La casata dei Tibaldeschi (o Tebaldeschi) è un'antica famiglia nobile originaria di Ferentino.

La famiglia è nata a Roma e vi è documentata sin dal XIV secolo.

In seguito alla bolla pontificia Urbem Romam, promulgata nel 1774 da papa Benedetto XIV, la famiglia patrizia fu ufficialmente inclusa nell’Albo della nobiltà romana, entrando successivamente a far parte della nobiltà italiana dopo la caduta dello Stato Pontificio.

Nel 1922, la famiglia fu nuovamente riconosciuta nel Libro d'oro della nobiltà italiana con il titolo di "nobili di Ferentino".

Le origini di questa antichissima famiglia sono incerte e, tra le numerose teorie, tre sono considerate realisticamente plausibili. Secondo una prima versione riportata da Padre Fortunato Ciucci, la famiglia Tibaldeschi deriverebbe da Tibaldo Orsini, nobile romano che, in seguito a contrasti con i fratelli, ordinò che i suoi figli ed eredi assumessero il cognome Tibaldeschi (formato a partire dal nome Tibaldo), disponendo anche la modifica dell’arma araldica familiare, la quale doveva presentare colori opposti rispetto a quella originaria. Secondo lo storico Teodoro Amayden, invece, la famiglia discenderebbe sia dalla Casa Orsini che dalla stirpe germanica dei Tebaldi.

Mentre una terza teoria colloca le origini della famiglia nell'Italia centrale, ove sarebbe attestata in diversi rami residenti a Roma, Norcia, Ascoli Piceno e Ferentino sin dal Trecento.

Ramo di Roma

È stato accertato storicamente che la famiglia Tibaldeschi era già presente a Roma nel XIII secolo. In una convenzione del 20 febbraio 1274 tra Matteo di Napoleone Orsini e Giacomo, suo fratello, si fa infatti menzione di una terra detta "la Cavisana", dotata di torre merlata e situata nella Valle di Formello, appartenente a Tommaso Ammazzalupi in condominio con i Tibaldeschi.

Il ramo dei Tibaldeschi di Roma della metà del XIII secolo è lo stesso che risiedeva a Ferentino, poiché la città era già apprezzata come meta di villeggiatura estiva sin dai tempi degli imperatori romani e dei pontefici, come ricorda Orazio nella sua Epistola: Si te grata quies primam somnus in horam delectat, si te pulvis strepitusque rotarum, si laedit, caupona, Ferentinum ire iubebo: nam neque divitibus contingunt solis. In italiano: "Se ti piace la tranquillità ed il sonno continuo fino al levarsi del sole, se ti dan fastidio la polvere ed il fracasso delle ruote e le osterie, ti consiglierei di andartene a Ferentino: poiché non ai soli ricchi è dato di godere".

Ferdinando Gregorovius pone le abitazioni della famiglia Tibaldeschi nei rioni romani di Ponte e Parione.

Nel XIV secolo vi era a Roma una via de' Tebaldeschi, ora denominata via dei Cappellari.

Nei protocolli del notaio romano Iohannes Nicolai Pauli, in un atto di vendita datato 24 ottobre 1348, compaiono i presbiteri Stefano e Tebaldo de' Theballescis, canonici della chiesa romana di Sant'Adriano.

Nell'elenco degli statuti romani del 1363, relativo alla "felice società dei Balestrieri e dei Pavesati", figurano per lo più notai e uomini di legge, tra i quali è citato: Nicolaus Thebaldeschi de regione Parionis. Tra gli esponenti più illustri di questa famiglia romana si distinse il cardinale Francesco Tibaldeschi.

Francesco Tibaldeschi

Francesco Tibaldeschi nacque a Ferentino intorno al 1299, figlio del nobile Giovanni di Tebaldo dei Tebaldeschi (de Thebaldescis) e della nobildonna Costanza Caetani degli Stefaneschi, quest'ultima figlia del senatore romano Pietro Stefaneschi e di Perna, a sua volta figlia di Gentile Orsini, nipote del papa Nicolò III Orsini.

Costanza Caetani degli Stefaneschi, madre di Francesco, era sorella del cardinale Giacomo Caetani Stefaneschi.

Francesco Tibaldeschi era cugino del cardinale Annibaldo Caetani de' Ceccano, poiché la madre del cardinale Annibaldo era sorella della madre di Francesco Tibaldeschi.

Per intercessione dello zio, il cardinale Jacopo Stefaneschi, Francesco ricevette nel 1335 i canonicati presso la Basilica di Santa Maria in Trastevere, a Padova e a Ferrara.

