La rivolta dei cosacchi dell'Ural del 1772 (in russo: Яицкое казачье восстание, detta anche rivolta dei cosacchi di Yaitsky o rivolta dei cosacchi del 1772) del 1772 fu la prima rivolta di una serie di ribellioni popolari che ebbero luogo nell'Impero russo durante il regno di Caterina II di Russia. Essa venne causata dalle punizioni e gli arresti effettuati dalla commissione d'inchiesta condotta dai generali Davydov e von Traubenberg per verificare la fedeltà dei cosacchi dell'esercito russo.
Da molto tempo, in realtà, i cosacchi dell'Ural godevano di una relativa autonomia a causa della loro lontananza dal governo centrale di Mosca, ma nel corso del XVIII secolo erano entrati più volte in conflitto col governo zarista per alcune decisioni prese dallo stato centrale che andavano ad influire sui loro costumi e sulle loro tradizioni. Le autorità di San Pietroburgo iniziarono quindi a limitare sempre più l'indipendenza delle truppe dei cosacchi, con la scusa di rendere le loro istituzioni sociali più moderne e democratiche. Tra il 1769 ed il 1771 diversi gruppi di cosacchi si rifiutarono di inviare al governo centrale delle truppe per il servizio ordinario nell'esercito imperiale russo e questo scatenò un'inchiesta governativa a loro sfavore. L'addossamento delle colpe ai cosacchi ed le relative punizioni inferte dal governo centrale non fecero altro che inasprire il clima che sfociò in aperta rivolta dal gennaio del 1772. Il 13 gennaio, il capo della commissione d'inchiesta, il generale von Traubenberg, ordinò di sparare a una folla di cosacchi nelle strade della città di Yaitsky (moderna Oral). Più di 100 persone vennero uccise: uomini, donne e bambini. In risposta, i cosacchi attaccarono l'esercito governativo, uccidendo von Traubenberg, molti dei suoi ufficiali e soldati.
Fu di fronte all'esigenza di fronteggiare l'esercito imperiale che i rivoltosi si divisero in due: un'ala più moderata chiedeva di trovare un compromesso col governo, mentre quella di mentalità più radicale sosteneva la necessità di riconoscere piena autonomia alle truppe cosacche. Il governo di Caterina II, sempre più convinto che fosse necessario il pugno di ferro per reprimere la rivolta e riportare la città di Yaitsky sotto il controllo zarista, inviò una spedizione militare a maggio del 1772 verso la città al comando del generale Freiman. I cosacchi vennero sconfitti in una battaglia presso il fiume Embulatovka il 3-4 giugno 1772. Con un'azione decisiva, Freiman riuscì ad occupare Yaitsky catturando molti rivoltosi, ma la maggior parte di questi riuscì a fuggire trovando rifugio verso i fiumi Ural e Volga. Per quasi un anno il presidio governativo nella città di Yaitsky indagò alla ricerca dei rivoltosi e quanti vennero trovati subirono condanne esemplari che altro non fecero che acuire ulteriormente le discrepanze evidenziate dalla rivolta, per quanto questa potesse dirsi ormai domata. L'animo dei cosacchi cercherà vendetta nella rivolta di Pugacëv che scoppierà l'anno successivo.
Antefatto e motivazioni
L'insoddisfazione dei cosacchi dell'Ural verso la politica del governo centrale della Russia che minacciava di eliminare i loro antichi privilegi si accumulò per tutto il XVIII secolo. Nei decenni precedenti allo scoppio della rivolta, l'esercito dei cosacchi dell'Ural aveva mantenuto una sostanziale autonomia beneficiando innanzitutto della grande distanza che separava la capitale russa dai loro territori e dal fatto che essi rappresentavano uno stato cuscinetto tra i territori dei kazaki, dei nogas, dei kalmyki, dei baschiri e dei tatari. Lo stato russo nel Settecento iniziò sempre più ad interferire nella struttura interna della vita dei cosacchi, riducendo anche i loro secolari privilegi. Nella prima metà del secolo, i cosacchi dell'Ural iniziarono ad essere censiti dal governo per evitare che vi fossero delle defezioni dalla leva ordinaria dell'esercito russo, come pure venne introdotta la procedura regolare del pagamento degli stipendi ai soldati in servizio (non più costretti a coltivare la terra o, in alcuni casi, derubare carovane di passaggio per sostentarsi), ma venne per contro decretata la fine dell'elezione degli atamani, i capi battaglioni cosacchi.
