Le Flottiglie MAS furono una serie di flottiglie della Regia Marina italiana, composte da Motoscafi armati siluranti. Fecero l'esordio in combattimento nella Prima guerra mondiale, causando gravi perdite alla flotta austro-ungarica. Nella Seconda guerra mondiale gli furono affiancati degli incursori. A queste unità poi nella RSI si unirono anche reparti di fanteria di marina.

Flottiglie e squadriglie durante il secondo conflitto dipendevano dall'Ispettorato generale delle flottiglie MAS (Generalmas), con sede prima a Livorno e poi a Lerici.

Storia Le origini Le prime unità operative risalgono alle fasi iniziali della Prima guerra mondiale, quando il cantiere navale veneziano SVAN (acronimo per Società Veneziana Automobili Navali) fornì alla Regia Marina i suoi primi mezzi speciali denominati MAS, acronimo di Motobarca Armata SVAN. Le prime due unità, MAS 1 e MAS 2, furono completate nel giugno 1915..

La Regia Marina si era interessata ai motoscafi siluranti già a partire dal 1906Fu la prima Marina Militare a fare questo. Germania e Regno Unito si mossero solamente nel 1914, con fini di polizia marittima la prima, con la creazione di grossi motoscafi antisommergibile la seconda. In particolare, la Royal Navy impiegherà per la prima volta i propri motoscafi il 30 aprile 1917. Vedere ., quando venne avviata la definizione di un progetto per una «barca torpediniera mossa da motore a scoppio», com'era definita all'epoca., capace di raggiungere una velocità massima di venti nodi e con una lunghezza di circa 15 metri.. Tale progetto rimase sulla carta fino al 1914.

La Prima guerra mondiale

Lo scoppio della guerra diede nuovo impulso: alla fine del 1914 la Regia Marina prendeva contatti con alcune ditte statunitensi vagliando contemporaneamente due progetti italiani., quello della Maccia Marchini e quello della SVAN dell'ing. Attilio Bisio, che porterà poi alla scelta di quest'ultimo e ai modelli di serie ordinati per la prima volta il 16 aprile 1915, ed entrati in servizio nel marzo 1916, con la prima squadriglia a Brindisi.

Questi modelli furono successivamente prodotti anche da cantieri di altre società, come l'Isotta Fraschini, i cantieri Orlando e la FIAT. L'acronimo MAS da "Motobarca Armata SVAN" passò a significare Motobarca Armata Silurante; in seguito Motobarca si trasformò in Motoscafo. L'acronimo "MAS" fu sciolto anche in altre definizioni, fra le quali Motum Animat Spes, e quella di Gabriele D'Annunzio, che vi fece aderire, come si legge nei suoi Taccuini, il motto Memento Audere Semper ("Ricordati di osare sempre").

D'Annunzio, che fu nell'equipaggio dei tre MAS che effettuarono la beffa di Buccari, ebbe sempre una particolare simpatia per il nascente gruppo degli incursori della Marina e la sua influenza a livello politico gli consentì di propugnarne a più riprese il potenziamento. In ogni caso, il vero merito alla prosecuzione delle imprese dei MAS e del loro sviluppo dal punto di vista tecnico è da attribuire all'allora capo di stato maggiore della Marina, Paolo Thaon di Revel, che intuì subito il potenziale offensivo dei MAS. Al momento dell'armistizio di Villa Giusti, le industrie italiane avevano dato alla luce 419 esemplari di MAS, 244 dei quali erano entrati in servizio prima dell'ottobre 1918.

Si trattava di motoscafi derivati dai natanti turistici, ai quali venivano applicati apparecchi per il lancio di siluri; imbarcazioni di questo tipo dovevano servire a moltiplicare la potenzialità offensiva navale. Non si investiva, come si era fatto fino ad allora, in poche potentissime navi da guerra, ma si realizzavano molti piccoli, agili, economici natanti, la cui funzione era quella di attaccare le navi nemiche come velocissimi "lanciasiluri", sfruttando l'effetto sorpresa. Il concetto si dimostrò efficace e questi mezzi riportarono diversi successi sotto il comando di Raffaele Rossetti e Raffaele Paolucci, fra i quali l'impresa di Pola.

