Syair Rakis o "Il cammino delle stelle", letteralmente "La perla perduta", è un poema malese scritto tra il 1847 e il 1848 da Raja Pengiran Indera Mahkota, reale dei sultanati di Sambas e dei Brunei, durante il viaggio di ritorno verso il Brunei. L'opera, in origine una lettera in versi intitolata a suo cugino il sultano Saifuddin II, lamenta la perdita di Labuan "la perla del Brunei" ed è intrisa di significati storico-politici.

Molto spesso il poema è considerato come l'inizio della letteratura moderna malese.

Stesura

Nel 1846, in seguito all'omicidio di Raja Pengiran Muda Hashim, Ministro Principale dei Brunei, e di tutta la sua famiglia, il Raja di Sarawak James Brooke ordinò all'ammiraglio inglese Cochrane di attaccare e incendiare Città del Brunei, costringendo il sultano Saifuddin II alla fuga. Il trattato di resa, lo stesso anno, prevedeva che il forte di Pulau Cermin fosse distrutto e che Labuan passasse in mano britannica, governata da James Brooke in qualità di viceré inglese.

Pengiran Indera Mahkota Shahbandar Muhammed Salleh, ex governatore di Sarawak, oratore e poeta, assistette alla vicenda solo da spettatore, poiché in quei tempi soggiornava a Mukah e non aveva ancora fatto ritorno al palazzo reale di Città del Brunei. Tuttavia, la notizia della perdita di Labuan, "la perla dei Brunei", lo lasciò fortemente sconfortato. Così decise di scrivere al cugino Saifuddin II, tra il 1847 e il 1848, una lettera in versi che mostrasse il suo rammarico, durante il viaggio di ritorno, e impiegò parecchi mesi per completarla in Brunei. Il sultano Saifuddin e suo figlio, il Reggente Abdul Momin, furono le prime due persone a riceverne una copia e a leggerla. L'opera fu estremamente gradita e fatta pubblicare per ordine di Saifuddin stesso e poi in modo ancora più ampio per volere di Momin, che era molto legato a Mahkota. Divenne estremamente famosa presso la corte e continuò ad essere stampata per tutto il secolo. Si ritiene inoltre che il governo dei due sultani, specialmente quello di Abdul Momin, sia stato fortemente influenzato da quest'opera.

Gli insegnamenti, i consigli e le considerazioni contenuti nel poema erano così importanti che fu data da leggere a tutti i capi politici del Brunei a partire da metà secolo e fu fatta studiare nelle scuole dove si formava futura classe dirigente.

Struttura

Questa poesia è un Syair, tipico poema malese nato nel XVII secolo con Hamzah Fansuri che si contraddistingue per le strofe quartine e l’argomento filosofico, religioso o (in tale caso) storico. Assomiglia molto ai poemi shi’r di matrice arabo-persiana, da cui probabilmente il Syair deriva. La stessa lingua malese con cui l'opera è scritta denota un importante influsso arabo.

A differenza dell’altro poema malese tradizionale, il Pantun, qui viene mantenuta un’idea con continuità dall’inizio alla fine e vi è un collegamento ideologico o di immagine da una strofa all’altra. La rima è sempre AAAA, BBBB, (...)

L'opera è divisa in dodici rakis di lunghezza variabile, ognuno con il suo insegnamento essenziale, e in tre grandi sezioni, ciascuna con un titolo specifico. Ad essi si aggiungono un'introduzione e una conclusione in cui l'autore si rivolge non più al sultano ma ad Allah e al suo pubblico. Misura in totale 728 versi.

Prima parte: I pilastri di un Paese

Il grido percorre tutti i mari

in un lamento, dentro l'aria:

la nave è rimasta sola senza timoniere

nella tempesta che incombe

e il pennone è spezzato.

