Consèlice (Cusëls in romagnolo) è un comune italiano di abitanti della provincia di Ravenna in Emilia-Romagna. Il comune è composto da tre centri abitati: Conselice (che da sola ha circa abitanti), Lavezzola e San Patrizio.
Le sue origini risalgono all'XI secolo e sono strettamente legate alla presenza di un porto vallivo situato ai margini della Valle Padusa, che costituiva uno scalo strategico per i collegamenti fluviali tra Imola e il mare Adriatico. Sviluppatosi come centro fortificato nel Medioevo, il territorio è stato profondamente modellato dalla presenza di aree umide e dalle successive opere di bonifica che, tra età moderna e contemporanea, ne hanno trasformato il paesaggio e l'economia, tradizionalmente basata sull'agricoltura.
Geografia fisica Il territorio di Conselice, avente una superficie di , è situato in un'area idrografica delimitata dagli argini dei fiumi Sillaro ad ovest, Reno a nord e Santerno ad est. Gli stessi fiumi Sillaro e Reno lambiscono per un breve tratto il territorio del comune, vicino al confine settentrionale.
Il territorio, interamente pianeggiante, è attraversato (da sud a nord) dal Canale Zaniolo che, proveniente da Mordano, si getta nel Canale collettore Destra Reno (prese il nome da un certo Zanioli, che possedeva un mulino sul suo corso)Mauro Degli Esposti, La Padusa perduta, e forse ritrovata, Imola, La Mandragora, 2025, pag. 75.. Altro canale artificiale che attraversa Conselice è il Canale dei molini di Imola, anticamente utilizzato per il trasporto merci e per il funzionamento dei numerosi mulini che su di esso sorgevano. Oggi il tratto conselicese non è più attivo; il letto del Canale dei molini è tuttora osservabile nella frazione San Patrizio.
Storia
Il porto vallivo Tramite una ricerca condotta negli anni 1990 a nord dell'abitato, i cui risultati sono stati pubblicati su una rivista dell'Università di Bologna, è stato possibile ricostruire il paesaggio preistorico di Conselice: tra e anni fa la zona fu una laguna marinaGiornale di massa, aprile 2022, p. 16..
Le ricerche archeologiche eseguite negli anni 1992-1995 nel territorio comunale hanno riportato alla luce grandi quantità di conchiglie e di altro materiale di ambiente lagunare, tra cui un'ostrica, che è stata datata a anni fa con il radiocarbonio. Attraverso l'analisi di tutti i reperti rinvenuti si è potuto concludere che, nell'antichità, il sito di Conselice si trovava sul limitare di una vasta area umida, parte della Valle Padusa.
Nelle pergamene scritte in latino conservate nell'archivio comunale compare dall'XI secolo il nome Caput Silicis. Non esistono prove invece che il toponimo sia stato tramandato direttamente dall'antichità. L'unica cosa certa è che, nel reticolo della centuriazione romana, il sito di Conselice era in asse con Forum Cornelii (l'odierna Imola). Gli storici ritengono che una strada perpendicolare alla via Emilia (cioè un cardo) partisse da Forum Cornelii per raggiungere il sito. Il percorso era lungo 12 miglia romane (circa ), la strada era affiancata probabilmente da un canale navigabile per piccole imbarcazioni.
È possibile allora spiegare l'origine del nome: una prima ipotesi, la più immediata, è che la via romana fosse selciata (silicis). Ma ad oggi non è ancora stato rinvenuto alcun reperto di epoca romana sotto l'attuale via Selice, per non parlare del resto del territorio conselicese.
Se dunque appare certo che fino all'XI secolo l'insediamento non esistesse, le origini di Conselice sono da ricercare nelle peculiari caratteristiche dell'ambiente naturale attorno al sito. Dal punto dove sorge Conselice, infatti, si raggiungeva facilmente per via d'acqua il Po di Primaro (anticamente, il ramo meridionale del Po). Bisogna aggiungere che il Po di Primaro rappresentava per Forum Cornelii la via più diretta di accesso al mare. Quindi è presumibile che, nell'antichità, sul sito dove oggi sorge Conselice esistesse un porto vallivo. Possiamo ora formulare la seconda ipotesi sull'origine del nome: il porto lagunare serviva ai corneliesi per l'approvvigionamento di diverse materie prime.
