Era figlio di Abu l-Hasan 'Ali di Granada (chiamato dai Castigliani "Muley Hacen") e succedette inizialmente al padre e poi allo zio Muḥammad XIII al-Zaghal. Dopo la Capitolazione di Granada il sultanato venne assorbito dal regno di Castiglia ed egli andò in esilio. Fu chiamato anche el Chico, cioè "il Piccolo" (per distinguerlo dal padre "Muley Hacen" el-Viejo cioè "il Vecchio") e anche el Zogoybi, cioè "il re sfortunato".

Biografia La situazione nel Sultanato di Granada divenne critica dopo che il padre di Boabdil, Abu l-Hasan 'Ali, si innamorò perdutamente di una schiava cristiana, Isabel de Solís, che si convertì all'Islam e assunse il nome Sōrayā. Abū al-Ḥasan ripudiò la moglie ʿĀʾisha, la madre di Boabdil, che venne scacciata dall'Alhambra, trasferendosi nel palazzo che ancora oggi porta il suo nome, la Dār al-Ḥorra Carpeta Didáctica : al-Andalus Al-Ándalus III: el Sultanato De Granada (1232-1492) y Una Breve Reseña Sobre la Alhambra .

Primo regno Āʾisha, la moglie ripudiata di Abū al-Ḥasan ʿAlī, incominciò a preparare la sua vendetta contro il marito. Incitò i figli Abū ʿAbd Allāh Muḥammad al-Zughbi (Boabdil) e Yūsuf a ribellarsi contro il padre e a tentare di detronizzarlo. I principi ribelli abbandonarono quindi Granada, arrivando a Guadix, dove Boabdil venne nominato sultano.

Il potente clan dei Banū Sarrāj ("Abencerrages") che Abū al-Ḥasan aveva decimato, incominciò anch'esso a complottare contro il sultano, principale animatore di questo complotto fu il potente nobile Yūsuf ibn Kumasa (chiamato "Abencomixa" dai Castigliani). Yūsuf ibn Kumasa odiava il visir di Abū al-Ḥasan, Abū al-Qāsim Bannigas, a causa della sua fama sinistra. Questo membro della famiglia Bannigas (rivali degli Abencerrages) era sospettato di fare il doppio gioco, di essere un alleato dei Castigliani. Tutto questo malcontento e questi complotti sfociarono nella detronizzazione di Abū al-Ḥasan ʿAlī, a favore del figlio Muḥammad al-Zughbi (Boabdil), che venne proclamato sultano dagli Abencerrages il 15 luglio 1482. Dopo una furiosa battaglia per le strade di Granada, Abū al-Ḥasan venne sconfitto, fuggì quindi assieme al fratello Muḥammad al-Zaghal, prima a Malaga e poi ad Almería, dove incominciò a prepararsi per combattere il figlio.

La grande sconfitta cristiana ad Axarquia Nella primavera del 1483, dietro consiglio di un musulmano convertito, il marchese di Cadice e Gran Maestro dell'Ordine di Santiago, Don Alonso Cárdenas, riunì l'élite della nobiltà castigliana e decise di lanciare una spedizione nella regione costiera tra Malaga e Vélez-Málaga, chiamata Axarquia nelle cronache castigliane e Sharqīya dai Mori. Tremila cavalieri e mille fanti partirono da Antequera il 19 marzo. Raggiunta la costa mediterranea, marciarono in direzione di Malaga. In questa aspra terra di montagne nei pressi di Malaga vennero attaccati da un grosso esercito musulmano, nella notte tra giovedì e venerdì 21 marzo del 148311 safar 888 A.H.. L'esercito cristiano venne completamente distrutto. Le cronache castigliane parlano di milleottocento morti e tantissimi illustri nobili fatti prigionieri.

La battaglia di Axarquía fu l'ultima vittoria dei musulmani nella storia di al-Andalus.

Battaglia di Lucena Un mese dopo, Boabdil, affamato di gloria, attaccò Lucena, il cui governatore Diego Fernández de Córdoba aveva poco più di 18 anni di età, tuttavia, un musulmano di Granada tradì Boabdil, rivelando ai Castigliani di Lucena questo piano di attacco. La città venne ben fortificata. Il 20 aprile 1483, l'esercito di settecento cavalieri e novemila fanti comandati da Boabdil arrivò di fronte alle mura di Lucena. I granadini ebbero numerose perdite dovute all'intervento di sorpresa dell'esercito del conte di Cabra, che era stato avvertito dell'assalto nasride. Dopo varie scaramucce, Boabdil venne sconfitto. L'esercito musulmano venne distrutto.

