Romano di Lombardia (Romà in dialetto bergamasco ) è un comune italiano di abitanti della provincia di Bergamo in Lombardia.

Situato nella pianura centrale bergamasca e capoluogo della Comunità territoriale Pianura Est (zona 9), dista circa 20 chilometri dal capoluogo orobico. Con decreto del Presidente della Repubblica Antonio Segni, del 17 settembre 1962, Romano di Lombardia ha ricevuto il titolo di Città.

Romano è la sede del parco regionale del fiume Serio.

Geografia fisica Clima Romano di Lombardia rientra nella zona climatica E.

Storia L'antichità e le origini La storia del borgo di Romano è molto antica e risale all'epoca romana. Sull'origine del nome esistono due teorie:

La prima farebbe derivare Romano dalla parola di ceppo indoeuropeo Rumanus, indicante un borgo costruito in prossimità di corsi d'acqua. La seconda lo farebbe derivare dall'aggettivo romanum, relativo al Castrum Romanum su cui sorse la "Vecchia Romano". Tale origine del toponimo è contenuta anche nel Dizionario di Toponomastica, I nomi geografici italiani (UTET, Torino, 1997). Nel periodo della repubblica romana, infatti, si stanziarono in questo territorio ricco di vie di comunicazione, numerose guarnigioni che portarono allo sviluppo di insediamenti abitativi.

Il Medioevo

Il primo documento che cita la località risale al 980 quando viene citata con il termine “Rumano”, località posta vicino a un fiume, vi era, infatti, in prossimità il fiume Serio Morto poi prosciugato.. Il borgo si trovava su un territorio in prossimità sia della diocesi di Bergamo che di Cremona, e l'interesse dei relativi vescovi lo mettevano nella situazione d'essere oggetto di conquista. Papa Eugenio III incaricò il cardinale Guidone da Somma a risolvere la questione. Questi il 14 ottobre 1148 divise la città in due località tracciando i nuovi confini diocesani, fino alla chiesa di San Giorgio il borgo si trovava sotto la giurisdizione del vescovo di Cremona mentre la parte nord ovest con la chiesa di Santa Maria del vescovo di Bergamo. Nel medesimo periodo il vescovo di Bergamo appoggiò la politica di Federico Barbarossa contro le famiglie milanesi-.

Il borgo ampliò sempre più le proprie dimensioni fino a raggiungere un discreto numero di abitanti nel periodo medievale. Inserito nel Sacro Romano Impero, venne dato in gestione feudale alla diocesi di Cremona, i cui domini terminavano proprio nei confini del borgo stesso, al quale si accedeva mediante quattro porte di ingresso, ognuna delle quali diretta alle vicine città di Bergamo, Cremona, Brescia e Milano. Gli abitanti di Romano erano assegnati alla pieve di Calcio se abitavano in prossimità delle tre porte "di sotto", mentre a quella di Ghisalba per gli abitanti in prossimità della quarta porta "di sopra". Una porzione del centro abitato, sempre in espansione, venne quindi a trovarsi nel territorio infeudato al vescovo di Bergamo, situazione che provocò non poche discussioni e dispute volte ad ottenere il controllo totale del paese.

Per dirimere definitivamente la questione gli abitanti si accordarono quindi con i bergamaschi, e anche la conseguente distruzione del borgo da parte del Barbarossa (1170)., decidendo la costruzione di un nuovo borgo poco distante, in territorio completamente soggetto a Bergamo: l'11 febbraio 1171 cominciò la costruzione, più a nord, in prossimità del fiume Serio di quello che è diventato Romano di Lombardia. L'antica “Rumano” fu poi chiamata “Rumano Vetere” poco abitata e distrutta completamente nel 1191. Ma anche il nuovo borgo fu oggetto di scontri e devastazione, nel 1192 dai soldati milanesi e bresciani, dai cremonesi nel 1196, e in prossimità vi fu la famosa battaglia di Cortenuova del 1237, la più sanguinosa del territorio. Nella piccola chiesa di San Giorgio, poi demolita, venne firmata la pace di Romano nel 1267 tra le città di Cremona e Piacenza con quelle di Bergamo e Milano. Venendo poi realizzato il fosso bergamasco che definì i confini tra le quattro città, ma che non impedì il proseguire di occupazioni sul territorio.