Quando il governo impose poi ai cosacchi di svolgere servizio regolare come tutte le altre truppe, ovvero con la possibilità di essere trasferiti anche molto lontano dalle loro terre, questa venne sentita come un'autentica prevaricazione. Il governatore generale della fortezza di Orenburg, Vasily Tatishchev, propose una riforma dell'esercito cosacco dell'Ural sostituendo la "democrazia cosacca" con dei consigli di anziani che avrebbero avuto il compito di introdurre a loro modo i decreti imperiali affinché essi non agissero più in maniera autonoma, ma gradualmente si uniformassero al resto dell'esercito. Il progetto di Tatishchev, sebbene non completamente attuato, formulò la linea generale dell'impero per eliminare l'identità e l'autogoverno dei cosacchi. Coi loro comandanti nominati dal governo centrale e non più eletti internamente, spesso i cosacchi si rifiutavano di obbedire ai propri superiori, portando anche a problematiche di ordine interno. I capisquadra erano di fatti portavoce della politica del governo zarista, poiché dovevano garantire lo status delle cose secondo i nuovi regolamenti.
Tra il 1769 ed il 1770 la situazione peggiorò ulteriormente quando i cosacchi dell'Ural si rifiutarono di inviare truppe a rinforzare la legione di Mosca appena costituita anche per un fatto etico: il servizio nella legione imponeva requisiti inaccettabili ai cosacchi che aderivano alla disciplina dei vecchi credenti in quanto avrebbero dovuto indossare per la prima volta delle vere e proprie uniformi e, soprattutto, radersi la barba. Inoltre, il collegio militare russo si rifiutava di fornire ai cosacchi della polvere da sparo e palle di piombo sciolte, offrendo loro invece cariche già pronte in cartucce di carta che però non si adattavano alle pistole delle varie tipologie disponibili tra i cosacchi. Nel tentativo di smorzare i toni, il collegio militare permise infine che i cosacchi non si radessero la barba, ma questo non servì a placare gli animi già agitati tra i militari delle steppe. Al governatore della fortezza di Orenburg, Rainsdorp, venne chiesto nel 1770 di inviare una commissione investigativa nella città di Yaitsky guidata dal maggiore generale I. I. Davydov (che comprendeva anche i generali Potapov, Cherepov, Brakhfeld), che nel dicembre del 1771 venne sostituito dal generale von Traubenberg, il quale giunse presso la città con numerose truppe governative.
Anche con l'arrivo del nuovo governatore generale, i cosacchi si rifiutarono di cedere alle richieste del governo centrale, il quale si vide costretto a condannare più di 2000 cosacchi contemporaneamente, di cui 43 con l'accusa diretta di oltraggio ai superiori per cui era prevista la pena di morte. Il verdetto scioccò i cosacchi e 20 dei 43 accusati principali decise di darsi alla macchia prima di venire catturati, mentre gli altri si portarono a San Pietroburgo con una delegazione guidata da un loro rappresentante, Ivan Kirpichnikov. Quest'ultimo consegnò al governo una petizione nella quale erano elencate le lamentele ed i soprusi sofferti dal suo popolo negli ultimi anni. Il 28 giugno 1771 tale petizione venne presentata dai cosacchi alla zarina Caterina II. La zarina evitò di rispondere direttamente alle richieste e prese tempo; i cosacchi interpellarono il conte Grigorij Grigor'evič Orlov, fidato consigliere della zarina, come pure il presidente del collegio militare, il conte Z. Chernyshev. Quest'ultimo rispose malissimo alle richieste dei soldati cosacchi, infuriandosi e colpendo quasi a morte Kirpichnikov e scacciando il resto dei cosacchi venuti con lui, ordinando che fossero frustati. Solo all'inizio del dicembre 1771, Caterina II, si decise a rispondere per iscritto alle richieste dei cosacchi tramite il principe A. Vyazemskyha, ribadendo però che il documento sottopostole era pieno di falsità e verità distorte e che avrebbe concesso per sua bontà di non tener conto delle loro azioni se i 43 accusati avessero da subito aderito alla legione di Mosca ed avessero accettato di radersi.
