Era, dunque, membro della famiglia reale italiana e la sorella maggiore di Umberto I di Savoia, successore del padre sul trono d'Italia, di Amedeo I di Savoia, re di Spagna, del principe Oddone Eugenio Maria di Savoia e di Maria Pia di Savoia, regina consorte del Portogallo; era inoltre sorellastra di Vittoria e di Emanuele Alberto, figli nati dal matrimonio morganatico del padre con Rosa Vercellana. Maria Clotilde si sposò nel 1859 con il principe Napoleone Giuseppe Carlo Paolo Bonaparte, nipote di Napoleone I e cugino di Napoleone III, al quale diede tre figli.
Biografia Infanzia e giovinezza
Maria Clotilde di Savoia nacque nel palazzo reale di Torino il 2 marzo 1843, figlia primogenita di Vittorio Emanuele II (allora ancora principe) e Maria Adelaide d'Asburgo-Lorena. La coppia ebbe poi altri sette figli: Umberto (1844-1900), Amedeo (1845-1890), Oddone (1846-1866) e Maria Pia (1847-1911), Carlo Alberto (n. 1851), Vittorio Emanuele (nato e morto lo stesso giorno, nel 1852) e un suo omonimo (nato nel 1855 e vissuto pochi mesi).
La madre si prese direttamente cura della sua prima educazione, rinunciando a balie e nutrici, trascorrendo con la piccola lunghi periodi al castello di Moncalieri assieme alla suocera Maria Teresa, moglie di Carlo Alberto. Clotilde manifestò sin dai primi anni un carattere mansueto e deciso a un tempo: bambina, imparò le preghiere e sviluppò un'inclinazione per una vita improntata agli insegnamenti della morale cattolica.C. Tessaro, Clotilde di Savoia, Milano 2012, pp. 14-15
Chechina, come fu presto chiamata, seguì in seguito il percorso riservato alle sue coetanee aristocratiche. Le sue giornate erano rigidamente scandite: le lezioni delle varie materie scolastiche venivano impartite da precettori scelti tra professori di rango, e a questo si accompagnavano la formazione spirituale e anche attività di maggior svago quali l'equitazione, da lei particolarmente amata.C. Tessaro, cit., pp. 25-26 Venne affiancata inoltre dalla governante Paolina di Priola, che avrebbe ricordato con affetto molti anni più tardi, incontrando una sua pronipote.M. M. Favero, Maria Clotilde di Savoia-Napoleone, Torino 1943, p. 10
Intanto Clotilde si era preparata con cura a ricevere i primi sacramenti. A questo proposito sono rimasti tre quaderni di meditazioni redatti nel mese precedente la Comunione. La loro lettura rivela una personalità già chiaramente formata, un'esistenza determinata a mettere Dio al primo posto in ogni momento della vita. Il primo fascicolo mostra come le pratiche di pietà della principessa fossero piuttosto inusuali per una ragazzina di dieci anni: « [mi impegno a] una piccola mortificazione: fare con aria amabile le cose che mi spiacciono - ricordarsi ogni giorno a date ore della presenza di Dio - fedeltà alle piccole mortificazioni - serbare sempre per i poveri una parte dei miei piaceri».M. M. Favero, cit., p. 16
La Comunione le fu amministrata, insieme alla Cresima, l'11 giugno 1853 nella chiesa parrocchiale di Stupinigi da monsignor Andrea Charvaz, arcivescovo di Genova. Nella stessa celebrazione i medesimi sacramenti vennero amministrati anche al fratello Umberto.C. Tessaro, cit., p. 33
Clotilde dovette presto sperimentare oltremisura le mortificazioni promesse nell'intimo dei suoi pensieri: alle rinunce quotidiane si affiancarono, nel 1855, quattro lutti. Il 12 gennaio morì la nonna Maria Teresa. La sera del 16, giorno dei funerali, la madre Maria Adelaide d'Asburgo-Lorena fu costretta a letto da una gastroenterite che la portò rapidamente alla morte, avvenuta il 20, due giorni dopo che la figlia aveva avuto modo di salutarla per l'ultima volta.«Non dimenticherò mai per tutto il tempo della mia vita quella camera. Mamma coricata e le sue ultime parole le sento ancora risuonarmi all'orecchio», scrisse all'epoca nel suo diario la dodicenne Clotilde; cfr. M. M. Favero, cit., p. 22 Il decesso dello zio Ferdinando, duca di Genova, l'11 febbraio, e la perdita in maggio del fratellino Vittorio Emanuele completarono il triste quadro.Per tutto il paragrafo cfr. C. Tessaro, pp. 38-41
