La provincia di Rovigo è una provincia italiana del Veneto di abitanti, con capoluogo Rovigo. Il suo territorio, comunemente identificato con il Polesine, si estende nella parte meridionale della regione, tra il basso corso dell'Adige e quello del Po, fino al Mare Adriatico.
L'attuale provincia entrò nell'ordinamento amministrativo italiano nel 1866, in seguito all'annessione del Veneto al Regno d'Italia. Il regio decreto 4 novembre 1866, n. 3300 sancì l'ingresso delle province venete nel Regno, mentre con il regio decreto 2 dicembre 1866, n. 3352 venne estesa alla provincia di Rovigo, insieme alle altre province venete e a Mantova, la legge italiana sull'amministrazione comunale e provinciale. La precedente circoscrizione omonima del Regno Lombardo-Veneto, istituita nel 1815, apparteneva invece all'ordinamento amministrativo austriaco.
Confina a nord con le province venete di Verona e Padova e con la Città metropolitana di Venezia, a est con il Mare Adriatico, a sud con la provincia di Ferrara, in Emilia-Romagna, e a sud-ovest con la provincia di Mantova, in Lombardia.
Geografia fisica Territorio
Il territorio della provincia di Rovigo si estende nella parte meridionale del Veneto, occupando quasi interamente la regione storico-geografica del Polesine. La provincia ha una superficie di km² e presenta una caratteristica forma allungata lungo la direttrice ovest-est: il territorio polesano si sviluppa per circa 110 km, mentre la larghezza in direzione nord-sud rimane generalmente inferiore ai 20 km.
Dal punto di vista morfologico il territorio è interamente pianeggiante e di origine prevalentemente alluvionale. Le quote degradano progressivamente da ovest verso il Mare Adriatico, passando da valori poco superiori ai 12 nel territorio di Melara a quote inferiori a −4 in alcune aree del Delta del Po. Una parte consistente della provincia, soprattutto nel settore orientale, si trova pertanto a una quota inferiore al livello medio del mare; la pianura è interrotta soltanto da modesti rilievi naturali, quali antichi dossi fluviali, resti di dune fossili e ventagli di esondazione, e da rilevati artificiali costituiti soprattutto dagli argini dei corsi d'acqua.Dati statistici e demografici dell'ISTAT.
Il territorio è delimitato per gran parte da importanti elementi idrografici naturali. A nord l'Adige separa il Polesine dalle province di Verona, Padova e, nel settore orientale, dalla Città metropolitana di Venezia, con l'eccezione dell'area di Cavarzere posta a sud del fiume; a sud il Po costituisce il confine con la provincia di Ferrara a partire da Melara fino al sistema deltizio. A est la provincia si affaccia sull'Adriatico.
Il settore orientale comprende il Delta del Po, formato da un articolato sistema di rami fluviali, lagune, valli da pesca, sacche, scanni e zone umide. Secondo la pianificazione provinciale, le superfici vallive e lagunari della zona deltizia occupano circa 180 km²; nel complesso fiumi, canali e aree umide rappresentano una quota significativa del territorio provinciale. L'attuale configurazione del Delta è stata profondamente influenzata dal taglio di Porto Viro, realizzato dalla Repubblica di Venezia tra il 1600 e il 1604, che deviò verso sud parte delle acque del Po modificando progressivamente la linea di costa e i processi di sedimentazione.
La provincia è tradizionalmente suddivisa, procedendo da ovest verso est, in Alto Polesine, Medio Polesine e Basso Polesine. La ripartizione, già utilizzata storicamente a fini statistici e agrari, continua a essere impiegata anche nella documentazione provinciale contemporanea. L'Alto Polesine comprende il settore occidentale gravitante principalmente intorno a Badia Polesine e Lendinara; il Medio Polesine interessa la parte centrale, comprendendo il capoluogo Rovigo; il Basso Polesine occupa il settore orientale e deltizio e ha tra i principali centri Adria, Porto Viro, Taglio di Po, Rosolina e Porto Tolle.