Nel 1335 il territorio di Romano fu occupato da Azzone Visconti, ma furono le rappresaglie tra le famiglie guelfe e quelle ghibelline a decimare gli abitanti. Nel 1401, per ordine di Gian Galeazzo Visconti, il comune di Romano dovette inviare 45 uomini armati a Brescia, dove l'esercito visconteo sconfisse sonoramente quello del duca di Baviera Roberto III. Il 29 luglio 1403 un gruppo di ghibellini provenienti da Bergamo occupò il territorio uccidendo ben 100 guelfi. Furono i Malatesta con Pandolfo III a riprendere il potere su Romano venendo poi nuovamente liberata e diventata territorio dei Visconti con Filippo Maria nel 1412..

Le fortificazioni Con la fondazione nel 1171 la località prese da subito la forma di scudo allungato completo di strade che si riunivano in quelle vie di maggior dimensione che ricordano il cardo e decumano di origine romana. La principale piazza ospitava i palazzi che rappresentavano i due principali poteri: la chiesa parrocchiale e il palazzo della Comunità. I due palazzi erano posti uno a fianco all'altro, condividendo la medesima torre con campane che per l'amministrazione fungeva da torre difensiva, usando le campane con un suono di richiamo degli abitanti a difesa, e per la chiesa da campanile quando le campane suonavano come richiamo alle funzioni per i fedeli. Il potere militare era presente nella rocca posta sul lato nord ovest..

Il centro abitato venne cinto da un possente impianto fortificato alto ben 5 metri con due giri di mura e protetto da un doppio fossato, nonché dotato di quattro torri agli estremi perimetrali collegate da un camminato, e tre erano gli ingressi, con le vie molto raccolte e gli edifici addossati l'uno con l'altro: Porta Bergamo, posta a nord, Porta Brescia, a est conosciuta come la porta de mane (porta di mezzo) e Porta Crema conosciuta come Porta de subtus. Ogni porta aveva un rivellino a difesa che per la porta Brescia era di misura maggiore venendo chiamato per questo "Rocchetta". Ciò era dovuto al fatto che, se il precedente borgo aveva avuto la possibilità di svilupparsi liberamente ampliandosi verso l'esterno, questo doveva essere inserito in un perimetro ben definito, riducendo ed ottimizzando gli spazi. Le torri furono rimosse nel 1821 perché non più necessarie, lasciando solo porta Brescia,. mentre il fossato è stato riempito diventando prato perenne.

La Repubblica di Venezia I nuovi feudatari riconobbero molteplici privilegi ai romanesi, tra cui l'esenzione dalle tasse e l'inserimento in una sorta di zona franca, situazione che permise il prosperare a livello economico e sociale.

In seguito l'egemonia del borgo passò in mano alle famiglie più in vista, tra cui si segnalarono i Sommi originari di Cremona, i Colleoni e i Suardo.

I Visconti, i quali pochi anni dopo iniziarono una lunga disputa con la repubblica di Venezia, volta ad ottenere il controllo sull'intera zona.

La spuntarono i veneziani che, con la pace di Ferrara tra la repubblica di Venezia e il ducato di Milano del 1428 acquisirono gran parte della pianura bergamasca. A memoria rimane l'affresco con il leone alato presente nella rocca. Anche i nuovi dominatori mantennero i privilegi accordati qualche secolo prima, migliorando le condizioni sociali ed economiche, ponendo a Romano la sede podestarile e del Consiglio speciale. La posizione geografica della località posta presso quello che veniva indicato come “corridoio veneto”, era un punto debole e da proteggere.. A questo dovevano pensare però gli abitanti che in cambio godettero di esenzione dalle tasse veneziane per alcuni prodotti, questo portò all'incremento delle attività commerciali, e alla formazione di tre mercati settimanali per la vendita dei prodotti sotto i portici cittadini, con la conseguente ricchezza di alcune famiglie tra le quali gli “Agazzi”. Il territorio vide uno sviluppo anche del lavoro artigianali, il più importante quello dei mugnai, ve ne erano almeno cinque, e venivano gestiti peer pubblico incanto data l'importanza dei prodotti..

