La sperduta di Allah è un film muto italiano del 1929 diretto da Enrico Guazzoni.

Trama La giovane libica Neschma è stata costretta dal padre a sposare un uomo dal quale, subito dopo le nozze, fugge. Riesce ad ottenere l'annullamento del matrimonio, ma diventa così una "sperduta di Allah", emarginata e disprezzata dalla comunità. Quando incontra l'italiano Ugo tra i due nasce l'amore. La giovane dà alla luce una bimba, ma suo padre, che non ha perdonato la ribellione, uccide la piccola. Questo dramma allontana Ugo e Neschma: lui sposerà una donna italiana, lei continuerà ad essere reietta.

Produzione La sperduta di Allah fu uno dei due film (l'altro è Miryam anch'esso diretto da Guazzoni) , entrambi di ambiente africano, realizzati quasi contemporaneamente dalla "Suprema Film" azienda veneziana che era succeduta alla "I.C.S.A.", già produttrice di Frate Francesco negli studi di Rifredi e che inizialmente figurava come realizzatrice dei due filmChiara Caranti, I mutamenti delle strutture produttive in Storia del cinema italiano, cit. p.61.. Per realizzare le due produzioni si misero parzialmente in comune le squadre tecniche, mentre gli interpreti furono diversiBernardini, cit. in bibliografia, p.736.. Per il suo dittico africano l'azienda richiamò alla regia Guazzoni, che dal 1923, e per tutta la seconda metà degli anni venti, aveva abbandonato il cinema italiano in crisiGuazzoni, regista e pittore, cit. in bibliografia, p.79-80.

Il film fu girato in Libia nell'inverno del 1928 (mancano fonti che indichino i precisi luoghi del "set"), e fa parte di una serie di significato "coloniale", che aveva visto l'anno precedente l'uscita di Kif Tebbi di Camerini. In una stagione di crisi profonda della cinematografia italiana (nel quinquennio 1925 - 1929 erano stati prodotti meno di 100 titoli, ma pochi di questi avevano fruito di una distribuzione nazionaleCfr. Mario Quargnolo, Un periodo oscuro del cinema italiano: 1925-1929, in Bianco e nero, aprile-maggio 1964.) il film "libico" di Camerini era stato uno dei pochi ad avere successo anche all'esteroMarcello Spada, intervista del 7 novembre 1975 in Cinecittà anni trenta, cit. in bibliografia, p.816. e questo aveva comportato una corsa a riproporre la stessa tematica, che poi avrà un'altra impennata negli anni della guerra etiopica e della proclamazione dell'Impero (da Lo squadrone bianco a Il grande appello).

Mentre era impegnata in queste produzioni, la "Suprema Film" venne chiamata a far parte di un Consorzio, promosso da Blasetti, che voleva affiancare alla sua "Augustus", che aveva realizzato Sole, la A.D.I.A., produttrice del citato Kif Tebbi e la milanese S.A.C.I.A. che aveva realizzato Rotaie. L'obiettivo era quello di unire gli sforzi per una ripresa (in quel tempo definita come "rinascita") della cinematografia italianacinematografo, n.18 del 8 settembre 1929. Anche questa iniziativa, come altre precedenti, naufragò, poiché negli stessi mesi Pittaluga aveva già avviato i lavori per trasformare la "Cines" di via Vejo, a Roma, nella prima azienda italiana di produzione sonoraL'eco del cinema, n.78 del maggio 1930, pubblica la relazione al bilancio dell'esercizio 1929 della S.A.S.P. in cui si illustra l'investimento nella tecnologia sonora. e tutte le aziende ancora legate al muto dovettero cessare l'attività.

La sperduta di Allah avrebbe dovuto avere quale protagonista l'attrice Rina De Liguoro, in quegli anni all'apice del successo, che a tal fine si recò in Libia, accolta da festeggiamenti ed onori, anche se, per motivi di "budget", venne poi scritturata la debuttante Ines FalenaMartinelli, cit. in bibliografia, p.266, che in seguito non ebbe altri ruoli. In generale, tutta l'attività produttiva della "Suprema", fu caratterizzata dalla scarsità di mezzi e dalla difficoltà di operare in un ambiente disagevole come quello africano.