Scoprendo che la loro denuncia era di fatti stata ignorata, i cosacchi si affrettarono a lasciare il collegio militare fuggendo verso i loro territori e la città di Yaitsky dove giunsero all'inizio di gennaio 1772, dando inizio alla rivolta in opposizione al governo.
L'inizio della ribellione
Di fronte alla conferma del verdetto ed all'atteggiamento tenuto dai cosacchi, il generale von Traubenberg proseguì nella propria inchiesta ed ordinò l'immediato ripristino dell'ordine nella città di Yaitsky. Come misura precauzionale, fece arrestare sette tra i più accaniti capi cosacchi con l'intento di trasferirli ad Orenburg per farli frustare perché fossero d'esempio per gli altri rivoltosi, ma questi a 40 miglia dalla città vennero liberati da quasi 200 dei loro compagni e riportati nella città di Yaitsky. Quando von Traubenberg seppe di questo atto si accanì ulteriormente contro i cosacchi dell'Ural.
La mattina del 9 gennaio, i delegati fuggiti da San Pietroburgo e guidati da Kirpichnikov, tornarono nella città di Yaitsky. Come riferì in seguito uno degli ufficiali di von Traubenberg: "Non appena il centurione Kirpichnikov e i suoi compagni in fuga da San Pietroburgo giunsero presso la città, vennero accolti da più di cinquecento cosacchi". Questi ultimi pensavano che da San Pietroburgo fossero giunte ottime notizie, ma le loro speranze vennero subito vanificate. Von Traubenberg inviò quindi dei messaggeri con la richiesta per Kirpichnikov di comparire davanti alla cancelleria militare. Kirpichnikov, ma quest'ultimo, forte del sostegno dei suoi compagni d'arme, rifiutò l'invito con aria di sfida. Secondo Kirpichnikov la zarina era stata mal consigliata ed era certo che i cosacchi avrebbero saputo far cambiare idea al governo centrale sulla loro condizione.
Il 12 gennaio, venne convocata un'adunanza dei capi dell'esercito cosacco presso l'abitazione di Tolkachev, un anziano capo cosacco. Sotniki Ivan Kirpichnikov e Athanasius Perfiliev suggerirono di appellarsi ancora una volta a von Traubenberg con una missione pacifica capeggiata da pope, icone sacre e famiglie con donne e bambini per convincere il generale che non era desiderio dei cosacchi sfidare lo stato, ma solo conservare le proprie tradizioni garantite loro da tutti i precedenti zar. La maggioranza si risolse a risolvere la questione presentando una petizione a von Traubenberg, ma una parte dei cosacchi (quella più radicale) era contraria e chiedeva di risolvere la questione con la forza. La mattina del 13 gennaio, tra i 3000 ed i 5000 cosacchi con le loro famiglie si radunarono e si portarono alla chiesa dei Santi Pietro e Paolo ove si tenne una messa comunitaria. Quindi, con icone alla mano e intonando canti e preghiere, la processione si spostò lentamente lungo la strada principale della città a sud, raggiungendo la cattedrale di San Michele Arcangelo e la cancelleria militare. I cosacchi mandarono avanti due loro rappresentanti, il cosacco Shigaev ed il sacerdote Vasilyev, i quali portarono la richiesta a von Traubenberg. Il capitano zarista Durnovo, dialogando coi cosacchi, disse che le sue truppe avrebbero presto lasciato la città, ma allo stesso tempo non volle confermarlo pubblicamente a tutti i cosacchi presenti. Alla fine von Trauenberg intimò a tutti i cosacchi di tornare alle loro abitazioni e di uniformarsi alle disposizioni governative.