Materialista e ateo, d'Holbach fu collaboratore e finanziatore dell'Encyclopédie di Diderot e d'Alembert, ed è stato una figura di spicco dell'Illuminismo radicale europeo.
Fu autore, sotto lo pseudonimo di Jean-Baptiste Mirabaud (ripreso dal nome di Jean-Baptiste de Mirabaud), del Sistema della Natura e di altre opere filosofiche pubblicate come letteratura clandestina. A volte scrisse anonimo o utilizzò gli pseudonimi di Boulanger (da Nicolas-Antoine Boulanger) e di altri nomi, fra cui Fréret (da Nicolas Fréret); fu l'autore dell'opera Il buon senso che fu attribuita inizialmente dalla critica a Jean Meslier, in quanto d'Holbach ne riprendeva alcune argomentazioni. Solo lo scritto Tableau des Saints apparve con la sua vera firma di autore, ma solo in un secondo momento. Trattazione basata sulla bibliografia da pag. 301 a 309, pag. 55 D'Holbach scrisse molte delle sue opere con la collaborazione di Jacques-André Naigeon e degli enciclopedisti Denis Diderot (probabile revisore delle opere del barone) e Louis de Jaucourt.
Massone, fu membro della Loge des Neuf Sœurs del Grande Oriente di Francia a Parigi (la stessa a cui si affiliò Voltaire nell'ultimo mese della sua vita, frequentata anche da Benjamin Franklin).
Nelle sue opere filosofiche, in particolare nel Système de la Nature ("Sistema della Natura") e nel Bon sens ("Il buon senso"), che ne è un'elaborazione semplificata, d'Holbach sviluppa una metafisica materialistica e deterministica, base teorica della sua costante e, a partire dalla seconda metà degli anni sessanta, virulenta polemica non solo anticlericale ma soprattutto anticristiana e antireligiosa. Nelle sue ultime opere, La politique naturelle e il Système social, d'Holbach propone un'etica sociale che nel suo radicale immanentismo, ovvero escludendo ogni remunerazione ultraterrena, si fonda su basi prettamente utilitaristiche.
D'Holbach nell'ambito dell'Illuminismo francese svolse un ruolo importante anche come divulgatore sia di opere di carattere scientifico, concernenti in particolare i suoi campi di specializzazione, la geologia e la chimica, provenienti dall'Inghilterra georgiana e da lui tradotte in francese, sia di carattere anticlericale e antireligioso. Riunì intorno a sé, accogliendola sia nella sua dimora parigina in rue Royale Saint-Roch sia nello chateau di campagna al Grandval, un'ampia cerchia di intellettuali tra cui figuravano non solo i principali collaboratori dellEncyclopédie e begli spiriti parigini, ma anche alcune tra le personalità più spiccate della cultura europea settecentesca, tra cui gli illuministi David Hume, Condorcet, il citato Diderot e per un periodo anche Rousseau e Cesare Beccaria.ibidem
Biografia La formazione olandese Nato a Edesheim nel Palatinato, piccolo Stato tedesco ubicato sulla riva sinistra del Reno, da una famiglia di modesti borghesi, di umile origine, Paul Heinrich Dietrich vi ricevette il battesimo l'8 dicembre 1723, probabilmente lo stesso giorno o a pochi giorni dalla nascita, la cui data esatta resta comunque inacclarata.
Più che i genitori, dei quali non si hanno che scarse notizie (si sa che il padre era analfabeta e la madre morì quando il futuro barone aveva sette anni), per l'educazione e l'avvenire del futuro philosophe fu decisivo lo zio materno, Franciscus "Franz" Adam von Holbach, noto anche come François Adam d'Holbach. Costui, emigrato in Francia, si era notevolmente arricchito con fortunate speculazioni finanziarie, riuscendo a entrare nei ranghi della nobiltà nel 1720 (sotto la reggenza di Filippo II di Borbone-Orléans, dopo la morte di Luigi XIV) e a divenire, otto anni più tardi, barone dell'Impero. Non avendo figli, alla sua morte, avvenuta nel 1753, Franz Adam Holbach lasciò gran parte della sua fortuna e anche il titolo nobiliare al nipote, a cui da tempo aveva preparato un avvenire in terra di Francia. Lo aveva infatti condotto una prima volta a Parigi già a dodici anni, successivamente ne aveva favorito la formazione iscrivendolo alla facoltà di diritto dell'Università di Leida.