Accoglienza Ottenuto nel febbraio 1929 il visto di censuraBernardini, Archivio del cinema italiano, vol.I Il cinema muto 1905 - 1931. Roma. ANICA, 1991, La sperduta di Allah uscì nella seconda metà del 1929, e fu uno degli ultimi film muti italiani a circolare. Come di tutte le pellicole di quegli anni, anche di questa non si hanno dati relativi all'esito commercialeSull'assenza di dati economici della cinematografia italiana dell'epoca cfr. Barbara Corsi Con qualche dollaro in meno, Roma, Editori Riuniti, 2001, p.12 e seg.. I commenti favorevoli del tempo si divisero tra coloro che ritennero La sperduta di Allah più riuscito di Kif Tebbi e ottimi sia il regista che gli interpreti, pur avanzando dubbi sulla "moralità" della vicendadon Carlo Canziani ne La rivista del cinematografo, n.12, dicembre 1929, e quanti, al contrario, accolsero positivamente la pellicola soltanto perché si trattava di una produzione italiana: «L'indulgere è di rigore: non si può pretendere dai nostri produttori, privi di tutto o quasi, ciò che è lecito aspettarsi dagli stranieriRaoul Quattrocchi in Kines, n.43, novembre 1929». E, sotto questo aspetto vi fu anche chi esortò apertamente il pubblico a recarsi a vederlo in quanto «schietta produzione italianaCommento non firmato su Il Tevere del 21 ottobre 1929.»

Ma contro questo approccio critico si schierò invece chi riteneva che «al pittore Guazzoni mancano le doti necessarie al buon messinscena cinematografico {per cui} durante le scene più intensamente drammatiche il pubblico se la spassava come ad una comica di Harold Lloyd. Prima che il film venisse proiettato, sui giornali della Capitale apparve una filippica contro i proprietari di sale che si erano rifiutati di proiettare un film della "rinascita"! No! la Sperduta di Allah è un aborto, un pessimo, sciocco, oleografico film, questa è la verità. Perché pretendere che si inganni il pubblico ed i proprietari di sale?Giulio Doria, Perché la "rinascita" non sia una burletta in Cinemondo, n.52 del 20 novembre 1929».

Nei commenti successivi, i 2 film della "Suprema" sono accomunati da una visione che presenta gli arabi "buoni", amici degli italiani portatori di pace e civiltà, ma bisognosi di essere "controllati" e guidati contro quelli "cattivi" i quali tramano contro il progressoCfr. (EN) Roberta De Carmine, Italy meets Africa; colonial discourses in italian cinema, New York, Peter Lang, 2011, ISBN 978-1-4331-0868-6, p.33-40. E questa regie di Guazzoni, considerate minori nell'ambito della sua filmografia, sono state giudicate come esempio della produzione coloniale italiana, iniziata già al tempo della conquista italiana della LibiaCfr. Denis Lotti, La guerra allusa in Immagine. Note di Storia del Cinema, IVª serie, n. 3, 2012., per quanto si tenda a riconoscere che una analoga impostazione di tipo esotico e colonialista fosse egualmente presente nella coeva cinematografia francese, britannica o anche americanaMino Argentieri, Autorappresentazione del regime, in Storia del cinema italiano, cit. p.393.

Entrambe le pellicole "libiche" prodotte nel 1929 dalla "Suprema" sono attualmente irreperibili; La sperduta di Allah è quindi considerato un film perduto.

Note

Bibliografia Aldo Bernardini, Le imprese di produzione del cinema muto italiano, Bologna, Persiani, 2015, ISBN 978-88-98874-23-1 Aldo Bernardini, Vittorio Martinelli, Matilde Tortora, Enrico Guazzoni, regista e pittore, Doria di Cassano Jonico, La Mongolfiera, 2005, ISBN 88-87897-58-1

Francesco Savio, Cinecittà anni Trenta. Parlano 116 protagonisti del secondo cinema italiano (3 voll.), Roma, Bulzoni, 1979, ISBN non esistente Storia del cinema italiano, vol.IVº (1924-1933), Roma - Venezia, Marsilio, C.S.C., 2014 ISBN 978-88-317-2113-4

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