La dottrina delle segnature (dal latino signatura, cioè «firma») è un'antica forma di conoscenza che studia l'aspetto, o appunto il «segno», con cui ogni elemento naturale di origine animale, vegetale o minerale si presenta, svelando per analogia la sua funzione terapeutica delle parti del corpo umano più simili ad esso.
Sviluppata da medici, botanici e alchimisti durante il Medioevo e il Rinascimento, tale dottrina si basava sulla corrispondenza ermetico-filosofica tra macrocosmo e microcosmo, ravvisando un rapporto di simpatia ovvero di affinità tra il mondo e l'essere umano, per cui ad esempio una noce ha una relazione occulta col cervello per via della loro somiglianza, o la forma di un fagiolo con quella dei reni.
Lo studio, applicato soprattutto alle piante medicinali, si estendeva ai nessi tra sagome, colori, odori, posizioni, tempi di manifestazione, caratteri, esiti patologici, temi astrali, temperamenti umorali, e diverse altre qualità, ritenute soggiacenti a un comune archetipo spirituale.Michael Castleman, Le erbe curative, Tecniche Nuove, 2007, pag. 22 e segg.
Storia
Sin dai tempi antichi, l'uso delle piante medicinali faceva parte di quel complesso di conoscenze magico-religiose, diffuse in Egitto, Medio Oriente, India, Cina,René Berthelot, La pensée de l'Asie et l'astrobiologie (1938), Payot, 1972, pag. 8. che concepivano il cosmo come un organismo vivente, le cui parti, astrale, minerale, vegetale, animale, risultavano connesse da fenomeni di «simpatia» universale (dal greco syn-patheia, «sentire insieme»).S.H. Aufrère, Encyclopédie religieuse de l'Univers végétal, vol. 1, Croyances phytoreligieuses de l'Egypte ancienne, Université Paul Valéry, Montpellier III, 1999, ISBN 2-84269-310-8, pp. 31-33.
Il mondo greco riprese queste dottrine, sia nella riflessione teorica di Platone e Aristotele, sia nella pratica medica di Ippocrate e Galeno. Il termine greco pharmakon («rimedio») è stato associato in proposito all'egiziano phrt nt hk, così come lo stesso egiziano kmt («nero») avrebbe dato luogo al greco khemia («magia nera»), e attraverso questo all'arabo al-kimiya («alchimia»).A. Dauzat, Nouveau dictionnaire étymologique, Larousse, 1964, pag. 21.
Un altro fra i più autorevoli medici e botanici greci fu Dioscoride, autore di un trattato, De materia medica, che ricollega l'origine dei farmaci alla storia della creazione del cosmo, offrendo una teoria completa per la quale ad esempio i profumi discendono dall'età dell'Oro, e i minerali da quella del Ferro. I primi, associati al caldo, venivano prescritti per il trattamento dell'umidità in eccesso come nei disturbi ginecologici, i secondi, associati al freddo, per contrastare gli eccessi di calore come le infiammazioni della pelle. Le varie sostanze, dagli effetti ora terapeutici ora velenosi a seconda del principio contraria contrariis curantur, furono da lui in tal modo organizzate in base alla loro somiglianza con i sintomi del corpo umano.
In ambito romano anche Plinio il Vecchio accennò alla dottrina delle segnature, pur senza enunciarla, nella sua Naturalis historia.
Nella tarda antichità una nuova tradizione alchemica si sviluppò nel contesto filosofico del neoplatonismo e dell'ermetismo, attingendo alle dottrine orientali delle religioni rivelate, come la kabbalah, il misticismo cristiano, l'alchimia islamica, prendendo coscienza come «la divina Provvidenza avesse stabilito per l'uomo di venire sopraffatto dalle malattie, ma allo stesso tempo che si dedicasse a coltivare le piante appropriate per curare tutti i suoi mali».M-J. Imbault-Huart, La médecine au Moyen-Age, La Porte Verte, 1983, pp. 129-130.
Medioevo
I botanici medievali rielaborarono la dottrina delle segnature a partire dagli insegnamenti di Dioscoride e Galeno, sostenendo che le erbe somiglianti a certe parti del corpo potessero trattare i disturbi di quelle stesse parti.
