Il visir era una carica nell'antico Egitto.
Il termine (dal medio persiano vičir, "rappresentante") è nato in realtà molto più tardi, per indicare un alto funzionario presso la corte dei vari imperi islamici, presso un califfo, un sultano o un emiro. Nonostante quindi costituisca un anacronismo, il termine viene nondimeno utilizzato e universalmente accettato, in campo archeo-storico, per tradurre l'antico egizio ṯaty, termine che indicava, di fatto, il più alto funzionario dell'amministrazione della corte faraonica, secondo solo al sovrano.
La carica, molto antica (risalirebbe alla III dinastia), venne formalmente istituita dal re Snefru della IV dinastia anche se, quanto meno iconograficamente, la figura del visir può già riconoscersi in quello che viene indicato come "porta sandali" nella Tavoletta di Narmer, risalente alla I dinastia.Si veda il lato dritto della Tavoletta.
Identificazione della figura del visir Varie e molteplici sono state, nella millenaria storia dell'Egitto Antico, le figure cui associare l'incarico di visir inteso nel senso moderno del termine. Appare chiaro che non tanto alla denominazione possa farsi riferimento per la diversa interpretazione del termine, quanto più agli incarichi ricoperti laddove questi ufficializzino la posizione di preminenza negli affari di stato propria del funzionario con il più alto grado nella gerarchia faraonica.
La dizione tuttavia oggi maggiormente accettata è quella costituita dal gruppo di titoli t3yty z3b ṯ3ty., ovvero taity ḏeb ṯaty per la prima volta attestata in contesto egizio da Heinrich Karl Brugsch.Il fratello di Heinrich, Émile Brugsch (1824-1930), fu a sua volta egittologo.. I tre termini sono traducibili con: ṯaity, "colui che cura la porta (o la cortina)"Con riferimento, evidentemente alla separazione esistente, fosse solo una tenda, tra il popolo e il dio, ovvero il re.; ḏeb, ovvero "giudice", o comunque un incarico di tipo giuridico; G47 ṯaty usato da solo a partire dal Medio Regno ad indicare il termine tradotto con visir.
Il primo a tradurre il termine ṯaty con visir fu invece, nel 1887, Eduard Meyer. e la prima ricorrenza certa del termine è attestata su un modello di nave in pietra rinvenuto nelle gallerie della Piramide a gradoni di Djoser e fa riferimento a Menka. che viene perciò indicato come il primo visir noto. Perché si incontri analogo riferimento si dovrà attendere l'inizio della IV dinastia e il ṯaty/visir Nefermaat (I)L’indicativo in numeri romani non sottolinea una progressione storica, ma serve a differenziare personaggi che abbiano lo stesso nome.. Nella stele detta di Huy e Nebet, da AbidoMuseo egizio (Il Cairo), cat. CG 1578., viene inoltre attestata la titolarietà quale visir di Nebet, suocera del re Pepi I della VI dinastia.Nel suo "Egyptian Studies III Varia Nova", l'egittologo statunitense Henry George Fischer avanzò l'ipotesi, accettata in ambito accademico, che il titolo assegnato a Nebet fosse esclusivamente di tipo onorifico e che i poteri fossero, in realtà, devoluti al marito Huy...
Nel corso dei millenni di storia e delle traduzioni da geroglifici, molteplici sono stati i termini tradotti come visir con riferimento, come detto, alle funzioni espletate; talvolta tali termini sono stati usati, con riferimento a una stessa persona, vuoi in contesti differenti, vuoi nella medesima iscrizioneI termini più attestati (traslitterati), in tal senso sono: jrj pˁt smr wˁty hry-tp nzw.t jmy-r ḥw.t wr.t jmy-r k3.t nb.t jmy-r prwy-ḥḏ jmy-r šmˁw jmy-r zs ' nzwt jmy-r snwty ˁȝ dwȝw ḥȝty-ˁ sdȝwty bjty wr 5 pr dḥwty
Tutti i visir della IV dinastia, fino al regno di Sahura, si fregiarono, tra gli altri, del titolo di "figlio del re" corrispondente, in alcuni casi, all'effettiva discendenza regale; in altri si trattava di un semplice titolo onorifico.
