Partigiani della Pace è il nome di un movimento pacifista internazionale attivo soprattutto all'inizio della guerra fredda.

Tra il 1949 e il 1956 si sviluppò in Italia un vasto movimento per la pace, che coinvolse ampi settori dell'opinione pubblica, intellettuali, donne, giovani, e prefigurò i futuri movimenti che si svilupparono nei decenni successivi. Il Movimento dei Partigiani della Pace, o meglio quello che ne costituisce la sua continuità storica, si esprime attraverso il “Consiglio mondiale per la pace” ed i vari comitati aderenti con sede ad Helsinki.

Il movimento dei “Partigiani della pace” fu promosso in Italia dal Partito Comunista Italiano e dal Partito Socialista Italiano, seguendo le direttive dell'Unione Sovietica, e riuscì a coinvolgere settori molto diversi dell'opinione pubblica, non solo comunisti e socialisti ma anche cattolici, nella discussione sui problemi della pace in generale e sulla questione nucleare in particolare, nei primi anni del dopoguerra. Il movimento sarà bollato come comunista dalle forze favorevoli al Patto Atlantico, e gli USA arriveranno a presentare il congresso mondiale della pace di Parigi come atto di “spionaggio atomico” con l'obiettivo di indurre gli scienziati a rivelare i segreti atomici americaniSondra Cerrai, I partigiani della pace in Italia. Tra utopia e sogno egemonico, Libreriauniversitaria edizioni, Limena (PD) 2011, p. 10. La ex dirigente del PCI Miriam Mafai ha scritto che un ruolo fondamentale nella organizzazione era rivestito dal vice segretario del partito, Pietro Secchia, in particolare: "Il ritorno di Secchia da Mosca (agosto 1950, ndr) serve a imprimere un nuovo slancio al Movimento dei Partigiani della pace, che si mobilitano in una campagna a tappeto contro l'intervento americano in Corea".

Congresso di Parigi

Nell'aprile 1949 a Parigi nasce ufficialmente il Movimento dei Partigiani della Pace. La denominazione discende dall'esperienza della Resistenza europea e asiatica per raccogliere il messaggio della politica antimperialista e della cultura antifascista.

La partecipazione al primo congresso mondiale per la pace è straordinaria e si intreccia con le manifestazioni contrarie al Patto Atlantico. Giungono a Parigi 2287 delegati di 72 Paesi, sebbene a molti venga impedito: gli USA (potenza occupante del Giappone dalla fine della seconda guerra mondiale) impediscono la partenza ai delegati nipponici, mentre la Francia nega i visti di ingresso a Cina, Mongolia, Corea, Unione Sovietica (tra i cui delegati è presente Shostakovich), Bulgaria, Polonia, Ungheria; tutti delegati dei Paesi dell'Est resteranno bloccati a Praga.

I delegati dai due lati della cortina di ferro denunciarono polemicamente: “Chi erige barriere di incomunicabilità tra i popoli?”. Si decide che a Praga i “delegati senza visto” condurranno parallelamente il dibattito.

Tra gli aderenti: Frédéric Joliot-Curie (premio Nobel per la fisica a cui spetterà la presidenza e la relazione introduttiva), Picasso (che dipingerà il manifesto del congresso: la famosa “Colomba della pace”), Aragon, Farge, Amado, Matisse, Ehrenburg, Neruda, Einstein. Nella delegazione italiana, guidata da Pietro Nenni erano presenti: Vittorini, Guttuso, Quasimodo, Natalia Ginzburg, Giulio Einaudi.

Il discorso introduttivo di Curie tocca i seguenti temi:

l'ONU: che deve ritrovare la sua funzione originaria poiché risulta esser sempre più uno strumento di parte in favore degli USA; il Piano Marshall e le altre misure di sostegno economico: che di fatto sono usate per asservire politicamente i Paesi che vi accedono; la lotta per la pace: per dire basta con il pacifismo tradizionale lamentoso: “non siamo qui per chiedere, ma per imporre la pace”.