La principessa affrontò il dolore con le armi della fede, che andò fortificando, come si evince da quanto scrisse nel diario, nelle lettere del tempo e, molti anni più tardi, nelle sue memorie. Continuò quindi la propria formazione spirituale, accompagnata dal monsignore domenicano Giovanni Tommaso Ghilardi, vescovo di Mondovì, dal barnabita Cesare Lolli e dall'abate Stanislao Gazzelli.C. Tessaro, cit., pp. 41-43
Al tempo stesso, si fece apprezzare a corte anche per le buone maniere. In quanto prima donna dei Savoia, fu chiamata a fare gli onori di casa quando la zarina madre, Aleksandra Fëdorovna, venne a Torino nel maggio 1856 per tentare di ammorbidire i rapporti tra i Savoia e la Russia, scontratisi nella guerra di Crimea. Dovette ricoprire lo stesso ruolo nel dicembre 1857, in occasione della visita del granduca Costantino, fratello dello zar Alessandro II. Clotilde registrò le impressioni avute in questa seconda esperienza, riservando parole di simpatia per il piccolo Nicola, figlio di Costantino: «Prima di discendere il nostro caro piccolo amico ci ha mostrato un album dove c'erano i nomi dei principi suoi parenti che aveva visto in Germania venendo; [...] Nicola è così gentile e buono! ».A. Biancotti, Maria Clotilde di Savoia, Torino 1955, p. 32
Matrimonio
Nel 1858 Cavour gestiva abilmente le trame diplomatiche piemontesi. Siccome l'imperatore francese Napoleone III, che già aveva avuto un passato liberale, sembrava ben disposto verso la causa risorgimentale italiana, il conte impiegò i propri sforzi nel formare un'alleanza con la Francia. Così, in segreto, i due uomini si incontrarono il 21 luglio a Plombières per concludere i celebri accordi.
L'imperatore chiedeva la cessione di Nizza e della Savoia in cambio del suo aiuto, prodromo della seconda guerra d'indipendenza italiana. Inoltre prometteva di garantire la propria protezione su un regno dell'Italia centrale svincolato dal potere pontificio e guidato, nei suoi obiettivi, dal cugino Napoleone Giuseppe Carlo Paolo (detto Girolamo) Bonaparte, nipote anch'esso del più celebre Napoleone. Perché ciò fosse possibile, e perché l'alleanza fosse più stabile, era necessario un matrimonio tra Girolamo e una principessa di casa Savoia. La scelta cadde così su Clotilde.C. Tessaro, cit., pp. 53-54
L'imperatore non fece delle nozze una condicio sine qua non per il rispetto degli accordi, ma Cavour capì facilmente come un rifiuto avrebbe compromesso le speranze di ricevere dalla Francia il sostegno necessario.C. Tessaro, cit., p. 62 Girolamo non aveva solo vent'anni più della possibile sposa, ma anche e soprattutto una concezione diversa della vita. Anch'egli liberale sin dalla giovinezza, si era spesso imbarcato in relazioni amorose fugaci e conduceva una vita lontana dai precetti della Chiesa, verso i quali nutriva al contrario un notevole fastidio.
Tornato in Italia, il primo ministro informò Vittorio Emanuele, delegandogli il compito di informare la figlia sull'unione prospettata a Plombières. Dal castello di Casotto sopra Garessio Clotilde spedì una lettera a Cavour, manifestando con molta gentilezza la sua naturale opposizione al matrimonio proposto, assieme alla consapevolezza del suo significato politico e a un pieno abbandono nella fede in Cristo: «Ho già molto pensato; ma è una cosa molto seria il mio matrimonio col Principe Napoleone e che soprattutto è del tutto contraria alle mie idee. Io so anche, caro Conte, che esso potrebbe essere vantaggioso all'avvenire di una nazione come la nostra e soprattutto al Re mio Padre. [...] ci penserò ancora e spero che il Signore vorrà guidarmi col suo infallibile aiuto; io rimetto tutto nelle sue mani per ora e non posso decidere nulla».M. Ragazzi, Clotilde di Savoia Napoleone, Assisi 1942, p. 70; la missiva fu scritta il 12 agosto.