Titolatura di un visir della IV dinastia
A titolo esemplificativo si riporta, nella tabella che segue, l'elenco dei titoli vantati da Kawab, visir durante il regno di Cheope; in questo caso, effettivamente Kawab era figlio del re il che viene sottolineato specificando "figlio del re, del suo corpo": +TitoloTraduzioneIndice dei termini p..jmy-jzcolui che regge l'ufficio, consigliere247jry-pˁtnobile, principe ereditario, custode dei nobili1157ˁȝ dwȝwassistente di DuauIL geroglifico aker, che rappresenta l'orizzonte, comprende, nella sua rappresentazione artistica, due leoni (là ove nel geroglifico si trovano due montagne) tra loro di spalle; al centro sorge il sole. Tali leoni sono Sef (ieri) e Duau (oggi).1308wr dj.w pr ḏḥwtyil più grande di cinque del tempio di Thot1471ḥȝty-ˁcontabile1858ḥm-nṯr srq.tprete di Selkis (o Selket)Il termine indica un particolare tipo di medico, denominato anche "incantatore di Selket", "colei che fa respirare la gola" con riferimento ai problemi respiratori causati dai morsi di animali velenosi. Le ricerche archeologiche hanno consentito di identificare circa quaranta kherep Selket, ovvero "capo di Selket", ma solo dodici sa-Selket, "figlio di Selket", la cui funzione medica non è stata bene individuata...2120ḥts(?) Jnpw ...(termine non leggibile, ma riferito ad Anubi)2501ḫrp jȝw.t nbw.t nṯrw.tdirettore di tutti gli uffici divini2541ẖry-ḥbt ḥry-tpcapo dei preti lettori, prete lettore in caricaEra compito dei preti "lettori" l'organizzazione delle cerimonie e la recitazione ad alta voce, durante le cerimonie sacre, degli inni previsti. Proprio per tale conoscenza delle invocazioni giuste e corrette, i "lettori" venivano considerati detentori di poteri magici.2860zȝ nswtfiglio del re2911zȝ nswt n ẖt.ffiglio del re, del suo corpo2912zȝ nswt smswfiglio maggiore del re2913zȝ nswt n ẖt.f smswfiglio maggiore del re, del suo corpo2914smr wˁty n(y) mrwtunico compagno3277tȝyty zȝb ṯȝtycolui che cura la porta (o cortina), capo della giustizia, visir3706wr 10 šmˁil più grande dei dieci dell'Alto Egitto1437
Le incombenze del visir
Le incombenze del ṯaty/visir alla corte faraonica erano molteplici e coprivano un ampio raggio delle attività di governoLe incombenze che seguono sono ricavate dall'autobiografia esistente nella tomba TT100 del visir Rekhmira.: ricoprendo la carica di "Ministro dell'Interno" e "degli EsteriVengono linkate figure ministeriali della repubblica italiana solo a scopo prettamente indicativo.", a lui competeva la responsabilità dei rapporti con i nomarchi, ovvero i governatori delle provincie in cui era suddiviso l'Egitto antico; competevano ancora al visir il reclutamento militare; il censimento della popolazione e dei beni da sottoporre a tassazione; le spartizioni territoriali e il ripristino dei confini delle proprietà resi di difficile individuazione dopo le inondazioni annuali; il comando della polizia; la supervisione sulle corporazioni dei lavoratori; il ricevimento delle delegazioni straniere, come peraltro dimostrato anche dalle molte rappresentazioni parietali delle Tombe dei Nobili della Necropoli di TebeSi vedano, a titolo esemplificativo, le tombe TT55, di Ramose, TT100, di Rekhmira, TT131, di Useramon..
Per diffondere le sue disposizioni, si avvaleva di uput, ovvero messaggeri, che erano, tuttavia, suoi veri e propri emissari e ispettori per i territori più lontani.
Come "Ministro della Giustizia" presiedeva la corte Suprema e diversi Consigli dei Funzionari.
