L'arte sovietica è l'arte visiva che è stata prodotta nell'Unione Sovietica, caratterizzata dall'enorme ruolo dell'ideologia comunista nel suo sviluppo. Parallelamente, l'arte non ufficiale dell'URSS si sviluppò negli anni cinquanta.

Primi anni (1917-1922) Avanguardie

Durante la Rivoluzione d'ottobre, nacque un movimento per porre tutte le arti al servizio della dittatura del proletariato. Lo strumento per tale scopo fu creato pochi giorni prima della rivoluzione e divenne noto come il Proletkult, di cui un teorico prominente fu Aleksandr Bogdanov. Inizialmente, il Commissariato del popolo per l'istruzione (Narkompros), incaricato delle arti, appoggiò il Proletkult ma in seguito quest'ultimo guadagnò una maggior indipendenza dal Partito Bolscevico, ottenendo la diffidenza di Lenin. Nel 1922, il Proletkult subì un declino e venne dismesso nel 1932, ma le idee del movimento riuscirono ad attrarre l'interesse dell'avanguardia russa che cercava di allontanarsi dalle convenzioni dell'arte borghese. Tra le persone più importanti di questo movimento, si può citare Kazimir Malevič. Tuttavia, le idee dell'avanguardia sparirono con l'emergere del realismo socialista sostenuto dallo Stato.

In cerca di nuove forme espressive, l'organizzazione del Proletkult era altamente eclettica nella sua arte, e di conseguenza fu prona alle aspre critiche per l'inclusione delle correnti più moderni come l'impressionismo e il cubismo, dato che questi movimenti esistevano ben prima della rivoluzione e venivano quindi associati con la "decadente arte borghese". Tra i primi esperimenti del Proletkult vi era l'estetica pragmatica dell'arte industriale, teorizzata da Boris Arvatov. Un altro gruppo è stato il poco longevo UNOVIS, formato da giovani artisti influenti guidati da Malevič negli anni venti.

Politica del governo sull'arte

Con la rivoluzione d'ottobre, la linea dell'arte ufficiale cambiò notevolmente rispetto alla precedente arte imperiale ed iniziò a sentire l'influenza del marxismo-leninismo. Secondo Lenin:

I compiti principali dell'arte sovietica erano quindi quelli di servire il popolo, sostenere la causa comune della lotta per il socialismo e il comunismo, portare la verità alle persone e dare vita alla loro creatività,. nonché diffondere gli ideali di multi-nazionalità.

Già nei primi mesi dopo la salita al potere, il governo bolscevico adottò una serie di risoluzioni importanti per lo sviluppo della cultura:

Nel novembre del 1917, venne creato il Collegio per gli affari museali e per la conservazione dei monumenti d'arte e antichi, posto sotto l'egida del Commissariato del popolo per l'istruzione Il 17 luglio 1918 venne emanata la legge "Sulla protezione delle biblioteche e delle librerie" Il 5 ottobre 1918 venne ordinata la "Registrazione, accettazione e catalogazione di monumenti d'arte e dell'antichità" da parte del Narkompros Il 26 novembre 1918 fu emanata la legge "Sul riconoscimento delle opere scientifiche, letterarie, musicali e artistiche come proprietà statale".

All'inizio, il governo bolscevico nazionalizzò i musei artistici, le collezioni private e le gallerie (come la Tret'jakov di Mosca o l'Ermitage e il Museo russo di Pietrogrado). Il Cremlino venne nazionalizzato, le sue cattedrali trasformate in musei e furono prese misure per proteggere i monumenti di Zvenigorod, Dmitrov, Kolomna, Serpuchov, Možajsk, Novgorod, Pskov e di altre città,. mentre i palazzi reali e alcune case padronali furono trasformate in musei. Nel 1919 vi erano 87 musei in Russia e nel 1921 il numero salì a 210. Per lo studio e la catalogazione delle opere d'arte, venne istituito il Fondo del Museo di Stato. Dopo la registrazione, la sistematizzazione e lo studio, fu avviata una fase di acquisizione dei musei nella quale le opere vennero distribuite uniformemente tra i vari musei del Paese. Allo stesso tempo, furono aumentate le costruzioni di edifici museali.