Il Congresso termina dopo sei giorni di lavoro (dal 20 al 25 aprile) con la lettura del manifesto, che si articola sui seguenti punti: rispetto della carta dell'ONU, rifiuto di “tutte le alleanze militari che vanificano questa carta” e della politica di “opporre un blocco di Stati a un (altro) blocco di Stati”; richiesta di “interdizione dell'arma atomica e di tutti i mezzi di distruzione di massa degli esseri umani”; “controllo internazionale effettivo per l'utilizzazione dell'energia atomica a fini esclusivamente pacifici”; riduzione delle spese militari, “schiacciante fardello [...] responsabile della miseria dei popoli”; “limitazione delle forze armate delle grandi potenze”; opposizione al riarmo della Germania e del Giappone; contro il colonialismo, per il diritto dei popoli alla “indipendenza nazionale” e a “disporre di sé stessi”; difesa delle “libertà democratiche”, la cui limitazione o soppressione è un elemento della preparazione della guerra; condanna dell'isteria bellicista, dell'odio razziale, della predicazione dell'inimicizia tra i popoli e denuncia e boicottaggio di “organi di stampa, produzioni letterarie e cinematografiche, personalità e organizzazioni” che propagandino la guerra: lotta contro la “guerra fredda”, in nome della collaborazione pacifica tra i popoli.

Viene nominato un comitato centrale con i compiti di: promuovere e mobilitare le forze per la pace nelle officine, nelle università, in tutti i luoghi di aggregazione; sostenere tutte le iniziative pacifiste; denunciare le azioni contro la pace; favorire l'assistenza alle vittime delle guerre; premiare le opere artistiche per la causa della pace; preparare il successivo Congresso; pubblicare in diverse lingue un organo di informazione.

Petizione italiana per la pace e contro la NATO Contro l'adesione dell'Italia alla NATO (in discussione allora in Parlamento) viene promossa una petizione il 1 maggio 1949 una petizione nazionale; nonostante in molti luoghi d'Italia fosse proibito raccogliere firme per questa petizione in luoghi pubblici, in due mesi si raccolsero 6.300.000 firmeR. Giacomini, Cit., p. 62.

Nei primi mesi del 1950 uno degli aspetti in cui si concretizza la lotta per la pace in Europa è la protesta contro lo sbarco delle armi americane destinate ai Paesi membri della NATO. In vari porti di Europa, da Genova ad Amsterdam, da Rotterdam ad Anversa ed Amburgo: i portuali rifiutano lo sbarco delle armi. In Italia il governo risponde con misure repressive, quali il divieto di manifestazione e di tener comizi.

I cinque punti A Roma nell'ottobre del 1949 si tiene una riunione del comitato mondiale che decide per rivolgere un appello alle assemblee elettive di tutti i Paesi e alle loro popolazioni perché vengano discusse ed accolte alcune proposte di pace. Il documento, ultimato nel dicembre si articola in cinque punti:

Cessazione della corsa agli armamenti e “riduzione dei bilanci di guerra e degli effettivi militari”; Proibizione delle armi atomiche; Cessazione delle guerre coloniali in corso (in Indonesia, Malesia, Indocina..) e avvio di negoziati diretti ed immediati; Cessazione in tutti i Paesi della repressione contro i Partigiani della Pace; Firma, nel quadro dell'ONU, di un patto di pace tra le grandi potenze.

L'appello di Stoccolma Dopo Parigi e Roma il comitato del Congresso mondiale dei Partigiani della Pace si riunisce a Stoccolma dal 15 al 19 marzo 1950 e si trasforma in Consiglio mondiale per la pace. Da qui scaturirà il famoso appello per l'interdizione dell'arma atomica. Vi partecipano 150 delegati da tutto il mondo. Ecco il testo integrale del documento:

A Stoccolma si stabilisce inoltre di tenere il II Congresso mondiale nel dicembre del 1950 in Italia.

La risposta all'appello è enorme, si raccoglieranno oltre 519 milioni di firme. Per citare alcuni esempi indicativi, a fine agosto (quando la raccolta è già conclusa in alcune nazioni mentre in altre è solo agli inizi) sono censiti: • 2 milioni di firme in Birmania • 3 milioni in Brasile • 5,8 milioni in Bulgaria • 156 milioni in Cina • oltre 17 milioni nella Germania dell'Est • 2 milioni nella Germania dell'Ovest • 3,5 milioni in Giappone • t • oltre 10 milioni in Romania • 18 milioni in Polonia • 2 milioni in USA • oltre i 115 milioni in URSS.