La prima parte enfatizza il ruolo e la necessità di un "buon governo" e di una "giusta educazione". In questo critica apertamente e senza freni non solo il nuovo dominio inglese di Labuan e il nuovo costume, ma anche il governo di Saifuddin II e dei precedenti sultani, incapaci di far fronte alle esigenze del popolo e dello Stato. Mahkota, in particolare, si scaglia con forza contro il "consenso scolastico" forzato verso il sultano e contro la scelta di aver ceduto proprio Labuan, la "perla del Brunei", al nuovo dominatore straniero.

Mahkota arriva a dire che è necessario "un sovrano saggio che riporti lo splendore al Brunei" e che "il popolo deve rendersi conto della disgrazia" affinché si generi consapevolezza di quanto è importante la cultura nazionale di fronte al bieco dominio del colonialismo. Inoltre, augura a questo "sovrano saggio" di riuscire a riconquistare Labuan e a riportare la pace in Malesia, "solcando le onde del mare perché vedrà cosa c'è oltre le onde, anche se il mare è gelido e fa paura".

Mahkota aggiunge poi i propri desideri e le proprie aspirazioni del Brunei come dovrebbe essere, e alcuni consigli: mantenere la concordia tra popolo e nobiltà, fare concordati prima di prendere decisioni, monitorare e limitare l'ingerenza inglese e straniera in Brunei. Inoltre ammonisce Saifuddin II di stare attento agli Inglesi, con cui aveva già stretto molte promesse terminate in cessioni territoriali, anche perché questi si mostravano amichevoli ma in realtà stavano sottraendo preziose risorse e petrolio al Brunei. Infine avvisa il governo del Brunei di non trascurare la sua gente quando prende decisioni.

Seconda parte: La perla smarrita

La seconda parte descrive lo stupore e il disonore del popolo del Brunei alla perdita dell'isola. Si dice che:

"I mercanti smettono di vendere le merci,

il cuore è spezzato e sale in gola.

Anche il re rimpiange la sua perla,

Labuan, la perla del Brunei ora perduta."

Addirittura, Mahkota paragona la perdita a un divorzio nella famiglia reale e definisce il XIX secolo come "secolo nefasto decretato da Allah", poiché gli Inglesi si sono accaparrati molti possedimenti dei Brunei. Ma offre, nel contempo, una lucida e impareggiabile descrizione politico-economica del Brunei del suo tempo, citando varie attività commerciali e le loro conseguenze sul Paese (ad esempio i commerci in Mukah o la produzione di seta e tessuti). In particolare, dice nuovamente a Saifuddin II di prestare attenzione perché, se gli Inglesi hanno già preso Labuan, ora allungheranno le mire su altri territori vicini. La perdita di Labuan non è dunque solo territoriale, ma anche economica (le perle e le risorse) e strategica, poiché ora gli Inglesi la useranno come base per conquistare nuove terre e sottrarle al Brunei.

Si perderanno inoltre i contatti, e dunque la cultura, delle navi che passavano per Labuan a scaricare e caricare. Mahkota consiglia dunque Saifuddin di cercare ad ogni costo una cooperazione per riprendere il possesso dell'isola, meglio ancora se si evita la forza.

Inoltre sostiene che si debbano controllare gli Inglesi, i Cinesi e in generale gli "stranieri", limitandone i poteri commerciali (cosa che effettivamente succederà a Sarawak, con le leggi di Charles Brooke). Costoro, infatti, si comportano "da amici, ma in realtà tramano alle spalle del Brunei".

Terza parte: Il cammino delle stelle

L'ultima sezione, la più lunga in assoluto, ha come protagonista un personaggio reale: il primo figlio di Indera Mahkota e futuro governatore della Malesia Sud, Pengiran Basir bin Shahbandar Muhammad Salleh. Viene descritta una sua giornata di scuola (corrispondente alle attuali elementari), al termine della quale egli va a letto e guarda dalla finestra il cielo stellato, scorgendo nella Via Lattea una sorta di "cammino": è il futuro radioso del Brunei che solo l'educazione potrà dare. Mahkota si rifà quindi ad un'antica leggenda, quella della principessa e del pastore che vivevano ai due estremi della Via Lattea senza mai potersi incontrare, ma che un solo giorno all'anno riuscivano ad abbracciarsi grazie all'intervento di mille gazze ladre che formavano un ponte con le loro ali e le loro lacrime. Questo è il segno di come un'integrazione possa comunque realizzarsi tra Brunei e Inghilterra, ma solo con fatica e cooperazione. La leggenda è tipica del folklore malese, ma se ne ritrovano di simili anche in Giappone e Cina. La sezione si conclude con il figlio che crede di toccare le stelle e di volare, in uno stato di euforia infantile e innocente, ma allo stesso tempo consapevole.