Nel 1918, Lenin emise il decreto "Sui monumenti della repubblica", annunciando un piano per influenzare le masse tramite le sculture. In breve tempo, i migliori scultori sovietici realizzarono numerosi monumenti dedicati ai leader della rivoluzione e alle figure più importanti della cultura socialista e russa. Sfortunatamente, la maggior parte di queste opere non è riuscita ad arrivare ai giorni nostri a causa dell'economicità e della scarsa qualità dei materiali utilizzati.

Manifesti politici

Gli stili artistici nati per essere esposti nelle vie, nei primi anni dopo la rivoluzione, ebbero un ruolo cruciale nel "plasmare la coscienza sociale ed estetica del popolo rivoluzionario". Pertanto, insieme alla scultura monumentale, i manifesti politici ricevettero uno sviluppo maggiore, essendo considerati come la forma d'arte più mobile ed efficace..

Durante la guerra civile, i manifesti erano caratterizzati da una rappresentazione chiara e nitida che permetteva una reazione immediata ad eventi in rapida evoluzione, facilitando l'agitazione. Il linguaggio plastico era dato da qualità come il laconismo, uno stile unico per ogni immagine, la forma e l'azione chiara. I manifesti venivano stampati in grandi formati e collocati ovunque, anche nei luoghi di lavoro.

Prima della rivoluzione non esistevano dei veri e propri manifesti politici: vi erano solo manifesti pubblicitari o di spettacoli teatrali. Il manifesto politico sovietico ereditò le tradizioni della grafica russa, principalmente quella della satira nelle riviste politiche.

I primi manifesti politici, realizzati nel 1918 dal Comitato esecutivo centrale panrusso, avevano delle dimensioni ridotte, con 4-6 colori, e si basavano sulle tradizionali stampe popolari dal disegno narrativo e dettagliato. Aleksandr Apsit contribuì alla loro realizzazione: nei suoi manifesti vi è una notevole "tendenza simbolico-allegorica dell'arte sovietica di quel tempo. Qui si formò l'immagine del capitalismo sotto forma di un drago e di un'intera razza di altri mostri, e il cavaliere alato con una torcia in mano divenne un simbolo di libertà."

Nell'autunno del 1918, i manifesti iniziarono ad essere pubblicati dal PUR (, Direzione politica del Consiglio militare rivoluzionario della Repubblica) e dalla Casa editrice statale (). La grafica doveva essere convincente anche in condizioni di carenza di matite e colori. Tra gli autori figuravano:

Dmitrij Stachievič Orlov: inviato al PUR nel 1919, realizzò i manifesti Prežde odin s soškoj, semero s ložkoj, teper' — kto ne rabotaet, tot ne est (1920), Ty zapisalsja dobrovol'cem? (1920), Krasnyj podarok belomu panu (1920) e Pomogi (1920). I tratti caratteristici della sua arte sono l'espressività, la precisione, un linguaggio visivo semplice e lapidario che varia facilmente a seconda del significato di ciascun manifesto Viktor Nikolaevič Deni: creò dei manifesti narrativi, spesso con testi poetici di Dem'jan Bednyj. Tra le sue opere vi sono Denikinskaja banda (1919) e Ili smert' kapitalu, ili smert' pod pjatoj kapitala (1919) Nelle repubbliche sorelle, vi erano A. A. Azimzade (RSS Azera), Akop Kodžojan, K. Alabjan e S. Аrakeljan (RSS Armena).

Un ruolo importante nello sviluppo dei manifesti fu quello delle vignette satiriche Okna ROSTA (Finestre della ROSTA), alle quali Michail Čeremnych e Vladimir Majakovskij diedero un contributo importante. Questi manifesti venivano stampati e dipinti a mano con didascalie poetiche sul tema del giorno e giocarono un ruolo enorme nella propaganda politica diventando una nuova forma di arte figurativa.

Decorazione delle città nelle feste La decorazione delle città durante le festività civili divenne un altro fenomeno dell'arte sovietica, ripetuto annualmente in occasione dell'anniversario della Rivoluzione d'ottobre, della Festa del lavoro, della donna e altre feste sovietiche..