La medicina del tempo si mosse in particolare in due direzioni: una, su base astrologica, cercava di individuare le piante più idonee alla cura con l'ausilio delle stelle, l'altra mirava a definire le loro proprietà terapeutiche a seconda della forma delle foglie, del colore, delle appendici, dei succhi, e così via.
Pur occupandosene in maniera preponderante, lo studio delle «segnature» non si limitava alle piante medicinali, catalogandole negli erbari, ma poteva estendersi a tutti i contesti naturali di interesse enciclopedico, anche a bestiari e lapidari in cui rispettivamente venivano descritte le virtù di animali e minerali.
Secondo il pensiero medievale, infatti, tutto nel creato reca un'impronta, una «firma» incisa da Dio che ne è l'autore, acquisendo significato alla luce della cosmogonia rappresentata nella Genesi. Ogni dato assurge a simbolo, ogni essere dell'universo, fatto secondo la dottrina cristiana per servire l'uomo, ha un valore intrinseco portando scritta su di sé la propria funzione spirituale risanante: la sua sola esistenza dimostra quello che è, e quale sia il suo scopo, da decifrare con la semplice osservazione scevra da pregiudizi.V. Gontero-Lauze, Les Pierres du Moyen-Age, Anthologie des lapidaires médiévaux, Les Belles Lettres, 2016, ISBN 978-2-251-44594-6, pp. 10-11.
Dal Rinascimento all'età moderna La dottrina delle segnature fu ripresa ed esplicitamente teorizzata nel Rinascimento da autori come Cornelio Agrippa (1486–1535), Otto Brunfels (1488-1534), Leonhart Fuchs (1501-1566), Nicholas Culpeper (1616-1654), e in particolare Oswald Croll (1560-1609) con il suo Tractatus de signaturis.
Paracelso La figura dominante di questo periodo rimane comunque quella di Paracelso (1493-1541), profondamente cristiano, ma anche erudito in tradizioni alchemiche, pensiero greco e mitologia germanica. Opponendosi alla logica di Aristotele e alla medicina di Galeno, che intese rifondare su basi chimiche sviluppando la cosiddetta «iatrochimica», egli sostenne espressamente la dottrina delle segnature, affermando come «tutto ciò che la natura dà alla luce, si forma secondo l'essenza della virtù inerente ad essa».
L'aspetto esteriore è quindi l'espressione perfetta e inseparabile di una funzione interiore. Le piante di lattice ad esempio sono tali in quanto aumentano il latte nelle donne o il potere seminale negli uomini; le piante carnose o crassulanti, specie se cresciute in ambienti aridi o rocciosi, hanno la capacità di rimettere in carne gli emaciati; le piante con foglie a forma di cuore, polmone o fegato curano le malattie corrispondenti a questi organi, e così via.Georges J. Aillaud, Les plantes aromatiques et médicinales, Association Méditerranéenne de Diffusion des Sciences et des Techniques, 1986, pp. 30-31.
Secondo Paracelso, questo potere delle piante risiede in un'essenza vitale che egli chiama «Archeo» o arcano, forza spirituale da intendere come il respiro di Dio o anche «quintessenza», letteralmente ciò che si ottiene dopo una distillazione o una sublimazione ripetute cinque volte; le forme secche delle piante invece rappresentavano per lui soltanto la materia inerte.Allen G. Debus, The French Paracelsians, Cambridge University Press, 1991, ISBN 0-521-40049-X, pp. 5-12.
