi, che non sono "aggiunte" al deposito della fede, ma piuttosto chiarificazioni di questioni ancora non pienamente comprese o non ancora accettate da tutti. Ad esempio, il dogma dell'Assunzione di Maria, seppure proclamato soltanto nel 1950, esprime una credenza le cui testimonianze risalgono almeno fino al IV secolo. La costituzione dogmatica Munificentissimus Deus, emessa da Pio XII il 1º novembre 1950, mostra inoltre come il dogma sia fondato nella Parola di Dio e dichiara quindi tale verità come rivelata.”.., pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l'immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo. Perciò, se alcuno, che Dio non voglia, osasse negare o mettere in dubbio volontariamente ciò che da Noi è stato definito, sappia che è venuto meno alla fede divina e cattolica.”;Denzinger, Enchiridion Symbolorum, n.3900-3904
Trasmissione La trasmissione del deposito della fede avviene non solo tramite le sacre Scritture, ma anche attraverso la Tradizione e il Magistero. L'insegnamento della Chiesa non si limita perciò al contenuto dei libri sacri, ma comprende anche tutto ciò di cui essa ha preso coscienza nel corso dei secoli. Volendo stabilire un confronto fra le due Fonti della Rivelazione, la Tradizione:P.E.Zoffoli, Dizionario del Cristianesimo, Pg.531 Tradizione cronologicamente precede la Sacra Scrittura presenta autorevolmente la Sacra Scrittura, in quanto ne fissa il Canone e ne garantisce la “divina ispirazione” con la conseguente “inerranza” completa la Sacra Scrittura, che da sola non è una sintesi compiuta delle verità rivelate insegna l'interpretazione autentica delle Sacre Scritture, incapaci di spiegarsi da sé, diversamente da quanto avviene nel protestantesimo in cui è il singolo fedele a leggere e interpretare personalmente i testi sacri.
Principi e fondamenti
Il deposito della fede è costituito da tutte quelle verità che la Chiesa custodisce e trasmette, e da cui il Magistero attinge tutto ciò che propone ai fedeli di credere. Tali verità sono già tutte contenute nella Sacra Tradizione e nella sacra Scrittura,Catechismo della Chiesa cattolica, n. 84 ma non sono ancora completamente esplicitate. "La Chiesa, nel corso dei secoli, tende incessantemente alla pienezza della verità divina,...", e arricchisce continuamente il suo magistero con pronunciamenti ufficiali e dogmi di fede.
È dogmaticamente stabilito che non è ammissibile nessuna nuova rivelazione pubblica come appartenente al deposito della fede.Concilio Vaticano II, Lumen Gentium, n.25
Il deposito della fede non coincide, in assoluto, con l'insieme della sacra Scrittura e della sacra Tradizione, il quale prende piuttosto il nome di "deposito della Parola di Dio".Vedi Humani Generis, Denzinger, Enchiridion Symbolorum, n.3886, dove sacra Tradizione e sacra Scrittura vengono chiamate “fonti” della Rivelazione A questo proposito il Concilio Vaticano II, nella costituzione dogmatica Dei Verbum, chiarisce definitivamente dicendo "La sacra Tradizione e la sacra Scrittura costituiscono un solo sacro deposito della Parola di Dio affidato alla Chiesa"Concilio Vaticano II, cost.dogm. Dei Verbum, n.10, “La sacra Tradizione e la sacra Scrittura costituiscono un solo sacro deposito della Parola di Dio affidato alla Chiesa,...”.