Oltre ai MAS, da cui derivò poi il nome del reparto, gli anni della Prima guerra mondiale videro l'impiego di altri mezzi più vicini a quelli poi effettivamente impiegati nella Seconda guerra mondiale; tra questi il barchino saltatore e la torpedine semovente. Nel luglio 1917 il capitano di fregata Costanzo Ciano, posto al comando di unità siluranti di superficie, fu nominato Ispettore dei MAS.

La prima base fu al porto di Grado e quando, dopo Caporetto, la cittadina fu rioccupata dagli austriaci, i MAS furono trasferiti a Venezia e ad Ancona. La terza base MAS era a Brindisi. Nel 1917 Ancona divenne il porto ufficiale della II Squadriglia della Flottiglia dell’Alto Adriatico, per operazioni di perlustrazione e attacco nelle coste dalmate. Era composta dai Mas 17, 19, 21, 22, e dal 1918, anche dal 53. Un ruolo di vitale importanza fu svolto dal capitano di corvetta Luigi Rizzo, il quale arrivò ad Ancona da Venezia il 12 febbraio 1918. Fra le incursioni più clamorose vanno ricordate le imprese di Luigi Rizzo, che nel dicembre del 1917 affondò, al largo di Trieste, la corazzata della Marina imperiale austriaca Wien e nel giugno del 1918 al largo di Premuda attaccò e affondò la corazzata Santo Stefano. Si trattò dei due maggiori successi ottenuti dalla Regia Marina nella Prima guerra mondiale.

Il forzamento del Canale di Fasana Data la continua inattività della flotta austro-ungarica nel mare Adriatico, il Capo di Stato Maggiore Thaon di Revel continuò a pensare di colpire le navi nemiche direttamente entro i loro porti. Una volta comunicate le sue intenzioni ai sottoposti, il capitano di vascello Morano Pignatti nell'estate del 1916 si fece avanti con una proposta per il siluramento di una nave nemica più volte individuata dai ricognitori nel Canale di Fasana, non lontano da Pola: una torpediniera avrebbe preso a rimorchio un MAS e da Venezia si sarebbe avvicinata all'obiettivo contribuendo in seguito ad abbassare le ostruzioni che impedivano l'accesso al canale; una volta fatto questo il MAS sarebbe dovuto entrare nel varco per affondare l'imbarcazione nemica, quindi avrebbe dovuto far ritorno alla "nave-madre" che, con la protezione di un cacciatorpediniere, si sarebbe subito diretta alla città di partenza..

L'idea venne approvata da Thaon di Revel e subito cominciarono i preparativi in vista della missione. Il MAS 20 venne dotato di nuovi e più silenziosi motori elettrici, mentre nella torpediniera venne installato un meccanismo che mediante due grandi pesi fissati vicino alla prua era capace di abbassare le reti di ostruzione poste all'ingresso del canale. Nella notte tra l'1 e il 2 novembre il cacciatorpediniere Zeffiro, la torpediniera e il MAS 20 (comandati rispettivamente da Costanzo Ciano, Domenico Cavagnari e Ildebrando Goiran.) erano pronti a salpare comandati da Pignatti, che aveva preso posizione nello Zeffiro. Una volta arrivato al punto prestabilito il comandante Cavagnari manovrò abilmente la sua nave riuscendo ad abbassare in poco tempo le ostruzioni (formate da catene e cavi d'acciaio); immediatamente il motoscafo oltrepassò il varco, dove si posizionò il marinaio scelto Michelangelo De Angelis munito di lanterna con la quale avrebbe dovuto segnalare al MAS dove dirigersi per trovare facilmente l'uscita. Goiran navigò indisturbato lungo il canale in cerca di un bersaglio valido finché attorno alle ore 3:00 avvistò la sagoma del piroscafo Mars (7.400 t).: Goiran lanciò prima un siluro e poi, non udendo nessuno scoppio, fece altrettanto con il secondo, ma neanche questo raggiunse il bersaglio a causa delle doppie reti protettive poste dagli austro-ungarici attorno all'imbarcazione. Non potendo più fare altro avendo esaurito le munizioni, il MAS volse la prua verso l'uscita recuperando il marinaio che li aspettava, e raggiunse lo Zeffiro poco tempo dopo.