Sotto il pontificato di papa Benedetto XII (gennaio 1335), Francesco Tibaldeschi appare per la prima volta come esecutore di lettere beneficiarie papali.

Nel maggio 1336 subentrò a un membro della famiglia Orsini in un canonicato presso Santiago di Compostela, ma particolarmente importante per lui fu il canonicato di San Pietro in Vaticano.

Di San Pietro in Vaticano fu anche camerarius, ossia responsabile della gestione economica e amministrativa, e, dal 1335 circa, priore ossia decano; in questa veste fece erigere una cappella detta Ossibus Apostolorum, dotandola di tre chierici beneficiati per i servizi liturgici, con beni a Velletri, a Torricella (diocesi di Porto) e a Roma.

In qualità di priore di San Pietro, concluse importanti transazioni, tra cui l'acquisto di metà del castello di Attigliano da Orso di Napoleone Orsini, avvenuto il 25 agosto 1360.

Nel 1348 è attestato tra gli esecutori testamentari del cardinale Annibaldo Caetani de' Ceccano, in qualità di priore della Basilica di San Pietro in Roma. Nel suo testamento del 17 giugno 1381, il cardinale Annibaldo menziona Francesco Tibaldeschi come uno dei suoi consanguinei e cappellani.

Compare anche come testimone in un atto riguardante l’abitazione del vescovo di Firenze, mons. Francesco degli Atti, redatto ad Avignone nel 1355.

Nel 1363 Francesco Tibaldeschi era già così apprezzato da essere incluso tra gli emissari inviati da papa Urbano V. Gli fu affidata l’amministrazione del finanziamento per i lavori di restauro delle chiese dell’Urbe e, insieme all’abate di San Paolo fuori le mura, gli fu assegnata la supervisione della fabbrica dell’abbazia di San Paolo fuori le mura.

Nel settembre 1363 fu indicato dal pontefice come uno degli interlocutori di Giacomo Muti, incaricato di preparare il ritorno del papa a Roma, in particolare per la trattativa relativa all’acquisto di Castel Sant’Angelo dagli eredi di Napoleone Orsini.

Nel 1365, secondo un atto del notaio romano Antonio Giocoli datato 11 giugno, il signor Francesco Tebaldeschi, priore della Basilica di San Pietro in Vincoli, vendette una casa situata nel portico di San Pietro.

Nel 1367, il papa ad Avignone lo nominò cappellanus honoris, un titolo onorifico che indicava il suo speciale riconoscimento e la vicinanza al pontefice, conferendogli prestigio senza assegnargli necessariamente un incarico pastorale diretto.

Nel 1368, Francesco fu nominato cardinale a Montefiascone da papa Urbano V con il titolo presbiteriale di Santa Sabina durante il pontificato di Guglielmo di Grimoard (1362-1370). Nel 1369, assieme ad altri quattro cardinali, fu inviato dal papa a Roma per ricevere nella chiesa di Santo Spirito in Sassia la solenne professione di fede dell'imperatore di Costantinopoli Giovanni V Paleologo.

Ricoprì la carica di legato pontificio di Roma, di Marittima e Campagna, del Patrimonio di San Pietro in Tuscia e del ducato di Spoleto; fu inoltre Tesoriere della chiesa di Langres.

Nel 1370 partecipò al Conclave di Avignone che elesse papa Gregorio XI, Pietro Roger de Beaufort, il quale lo nominò suo legato a Roma con ampi poteri e con l’ordine di riportare all’osservanza i baroni romani. Francesco morì nel 1378 a Roma e fu tumulato in San Pietro, nelle grotte Vaticane.

Accenna a questo cardinale anche lo storico Giovardi, affermando che fosse romano ma di origine ferentinate; inoltre, lo stesso Giovardi sostiene che lo stemma dei Tibaldeschi derivi da quello degli Orsini, stemma che si poteva ammirare presso le mura della Porta Santa Croce di Veroli.

Lo storico Luigi Morosini, nel suo libro Notizie storiche di Ferentino, inserisce il cardinale Francesco Tibaldeschi tra i personaggi illustri della città.

Nel 1460 Pietro Tibaldeschi di Roma, figlio di Tebaldo e di Orsina di Ulisse Orsini, si trasferì nel Monferrato, dove entrò al servizio dei marchesi Paleologici e fu infeudato di diverse località.

Nel 1470 si ha notizia a Roma della presenza di Francesca di Tebaldo dei Tebaldeschi, residente nel rione Parione, che sposò Agapito di Filippo Porcari, originario del rione Pigna.

