Cuglieri (Cullieri in sardo) è un comune italiano di abitanti della provincia di Oristano in Sardegna, nell'antica regione del Montiferru.
Cuglieri è un paese situato ad anfiteatro sul colle Bardosu. Conosciuta come Gurulis Nova, durante il periodo della dominazione romana in Sardegna, nel suo territorio si trovano i resti della città fenicio-punica di Cornus, che fu il centro principale della rivolta antiromana di Ampsicora, durante la seconda guerra punica. È stato capoluogo di provincia dal 1821 al 1859. Ha ospitato per 44 anni (1927-1971) la Pontificia facoltà teologica della Sardegna.
Cuglieri è molto conosciuto per la produzione di olio di oliva di qualità, per la presenza nel suo territorio dell'arco naturale di S'Archittu e per la Cascata a mare di Cabu Nieddu l'unica in Italia nel suo genere .
Geografia fisica Territorio Cuglieri con i suoi , sorge ai piedi del versante occidentale del massiccio del Montiferru, complesso vulcanico la cui ultima eruzione è datata a 1,6 milioni di anni fa. Il centro abitato è dislocato ad anfiteatro attorno al colle "Bardosu", orientato prevalentemente verso Sud Ovest, ed è ricompreso , sita in località "Sa Serra"). I confini naturali del territorio sono individuati a nord dal rio Mannu, a sud dal rio Pischinappiu, ad est del massiccio del Montiferru e ad ovest dal mare di Sardegna; quelli geografici dai comuni di Tresnuraghes, Sennariolo, Scano di Montiferro, Santu Lussurgiu, Seneghe e Narbolia. La sua estensione territoriale è pari a 12.059,89 ettari.
Il territorio ha una costa particolare, frastagliata e aspra. La morfologia costiera mette in evidenza i bianchi calcari marnosi di Santa Caterina, sopra i quali si distinguono i resti delle colate basaltiche, stratificate nelle falesie di Cabu Nieddu fino alla foce (foghe) del rio Mannu. Il punto più elevato nel territorio di Cuglieri è - che si affaccia dall'altopiano di "Istraderis" verso la Rocca Sa Chidonza (963 m) - sulla cui sommità è installato un ponte ripetitore VHF-UHF orientato proprio verso il centro abitato di Cuglieri. Altro rilievo caratteristico è il Monte Entu (1024 m) la cui cima, incessantemente battuta dal vento, è poco distante dal Monte Urtigu (1050 m) quest'ultimo ricadente in territorio di Santu Lussurgiu. Numerosi i nuraghi, tra i più importanti: Oragiana, Oratanda, Orakeris e Maggiore.
Clima Il clima mite durante l'anno è tipico dei paesi mediterranei. Inverno tra i 5-15 gradi e estate tra i 25-35 gradi.
Origini del nome La forma attuale del nome pare abbia origini medievali, sebbene i Canonici Giampalolo Nurra e Giovanni Spano parlino di una radice fenicia: GUR, mentre il prof. Pietro Pes fa riferimento ad un sito dell'agro di Cuglieri dal nome del quale deriverebbe quello attuale del paese. La tesi più accreditata farebbe invece risalire il toponimo da un insediamento: Gurulis Nova, la cui genesi si colloca nel tardo periodo repubblicano di Roma. Un'altra Gurulis, l'attuale Padria, assunse allora l'appellativo di Vetus.
Storia
Periodo nuragico I primi insediamenti nel territorio di Cuglieri risalgono al Neolitico antico (5700-5300 a.C.). I ritrovamenti dell'archeologo Pietro Pes riguardano elementi litici in selce e ossidiana nelle attuali zone costiere di Santa Caterina e Torre del Pozzo. Di rilievo la presenza di diverse Domus de janas.
Per quanto riguarda le testimonianze della Civiltà nuragica, sono stati censiti 64 Nuraghi, prevalentemente monotorre e dodici tombe dei giganti, una delle quali con 4 bètili.
Cornus La città di Cornus venne fondata in epoca punica nell'altopiano di Corchinas, tra Santa Caterina di Pittinuri e S'archittu, subito dopo la conquista della Sardegna (VI secolo a.C.).
