Biografia Figlio unico di Antonio e Amalia Bergonzi, agricoltori e casari, termina gli studi con la quinta elementare. All'età di 16 anni inizia gli studi come baritono al Conservatorio Arrigo Boito di Parma, dove segue i corsi di Ettore Campogalliani con Renata Tebaldi e Aldo Protti. A 19 anni, nel corso della seconda guerra mondiale, arruolato soldato nel 4º Raggruppamento Artiglieria Contraerei a Mantova, è internato in un campo di lavoro forzato in Germania. Al termine del conflitto torna in Italia e riprende gli studi di canto a Brescia con il baritono Edmondo Grandini.
Gli esordi In un'intervista rilasciata a una stazione radio americanaOpera Fanatic,” on WKCR, October 12, 1985, Bergonzi indica nel 1947 l'anno del debutto in un piccolo teatro parrocchiale a Varedo, presso Milano, come Figaro ne Il barbiere di Siviglia, cui segue l'esordio, nello stesso ruolo, in un vero teatro a Lecce.
Inizia quindi una carriera prevalentemente di baritono lirico, non di primo piano a causa di un volume limitato. Nel 1949, nel corso di una recita di Madama Butterfly a Livorno, accanto al tenore Galliano Masini, in camerino prova ad emettere il Do acuto che conclude il primo atto, rendendosi conto che le difficoltà che incontra sono dovute a un errore di impostazione vocale. Passa quindi al registro tenorile, studiando in solitudine all'insaputa persino dei familiari aiutato solo da un diapason, e debuttando nel 1951 a Bari in Andrea Chénier.
Nello stesso anno, in occasione delle celebrazioni per il cinquantenario dalla morte di Verdi, viene scritturato dalla Rai per interpretare in radio Giovanna d'Arco, Simon Boccanegra e I due Foscari. Nel 1953 debutta alla Scala, allo Stoll Theatre di Londra e al Teatro Colón di Buenos Aires, nel 1955 negli Stati Uniti, alla Lyric Opera di Chicago, e nel 1956 al Metropolitan Opera di New York.
La carriera Teatro alla Scala Il già citato debutto nel 1953 avviene nella prima rappresentazione assoluta dell'opera Mas'aniello di Jacopo Napoli. Nel 1955 interpreta La forza del destino e Simon Boccanegra. Ritorna nel 1963 in una nuova produzione di Aida e nel 1964 partecipa alla trasferta della Scala al Teatro Bol'šoj.
Inaugura la stagione scaligera una sola volta nel 1965 con La forza del destino. Nel 1966 dà prova di eclettismo vocale cantando L'elisir d'amore e Il trovatore. Nel 1976, dopo otto anni di assenza, torna in Aida. Nel 1993, a 69 anni, calca per l'ultima volta il palcoscenico scaligero nel recital di arie e canzoni "Omaggio a Carlo Bergonzi".
Il Metropolitan di New York Nel 1956, grazie anche all'interessamento di Mario Del Monaco, che rinuncia a una recita in suo favore, debutta al Metropolitan Opera con Aida. Il famoso collega lo accoglie a New York, assiste alle prove al pianoforte e lo aiuta nel trucco.Rivista Musica - Settembre 2009 - Intervista di Stephen Hastings a Carlo Bergonzi Il pubblico e la critica gli tributano un autentico trionfo. Il New York Times scrive a tutta pagina: "Forse è arrivato il Radames che sognava Verdi".
Fino al 1983 apparirà regolarmente al Met. Nel 1959 inaugura la stagione con Il trovatore, canta nella prima rappresentazione newyorkese di Macbeth e debutta nella Messa di requiem verdiana diretta da Bruno Walter. Verdi è l'autore più eseguito (Simon Boccanegra Aida, Un ballo in maschera, Rigoletto), ma esegue anche Lucia di Lammermoor (con Maria Callas), La bohème, Tosca, La Gioconda, Norma (con Joan Sutherland e Marilyn Horne). Nel 1970 inaugura nuovamente la stagione con Ernani.
Il 4 dicembre 1981 il Metropolitan organizza il "Bergonzi gala", una serata per celebrare i suoi 25 anni di carriera nel teatro. Nel 1988, a 64 anni, fa il debutto americano in Luisa Miller assieme ad alcuni suoi allievi. Tornerà nel 1996 in occasione delle celebrazioni per il 25º anniversario del debutto di James Levine, raggiungendo così le 324 esibizioni nel teatro newyorkese.