L'area in cui si trovava il sito della città conservò i caratteri lagunari-vallivi fino alla metà del I millennio d.C., cioè fino alla fine dell'Età antica. I torrenti appenninici, su tutti Sillaro (Sillarus-Silicis) e Santerno (Vatrenus), inondavano periodicamente il terreno con le loro acqueC. Pancino, Conselice di Romagna. L'infelice situazione (1084-1810), Longo Editore, 1995..
La nascita di Conselice Il più antico documento che cita il Portus de Capite selcis è datato 5 giugno 1084. La pergamena è firmata dal vescovo Morando. Il documento è il risultato delle trattative intercorse tra la sede vescovile, castrum Sancti Cassiani, e la città rivale d'Imola. Fino ad allora il vescovo aveva prevalso sulla civitas corneliense: suoi erano i diritti di dazio sulle merci in transito per via di terra, suo il privilegio di riscuotere le imposte; sua la signoria sullo scalo portuale. Tali prerogative – per motivi a noi sconosciuti – cessarono a vantaggio di Imola, e quindi il vescovo fu costretto a fare alcune importanti concessioni alla città rivale:. dovette concedere il ribasso delle tariffe di transito delle navi imolesi e dovette anche promettere di costruire un canale che collegasse la città al "suo" porto (fu realizzato in epoca successiva).
Il porto fu quindi collegato con un'idrovia ad Imola. Attraverso lo scalo lagunare, gli imolesi svolsero i loro commerci marittimi con Venezia e con gli altri porti del mare Adriatico, tanto che nella città la moneta veneta ebbe corso legale. Del porto si servivano anche i mercanti lughesi e faentini. Nel 1126 lo scalo tornò sotto la signoria del vescovo per decisione di papa Onorio II. La signoria vescovile durò fino al 1175, quando castrum Sancti Cassiani fu distrutto dai rivali imolesi..
Intanto, nei secoli XI e XII, periodo caratterizzato dalla ri-antropizzazione del territorio della bassa Romagna ("Romandiola"), si ebbe la formazione dell'abitato di Conselice. Nel 1151 compare nei documenti la definizione di castrum dotato di una curtis per designare ConseliceLeardo Mascanconi, Ipotesi sulle origini della Pieve di S. Patrizio in AA.VV., Romagnola Romandiola. Le istituzioni religiose nella storia del territorio, Lugo, 2001, p. 42.. Il paese rimase soggetto ad Imola (in un rapporto di vassallaggio) fino al 1222, anno in cui venne occupato e distrutto dai Bolognesi. Fu poi ricostruito dagli imolesi nel 1296. Nella prima metà del XIV secolo fu soggetto a Bologna, poi passò alla Santa Sede. Nella Descriptio provinciæ Romandiolæ del 1371 (documento storico fondamentale per la conoscenza dei paesi e degli abitanti della bassa Romagna), Conselice fu censita come luogo fortificato e con 34 fuochi, cioè capifamiglia con capacità contributiva.
Ecco come doveva apparire Conselice secondo la descrizione della storica Claudia Pancino:
«Alla fine della via Selice si trovava il porto, attorniato da una cinta muraria. Su un lato di essa era costruita la rocca, dove si trovava la sala in cui fino ad almeno il XVI secolo si svolsero i Consigli comunali. Di fronte alla rocca sorgeva la chiesa (San Martino), fra la rocca e la chiesa trovava spazio la piazza (Piazza maggiore), [ai lati della quale sorgevano] le prime (fino all'Ottocento pochissime) abitazioni in muratura delle famiglie più benestanti. Il canale Selice passava lungo il lato ovest della piazza. Proprio alla metà del lato ovest della piazza, tra la rocca e la chiesa, un ponte attraversava il canale. Di fronte al ponte, al di là del canale, si apriva uno spazio che sarebbe poi stato la sede del foro boario». La via principale del paese, che lo attraversava da nord a sud (immancabilmente "Via Selice"), portava al vecchio cimitero.