Posta sulla strada a Tibula Sulcos, Cornus distava 18 miglia da Bosa e da Tharros; per quest'ultimo tratto una pietra miliare ricorda i lavori di restauro sotto Filippo l'Arabo nel 244-246 d.C. L'intera area tra le borgate di Santa Caterina e S'Archittu era occupata dalla città punico-romana di Cornus, la cui Acropoli sorgeva sul colle di Corchinas, protetta da una cinta muraria solo in parte conservata. Sull'altopiano di Campu 'e Corra invece dovevano sorgere gli edifici più importanti: il nucleo urbano più recente sarebbe invece da individuarsi nelle tre colline di Sisiddu, Mont'Albu e Columbaris. Mentre il porto doveva trovarsi nei pressi di cala su pallosu. Cornus fu la protagonista della lotta decisiva che si svolse nel 215 a.C. tra i sardo-punici guidati da Ampsicora e dal figlio Josto contro il console romano Tito Manlio Torquato.
La rivolta di Ampsicora Le fonti descrivono Ampsicora come il più ricco tra i proprietari terrieri della Sardegna era il magistrato supremo di Cornus. Ampsicora fu animatore, insieme ad Annone di Tharros, della rivolta delle città costiere della Sardegna contro i romani durante la Seconda guerra punica, riuscendo ad ottenere l'appoggio dei sardi pelliti. Inoltre i senatori di Cornus, inviarono degli ambasciatori a Cartagine perché intervenisse in soccorso dei sardi. Cartagine inviò allora Asdrubale, con un'armata di circa diecimila soldati. Tuttavia le navi cartaginesi, giunte ormai in vista di Cornus, furono spinte dai venti verso le Baleari. Nel frattempo Manlio, console romano, radunò a Cagliari quattro legioni e si avviò verso Cornus. Manlio sorprese le poche truppe di Cornus, guidate da Josto, che fu sconfitto e perse la vita nella battaglia, quando il padre sopraggiunse, ricongiungendosi alle truppe cartaginesi sbarcate con ritardo, affrontò anch'egli il nemico, ma fu sconfitto anche perché i Cartaginesi si arresero. Egli successivamente si portò in salvo, rifugiandosi presso le tribù dell'interno. Tuttavia addolorato per la morte del figlio Josto e desideroso di non cadere nelle mani dei romani, si tolse la vita.
Cornus passò quindi sotto il dominio romano e continuò probabilmente ad essere un centro commerciale importante, in posizione centrale sulla strada litoranea che collegava Othoca, Tharros, Bosa, Turris Libisonis
Cornus in età Vandalica e Bizantina In questo periodo Cornus potrebbe essere diventata sede vescovile, infatti nel Concilio di Cartagine del 484 è presente il vescovo cornuense (detto di Senafer) Bonifacio. Nello stesso periodo risalgono i resti di 2 Basiliche presenti nella zona di Columbaris sede di un importante complesso paleocristiano, di cui resta uno dei pochi esempi sardi di battistero paleocristiano, nelle vicinanze è stata riportata alla luce un'arca cimiteriale cristiana. Cornus subì pesantemente le conseguenze delle scorrerie saracene dei musulmani del nord Africa (berberi) nell'Alto Medioevo, e dovette essere abbandonata come avvenne anche per altre città costiere dell'isola. Gli ultimi reperti infatti sul colle di Corchinas risalgono all'età bizantina, mentre gli abitanti dovettero ritirarsi verso Cuglieri. Su questo periodo le notizie si fanno rare anche per la stessa Cuglieri.
Cuglieri Gurulis Nova L'origine di Gurulis Nova dovrebbe risalire intorno al II secolo a.C., e pare sia stata fondata dagli abitanti di Gurulis Vetus (l'attuale Padria). Il centro viene menzionato da Tolomeo nel II secolo d.C. L'insediamento romano si dislocava nel settore settentrionale dell'odierna Cuglieri, presso la Chiesa di Santa Croce.
Si ricordano anche i popoli degli Euthiciani e degli Uddadhas Numisiarum, che dovevano occupare rispettivamente le sedi verso Santa Caterina e Cuglieri, sono ricordati da alcuni cipi terminali datati al I secolo a.C., a sud del Rio Mannu che li divideva dai Cittilitani stanziati a nord di Foghe presso l'attuale Tresnuraghes.
Capoluogo di Curatoria La documentazione altomedievale di Gurulis è concentrata nell'ambito del colle di Sant'Imbenia, a un dal paese. La città è nominata nel condaghe di S. Nicola di Trullas (1113 - 1120) nel documento nº 289, che tratta di una donazione fatta al convento di San Nicola.