Il deposito della fede, quindi, è contenuto nel deposito della parola di Dio e "progredisce nella Chiesa con l'assistenza dello Spirito Santo".Concilio Vaticano II, cost.dogm. Dei Verbum, n.8Vedi Dei Filius, Denzinger, Enchiridion Symbolorum, n.3020
Il Concilio di Trento, da quanto traspare nei suoi pronunciamenti, identifica i tre principi e fondamenti fede cristiana cattolica:K.Rahner e J.Ratzinger, Rivelazione e Tradizione, pg.54-55; vedi inoltre: Card.Cervini, CT V, p.11 "...tria esse principia et fundamenta nostrae fidei: primum libros sacros..., secundum esse evangelium...Tertium, quia non semper filius Dei corporaliter nobiscum mansurus erat, misit Spiritum Sanctum, ..." nei libri sacri dell'Antico Testamento, che furono scritti sotto l'ispirazione dello Spirito Santo; in Cristo, che ha piantato il suo Vangelo, non per iscritto ma oralmente, non sulla carta ma nei cuori. Da ciò che emanò da Cristo (quae a Christo emanarunt) furono scritte alcune cose, altre rimasero nel cuore degli uomini. Questo secondo principio della fede, viene comunemente chiamato rivelazione pubblica, in quanto il divino si è manifestato all'uomo pubblicamente, assumendo la natura umana, ed è costituito dai libri Sacri del Nuovo Testamento e dalla sacra Tradizione. a ciò si aggiunge come terzo principio (tertium autem) il fatto seguente: poiché il Figlio dell'uomo non doveva rimanere per sempre tra di noi, egli mandò il suo Spirito Santo nel mondo, il quale doveva spiegare i misteri di Dio e tutto ciò che per l'uomo era rimasto dubbio.K.Rahner e J.Ratzinger, Rivelazione e Tradizione, cfr. 55 Da qui le parole di Gesù riferite dall'apostolo Giovanni: ” Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando però verrà lo Spirito di verità, egli vi guiderà alla verità tutta intera”.Vangelo secondo Giovanni
“L'ufficio poi di interpretare autenticamente la parola di Dio scritta o trasmessa è affidata al solo magistero vivo della Chiesa, la cui autorità è esercitata nel nome di Gesù Cristo.”Concilio Vaticano II, cost.dogm. Dei Verbum, n.10 Ecco che la Chiesa, con il suo magistero, illumina i fedeli circa le verità da credere e dal deposito della fede "attinge tutto ciò che propone a credere come rivelato da Dio”.
Le rivelazioni private, comprese quelle riconosciute dall'autorità della Chiesa Cattolica, non appartengono al deposito della fede.Catechismo della Chiesa cattolica n. 67: "Lungo i secoli ci sono state delle rivelazioni chiamate “private”, alcune delle quali sono state riconosciute dall'autorità della Chiesa. Esse non appartengono tuttavia al deposito della fede." Nelle due costituzioni dogmatiche del Concilio Vaticano II relative alla divina rivelazione e alla Chiesa (Dei verbum e Lumen Gentium) non si fa menzione delle rivelazioni private. Si sono accavallate, dal Concilio di Trento in poi, autorevoli opinioni di indirizzo diverso sulla natura dell'adesione, di sola fede umana o di fede divina, che ad esse sia dovuta.A.Royo Marin, Teologia della perfezione cristiana, n.600; ”Le rivelazioni particolari, qualunque sia la loro importanza e autenticità, non appartengono, dunque, alla fede cattolica. Tuttavia, riconosciute come tali dopo un prudente giudizio, coloro che le hanno ricevute direttamente debbono senza alcun dubbio inchinarsi con rispetto dinanzi ad esse. I teologi discutono se questa adesione debba essere in essi un atto di fede divina; l'opinione affermativa sembra più accettabile."Paolo III, Concilio di Trento, decreto sulla Giustificazione, Can.16, (Denzinger 1566 e 1540); “Se qualcuno afferma, con infallibile e assoluta certezza, che egli avrà certamente il grande dono della perseveranza finale, a meno che abbia saputo ciò per una speciale rivelazione: sia anatema.”Card. Prospero Lambertini, futuro papa Benedetto XIV; “Queste rivelazioni domandano piuttosto un assentimento di fede umana conforme alle regole della prudenza, che ce le presenta come probabili e pienamente credibili”G.M.Roschini, La Madonna negli scritti di Maria Valtorta, cap.3, pg.22; Riguardo al valore delle rivelazioni private, vi sono tre sentenze: due opposte e una intermedia...K.Rahner,” Privatoffenbarung”, in Sacramentum Mundi, III, 1285-86, e in:Lexicon fur Theologie und Kirche, VIII, 773; “Der carismatische Impuls für die je richtige Entscheidung ist aber die Function der Privatoffenbarung, ob sie dabei als solche explizit auftritt oder nicht”; ”Quando una rivelazione privata viene riconosciuta dal Magistero della Chiesa, allora i fedeli devono aderirvi con ossequio di obbedienza al magistero stesso. Se poi la rivelazione fosse convalidata da evidenti miracoli, che confermano la soprannaturalità del fenomeno rivelatore e quindi testimoniano che si tratta di un intervento diretto di Dio, mediante lo Spirito Santo che opera nella Chiesa, allora essi sono tenuti ad aderirvi non solo per obbedienza dovuta al Magistero, ma per fede divina.” La materia non è ancora definita dogmaticamente, ma qualsiasi rivelazione che pretenda di superare o di correggere la rivelazione di cui Cristo è il compimento non è considerata accettabile.CCC n. 67: "La fede cristiana non può accettare «rivelazioni» che pretendono di superare o correggere la Rivelazione di cui Cristo è il compimento. È il caso di alcune religioni non cristiane e anche di alcune recenti sette che si fondano su tali «rivelazioni»."
Gradi della Fede