In qualità di "Direttore delle Finanze", riceveva ogni mattina il "Custode dei Sigilli" che gli rendicontava la gestione del tesoro e dei tributi, anche provenienti dai Paesi vassalli o con cui, comunque, l'Egitto aveva rapporti economici, ricevuti.
Dato il potere, le enormi responsabilità e il rigido protocollo che doveva sempre seguire, era considerato "sapiente tra i sapienti" e, specie nell'Antico Regno, veniva scelto tra i parenti più prossimi del regnante (figli, fratelli, nipoti). Durante il Nuovo Regno la possibilità di potersi candidare si estese anche ai funzionari che si fossero dimostrati particolarmente dotati e che avessero salito la scala gerarchica rapidamente grazie alle proprie qualità; in questo frangente presero piede, peraltro, i "profeti"Al contrario di quel che si potrebbe credere, il termine "profeta" non implicava funzioni divinatorie o profetiche giacché deriva, di fatto, dalla traduzione del termine Hem-Netjer egizio, ovvero "servo del Dio". di Amon, ovvero i sacerdoti di massimo grado della divinità. Nello stesso periodo si ebbero talvolta due visir, uno per il Basso e l'altro per l'Alto Egitto.
A dimostrazione dell'importanza e del prestigio goduto dai visir, in ogni momento della Storia dell'antico Egitto, si consideri la figura di Imhotep che servì sotto il re Djoser della III dinastia: fu anche architetto (sua la progettazione e la costruzione della Piramide a Gradoni a Saqqara) e raggiunse il culmine della sua gloria nel Periodo Tardo (circa 600 a.C.) quando fu divinizzato come dio guaritore tanto da essere assimilato ad Asclepio e, con il nome di Imuthes, fu considerato figlio di Efesto e di una donna mortale (Khrotianakh).
Considerata una figura della massima importanza anche sotto il profilo sapienziale, quale "sapiente tra i sapienti", veniva data particolare importanza ai cosiddetti insegnamenti derivanti dai visir; famosi sono quelli del visir Ptahhotep.Vedi anche Massime di Ptahhotep.., della V dinastia, rivolti al figlio Akhethotep,a sua volta visir, tra i quali si legge:
Elenco dei visir Negli elenchi che seguono sono riportati i nominativi di personaggi che, indipendentemente dall'epiteto usato, sono stati nel tempo identificati come "visir". Antico Regno NomePeriodoRegnoDinastiaNotePorter e Moss, Topographical Bibliography of Ancient Egyptian Hierogliphic..., Oxford, Griffith Institute (se non specificato diversamente, le pagine fanno riferimento al Vol. I, parti a. e b. che presentano numerazione pagine progressiva) Menks Antico Regno Ninetjer (?) II dinastia (?)Porter & Moss, Vol I/a, p. 404.L'opera di Porter & Moss, "Topographical Bibliography of Ancient Egyptian Hierogliphic texts, reliefs, and paintings", presa in considerazione per la stesura della voce è così ripartita: Vol. I, parte a., "The Theban Necropolis: private tombs", ed. 1960, da pag. 1 a pag. 494; Vol. I. parte b., "The Theban Necropolis: royal tombs and smaller cemeteries", ed. 1964, da pag. 495 a pag. 887; Vol. II, "Theban Temples", ed. 1972, da pag. 1 a 586; Vol. III, parte a., "Memphis: Abu Rawash to Abusir", ed. 1974, da pag. 1 a pag. 392; Vol. III, parte b., "Memphis: Saqqara ti Dashur", ed. 1981, da pag. 393 a pag. 1014; Vol. IV, "Lower and Middle Egypt: Delta and Cairo to Asyut", ed. 1968, da pag. 1 a pag. 252; Vol. V, "Upper Egypt sites: Deir Rifa to Aswan, excluding Thebes and the temples of Abydos, Dendera, Esna, Edfu, Kom Ombo and Philae, ed. 1962, da pag. 1 a pag. 292; Vol. VI, "Upper Egypt chief Temples: Excluding Thebes: Abydos, Dendera, Esna, Edfu, Kom Ombo and Philae", ed. 1991, da pag. 1 a pag. 264;