Nacque quindi una nuova forma d'arte, grazie alla quale la pittura acquisì un nuovo spazio e nuove funzioni. Per le festività venivano creati quadri monumentali caratterizzati da un forte pathos, e gli artisti creavano delle bozze per la progettazione di piazze e strade.

All'organizzazione dei festeggiamenti dal punto di vista artistico presero parte Kuz'ma Petrov-Vodkin, Boris Kustodiev, Evgenij Lansere e Sergej Gerasimov.

Pittura e grafica

Nei primi anni del regime, molti degli artisti si erano già formati prima della rivoluzione e "il contatto con una nuova vita veniva associato a delle notevoli difficoltà".. Un esempio di tale scontro può essere ritrovato nelle opere di Nikolaj Fešin create tra il 1917 e il 1923 prima della sua partenza per gli Stati Uniti.

Gli studi sull'arte sovietica dividono i maestri della pittura sovietica di questo periodo in due gruppi:

Coloro che volevano ritrarre i soggetti con il loro solito linguaggio pittorico Coloro che usavano una percezione più moderna e fantasiosa della modernità, creando immagini e simboli con cui cercavano di esprimere la loro percezione "poetica e ispiratrice" dell'epoca nel nuovo stato sovietico.

Konstantin Juon fu tra i primi a creare delle opere dedicate all'immagine della rivoluzione, dove l'evento veniva interpretato su una scala universale e cosmica. Kuz'ma Petrov-Vodkin dipinse nel 1920 L'anno 1918 a Pietrogrado (), noto anche come Madonna di Pietrogrado (), mentre Arkadij Rylov, nel suo paesaggio Nella distesa blu () del 1918 esprime simbolicamente "il respiro libero dell'umanità che esplode nelle vaste distese del mondo, inanzi alle scoperte romantiche, alle esperienze libere e forti".

Anche la grafica si rinnovò, e Nikolaj Kuprejanov con la xilografia espresse le sue impressioni personali sulla Rivoluzione, come in Auto blindata () del 1918 e Raffica d'aurora () del 1920.

Architettura e industria artistica Durante la prima guerra mondiale, molti architetti rimasero senza lavoro e poterono impegnarsi soltanto nella progettazione, mentre alcuni riuscirono a collaborare con gli scultori nella creazione di monumenti, come Lev Rudnev che realizzò un'opera "Alle vittime della repressione" per il Marsovo pole di Pietrogrado.

Vladimir Tatlin concepì nel 1920 il celebre Monumento alla Terza Internazionale: ideato come sede in stile costruttivista per il Comintern a Pietrogrado, divenne un simbolo della nuova direzione artistica sovietica ed un'espressione di coraggio e determinazione della ricerca.. Secondo alcuni, la torre avrebbe dovuto rappresentare le aspirazioni della nascente Unione Sovietica e una sfida alla Torre Eiffel come simbolo della modernità. Il critico sovietico Viktor Šklovskij lo definì come un monumento "fatto di acciaio, vetro e rivoluzione".

Porcellane

Insieme ai manifesti, le porcellane sovietiche possono essere considerate come una parte integrante dell'arte pratica sovietica del periodo post-rivoluzionario, diventando in seguito uno degli strumenti più importanti per la propaganda.

La prima porcellana sovietica fu creata tra il 1918 e il 1923 da un gruppo di artisti guidato da Sergej Čechonin presso la fabbrica statale Lomonosov. La porcellana impiegava nuove immagini e colori e venivano firmate con un marchio emblematico creato appositamente.

L'arte della propaganda monumentale influenzò anche quella della porcellana, relegando al piatto la stessa funzione di un poster o di un volantino propagandistico. I piatti assunsero il ruolo di diffondere un nuovo stile di vita socialista incentrato sul lavoro, sullo studio e sul riposo. I temi della riorganizzazione della società, l'industrializzazione, la collettivizzazione, la politica estera e la rivoluzione culturale iniziarono a comparire tramite le decorazioni sulle stoviglie destinate alle masse.

Sperimentando nuovi stili di rappresentazione, gli artisti riuscirono ad unire le tecniche compositive dei manifesti, il fotomontaggio e la rifinitura cinematografica con l'uso dello stencil e dell'aerografo per la decorazione delle stoviglie, rendendone possibile la produzione in larga scala.