Il RIM-2 Terrier fu il primo dei missili ‘T' ad entrare in servizio. Era un'arma a medio raggio con struttura aerodinamica molto avanzata grazie ad alette che lo percorrevano per gran parte della lunghezza e superfici di controllo in coda. Era dotato di razzo di accelerazione, con gittata iniziale di appena 18 km, ma le ultime versioni raggiungevano i 74. Sostituito dagli SM-1ER.
Genesi: I primi SAM Durante l'ultimo anno di guerra, gli Alleati acquisirono un vantaggio schiacciante sull'Asse. Ma nonostante tale potere, vi erano anche dei problemi. I tedeschi iniziarono a schierare missili e jet da combattimento, e di questo ne fecero soprattutto le spese gli inglesi.
Ma agli americani non avevano impressionato tanto queste innovazioni, quanto la tecnica suicida Kamikaze che trasformava in missili guidati anche vecchi aeroplani da combattimento. Le armi da 127 mm erano spesso troppo lente per fermare totalmente questi attacchi, mentre anche i cannoni da 20 e persino da 40 mm non sempre erano sufficienti per fermare gli aerei giapponesi, che solo nel caso della disintegrazione strutturale potevano essere neutralizzati: i piloti suicidi non avevano preoccupazione di dover rientrare alla base, e andavano all'attacco anche di fronte al muro di traccianti delle navi americane.
Le normali mitragliere contraeree spesso non bastavano a disintegrare un aeroplano, sebbene quelle da 40 mm fossero ragionevolmente efficaci. Un nuovo cannone automatico, con spoletta di prossimità e radar di tiro era in procinto di entrare in servizio, ma restava comunque il dubbio che l'era dei cannoni antiaerei fosse nella fase del tramonto, viste le prestazioni di missili e jet previsti nel futuro.
Ma come fare per andare di pari passo con l'evolversi della minaccia? La domanda sul miglior modo di difendersi dagli attacchi aerei non era di facile risposta. La nave era e rimane un bersaglio facile e visibile anche da grande distanza. Per la difesa vi era solo l'aumento del numero di mitragliere e cannoni, stipati per ogni dove, nonché la manovra evasiva (tipicamente, mettere la prua sul bersaglio).
La soluzione migliore sarebbe stata quella di avere armi guidabili fin sul bersaglio. La prima delle varie generazioni di ordigni che vennero realizzati con questo criterio era data dal grosso missile Lark (armonica a bocca), subsonico ma con ben 45 km di raggio, e il Little Joe, molto più economico e semplice (era in pratica un grosso razzo ausiliario di decollo provvisto di una testata di 45 kg e un primordiale sistema di radiocomando), 4 km e 650 km/h. Questi missili, sviluppati rapidamente per l'emergenza Kamikaze, non arrivarono in tempo per la guerra, ma vennero costruiti e usati in piccola quantità, riuscendo ad abbattere aerei Grumman F6F Hellcat e Grumman F4F Wildcat radiocomandati. Si trattava di apparecchi di discrete prestazioni, ma molto inferiori ai nuovi jet, per cui il futuro della difesa aerea era ancora da tracciare.
Gli inizi: il programma Bumblebee La domanda a cui il professor Merle Tuve, della Johns Hopkins University, dovette rispondere era: 'quale è il modo migliore per difendere una grande nave da un attacco aereo'? Il professor Tuve era un accademico scelto dalla Marina americana come capo di un gruppo preposto allo studio di una nuova generazione di sistemi di difesa aerea.
L'US Navy aveva troppe difficoltà a sviluppare, con i soldi e i tecnici 'di casa', sistemi più avanzati del Lark e del Little Joe. La scelta, a quel punto, era quella di rivolgersi all'industria oppure alla ricerca avanzata del mondo accademico. Venne prescelta quest'ultima via, forse perché si riteneva più economico rivolgersi ad enti come il laboratorio di fisica applicata della J.O. University, di cui Tuve era direttore.