Il territorio venne nuovamente infeudato alla famiglia di Bartolomeo Colleoni nel 1441, concessa dalla Serenissima con un contratto biennale, diventando un importante luogo di scambio di merci, posto al confine con il Ducato di Milano, da cui arrivava ogni tipo di mercanzia anche in modo illegale, alimentando di conseguenza il contrabbando, che divenne una delle principali attività degli abitanti. Durante il periodo veneziano l'amministrazione comunale era gestita dal Gran Consiglio formato da tutti i capi famiglia e dal podestà che restava in carica 32 mesi e deteneva le chiavi del borgo e la bocchetta iussora, e rappresentava la Serenissima che ne confermava la nomina. Tra i podestà in carico a Romano resta il ritratto di Scipione Benzon e della moglie Isabella Griffoni Sant'Angelo nel dipinto che era stato realizzato per la piccola cappella della rocca realizzato da Aurelio Gatti nel 1591..

Il XVII secolo vide un fiorire di nuove chiese anche a causa della grave peste che colpì la località nel 1629. Risulti che la prima vittima fosse proprio il seppellitore cittadino certo Antonio Trusselli, e successivamente Isabella Calusco e il suo parente notaio Giovanni Francesco Calusco. Fu per questo imposto un severo controllo a chi entrava nel borgo, questo non impedì l'aumento delle vittime tra cui si possono segnalare il medico Giovan Battista Marini e il frate padre Angelo Cerruti. Furono documentati 281 appestati.. Sempre nel Seicento fu aumentato il sistema difensivo con la costruzione di terrapieni lungo le mura, su progetto di Francesco Tensini e ordine del podestà Alvise Donà. Questo lavoro ha annullato la presenza del fossato interno che aveva una profondità di tre metri, e che fu maggiormente rialzato di altri tre, terreno che col il tempo fu dedicato alla coltivazione di ortaggi.

Età moderna e contemporanea La dominazione veneta durò fino al 1797, quando vi subentrò la napoleonica Repubblica Cisalpina, e a Romano si forma il «Governo del popolo libero di Romano».. Questa ebbe vita breve, dal momento che già nel 1815 venne sostituita dal Regno Lombardo-Veneto, inserito nell'Impero austriaco. Fra i primi atti fu la distruzione delle mura medioevali nel 1824 lasciando solo porta Brescia che era stata ristrutturata nel 1807, con la realizzazione di piazza Fiume e delle “cerchie” nel 1835.

Infine a partire dal 1859 il territorio fu inserito nel neonato regno d'Italia, trasformandosi progressivamente da centro agricolo ad importante realtà industriale della bassa bergamasca.

Simboli Lo stemma e il gonfalone della Città di Romano di Lombardia sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 15 luglio 2011.

Nello stemma è rappresentata la Rocca di Romano di Lombardia, ancora esistente. La partizione d'oro e di rosso del castello simboleggia la divisione storica del borgo, feudo suddiviso tra il vescovo di Cremona e quello di Bergamo. Oro e rosso sono inoltre i colori del capoluogo Bergamo.

Il gonfalone è un drappo partito di giallo e di rosso.

Onorificenze

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose

Basilica di San Defendente

Edificata all'inizio del XVI secolo, presenta una struttura su due navate sormontate da una volta a botte, e un aspetto esterno molto anomalo. Questo è dovuto al fatto che la chiesa è inserita tra la parrocchiale, a cui si accede mediante la sagrestia, e la chiesa di Santa Maria di Lourdes, comunicante mediante l'ex chiesa di San Luigi (detta anche chiesa delle congregazioni maschili), tanto da rendere visibile esternamente soltanto la facciata a est (dove si trova il coro) e quella a ovest.