La chiesa e la piazza (rinominata Piazza ForestiFelice Eleuterio Foresti, 1789-1858, fu massone e patriota durante la Restaurazione e il Risorgimento.) esistono ancora oggi, così come la Via Selice, mentre il canale è stato deviato di alcune centinaia di metri più ad ovest. Non è più rimasto niente, invece, della roccaProbabilmente fu sommersa dalle ripetute inondazioni che devastarono la zona tra la fine del XVI secolo e il XVII secolo..
Per vari secoli Conselice fu al centro di una zona caratterizzata dalla ricca — e spesso pericolosa — presenza di acque e paludi. La tinca e il luccio che campeggiano nello stemma comunale sono l'eredità di questo passato. In particolare, il luccio richiama la presenza di questo predatore nelle vasti paludi a nord dell'abitato; la tinca allude al fatto che i conselicesi erano dediti all'allevamento itticoFonte: Chartularium imolense, dove si parla di piscaria, ovvero “pescherie”. Fino a tutto il Medioevo la principale via di comunicazione tra Conselice ed Imola non fu una strada, bensì un canale artificiale, il Canale dei Molini. Solo in Età moderna la strada rettilinea che l'affiancava crebbe d'importanza. In quel periodo fu prolungata verso nord di , terminando alla Bastia del canale Zaniolo. Oggi è la Strada provinciale Selice.
Il XVI secolo va ricordato come il «secolo delle bonifiche». In quel periodo, infatti, i contadini effettuarono opere di disboscamento, colmata, scavatura di fossi e canali e parallela formazione di argini. Riuscirono a liberare dall'acqua una parte del territorio conselicese, quella meridionale, per farla confluire nelle valli a ridosso del Po di Primaro. Apparvero per la prima volta nei documenti dell'epoca i nomi Correcchio, Gambellara e Zaniolo, scoli di drenaggio attivi ancora oggi. All'inizio del XVII secolo il condotto Zaniolo, che raccoglieva le acque di tutti gli altri canali di scolo, fu immesso nel Primaro.
Conselice nello Stato Pontificio Le date fondamentali della storia moderna di Conselice sono: Nel 1408 il feudo di Conselice venne ceduto agli Este di FerraraGli Este erano già entrati in possesso della città nel 1385, ma l'avevano tenuta per soli nove anni.. La dominazione estense durò ben due secoli. Durante tale periodo il vicino Comune di San Patrizio fu unito a quello di Conselice (1430). Il paese era tenuto da un capitano nominato direttamente dalla Casa d'Este. Nel 1460 gli Este donarono ai conselicesi lo Statuto, ovvero la raccolta delle leggi di autogoverno della città. Nello Statuto appare già indicato come giorno festivo l'11 novembre, Festa di San Martino, tuttora il patrono di Conselice. Per le loro numerose prove di fedeltà dimostrate nel tempo, i conselicesi vennero definiti da Eleonora d'Este (XIV secolo) "i sudditi più fedeli che gli Este hanno in Romagna".
Nel 1598, esauritasi la dinastia d'Este, Conselice tornò sotto il papato. Tuttavia la Santa Sede tornò proprietaria solo del castello, che venne dichiarato appartenente alla Legazione apostolica di Ferrara. La proprietà di gran parte della terra e del territorio di Conselice rimase alla Diocesi di Imola, che ne era stata proprietaria anche durante il dominio estense. Dai terreni, la diocesi incamerava diritti enfiteutici, affitti annuali e decime. Nel XVII secolo il comune di Argenta ottenne che la parte sinistra dell'argine del Po di Primaro venisse rialzata. Di conseguenza quando accaddero eventi di piena, le acque del Primaro si riversarono nel territorio conselicese, creando una «infelice situazione», che si protrasse fino a buona parte del XIX secolo. Nel 1796 la conquista francese pose fine alla dominazione pontificia. Dopo varie turbolenze politiche, conselice ritornò alla Santa Sede nel 1815. Con l'annessione delle Legazioni pontificie al Regno di Sardegna (1859), il comune di Conselice fu incluso nella Provincia di Ravenna (annessione sancita con i plebisciti del 1860).
Dall'Unità alla Liberazione