Per arte sacra, secondo l'interpretazione di Titus Burckhardt, non si intende qualunque opera artistica che rappresenti un soggetto religioso, ma più specificamente l’arte le cui stesse forme riflettono la visione spirituale propria di una data religione..

Caratteristiche dell'arte sacra Secondo la definizione di Titus Burckhardt, l'arte sacra si basa sul simbolismo inerente alle forme. In quest'ottica:.

L’arte sacra non ha come obiettivo quello di trasmettere delle impressioni o evocare emozioni. Essa è un simbolo, ed è per questo che si serve di mezzi semplici e primordiali. Secondo Rodolfo Papa l’arte religiosa si colloca tra le arti belle e, al vertice dell’arte religiosa, si individua l’arte sacra, in quanto è la bellezza dell’arte che esprime la bellezza del creato, del creatore e quindi di Dio. La concretizzazione primaria dell’arte sacra era la costruzione di un santuario, la cosiddetta casa dello spirito divino. In senso spirituale, il santuario si pone al centro del mondo:.

Questo si esprime al meglio nella forma del tempio dove la forma ordina lo spazio in rapporto al suo centro. Questa è per così dire la sintesi del mondo, in quanto l’architettura sacra trasforma in forma permanente tutto ciò che è in movimento nell'universo. Il tempio quindi rappresenta:

L’architettura del santuario implica anche un aspetto di sacrificio perché i materiali per la costruzione del tempio sono sottratti a ogni uso profano e offerti alla divinità. Tale sacrificio tende a compensare il sacrificio che c’è all’origine del mondo. In questo, come in ogni sacrificio, il materiale sacrificato subisce una trasformazione qualitativa e viene assimilato a un modello divino. Ciò risulta anche nell’edificato del santuario. Ne è un esempio il Tempio di Gerusalemme realizzato da Salomone secondo il piano rivelato a Davide. La forma rettangolare o cubica del santuario sta ad esprimere la legge definitiva e immutabile, in contrapposizione alla forma sferica del cielo che è indefinita e sottratta ad ogni misura.

Questi fondamenti dell’arte sacra si ritrovano, in maniera diversa, nelle diverse tradizioni religiose: Induismo, Cristianesimo, Islamismo, Buddismo, Taoismo ed Ebraismo. Ovviamente, dato che ogni religione presenta una spiritualità differente, anche le loro manifestazioni artistiche saranno differenti e rispecchieranno il loro stile. Esiste tuttavia una differenza generale tra l’arte sacra orientale e quella occidentale..

Arte orientale Nell'arte figurativa cristiana orientale l'immagine di Cristo viene realizzata attraverso una tecnica rigorosa tramandata nei secoli: per questo motivo le icone orientali non mutano mai nello stile. Alle icone, grazie alla loro materia, viene attribuita la capacità di riflettere la gloria di Dio. La luce di Dio traspare dai colori. L'osservatore, infatti, attraverso la visione, entra in contatto diretto con Dio.

Questa concezione è il risultato dello scontro sull'iconoclastia condotto tra il 726 e l’843 dalla corte imperiale di Costantinopoli. A sostegno delle icone erano schierate soprattutto le comunità monastiche, che sottolinearono il legame tra fede e arte e la necessità di rappresentare Cristo nelle sue due nature: umana e divina..

Induismo

Secondo la tradizione indù, l’arte sacra è di origine angelica, perché ogni opera d’arte sulla terra è realizzata imitando l’arte dei deva. I deva corrispondono agli angeli e non sono altro che:.

Secondo questa tradizione, l’arte sacra dovrebbe imitare l’arte divina, non copiandola, ma imitando la maniera in cui opera lo spirito divino.

Architettura Un elemento importante per l'architettura sacra è il santuario, in particolare la sua forma. Per l’induismo, infatti, la forma quadrata indica l’immutabilità del principio, mentre il cerchio indica, in contrapposizione al quadrato, il movimento indefinito del cosmo. Il quadrato esprime quindi, una realtà superiore rispetto a quella rappresentata dal cerchio, in quanto la natura permanente e immutabile del principio trascende la causalità cosmica.