La primogenita del re passò tutto il mese di agosto a Casotto, meditando sulla risposta, e a settembre tornò a Racconigi. Fu qui che prese una decisione definitiva, accettando le nozze. Per quanto la scelta fosse condizionata da ragioni politiche, derivò in buona parte anche dalla convinzione di realizzare, attraverso una consapevole e al tempo stesso sacrificante adesione ai desideri di Cavour e dell'imperatore francese e alle esigenze della patria, la volontà di Dio. Lei stessa confidò successivamente come la sua decisione non fosse dovuta - almeno non semplicemente - a un'imposizione altrui: «L'ho sposato, il principe, perché l'ho voluto io».M. M. Favero, cit., p. 42
Pose tuttavia un'unica condizione: vedere il fidanzato prima di andare all'altare. La visita di Gerolamo veniva procrastinata, sicché la principessa ebbe intanto modo di lasciare Racconigi per tornare in città. L'incontro tra i futuri coniugi avvenne a Torino il 16 gennaio 1859, e permise di sciogliere le ultime riserve di Clotilde, rendendo ufficiali le imminenti nozze. L'annuncio suscitò veementi proteste all'interno della corte torinese, indignata nel vedere come la vita di una quindicenne venisse sacrificata per soddisfare le trame politiche dei governanti. Una missiva coeva, indirizzata da Costanza d'Azeglio al figlio Emanuele, svela la «riprovazione» di «tutte le classi sociali»: «La nobiltà l'ha manifestata non andando affatto alla prima illuminazione del teatro e al ballo Cavour». Dopo questa dimostrazione, però, si « è andati in folla a teatro e a Corte», per «non tenere il broncio al Re e ancor meno alla principessa, che è molto amata».
Il 23 gennaio il generale Niel formulò al padre della sposa la richiesta ufficiale, mentre il 28 furono verbalizzati gli accordi di Plombières in un incontro tra il re, Gerolamo e l'imperatore. Domenica 30 gennaio 1859, nella cappella reale della Sacra Sindone, il rito del matrimonio venne officiato dall'arcivescovo di Vercelli Alessandro d'Angennes, ma concelebrarono anche i presuli di Casale Monferrato, Savona, Pinerolo e Susa. Clotilde rinunciava formalmente alla corona, portando in dote lire, cui vanno aggiunte lire di gioielli e di corredo.C. Tessaro, cit., pp. 81-83 Napoleone III poté quindi anche accrescere il prestigio della sua famiglia, imparentandola con una delle più antiche dinastie europee.
Come era d'uso in occasione delle nozze di Casa Savoia, una grande festa seguì il rito sacro: parate e spettacoli nelle strade torinesi si unirono al fastoso ricevimento allestito in municipio. Una discreta somma, inoltre, fu devoluta ai poveri, a Torino come in Francia. Il giorno stesso del matrimonio gli sposi lasciarono la città. Il re, Cavour e La Marmora li accompagnarono in treno sino a Genova, dove tutti insieme assistettero, la sera, ad una rappresentazione presso il teatro Carlo Felice, tra l'entusiasmo della folla. Dopo aver dormito due notti sotto la Lanterna, Clotilde salutò il padre e salpò in direzione di Marsiglia, per proseguire in seguito alla volta della capitale francese. Nel pomeriggio del 4 settembre la principessa lasciò la Provenza a bordo di un treno imperiale, giungendo la mattina seguente a Fontainebleau; qui fece la conoscenza del suocero Gerolamo e della cognata Matilde ed infine, la sera del medesimo giorno, arrivò a Parigi, accolta a corte dalla coppia imperiale.C. Tessaro, cit., pp. 84-87.
A Parigi