Durante la battaglia, uno dei più valorosi generali di Boabdil, ʿAlī al-ʿAṭṭār, e diversi importanti aristocratici granadini persero la vita. Boabdil venne catturato dai Castigliani e imprigionato nella fortezza di Porcuna Carpeta Didáctica, ibidem.

Prigionia in Castiglia

Appena venne informato del disastro accaduto a Lucena, Abū al-Ḥasan, che aveva ancora molti sostenitori a Granada, si affrettò a riconquistare il suo trono.

Nel 1485 venne spodestato dal fratello (lo zio di Boabdil) Muḥammad XIII al-Zaghal.

Nel 1487 Boabdil stipulò un accordo con Ferdinando II di Aragona, secondo cui Boabdil sarebbe stato liberato e Ferdinando lo avrebbe aiutato a riconquistare il trono, con la condizione di diventare vassallo della Castiglia e non soccorrere Malaga, che i re cattolici avevano intenzione di assediare. Le condizioni accettate da Boabdil per la sua liberazione furono le più umilianti mai accettate da un sovrano musulmano di al-Andalus. Fu costretto inoltre a promettere di versare un tributo di 14.000 ducati d'oro, liberare i settemila Castigliani prigionieri a Granada e consegnare come ostaggio suo figlio ed erede al trono, il principe Aḥmad.

Assedio di Malaga Malaga divenne l'obiettivo principale della campagna del 1487 dei re cattolici contro il Sultanato di Granada. Re Ferdinando II di Aragona lasciò Cordova con un esercito di 20.000 cavalieri, 50.000 fanti e 8.000 truppe di supporto. A questo contingente si aggiunsero gli artiglieri comandati da Francisco Ramírez de Madrid.

La città di Malaga (in arabo Māllaqa) era la seconda città del Sultanato di Granada, subito dopo Granada, era un importante porto mercantile del Mediterraneo. La città era prospera, con eleganti edifici ben decorati, giardini e fontane. La città era circondata da fortificazioni in buone condizioni. Sopra di essa vi era la cittadella, la Alcazaba di Malaga, collegata grazie a un passaggio alla fortezza di Gibralfaro. Verso il mare vi erano frutteti di olive, arance e melograni, e i vigneti le cui uve dolci erano essenziali per il vino di Malaga, un importante prodotto di esportazione.

Nella primavera del 1487, i Castigliani circondarono Malaga. Il governatore della città, Aḥmad al-Tagri, era determinato a combattere fino alla fine. Sotto il fuoco delle bombarde castigliane, i musulmani difesero efficacemente la città per tutta la primavera. Nel mese di luglio, il cibo incominciò a scarseggiare. Gli abitanti di Malaga si ridussero a dover mangiare cavalli, asini, muli e cani. Malaga capitolò il 18 agosto 1487.

Il nipote di al-Zaghal, Boabdil, che nel frattempo era tornato al potere a Granada, rispettò l'accordo segreto fatto con i Castigliani in cambio della sua liberazione, non intervenendo in soccorso di Malaga.

Muḥammad XIII al-Zaghal venne esiliato ad Almería dopo la conquista castigliana di Baza.

Al-Zaghal concluse un patto con Ferdinando II, secondo cui avrebbe venduto Almeria e Guadix, diventando suo vassallo, facendosi nominare re dell'Alpujarra. Qualche tempo dopo, vendette tutti i suoi possedimenti spagnoli per 5.000.000 di maravedí, partendo definitivamente per il Maghreb.

Relazioni dei Nasridi con gli altri sovrani musulmani Circondati dal nemico cristiano, dal 1485 i Nasridi si rivolsero ai loro ex alleati maghrebini, i Merinidi di Fès gli Zayyanidi di Tlemcen e gli Hafsidi di Tunisi, chiedendo il loro aiuto. Le relazioni tra i regni maghrebini e la Castiglia erano però ottimi. Il sultano wattaside del Marocco Muhammad ibn Yahya (che aveva strappato il potere ai Merinidi), aveva firmato nel 1479 un trattato in cui riconosceva alla Castiglia esclusivi diritti commerciali sulla costa maghrebina. Gli Zayyanidi di Tlemcen erano troppo occupati in guerre con i loro vicini Merinidi e Hafsidi. Gli Hafsidi di Tunisi si sforzavano di mantenere buoni i rapporti con la Castiglia per proteggersi dall'espansionismo dei Mamelucchi burji d'Egitto.