Cuglieri fece parte del Giudicato di Torres dove fu anche capitale della curatoria del montiferru, nel 1160 Ottocorre, fratello del giudice Barisone di Torres, fece costruire il Castello del Montiferru (in seguito Casteddu Ezzu) Barisone di Torres allo scopo di proteggere il confine del giudicato dagli attacchi del vicino Giudicato di Arborea. Nel 1259 con la fine dal Giudicato di Torres, Cuglieri passa agli Arborea. Con la resa di san Martino fuori le mure nel 1410, Cuglieri col suo castello passa al regno di Sardegna e Corsica, il castello perse la sua funzione difensiva e subì diversi passaggi di proprietà.
Nel 1417 Cuglieri diventa feudo.
Il feudo del Montiferru
Nel 1417 Guglielmo di Montañans diventa il primo feudatario di Cuglieri (composta dai villaggi di Sennariolo, Santu Lussurgiu, Cuglieri, Scano, Flussio e Sietefuentes), ma nel 1421 cederà il feudo a Raimondo Zatrillas. Gli Zatrillas terranno il feudo per 248 anni, fino al 1669. Ebbero una cura particolare per il feudo cuglieritano svilupparono ampiamente la olivocultura, offrendo alla campagna intorno a Cuglieri quel paesaggio di foglie argentate d'ulivo che ancora la caratterizzano. I Serviti diffusero il culto della Vergine e furono ancora gli Zatrillas a costruire e ad ampliare la chiesa della Madonna della Neve. Nel 1548, per la generosità della beata Lucia Zatrillas, fu costruito anche il convento dei Servi di Maria, annesso alla Chiesa delle Grazie. , Molto importante fu la storia di Francesca Zatrillas, ultima feudataria per gli Zatrillas del feudo. Nacque a Cuglieri nel 1642. Donna Francesca fu la 5ª contessa di Cuglieri, 4ª marchesa di Siefuentes. Nel 1668 rimase coinvolta nell'omicidio del marito e del Viceré. Ritenuta colpevole, si rifugio nel suo feudo, prima nel castello del Montiferru. Avuta notizia dell'arrivo ad Oristano di un gruppo di cavalieri, con a capo un commissario, che doveva perseguirla, di notte fuggì nella montagna, rifugiandosi nella chiesa campestre di San Lorenzo (distrutta e riedificata pochi anni fa per iniziativa e col lavoro volontario di un gruppo di giovani cuglieritani). Poi avventurosamente giunse alla cala di Foghe, da dove si imbarcò alla volta di Livorno. Il feudo fu quindi recuperato dalla Corona, ma il castello, dal 1670, fu abbandonato prima di fuggire verso la Francia con cugino e amante Silvestro Aymerich, figlio del conte di Villamar, e altre persone. Francesca Zatrillas, si chiuse nel convento di Santa Maria a Nizza, in compagnia della suocera Donna Anna Aymerich. Il feudo fu quindi recuperato dalla Corona, ma il castello, dal 1670, fu abbandonato. Sempre nel 1670 Cuglieri e Scano sono vendute a don Francesco Brunengo per 62227 scudi.
Nel 1610 fu costruito il convento dei Cappuccini con la Chiesa dedicata ai santi Antonio ed Edoardo.
Le torri costiere
Lungo la costa del territorio che si considera, in cui si aprono diverse cale, frequentati punti d'approdo per piccole imbarcazioni che praticavano la pesca ed in cui, fino al 1744, si trovava, a Pittinurì, una tonnara, vennero erette 3 torri costiere. La torre di Capo Nieddu, crollata pressoché completamente, si conserva per soli cinque metri d'elevato. La torre di Pittinuri, già in funzione nel 1599, era, nel 1729, sede di un Alcaide e due soldati a carico del marchese di Siete Fuentes. La torre di Su Puttu, o "del pozzo", detta anche di Orfano Puddu, era in funzione dal 1596 a controllo del litorale di Sas Renas (Is Arenas) e dell'insenatura di S'Archittu; si conserva in pessimo stato.
Capoluogo di Provincia Nel 1821 Cuglieri divenne capoluogo di provincia in sostituzione di Bosa, la provincia comprendeva 25 comuni (Sennariolo, Scano Montiferro, Tresnuraghes, Flussio, Tinnura, Magomadas, Sagama, Modolo, Bosa, Montresta, Sindia, Suni, Bortigali, Birori, Borore, Dualchi, Lei, Macomer, Mulargia, Noragugume, Silanus, Santu Lussurgiu, Bonarcado e Seneghe) per un totale di circa abitanti, distribuiti in 4 distretti (Cuglieri, Bosa, Bortigali, Santu Lussurgiu).