Mahkota esalta qui la necessità dell'istruzione e della scuola per portare avanti uno Stato e mantenerlo saldo. Essa è necessaria per sottrarre la nazione al suo "inevitabile destino di colonia". Inoltre si ricorda la necessità di basare i fondamenti del Paese sulla religione, in questo caso quella islamica, preservando i costumi e la fede del Brunei dagli influssi stranieri e l'integrità del popolo, affinché la nazione continui a brillare come le stelle della Via Lattea.

"Piangono i cuori del giovane e del vecchio

come le stelle della Via Lattea,

così finisce il mio Syair.

(...)

Ma l'uccello schiavo può uscire dalla gabbia.

Qual è la tua schiavitù?

Se la tua famiglia ha perso la speranza,

prega il Signore, o mio Dio!

Speriamo che le nostre voci lo raggiungano."

Critica

Secondo molti critici, il poema riforma la letteratura costituendo il passaggio dall'epoca arcaica a quella moderna. Lo stile di scrittura e le idee contenute in questi versi mostrano il rinnovamento di Mahkota: il suo unico capolavoro non racconta più di una principessa e di un re senza difetti, ma offre una visione realistica e umanistica, senza risparmiare apostrofi e critiche. La storia parla infatti di problemi sociopolitici e socio-economici per farli conoscere alle generazioni attuali e future, così che possano operare per il bene del Paese che è fatto sia di popolani sia di nobili.

Se da un lato è una satira (pure amara, poiché lamenta una perdita), dall'altro offre speranza (rinascita e integrazione) ed è una sorta di fotografia, lo specchio della nazione all'epoca. La letteratura tratta di una moltitudine di esseri umani con le loro vite, soffermandosi proprio sui tristi eventi della comunità malese.

Mahkota è poi molto abile a capire l'importanza del viaggio, dell'economia, della cultura (anche popolana) e della religione per la solidità di uno Stato, che deve basarsi prima di tutto su educazione e cooperazione.

Si può vedere nel poema anche un'esperienza personale di Mahkota: egli stesso aveva visto Sambas, il sultanato di suo nonno Umar Aqamuddin (che pure lo aveva espanso al massimo) venire inglobato dagli Olandesi e trasformarsi in colonia nel 1802. Stesso destino avrebbe patito il Brunei (di cui il suo antenato Abdul Mubin era sultano) verso la fine del secolo, stavolta per mano della Gran Bretagna.

"Ora il sultano di Sambas è schiavo,

i Wazir e i ministri non contano nulla.

Stesso destino potrebbe patire

il Brunei Darussalam, negli anni nefasti."

Nei fatti, Mahkota aveva aumentato notevolmente il commercio e gli scambi (anche culturali) in Sarawak, comprendendone la radicale importanza. Inoltre sapeva vedere il pericolo dell'espansione europea sulla Malesia. Dunque si può dire che avesse ben messo in pratica gli insegnamenti suggeriti al sultano.

Non mancano poi i riferimenti religiosi, con frequenti invocazioni ad Allah; risalta in particolare l'idea che ogni uomo debba rassegnarsi al destino deciso e imposto da Dio, ma senza smettere di combattere per i propri ideali:

"Servo o sovrano, cioè che si è

lo decide Colui che ha mille nomi

e al cui comando ci si rassegna.

Ma non per questo si abbandona la lotta."

Emerge dunque su tutto un messaggio di speranza, rappresentato dal figlio che spicca il volo verso le stelle, ma che non disdegna il realismo.