Nel 1487 un'ambasciata granadina chiese aiuto al sultano mamelucco Qaytbay, che minacciò la Chiesa cattolica di rappresaglie contro il clero della basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme, minacciò di impedire ai cattolici l'accesso al santuario, e, se fosse stato necessario, l'avrebbe fatto distruggere. Le minacce di Qaytbay erano però solo verbali, addirittura vennero sviluppate ottime relazioni commerciali tra i Mamelucchi e l'Occidente cristiano. Il 2 gennaio 1488, Ferdinando II di Aragona chiese al papa il permesso di vendere il grano al "sultano di Babilonia" (Qaytbay), il cui regno era minacciato da una carestia. Il ricavato della vendita del grano venne usato per coprire le spese della guerra contro il Sultanato di Granada. Le buone relazioni tra il sultano del Cairo e la Castiglia erano dovute anche al fatto che Qaytbay era l'unico sovrano musulmano che resisteva ancora agli Ottomani, il cui potere cresceva a dismisura. Tutti questi motivi fanno capire che i sovrani musulmani dell'epoca non potevano fornire un sostegno efficace al Sultanato di Granada. Essi si limitarono ad accogliere i musulmani in fuga dalle persecuzioni dell'Inquisizione spagnola.

Secondo Rachel Arieh, del Centre national de la recherche scientifique, le relazioni che si svilupparono tra i Nasridi del Sultanato di Granada e gli altri sultani musulmani erano complesse e contraddittorie.

Le relazioni con gli Hafsidi di Tunisi erano basate principalmente sullo scambio di lettere amichevoli e magnifici doni, ma mai nessun coinvolgimento negli affari interni dell'altro.

I rapporti con i Merinidi (dinastia regnante nel Maghreb al-Aqsa, attuale Marocco) furono invece più collaborativi. A partire dalla fine del XIII secolo, i Nasridi furono costretti a fare appello al jihād per fermare la Reconquista cristiana. Alcuni sultani Merinidi quali Abu Yusuf Ya'qub ibn 'Abd al-Haqq, Abu Ya'qub Yusuf al-Nasr, Abu al-Rabi' Sulayman e Abu l-Hasan 'Ali ibn 'Uthman, intervennero efficacemente in aiuto dei Nasridi, ma dopo la morte di Abu Inan Faris nel 1358, ultimo grande sovrano della dinastia, il sultanato merinide incominciò a decadere, non riuscendo più a supportare efficacemente il Sultanato di GranadaArieh 1974, p. 33.

Secondo regno Muḥammad al-Zughbi (Boabdil) tornò al potere solo per vedere la fine del Sultanato di Granada.

Una volta rilasciato, Boabdil si rifiutò di sottomettere Granada ai Castigliani. Verso la fine del 1487, Almería e Guadix vennero conquistate dai Castigliani. Nel 1489 toccò ad Almuñécar e Salobreña.

La potente famiglia dei Banū Sarrāj ("Abencerrages") fu accusata di complottare con i Castigliani per rovesciare Boabdil. Secondo Ginés Pérez de Hita, storico del tardo XV secolo, trentasei membri della famiglia Abencerrages furono sterminati da Boabdil, in una stanza dell'Alhambra.

Caduta di Granada

Nella primavera del 1491, i cristiani ripresero le ostilità contro ciò che rimaneva del Sultanato di Granada. Con un potente esercito di diecimila cavalieri e quarantamila fanti, il 26 aprile i Castigliani incominciarono l'assedio definitivo della capitale nasride. Quel giorno, la regina Isabella di Castiglia giurò di non bagnarsi e di non cambiarsi i vestiti fino a quando Granada non sarebbe stata conquistata. All'inizio dell'assedio, il campo castigliano fu distrutto da un incendio.

Nella loro capitale assediata, i granadini non poterono fare molto contro l'artiglieria castigliana. Verso la fine del 1491 la situazione di Granada divenne molto precaria, cominciarono a mancare il frumento, l'orzo, il miglio e l'olio. La neve rese impraticabili le strade e i passaggi con la regione meridionale dell'Alpujarra. Boabdil cominciò a fare colloqui segreti per consegnare la città alla fine del mese di marzo del 1492, ma nel dicembre 1491 i Castigliani richiesero la resa immediata della città.

Granada capitolò ufficialmente il 2 gennaio 1492, e venne stilato il trattato di Granada.

Boabdil fece dissotterrare dall'Alhambra e trasferire nel cimitero della moschea di Mondújar le tombe dei suoi antenati Muhammad II al-Faqih, Yusuf I, Yusuf III e Abu Nasr Saʿd, per evitare che venissero profanate dai cristiani.

Lettera al sultano merinide del Marocco