Nel 1510 si registra a Roma la presenza di diversi membri della famiglia Tibaldeschi come conservatori, magistrati della Camera Capitolina: Tebaldo dal 1510, Albertino dal 1523 e Michelangelo dal 1551.

Da Pietro Tibaldeschi romano discende Bernardino, primo vescovo di Casale (1474 - 1517).

Ramo di Norcia

Nella metà del XIV secolo, un ramo dei Tibaldeschi si trasferì da Roma a Norcia. Dei Tibaldeschi di Norcia sono noti Pietro e Lazzaro, entrambi figli di Giovanni Tibaldeschi.

Il 7 gennaio 1442, Pietro, in qualità di senatore e commissario del cardinale d'Aquileia, giudicò e condannò a morte, nel castello di Passerano, Giacomo de' Sordi e i suoi compagni.

Nel 1444, il senatore e conte Pietro Tibaldeschi ricoprì la carica di capitano del Popolo a Firenze, diventandone poi Podestà tra il 1456 e il 1457. Nel 1490, dotò una cappella sita nella chiesa romana di San Lorenzo in Damaso con l’onere di messe da celebrarsi quotidianamente.

Sono inoltre noti i signori Marcello, Tommaso, Berardo, governatore dell’Aquila, Martino, Podestà di Faenza nel 1430, Vincenzo, da cui discendono Pomponio, prete canonico prebendario della chiesa di Santa Maria Maggiore di Ferentino, e Giustiniano; da donna Silvia Accursi derivano Gerolamo, Giulio, Annibale, Bartolomeo e Porzia. I Tibaldeschi di Norcia si estinsero nella famiglia Argentieri nella metà del XVIII secolo.

Ramo di Ascoli Piceno

Il ramo di Ascoli Piceno compare nel corso del XIII secolo. I suoi membri rivestirono ruoli di rilievo nella fazione guelfa e mantennero un'influenza significativa nelle vicende politiche della città, fino alla loro estinzione nella seconda metà del XVIII secolo.”

Nel 1360, Ascoli Piceno fu conquistata da Filippo Tibaldeschi, capitano di ventura noto come Boffo da Massa, che ne assunse il governo per circa un anno (1360–1361).

Filippo Tibaldeschi, appartenente alla Lega della Repubblica di Firenze, partecipò alla Guerra degli Otto Santi e fu protagonista di numerose operazioni militari nelle Marche, tra cui la conquista di Fermo insieme a Gentile da Mogliano tra il 1360 ed il 1370, la conquista di Castiglione, della quale mancano fonti storiche per una corretta datazione, l’assedio della cittadella di Ascoli iniziato intorno al 27 febbraio 1360 e conclusosi con la capitolazione il 13 dicembre 1360, l’assedio di Ripatransone nel maggio 1376, un secondo tentativo presso lo stesso castello il 13 settembre 1376, la conquista di Cossignano e di Castignano nel corso del 1377, l’assedio di Carassai nel 1377 (preceduto da rivolte e devastazioni operative già avviate nello stesso periodo), la conquista di Porchia nel 1377, l’assedio di Rotella dal 1360 al 1361 sotto il dominio dei Tibaldeschi, e l’assedio di Montalto delle Marche nel novembre 1381 durante una campagna militare congiunta con Lucio di Landau e Giovanni Acuto.

Filippo Tibaldeschi, venne assassinato il 4 settembre 1387, ebbe così fine la violenta parabola di Boffo da Massa, che per alcuni anni riuscì a trasformare Carassai in una piccola signoria, fu sepolto nella chiesa di Sant'Eusebio, successivamente demolita nel 1832.

Nel 1404 Giovanni di Massio (o di Massa) dei Tibaldeschi fece costruire il Palazzo Tibaldeschi, come attesta un’epigrafe tuttora visibile sulla facciata dell’edificio in via Tomasacco 5 ad Ascoli Piceno, che così recita: «Il grande e strenuo Giovanni di Massio (o di Massa) dei Tibaldeschi fece fare queste case in lode e in reverenza di Iddio onnipotente, della santa vergine Maria, di sant’Emidio e di san Martino, protettore della parte guelfa, nell’anno del Signore 1404, nella dodicesima indizione, al tempo di papa Bonifacio IX»

Ramo di Ferentino del XVI° secolo

Il ramo della famiglia Tibaldeschi di Ferentino, attivo dal XVI secolo, ebbe origine da esponenti provenienti dal ramo di Norcia, che risiedevano alternativamente anche a Roma.