Ma la domanda, nonostante la semplicità espositiva, era in verità estremamente vasta e impegnativa, e la difficoltà di trovare una risposta pratica cominciò a diventare evidente quando iniziarono le prove pratiche, che in parte vennero fatte nel laboratorio di fisica universitario, ma la maggior parte dovette essere assegnata all'industria privata, una volta individuate le linee di sviluppo generali.
Il programma di ricerca e sviluppo delle nuove tecnologie necessarie per trovare la soluzione iniziò rapidamente, pare già nel 1944, e chiamato 'bumblebee', è risultato il più grande e costoso fino ad allora svolto sugli armamenti della Marina americana, rimasto anche in seguito tra i più impegnativi della storia della tecnica. Sebbene dimenticato nel corso degli anni, esso ha dato origine alle grandi famiglie di missili contraerei navali i cui discendenti, a 60 anni di distanza, sono ancora installati in navi di nuova costruzione. Essi hanno conservato solo la struttura di base, ma questa, evidentemente, si è dimostrata assai efficiente per le alte velocità. Tra un Terrier D e un missile Standard SM-2ER è difficile distinguere la differenza.
Nel corso degli anni quaranta si sviluppò una massa di sperimentazioni che comportò esborsi considerevoli, ma un problema aggiuntivo fu l'avversione dell'aeronautica americana, all'epoca in feroce competizione con la Marina sia per i fondi disponibili, bruscamente crollati nel dopoguerra, sia per un motivo di strategia (bombardieri strategici o portaerei?) e di prestigio.
Quando l'US Navy aprì un poligono a Point Mogu, rimasto uno dei centri sperimentali più importanti, la richiesta di 50 milioni di dollari venne ferocemente avversata dall'USAAF. Il gruppo del professor Tuve, nel frattempo, passò da 11 persone, lo staff iniziale, a oltre un migliaio, più gli addetti impiegati dall'industria. Sotto ogni aspetto, gli studi sulla materia della difesa aerea navale oltrepassarono le conoscenze tecniche dell'epoca.
Anzitutto venne sviluppato il missile, che nel caso del Lark era ancora assai primordiale. Soprattutto si stabilì che bisognava disporre di armi supersoniche, con delle sollecitazioni strutturali e una potenza propulsiva esuberante. Ma vennero studiati anche i sistemi di movimentazione meccanica, elevatori, rampe di lancio, e così via. I radar vennero a loro volta sviluppati, ma essi erano già più maturi dei missili che avrebbero dovuto guidare, con una portata di decine o anche centinaia di chilometri.
Il programma vide una serie di missili sviluppati, la serie T, che cominciò con il Talos a statoreattore. Subito dopo venne la volta del Terrier, un'arma che era totalmente a razzo, sia con un impulsore che un motore di sostentamento a propellente solido. Esso venne sviluppato sulla scorta delle tecnologie del missile Talos, ma entrò in servizio un anno prima per la maggiore semplicità e soprattutto per le pressioni del dipartimento della Difesa statunitense.
Il prototipo venne designato SA-N-7 Terrier, montato per la prima volta nel novembre 1949 e lanciato il successivo 16 febbraio dal poligono di China Lake.
Il nuovo missile venne sviluppato in fretta e l'arma di serie venne approntata nel 1953 con il nome di BW-1, sperimentato nel 1954 dalla corazzata Mississippi e infine operativo nel 1956, primo missile antiaereo navale al mondo, inizialmente sugli incrociatori Canberra e Boston. Da notare che la Guerra di Corea era appena finita, ed essa fu realmente l'ultima delle guerre convenzionali, prima dell'avvento dell'era missilistica.
L'industrializzazione venne affidata alla Convair, poi confluita nella General Dynamics, che divenne poi la ditta produttrice per i decenni a venire.
Tecnica Il missile descritto in questa sezione è quello risultato della prima versione di serie, il RIM-2C.