Poiché la malattia per Paracelso è il risultato di una forza maligna che attacca dall'esterno gli Archei di un organo, il trattamento mirerà a ripristinare l'essenza malata con la somministrazione di un arcano della stessa tipologia di quello colpito. A differenza del principio contraria contrariis curantur («i contrari vengono curati con i contrari»)Giuseppe Fumagalli, L'ape latina: dizionarietto di 2948 sentenze, proverbi, motti, divise, frasi e locuzioni latine, Hoepli, 1987, pag. 44. la guarigione paracelsiana avviene per effetto di un'azione simile al morbo: similia similibus curantur («i simili si curano coi simili»).Giuseppe Fumagalli, op. cit., p. 293. Un male causato da un veleno deve essere trattato cioè da un veleno affine, convertito in medicamento tramite preparazioni alchemiche: la differenza tra rimedio e veleno risiede unicamente nella preparazione e nel dosaggio.Allen G. Debus, La médecine chimique, Seuil, 1997, ISBN 978-2-02-115707-9, pp. 43-44. In tal modo egli fece da precursore della moderna omeopatia,Guido Granata, Compendio di omeopatia, p. 3, Hoepli, 1990. affermando:
Giambattista Della Porta Alla fine del Cinquecento la dottrina delle segnature raggiunse infine la sua massima formulazione con la Fitognomica di Giovambattista Della Porta (1535–1615), autore di una sorta di «fisiognomica» delle piante, da lui messe in parallelo con le caratteristiche del corpo umano, e le cui fenomenologie sono chiavi indicative o «firme» delle loro proprietà medicamentose. In questa sua opera del 1588 (Phytognomonica) Della Porta indagò a lungo la vasta rete di corrispondenze segrete e simpatie occulte che intrecciano il mondo, e collegano non solo piante e uomini, ma anche minerali, animali, uomini, luoghi, stagioni, astri.Luigi Guerrini, Nuovi saperi e antichi primati: studi sulla cultura del primo Seicento, Bononia University Press, 2008, pag. 345.
Gli elementi del regno vegetale compongono per Della Porta un sistema di segni visivi che consente al medico di individuare i rimedi più appropriati a seconda in particolare della loro localizzazione geografica: una determinata regione in cui si verifica una specifica malattia ospiterà la crescita delle piante più idonee a debellarla.Giambattista Della Porta, Phytognomonica, Napoli, Orazio Salviano, 1588.
Ulteriori sviluppi Dopo il XVI secolo, con l'emergere di un'impostazione sempre più materialistica nella filosofia della natura, la dottrina delle segnature conoscerà un progressivo declino, ad eccezione di voci isolate come quella di Jakob Boehme (1575–1624) che nel 1621 scrisse il trattato De Signatura Rerum, o di William Coles.
Agli inizi dell'Ottocento le segnature furono in parte riscoperte da Samuel Hahnemann, che tuttavia le mise in relazione con i sintomi delle malattie anziché con le forme fisiche del corpo umano, ponendo il criterio della similitudine a fondamento della sua nuova medicina detta perciò «omeopatica», essendo basata sulla legge di analogia tra potere tossico e potere curativo della stessa sostanza.Hahnemann in effetti introdusse concetti piuttosto differenti e innovativi nella medicina del suo tempo, come la diluizione, la dinamizzazione, il «risveglio» delle forze latenti, contestando anzi la dottrina delle segnature nei suoi aspetti grossolani (cfr. Marino Ragazzini, Lezioni di omeopatia, § 12, Omeopatia ed esoterismo, Milano, Tecniche Nuove, 1997, pp. 39-40.
La dottrina delle segnature venne infine rivalutata nel Novecento da Edward Bach, scopritore degli omonimi fiori, che attraverso la chiaroveggenza abbinò i suoi trentotto rimedi floreali ad altrettante disarmonie della personalità umana, sulla base della somiglianza tra le caratteristiche morfologiche delle piante e gli stati d'animo squilibrati.Fabio Nocentini, Maria Laura Peruzzi, Il grande libro dei fiori di Bach, Giunti Editore, 2004, pp. 20-21.
Esempi di segnature
Di seguito alcuni fra i numerosi esempi di segnature delle piante ricorrenti in erboristeria: asplenio (Asplenium trichomanes), usato nei trattamenti della milza;Alexander Irvine, The Phytologist: A Botanical Journal, vol. 4, Londra, William Pamplin, 1860, pag. 308. celidonia (Chelidonium majus), usata nel trattamento dell'ittero, a causa del colore del suo lattice;Bruno Brigo, L'uomo, la fitoterapia, la gemmoterapia, Tecniche Nuove, 2009, pp. 142-143. La pianta ha diverse proprietà terapeutiche, ma è anche tossica. dentaria (Cardamine bulbifera), così chiamata per lenire il mal di denti;Christian Valnet, L'Erborista: erbe e piante medicinali, Edizioni R.E.I., 2016, pag. 174. erba saetta (Sagittaria sagittifolia), così chiamata perché le sue foglie a forma di freccia si riteneva potessero applicarsi alle ferite di quest'arma;F.V. Merat, A.J. De Lens, Dizionario Universale di Materia Medica, trad. it., Venezia, Girolamo Tasso editore, 1835, pag. 233.