Idrografia La conformazione del territorio polesano è strettamente legata alla presenza dei corsi d'acqua e alle opere di bonifica e difesa idraulica. I principali sistemi fluviali sono il Po, l'Adige e il Tartaro-Canalbianco-Po di Levante, che delimitano o attraversano longitudinalmente la provincia. Quest'ultimo costituisce l'asse idrografico centrale del Polesine e, attraverso il Canalbianco e il Po di Levante, svolge anche una funzione di via navigabile.
Il reticolo naturale è integrato da una fitta rete artificiale di canali, scoli e collettori di bonifica. Tra questi figurano il Collettore Padano Polesano, lo Scolo Ceresolo e lo Scolo Valdentro. Nelle aree poste al di sotto del livello medio del mare il deflusso delle acque non può avvenire interamente per gravità e dipende pertanto da numerosi impianti idrovori, che sollevano le acque della rete di bonifica verso i fiumi e i canali principali.
Tra i corsi d'acqua minori riveste particolare interesse storico l'Adigetto, ramo riconducibile a un antico corso dell'Adige che attraversa Badia Polesine, Lendinara e Rovigo. Altri tracciati testimoniano le continue trasformazioni dell'idrografia polesana, come il Scolo Poazzo, collegato a un antico percorso del Po, e la Fossa di Polesella, già collegamento fra il Canalbianco e il Po e successivamente interrata.
La posizione compresa fra grandi fiumi, il ridotto dislivello del territorio e l'estesa rete di bonifica hanno reso storicamente il Polesine particolarmente esposto al rischio idraulico. Numerose alluvioni hanno interessato la provincia; la più grave dell'età contemporanea fu l'alluvione del Polesine del novembre 1951, provocata dalla rottura degli argini del Po e responsabile dell'inondazione di una vasta parte del territorio provinciale.
Un ulteriore elemento determinante per l'assetto idraulico è la subsidenza. Al naturale abbassamento dei terreni alluvionali si aggiunse, soprattutto a partire dagli anni cinquanta del XX secolo, una forte componente antropica dovuta alla massiccia estrazione di acque metanifere dal sottosuolo. Secondo la Regione Veneto il fenomeno provocò abbassamenti non uniformi anche dell'ordine di metri, particolarmente accentuati nel Basso Polesine e nel Delta, rendendo necessari il potenziamento degli impianti idrovori, la realizzazione di nuovi scoli e l'adeguamento delle arginature. Nel Basso Polesine gli effetti cumulativi della subsidenza hanno prodotto in alcune aree abbassamenti superiori ai due metri.
Clima Il clima della provincia risente della posizione nella bassa Pianura Padana, della scarsa altitudine, della vicinanza all'Adriatico nel settore orientale e dell'elevata presenza di acque superficiali. È tradizionalmente descritto come di tipo semicontinentale, con estati calde e afose e inverni freddi e frequentemente caratterizzati dalla formazione di nebbie; l'influenza marittima diviene più sensibile procedendo verso il litorale e il Delta.
La provincia appartiene al settore meno piovoso del Veneto. Nella climatologia regionale elaborata dall'ARPAV sul periodo 1961-1990, le precipitazioni medie annue nella parte meridionale della regione, corrispondente principalmente al territorio rodigino, risultavano inferiori a 700 mm, contro valori progressivamente maggiori procedendo verso la fascia pedemontana e prealpina. Il regime pluviometrico presenta generalmente massimi nelle stagioni intermedie e minori apporti estivi e invernali.
Le temperature riflettono il gradiente fra l'entroterra e la costa. Nella pianura veneta meridionale le temperature massime medie annue sono generalmente comprese fra 17 e 18 °C, con valori più elevati nell'entroterra occidentale — a Castelmassa l'ARPAV rilevava una media delle massime annue di 18,6 °C nella serie storica considerata — mentre lungo la fascia costiera i valori risultano lievemente inferiori per effetto delle brezze marine. Le temperature minime medie annue della pianura interna si collocano generalmente fra 7 e 8 °C, mentre sulla costa meridionale raggiungono valori più elevati.