Nell'architettura sacra è anche presente la “cristallizzazione” delle grandi misure del tempo, che nella tradizione indù è prefigurata dall'impianto dell’altare vedico, il cui cubo, formato da tanti mattoni, rappresenta il corpo di Prajapati. Egli è un essere cosmico totale, immolato dai deva all'origine del mondo: le sue componenti rappresentano i vari aspetti o parti del cosmo, e devono essere simbolicamente ricongiunte. Questo avviene grazie ad un rito dove il sacrificatore si identifica con l'altare che è stato costruito a immagine dell'universo, e, secondo le misure del proprio corpo, si identifica con l'animale sacrificale a seconda delle qualità che esso rappresenta. Lo spirito invece si identifica con il fuoco che reintegra l’offerta nell'infinitezza del principio. L’altare del sacrificio, l’area sacra che contiene l’altare stesso e il fuoco, sono tutti chiamati Agni, dove, secondo il mito, Agni è il figlio di Prajapati e di tutti gli esseri sorti da lui. Egli risorge in ogni opera sacrificale e, quando abbraccia il cosmo, Prajapati entra in lui diventando Agni Vaisvanara, cioè l’uomo universale, la sintesi di tutti gli esseri viventi..

Scultura Nella scultura pre-indù della civiltà della valle dell'Indo gli oggetti venivano costruiti in pietra, terracotta, avorio, rame e oro e rappresentavano divinità femminili, statuette di animali, modellini di carro e pittogrammi. Ma nel periodo che va dal II millennio al III secolo a.C. non si registrano più contatti con le culture mediorientali. Dal III secolo a.C. si dà maggiore importanza alla scultura a tutto tondo o a rilievo, che diede vita a composizioni ornamentali, secondo uno stile che sarebbe divenuto tipico di tutta la scultura indiana. Dal IX secolo, con il dominio musulmano, la scultura indiana divenne lineare: la resa della figura era ottenuta grazie ai contorni e non più al modellato, e la funzione dell'architettura divenne sempre più subordinata..

Pittura Testimonianze pittoriche prima del 100 d.C. sono pochissime, ma nel periodo successivo l'arte indiana entra in una fase classica e al tempo stesso energica. Tale pittura rappresentava le ricompense del bene e le cattive conseguenze delle azioni malvagie. Successivamente la miniatura, che deriva dalla cultura persiana, fu un'arte di corte per gli imperatori. Essa rappresentava scene e fatti storici importanti, e produceva dei veri e propri documenti storici, distribuiti in manoscritti o dipinti su fogli d'album, con attenzione per i dettagli realistici e uno stile drammatico. Verso la fine dell'Ottocento, la pittura indiana perse d'importanza e venne sostituita da opere che imitavano gli stili europei affermatisi con l'inizio della dominazione britannica. In seguito, però, si ebbe un risveglio degli stili antichi, grazie alle campagne archeologiche del XIX secolo.

Islam

Anche per l’islam, Dio è un’artista..

Per questo motivo l'arte islamica è fondata sulla saggezza, o sulla scienza, che non è altro il deposito della saggezza stessa. Lo scopo dell’arte è quello di aiutare lo spirito a distaccarsi dalle cose per risalire verso l’infinito. Ma l’Islam pone il divieto di rappresentare Dio, in quanto esso non può essere rappresentato, essendo astratto. L’unica eccezione è l’immagine piena come arte profana che però non rappresenti né Dio né il viso del profeta. Anche nelle moschee non c’è alcuna immagine che rappresenti Dio: questo può avere un aspetto positivo perché sottolinea la trascendenza di Dio che è assoluta e non può essere paragonato, ma ha anche un aspetto negativo perché si elimina una “presenza” che:.

Questo rifiuto della rappresentazione figurata naturale, non è dato dal Corano, ma dall'artista islamico stesso, il quale non vuole sostituirsi a Dio nel tentativo di imitare le forme naturali.. Secondo il pensiero musulmano l’immagine dell’arte figurativa sposta un ordine di realtà in un altro. Soluzione a tutto ciò è la saggezza che pone ogni cosa al suo posto. Nell'arte figurativa questo si traduce nell'idea che ogni creazione artistica debba seguire e rendere accessibili le leggi della sua sfera di esistenza. Per esempio nell'architettura, grazie alla forma regolare del cristallo, viene espresso l’equilibrio statico e lo stato perfetto dei corpi immobili. Una creazione tipica dell’Islam è l’arabesco, dove, come dice Burckhardt:.