In Italia l'adesione in taluni comuni è addirittura plebiscitaria: si raccolgono 16.680.669 firme pari al 35% della popolazioneR. Giacomini, cit., p. 149. Si calcola che circa un quarto della popolazione mondiale, firmando l'appello, si sia pronunciata per porre al bando le armi nucleari. "Si trattava del primo (e unico) pronunciamento mondiale di queste dimensioni, un vero e proprio plebiscito su scala internazionale.”S. Cerrai, cit., p. 20

La guerra in Corea

La crisi in Corea, dopo la sconfitta elettorale del dittatore della Corea del Sud e fallite le offerte della Corea del Nord per la riunificazione, culmina in bombardamenti e invasioni: gli USA, alleati della Corea del Sud, accusano i comunisti dell'aggressione del 25 giugno 1950.

Gli USA e molti dei governi a lei alleati scatenano parallelamente un'offensiva contro i Partigiani della Pace che definiscono l'intervento USA come un atto di aggressione verso Corea e Cina. Il governo italiano rifiuta di ospitare il II Congresso previsto nell'ottobre del 1950 a Genova.

Congresso di Varsavia A seguito del rifiuto del governo italiano, il comitato decide di tenere il II Congresso nel Regno Unito (che allora era la maggior potenza atlantica europea).

Il governo laburista, rompendo la lunga e solida tradizione liberale inglese, riesce ad impedire lo svolgimento del II Congresso negando i visti di ingresso agli "indesiderati". Addirittura un treno che conduceva i delegati viene praticamente sigillato e rispedito a Parigi.

Il Congresso viene spostato a Varsavia: il governo polacco offre i locali e si dichiara pronto a concedere a tutti i visti d'ingresso. Siamo in uno dei momenti di massima tensione della guerra fredda: i congressisti denunciano che “si stanno preparando, negli USA, le procedure per l'uso dell'atomica in Corea”. Nelle manifestazioni si inalberano cartelli che dicono: “Dopo la Corea, la Manciuria, dopo la Manciuria, Mosca.”

I Partigiani della Pace benché non abbiano mai negato l'autorità dell'ONU, le addebitavano fatti anche molto gravi che minavano ai loro occhi la credibilità dell'Organizzazione: la mancata ammissione della Cina Popolare; la copertura legale all'intervento USA in Corea; la condanna della Repubblica Popolare Cinese e la protezione a Formosa; il tentativo di discriminare le ammissioni nell'Organizzazione, accettando subito i Paesi graditi come l'Italia ed il Portogallo e facendo mille difficoltà per gli altri, che furono ammessi nel dicembre del 1955 solo dopo una dura azione diplomatica dell'URSS (Albania, Austria, Giordania, Irlanda, Romania, Spagna…) Ciononostante il primo punto dell'Appello di Varsavia è rivolto proprio alle Nazioni Unite.

Il Congresso di Varsavia si conclude infatti con l'approvazione di tre documenti: 1) Appello all'ONU: si apre con la richiesta che l'Organizzazione torni sulla via originaria, cominciando col realizzare un'iniziativa distensiva tra le grandi cinque potenze. Si invitano quindi gli organismi dell'ONU e i parlamentari nazionali dei vari paesi a prendere in esame le seguenti proposte che riassumono il programma generale del Movimento: a) Corea: ritiro degli eserciti stranieri e soluzione pacifica del conflitto interno [...]; inoltre cessazione dell'intervento americano a Taiwan (Formosa) e delle ostilità verso la Repubblica del Vietnam; b) Germania e Giappone: condanna categorica di ogni tentativo di violare gli accordi internazionali che ne vietano il riarmo: conclusione rapida del trattato di pace e ritiro delle truppe di occupazione; c) Popoli coloniali: le violazioni usate per mantenere la dipendenza e l'oppressione sono “una minaccia alla causa della pace”, condanna di qualsiasi forma di discriminazione razziale; d) Definizione di aggressione: “è un'azione criminale di uno Stato che, per primo, impiega la forza armata contro un altro Stato sotto un pretesto qualsiasi”;