L'ambiente olandese, protestante ma, all'epoca, dopo gli accesi contrasti tra arminiani e gomaristi del secolo precedente, più tollerante di quello francese e tedesco, influenzò il futuro illuminista e materialista, favorendone un approccio non provincializzante e anticonformistico. A Leida Paul Heinrich, madrelingua tedesco, insieme alle pandette e al diritto romano apprese l'inglese e perfezionò la conoscenza del francese, lingua quest'ultima che finì col divenire in seguito la sua abituale. La conoscenza dell'inglese, oltreché facilitargli importanti contatti personali, gli servì per ampliare il raggio delle sue letture e per le traduzioni di Thomas Hobbes e dei deisti inglesi. Alcune amicizie con inglesi (tra cui bisogna annoverare il poeta Mark Akenside e il futuro uomo politico John Wilkes) risalgono agli anni universitari trascorsi a Leida.
Dopo gli studi presso l'Università di Leida, trascorse il resto della sua vita in Francia. Divenne amico di Denis Diderot e fu uno dei maggiori collaboratori dellEncyclopédie, alla quale contribuì, per lo più in modo anonimo, con centinaia di voci in diversi campi e discipline (la prevalente segretezza della sua partecipazione allEncyclopédie è però soprattutto dovuta al suo contributo su molte voci riguardanti la politica e la religione).
Matrimonio e morte precoce della moglie Stabilitosi a Parigi nel 1749, dopo la fine della guerra di successione austriaca, vi ottenne la naturalizzazione francese il 10 settembre di quell'anno. Pochi mesi dopo, il 2 febbraio 1750, sposò la figlia di una cugina, anch'essa beneficata dallo zio Franz Adam Holbach e appartenente a una famiglia di ricca borghesia francese anch'essa nobilitata di recente. Il matrimonio con Basile-Geneviève d'Aine, questo il nome della sposa, contribuì a radicare ulteriormente in Francia d'Holbach. Nel 1753, come detto, aveva ufficialmente assunto il titolo di barone d'Holbach.
Per concorde testimonianza degli amici si trattò di un matrimonio d'amore, fatalmente funestato dalla morte precoce (avvenuta a soli 25 anni, il 27 agosto 1754) di Basile-Geneviève, che l'anno precedente aveva partorito al neo-barone un figlio, François-Pierre-Nicolas. Alessandro Verri, in una lettera da Parigi al fratello, raccolse voci che collegavano l'ateismo filosofico di d'Holbach a quest'esperienza luttuosa. «Mi vien detto che l'origine del sistema filosofico del Barone e del suo calore in sostenerlo venga originalmente dall'aver veduto morire la prima sua moglie […] fra gli orrori di un'eternità di tormenti… D'allora in poi è divenuto ateista furiosissimo…».Gianmarco Gasparri (a cura) Viaggio a Parigi e Londra (1766-1767) - Carteggio di Pietro ed Alessandro Verri, Milano, Adelphi, 1980. Anche se un sistema filosofico non traduce mai soltanto il vissuto soggettivo del suo autore, indubbiamente l'esperienza della precoce e tribolata scomparsa della consorte può aver contribuito ad accrescere e ad alimentare i dubbi di d'Holbach circa la bontà divina e il significato del suo provvidenziale intervento nelle vicende umane, anche se pare che d'Holbach avesse manifestato scetticismo, se non ateismo, già precedentemente. D'Holbach ricavò inoltre la visione antiteista secondo cui la religione fosse dannosa per la psicologia umana, in quanto la moglie anziché trovare conforto in essa, temeva la morte e il pensiero di una possibile dannazione eterna. Coloro che hanno voluto in seguito screditare il sistema del barone, utilizzarono anche i dati biografici per attaccare i ragionamenti di d'Holbach sui dogmi religiosi e gli attacchi alla teodicea sulla sofferenza umana facendoli risalire ad un presunto "risentimento".