Esso è un modo per fare arte senza riprodurre l’immagine, o più precisamente, di dissolvere l’immagine. L’arabesco costituisce una specie di dialettica dell’ornamento che implica due elementi fondamentali: il primo è l’intreccio, che si ricollega alla speculazione geometrica; il secondo è il motivo vegetale, che è una specie di grafica del ritmo, composta da forme a spirale..

Per l'artista islamico, l'arte non era un dono ma una conoscenza da acquisire. Le opere erano anonime, in quanto l'artista stesso era in secondo piano rispetto all'opera, che invece era il risultato finale e ciò che contava maggiormente. Lo scopo dell'artista era il conseguimento della bellezza. Questo deriva dal Corano che dava importanza alla bontà e alla verità e enfatizzava i Begli Atti, ma anche dai novantanove Sacri Attributi di Dio che in arabo sono detti i Più Bei Nomi di Dio.

L'arte islamica, inizialmente, lavorava con tecniche e vecchi motivi ricavati dai suoi predecessori semiti, bizantini e sassanidi. Nei secoli seguenti il mondo musulmano rimase la sola cultura in stretto contatto con le altre civiltà e le altre culture.

Taoismo Secondo il taoismo, l’arte divina è l’arte delle trasformazioni, in quanto è la natura intera che si trasforma secondo le leggi del ciclo. Infatti l’obiettivo dell’arte è proprio conformarsi a questo ritmo cosmico.

Buddhismo

Il buddhismo applica la nozione di arte divina alla: anche se il buddismo evita ogni personificazione dell’assoluto. La bellezza del Buddha diffonde uno stato d’essere che nessun pensiero potrebbe circoscrivere. Questa bellezza viene rappresentata a lungo nell'immagine dipinta o scolpita del beato. L’arte buddista deriva dall'arte indù, da cui riprende in particolare la forma del Buddha e il loto, entrambi con il significato di immensa calma dello spirito risvegliato a se stesso. Anche l’altare, che contiene l’immagine murata di un uomo d’oro posto su un disco d’oro, a sua volta posto su una foglia di loto, deriva dall'arte indù ed è un simbolo di Puruṣa (colui che è stato sacrificato per dare origine alle diverse parti del cosmo). Ma, nonostante ciò, il buddismo comunque differisce dall'induismo in quanto, mentre l’induismo vede le realtà divina in maniera oggettiva, perché si riflette nella mente, il buddismo cerca l’essenza dell’uomo e delle cose in maniera soggettiva, cioè attraverso la realizzazione spirituale. Infatti il Buddha ritiene che essa non spieghi l’origine del mondo o dell’anima, ma mostri la sofferenza e la via che ce ne libera. Per tale motivo, la religione buddista non può far altro che rappresentare il Buddha nel suo aspetto umano. Esso, infatti, viene rappresentato spogliato da tutti i suoi attributi regali, seduto nella posa della meditazione, e tiene nella mano sinistra la ciotola da mendicante, simbolo dell’abbandono del non-io, mentre con la mano destra tocca la terra per indicare il suo dominio spirituale su di essa. Il principale tema dell’arte buddista, quindi, è l’immagine del loto e quella del beato. L’immagine del loto rappresenta la manifestazione del Buddha umano, chiamato “il gioiello nel loto”. Per il buddismo il loto è paragonato all'anima che passa da uno stato oscuro e informe alla luce della coscienza..

Arte occidentale Nell'arte sacra occidentale, la caratteristica principale è l'uso della prospettiva lineare, cioè la convergenza di tutte le linee verso un unico punto centrale, mentre la luce naturale ha il significato simbolico di luce divina che illumina la scena. I toni dei colori sono più intensi e, grazie alla luce divina, diventano più vivi.