Nonostante Pola fosse l'unica grande base dell'Adriatico, nonché centro del Comando Marina, la flotta austro-ungarica non abbandonò le sue posizioni neanche per tentare un'azione vendicativa.. Già dopo un anno dall'entrata in guerra la Marina italiana era riuscita a paralizzare la controparte nemica, costretta alla fonda nei suoi porti per timore di perdere le proprie navi.

L'affondamento della corazzata Wien

Nell'agosto 1917 la marina austro-ungarica dislocò due corazzate, la Wien e la Budapest, nel porto di Trieste per appoggiare dalla costa, se necessario, l'Esercito Imperiale Austro-Ungarico nella sua avanzata in territorio italiano. La Marina italiana, che aveva alcuni cannoni 381 mm/40 AVS a Grado, e il Regio Esercito, che allora comandava anche l'aviazione militare, avrebbero potuto attaccare le due navi da battaglia nemiche, ma il pericolo di danneggiare Trieste obbligò a trovare un'altra soluzione, che si concretizzò nell'usare due MAS per svolgere il delicato compito. L'esito infausto della battaglia di Caporetto ritardò le operazioni italiane di qualche mese, ma dopo la metà del novembre 1917 Morano Pignatti, lo stesso ideatore del forzamento del Canale di Fasana, mise a punto un piano di attacco che prevedeva l'utilizzazione di due torpediniere e due MAS, il numero 9 e 13..

Il 9 dicembre il gruppo di natanti italiani salpò da Venezia alle ore 17:00 raggiungendo verso le 22:45 il punto stabilito per il rilascio dei MAS (portati fin qui a rimorchio dalle torpediniere)In realtà le torpediniere, a causa di una fitta nebbia, si erano fermate più a sud-est. Vedere cartina presente in .. Il MAS 9, pilotato da Luigi Rizzo, e il 13, guidato dal sottufficiale Andrea Ferrarini, navigarono silenziosamente fino alle ostruzioni che impedivano l'accesso al porto recidendo le funi metalliche grazie a una cesoia, quindi entrarono nel vallone di Muggia in cerca delle corazzate da affondare. Una volta individuate i due comandanti si divisero e alle ore 2:32 vennero lanciati i siluri, seguiti poco dopo da quattro esplosioni: due provenienti dalla Wien dovute al MAS di Rizzo, e due da una banchina vicina alla Budapest, mancata di poco da Ferrarini.. Senza perdere tempo i due motoscafi diressero verso l'uscita dove incontrarono le torpediniere che li riportarono a Venezia.

La Wien ora giaceva a 15 metri sotto il livello del mare., ma stavolta, diversamente che dopo l'attacco al Canale di Fasana, la marina austro-ungarica tentò un'azione di forza bombardando due volte Cortellazzo, senza procedere a ulteriori manovre.

La beffa di Buccari

La beffa di Buccari fu un'incursione militare effettuata contro il naviglio austro-ungarico ormeggiato nella baia di Buccari (in croato Bakar), svolta da una squadriglia della Regia Marina su tre MAS (94, 95 e 96) nella notte tra il 10 e l'11 febbraio 1918.

Nonostante le limitate conseguenze materiali, tale azione ebbe l'effetto di risollevare il morale dell'Italia, messo a durissima prova dallo sfondamento di Caporetto di alcuni mesi prima. Tra i protagonisti della beffa di Buccari, ci furono Luigi Rizzo, Gabriele D'Annunzio e Costanzo Ciano.

Il primo forzamento di Pola La guerra vide anche impiegati i nuovi barchini saltatori, o meglio uno di essi, soprannominato Grillo una volta uscito dal Regio Arsenale di Venezia.

L'obiettivo designato era la più difesa base della k.u.k. Kriegsmarine, cioè quella di Pola. Il 9 marzo 1918 si tentò una sortita con quattro barchini, altrettante torpediniere e numerose unità di scorta, ma la formazione risultò troppo vistosa e un analogo tentativo con due navi in meno non ebbe seguito perché arrivò tardi alla meta, sorte seguita da un'altra spedizione il 13 aprile 1918Nell'ultima sortita due barchini furono affondati dagli italiani per evitare che l'alba imminente li rivelasse al nemico. Su queste ed altre missioni preliminari, cfr. ..