Il Covent Garden di Londra Nel 1962 debutta al Covent Garden di Londra in un'edizione de La forza del destino diretta da Georg Solti, dove interpreta per la prima volta per quel teatro il duetto tra tenore e baritono del terzo atto, generalmente tagliato. Apparirà da allora davanti al pubblico londinese fino al 1985, in particolare: nel 1965 Il trovatore, nel 1971 Un ballo in maschera, Aida e Tosca, nel 1981 L'elisir d'amore e Luisa Miller.
Nel 1992, a 68 anni, si esibisce in un recital nel corso del quale Jeremy Isaacs, all'epoca sovrintendente del Royal Opera House - Covent Garden gli consegna una medaglia commemorativa. L'ultima apparizione londinese è per ritirare il premio "Tenore verdiano del secolo" nel centenario verdiano del 2001, quando si esibisce, alla non verde età di 77 anni, nel duetto de La traviata.
L'Opera di Vienna Debutta alla Wiener Staatsoper nel 1959 in Aida con la direzione di Herbert von Karajan. Nel 1960 canta in Andrea Chénier e Pagliacci. Nel 1961 La bohème, La forza del destino, Un ballo in maschera e Madama Butterfly Nel 1963 Tosca, nel 1973 Il trovatore, nel 1976 Tosca e Aida e nel 1988 Lucia di Lammermoor.
Riguardo alla collaborazione con Herbert von Karajan, iniziata prima in sala d'incisione per Aida, con dichiarazioni di reciproca ammirazione, proseguita per svariati anni in teatro e con un'ulteriore incisione di Cavalleria rusticana e Pagliacci, è da notare che fu proprio il rifiuto di Bergonzi ad interpretare le due opere alla Scala a causare fra i due artisti un'insanabile rottura. A parte una sporadica esecuzione di una Messa di Requiem di Verdi a Salisburgo nel 1970, la loro collaborazione volse al termine.
L'Arena di Verona In "Arena" Bergonzi ha interpretato tutti i grandi ruoli verdiani: Radames in Aida dal 1958 per tante edizioni fino al 1974, Manrico ne Il trovatore, Riccardo in Un ballo in maschera, Alfredo ne La traviata, Alvaro ne La forza del destino, ruolo col quale si congedò dal pubblico areniano nel 1975. Si è esibito anche nel repertorio tardo romantico e verista, con La Gioconda, Mefistofele, Pagliacci, Tosca, Cavalleria rusticana.
Tornò nel 1990 per un concerto in memoria di Beniamino Gigli, con la partecipazione di 16 tenori. Nel 2010 venne insignito del primo Oscar Internazionale alla carriera della lirica.
Altri teatri Bergonzi si è esibito più volte al Teatro Colón di Buenos Aires. Gli esordi risalgono al 1953 con Don Carlo, Aida e Tosca, seguiti da Cavalleria rusticana nel 1967, Aida e Il trovatore nel 1968, ancora Tosca nel 1972.
Frequente anche la collaborazione con il Teatro La Fenice di Venezia, dove debutta nel 1957 con Cavalleria rusticana e torna nel 1961 con Aida, mentre nel1965 si esibisce nella Messa di requiem verdiana sotto la direzione di Herbert von Karajan. Nel 1978 interpreta Aida con la direzione di Giuseppe Sinopoli, con il LA3 della frase che chiude il terzo atto tenuto attraversando tutto il palcoscenico, secondo la storica prassi dei tenori dell'Ottocento.
All'Opera di Chicago, dopo l'esordio statunitense del 1955, torna nel 1960 in Aida, nel 1961 in Lucia di Lammermoor, nel 1971 con Tosca e nel 1981 con L'elisir d'amore. Nel 1967 si esibisce alla Nippon Hōsō Kyōkai di Tokyo in Lucia di Lammermoor e Un ballo in maschera, di cui sono disponibili le riprese televisive..
Ha cantato inoltre in tutti i principali teatri italiani, europei (Barcellona, Berlino, Lisbona, Madrid, Mosca, Parigi, Salisburgo), statunitensi (Filadelfia, San Francisco, San Diego, Miami) e del Sudamerica.