Esso era dotato di una struttura in acciaio tubolare, con una punta sensibilmente appuntita, ma non in maniera eccessivamente marcata, come accadeva in armamenti terrestri (il MIN-14 Nike Hercules, l'altro programma missilistico SAM di grande successo di quegli anni).
Il sistema di ricerca era radar, con guida su fascio direttore. La nave lanciava il missile e lo guidava nella rotta verso il bersaglio facendolo restare al centro del fascio di onde strettamente direzionali di un apposito radar. Ovvero, il missile non "vedeva" direttamente il bersaglio illuminato dal fascio di onde radar, ma si metteva nella giusta rotta "sentendo" il fascio di onde elettromagnetiche con le sue antenne e manovrando per restare al centro dello stesso.
In tal caso, era la nave che decideva dove il missile dovesse dirigersi, e questo richiedeva un sistema di guida più semplice e meno "intelligente" per la componente missilistica vera e propria. Peraltro era anche un sistema più rudimentale e per molti versi, inferiore alla guida semiattiva, che pure in alcuni sistemi era contemplata. Addirittura vi fu un modello di Lark, che pure non era molto più grande, che aveva un radar autonomo nel muso.
Il Terrier aveva una struttura con alette cruciformi, con struttura allungata su circa metà del corpo, molto compatte perché di ridotta apertura, mentre era in proporzione molto rilevante la superficie portante. Esse erano così caratterizzate da una ridotta resistenza aerodinamica, specie rispetto alla superficie, e quindi erano ideali per il volo efficiente in regimi altamente supersonici. Esse servivano anche per stabilizzare il missile, mentre le alette di coda, altre 4 cruciformi molto più tozze e corte, a freccia composita sul bordo d'entrata e semplice su quello d'uscita (ovvero, erano grossomodo triangolari), servivano per le manovre in direzione e profondità.
Per la propulsione vi era un booster di accelerazione, con diametro maggiore del corpo missile e 4 grandi alette stabilizzatrici, e un razzo, anch'esso a propellente solido, di sostentazione nella parte posteriore del missile Terrier.
La testata aveva un peso di circa 100 kg, era a frammentazione e sistemata più o meno a metà dell'arma.
Il Lanciatore Mark 10 Le rampe di lancio erano un motivo di interesse non minore. Con il tempo il tipo più impiegato divenne l'Mk 10, stabilizzata contro i movimenti del mare, che in uno dei suoi vari modelli pesava ben 182 tonnellate. Con i suoi bracci meccanici ospitava una coppia di missili, prelevati con appositi elevatori, dal deposito sottostante, che poteva avere fino a 60 ordigni stipati verticalmente. La cadenza di fuoco, tutt'altro che entusiasmante, era di un missile per rotaia ogni 30 secondi, ovvero 4 missili al minuto. Un paio di radar per la guida dei missili erano sistemati sulle sovrastrutture e ciascuno poteva ingaggiare un bersaglio, per cui non vi era la necessità di avere una cadenza di tiro molto alta, perché i sistemi di fuoco non potevano in nessun caso ingaggiare un gran numero di aerei (o missili) in breve tempo, essendo limitati a un massimo di 2 per volta.
Naturalmente, tutto questo era vero quando i sistemi funzionavano bene, ma la complessità dei sistemi era molto difficile da tenere sotto controllo.
Versioni Il missile SAM-7-N BW-0, poi conosciuto come RIM-2A, versione originale, guida su fascio, era il Terrier originale. Esso era un'arma antiaerea abbinata alla guida dei radar di bordo designati con la sigla SPG, nelle loro varie versioni.
BW significa Beam riding, Wing controlled. La prima delle caratteristiche è quella del sistema di guida, la seconda significa che il missile era controllato dalle principali superfici aerodinamiche, quelle anteriori. La configurazione era infatti totalmente diversa da quella del RIM-2C e successivi, perché, come detto, partiva dalle tecnologie del Talos, sia pure con un motore del tutto diverso.