Le rilevazioni più recenti mostrano inoltre il progressivo aumento delle temperature osservato nel resto della pianura veneta. L'ARPAV utilizza attualmente il trentennio 1991-2020 come periodo climatologico di riferimento e rileva, dagli anni Novanta, un aumento statisticamente significativo delle temperature regionali e della frequenza delle notti tropicali anche nel territorio rodigino.
Storia
Dall'antichità al Medioevo Il territorio dell'odierna provincia di Rovigo coincide in larga parte con la regione storica e geografica del Polesine, la cui evoluzione fu profondamente condizionata dalla presenza del Po, dell'Adige e degli altri corsi d'acqua della bassa pianura veneta.
In età preromana l'area fu interessata dalla presenza dei Veneti, mentre nella parte orientale assunse particolare importanza Adria. Il centro antico di Adria, sorto all'inizio del VI secolo a.C., divenne un importante emporio frequentato da Greci, Veneti ed Etruschi; dalla fine dello stesso secolo è documentata una consistente presenza etrusca e nel V secolo a.C. la città raggiunse una notevole prosperità grazie alla propria funzione di collegamento fra l'area padana e il mondo greco. In seguito il territorio entrò nell'orbita romana; in età imperiale Adria perse progressivamente parte della propria importanza portuale anche a causa dell'interramento degli antichi approdi.
Dopo la fine dell'età romana il Polesine non costituì per lungo tempo un'unità politica autonoma. Per la sua posizione di confine e per la mutevole configurazione idrografica fu conteso fra i poteri circostanti e, nel corso del Medioevo, diverse parti del territorio ricaddero sotto differenti giurisdizioni. Rovigo, attestata nelle fonti dall'838, fu sottoposta nel tempo all'influenza degli Este, dell'Impero e dei Da Carrara, prima del definitivo consolidamento del dominio veneziano alla fine del XV secolo.
Dagli Estensi alla Repubblica di Venezia Nel basso Medioevo una parte consistente del Polesine gravitò nell'orbita del dominio estense. L'organizzazione amministrativa non coincideva tuttavia con quella della provincia moderna e il territorio era articolato in differenti circoscrizioni e giurisdizioni locali.
La svolta principale avvenne con la guerra di Ferrara (1482-1484), detta anche guerra del Sale. Con la pace di Bagnolo del 7 agosto 1484 gli Estensi cedettero alla Repubblica di Venezia Rovigo e gran parte del cosiddetto Polesine di Rovigo. La conquista veneziana non determinò però l'immediata formazione di un territorio coincidente con l'attuale provincia: diverse aree dell'odierno Polesine continuarono infatti ad appartenere ad altre circoscrizioni. Loreo e parte del Delta erano legati al Dogado, mentre varie zone poste a sud del sistema fluviale centrale continuarono a gravitare verso Ferrara; anche Adria mantenne per un periodo una posizione amministrativa distinta.
Durante la Guerra della Lega di Cambrai il dominio veneziano sul Polesine fu temporaneamente interrotto dalle occupazioni estense e spagnola; dal 1515 la Repubblica ristabilì stabilmente il proprio controllo su Rovigo e sul Polesine veneziano, mantenendolo fino alla propria caduta nel 1797.
La lunga permanenza all'interno dello Stato veneziano e la contemporanea prossimità ai territori ferraresi contribuirono a fare del Polesine una regione di confine, nella quale si sovrapposero nel tempo influenze venete ed emiliane. La stessa configurazione territoriale continuò inoltre a essere modificata dagli interventi sul sistema idrografico, tra i quali ebbe particolare rilievo il taglio di Porto Viro, realizzato all'inizio del XVII secolo e determinante per la successiva evoluzione del Delta del Po.
Età napoleonica e austriaca