Il ritiro Nel 1986 a Busseto, nella piazza dedicata a Giuseppe Verdi, interpreta assieme ad alcuni dei suoi allievi Luisa Miller. Per l'occasione il quotidiano milanese Il Giorno dedica la prima pagina del giornale all'avvenimento. Termina la carriera artistica nel 1995 con una serie di concerti a Vienna, alla Carnegie Hall di New York, alla Scala di Milano e al Theatre de l'Athénée di Parigi.
Il 3 maggio del 2000, alla Carnegie Hall affronta per la prima volta il ruolo di Otello ma, nonostante , al termine del secondo atto un'indisposizione lo costringe ad abbandonare la scena. Successivamente, a parte qualche sporadica esibizione, si dedica esclusivamente all'insegnamento del canto. Suoi allievi sono stati tra gli altri Roberto Aronica, Vincenzo La Scola, Michele Pertusi, Alberto Gazale, Salvatore Licitra, Celso Albelo.
Tra le tante registrazioni di una vasta discografia, è da citare l'incisione nel 1975, primo tenore nella storia, di tutte le trentuno arie per tenore di Verdi, da Oberto, Conte di San Bonifacio a Falstaff.
Vita privata e morte Carlo Bergonzi è stato sposato dal 1950 con Adele Aimi, da cui ha avuto due figli, Maurizio (primogenito nato nello stesso giorno del suo debutto come tenore) e Marco. Ha vissuto tra Milano e Busseto. È stato un grande amico di Luciano Pavarotti, dal quale veniva affettuosamente chiamato "il campione" o "il maestro", e di Renata Tebaldi, sua compagna di studi al conservatorio di Parma.
Bergonzi è morto il 26 luglio 2014, all'età di 90 anni, all'Istituto Auxologico di Milano, dove era ricoverato. È sepolto presso la tomba di famiglia nel cimitero di Vidalenzo, nel comune di Polesine ParmenseLa Repubblica - edizione di Parma: È morto Carlo Bergonzi: http://www.parma.repubblica.it/cronaca/2014/07/26/news/morto_carlo_bergonzi_il_pi_grande_tenore_del_900-92429201/?ref=HREC1-21.
Vocalità e personalità interpretativa La voce chiara e con inflessioni brunite nel medium, di volume buono, ma non debordante, e sorretta da un'eccellente preparazione tecnica, forse la più raffinata del periodo in ambito tenorileR.Celletti: Voce di tenore, Idea Libri 1989 (famoso in particolare il controllo assoluto della respirazione, che consentiva frasi lunghissime senza alcun apparente sforzo), oltre alla dizione estremamente nitida, solo a tratti inficiata da una "esse" strascicata di origine emiliana, e al senso del fraseggio, gli hanno permesso di imporsi al pubblico e alla critica, pur non provvisto di doti naturali propriamente eccezionali. Anche se l'estensione, nel momento di miglior forma vocale, fosse ragguardevole, coprendo la gamma dal LA sotto il rigo fino al RE bemolle sopracuto (Reb4)Si possono citare, ad esempio, le registrazioni radiofoniche dal vivo de Il trovatore e Rigoletto del 1960 e 64 da New York, Paolo Isotta così ne descrive i tratti vocali salienti: Tipico tenore centrale, adatto alla tessitura verdiana, in acuto mantiene la piena capacità della voce fino al Si bemolle, nota che riesce ad attaccare in pianissimo e poi rinforzare come a diminuirla dopo averla attaccata a voce piena Il Corriere della sera - Paolo Isotta - La leggenda del tenore italiano Bergonzi nel nome di Caruso. 26 agosto 2004 http://archiviostorico.corriere.it/2004/agosto/26/leggenda_del_tenore_italiano_Bergonzi_co_9_040826072.shtml. Approssimativamente dalla seconda metà degli anni settanta gli acuti hanno iniziato a indurirsi, con tendenza a intonazione calante, mentre il registro centrale è rimasto pressoché intatto fino al ritiro. L'interpretazione nasceva dalla stretta unione della tecnica vocale con la fantasia dell'accento, senza il ricorso ad artifizi quali l'accentuazione dell'articolazione della parola, il parlato o altri effetti gratuiti. Elvio Giudici definisce Bergonzi: "....il più artista dei tenori del dopoguerra".Elvio Giudici: L'opera in CD e video, Il Saggiatore 2007