Holbach convolerà a seconde nozze già nell'ottobre del 1756, unendosi con la sorella minore di Basile-Geneviève, Charlotte-Suzanne d'Aine, forse non solo per sfuggire alla solitudine e reagire al dolore, ma anche nell'intento, rivelatosi presto vano, di trovare una nuova compagna il più possibile simile alla moglie defunta. Dalla seconda moglie Holbach ebbe un figlio (nato nel 1757) e due figlie (nate entrambe nel 1759, l'una all'inizio e l'altra alla fine dell'anno). Pur senza mai giungere a una definitiva rottura, dalle notizie desumibili dai «pettegolezzi» di Diderot nella sua corrispondenza con Sophie Volland, il secondo matrimonio del barone conobbe momenti di gelosia, di freddezza e noncuranza.In: Diderot, Siamo tutti libertini. Lettere a Sophie Volland. 1759-1762
L'unico grande amore era stato quello tributato alla prima moglie. Del resto, dalle testimonianze rimasteci, il carattere di d'Holbach non era un carattere facile. Anche nei confronti di un grande amico come Diderot fu spesso «intrattabile», facendo non di rado scontare a chi godeva della sua proverbiale ospitalità i suoi improvvisi malumori, le sue ubbie di malato immaginario, ma anche, come nota Sebastiano Timpanaro, l'amarezza che nasceva «dallo sdegno che provava nello studiare la storia umana troppo piena di dolori e misfatti, “di atrocità dell'uomo e della natura”».Sebastiano Timpanaro, Introduzione a "Il buon senso" del barone d'Holbach, con osservazioni di Voltaire, Garzanti, 1985
Amicizie e collaborazione all'Encyclopédie A Parigi d'Holbach aveva conosciuto Friedrich Melchior Grimm, un attivo intellettuale che, tramite la sua Corréspondance Littéraire, forniva ai potenti «illuminati» d'Europa periodiche informazioni sulla vita parigina e sulle sue correnti artistiche e culturali. Era un efficace diffusore delle idee degli enciclopedisti ma, soprattutto, aveva incontrato colui che sarebbe divenuto il suo amico più inseparabile, Denis Diderot, che lo coinvolse subito pienamente nell'impresa dell'Encyclopédie, della quale, nel 1751, era appena uscito il primo volume. Dal 1751 e fino al compimento della grande opera, d'Holbach scrisse per l'Encyclopédie centinaia di articoli (circa 438) contrassegnati nel secondo volume dalla sigla «– . –» e, più tardi, siglati da un solo trattino, ma anche molti altri articoli né firmati, né siglati, tuttora non tutti identificati con certezzacfr. nelle indicazioni bibliografiche le voci Vercruyssen, Lough, Minerbi-Belgrado).
La campagna antireligiosa
Quando nel 1759, a seguito dello scandalo destato dalla pubblicazione dell'opera apertamente materialistica e antireligiosa di Claude-Adrien Helvétius De l'esprit, intervenne un generale inasprimento della censura e il potere politico revocò l'autorizzazione a pubblicare lEncyclopédie, Diderot, abbandonato da D'Alembert, poté trovare in d'Holbach, oltreché in Louis de Jaucourt un collaboratore non solo deciso a sostenerlo nella sua caparbia volontà di portare a compimento l'impresa enciclopedica, ma anche intenzionato a radicalizzarne l'orientamento materialistico e antireligioso.
Per reagire agli attacchi da cui erano investiti i philosophes sui fronti più diversi (dai pulpiti al palcoscenico, ai parlamenti, alle gazzette in mano a giansenisti e gesuiti), d'Holbach utilizzò una duplice strategia in grado di eludere l'accentuata repressione della libertà di stampa che la monarchia assolutista e le fazioni clericali erano momentaneamente riuscite a imporre.
Da un lato fece del suo «salotto» un punto di incontro, di discussione e confronto tra diplomatici e intellettuali di stanza o di passaggio a Parigi, dando inizio ai suoi famosi ricevimenti, il giovedì e la domenica all'ora di pranzo nella sua casa di rue Royale Saint-Roch – oggi ubicata al numero 8 di rue de Moulins – o, nei periodi di villeggiatura per sfuggire al caldo estivo umido della capitale, nel suo castello del Grandval, presso Sucy-en-Brie, a poche miglia da Parigi (valle della Marna).